Stile che porta a quella fraternità capace di dare forma al Vangelo in ogni tempo
Anche se sembra se ne parli ormai meno, non si è conclusa nella vita della Chiesa l’attenzione ad assumere uno stile sinodale. Siamo proprio nella fase, a livello di Chiese che sono in Italia e di Chiesa universale, di verifica della recezione dello stile sinodale. In questo numero vorrei ricordare a me e a voi che lo stile sinodale non è una scoperta recente, ma è sempre appartenuto al DNA della Chiesa. Anche ai tempi di S. Francesco. Vorrei sottolineare due aspetti della vita del santo.
A proposito degli inizi della sua vocazione, egli così scrive nel Testamento: “Il Signore dette a me, frate Francesco, d’incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia”. Francesco comincia a cambiare condividendo la vita con le persone che prima fuggiva senza conoscere per niente. La sinodalità non è un semplice adeguamento dell’organizzazione ecclesiastica, ma è la conseguenza di una scelta missionaria, della disponibilità a farsi vicini e a condividere con quelle situazioni che magari finora abbiamo tenuto lontane. Riguardo poi il modo in cui Francesco ha incarnato la sua vocazione, Francesco precisa: “E dopo che il Signore mi dette dei frati, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo”. La sinodalità chiede la corresponsabilità perché conduce alla fraternità. E la fraternità è l’unico vero humus in cui cadono eventuali illusioni, in cui è possibile dare forma al Vangelo in ogni tempo. S. Francesco, patrono d’Italia, interceda per noi e ci accompagni sulla via della sinodalità, anche da lui percorsa, perché oggi le nostre comunità cristiane si lascino trasformare da una scelta missionaria e da uno stile fraterno.
Don Giordano Trapasso
La Voce delle Marche Periodico di informazione e cultura della Diocesi di Fermo fondato nel 1892