Il Tempo della condivisione che lascia un buon sapore

L’esperienza particolare del Campo Famiglie dà la carica per tutto l’anno

Immagina di essere in un bel posto, lontano da casa. Considera di stare con persone che, per lo più, vedi una volta l’anno. Qualcuna poi non la conosci affatto. Pensa adesso di sentirti libero di condividere con loro pezzi della tua vita, anche quelli di solito meno accessibili. Bene, se ti fosse mai capitato, non stai mica vivendo una magia, sei solo stato al Campo Famiglie!
Da qualche anno viaggiamo per qualche chilometro in più, fino al Trentino sempre ridente, per realizzare questa esperienza che di strada ne ha fatta tanta: nata nel 2011 da un’intuizione dei nostri predecessori Tania e Germano, nel corso degli anni ha mutato luoghi e tempi ma ha mantenuto ferma la sostanza, quella di mettere insieme famiglie che di quella strada vogliono percorrerne un tratto insieme, per portarsi a casa nella valigia qualcosa di buono da spendere in tutti gli altri giorni.
E cosa di buono si può prendere con altre 18 famiglie (dell’Arcidiocesi di Fermo certo, ma anche di altre quattro regioni, pensate un po’) per 6 giorni e 6 notti in un albergo della Val Rendena? Di sicuro belle passeggiate tra laghi e boschi, rinfrancate da grosse mangiate a base di canederli e spätzle, polenta e cervo, carne salada con abbondanti contorni di patate o giardiniere. Ma questo lo troveresti in qualsiasi paesino delle Dolomiti, non basta certo per creare quella “magia”.
Se allora vuoi capirci qualcosa di più, stai attento adesso, proviamo a darti la ricetta. Iniziamo con gli ingredienti. Le persone, il Trentino, la natura e il cibo, li abbiamo già detti. Passiamo quindi a quello più grosso, che dà sapore a tutto, la Parola; perché ogni giornata trascorsa insieme prende sempre le mosse da un brano del Vangelo. Vangelo che è stato sapientemente spezzato grazie anche alla presenza di don Luca, un sacerdote, merce rara di questi tempi, che ha scelto di vivere il suo
ministero accanto alle famiglie della nostra diocesi, anche oltre i giorni della montagna. Mettiamoci una manciata di giovani che, invece di approfittare della partenza dei genitori per darsi alla pazza gioia nelle calde notti ferragostane, li ha seguiti per occuparsi dei più piccoli, per lasciarli liberi di dedicarsi qualche momento solo per loro (merce rara pure questa). E poi le attività, perché grandi e piccini hanno seguito un percorso di ascolto, dialogo e preghiera che tutto l’Ufficio diocesano di pastorale familiare ha pensato e realizzato nelle settimane precedenti. Aggiungiamoci sopra una spolverata di esperienze e indicazioni offerte dagli ospiti che ci sono venuti a trovare. Infine l’addensante che ha legato gli ingredienti: il desiderio, la voglia o forse il bisogno di confrontarsi tra famiglie, di conoscere come ciascuna affronti quella stessa quotidianità che sta attraversando e di aprire agli altri qualche parte della propria.
Gli ingredienti vanno cucinati, la fiamma sia viva ma non bruci… e allora ci vuole Tempo, con la maiuscola perché questa è stata la parola attorno a cui è ruotato il campo. Quello trascorso insieme certamente, ma anche il racconto e la riflessione sul tempo in cui siamo giorno per giorno oppure i diversi tempi della nostra storia di famiglia nata da quella promessa così grande, custodita davanti a Dio: “Per tutti i giorni della mia vita”. Una sfida quotidiana che si rinnova nell’amore.
Il piatto adesso è pronto. In realtà è stato pure già mangiato. Non provate a farlo a casa, difficilmente verrebbe uguale. Ma il buon sapore che resta in bocca ciascuno lo porterà nella propria vita che così, magari, sarà più gustosa. Almeno fino al prossimo campo!

Luca Torretti e Beatrice Di Rosa, Ufficio per la Pastorale della famiglia

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