Come proteggerle: l’emergenza non può essere affrontata solo con la tecnologia
Nel territorio marchigiano, in provincia di Fermo, si sono verificati due furti sacrileghi tra fine giugno e metà luglio 2026. Gli episodi hanno riguardato la Chiesa dei Sacri Cuori di Gesù e Maria a Fermo e la Chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Porto Sant’Elpidio, dove i tabernacoli sono stati forzati e le ostie consacrate trafugate. Negli ultimi tempi si assiste a un fenomeno sempre più inquietante e doloroso per la comunità dei fedeli: luoghi di preghiera, d’arte, storia e spiritualità, trasformati in bersagli.
Non si tratta solo del furto di beni materiali e oggetti preziosi, ma di ferite ben più profonde sferrate al cuore della fede, come la profanazione dei tabernacoli e delle ostie consacrate. Di fronte a un’emergenza che tocca aspetti etici, culturali e religiosi, la gente si pone molte domande in cerca di possibili soluzioni.
La risposta non può essere la chiusura dei luoghi di culto come qualcuno propone, ma una strategia integrata di prevenzione che unisca tecnologia, sensibilizzazione e presenza attiva.
Per proteggere l’interno degli edifici sacri senza snaturarne l’atmosfera di raccoglimento, l’adozione di soluzioni tecnologiche discrete ma efficaci è oggi indispensabile come telecamere ad alta definizione posizionate nei punti critici: ingressi, altari maggiori, cappelle laterali, dotate di sensori di movimento per le ore notturne. Rafforzare la sicurezza del tabernacolo con serrature di alta qualità e, ove possibile, collocare sistemi d’allarme specifici che si attivino al tentativo di eventuale forzatura. Allarmi perimetrali e volumetrici collegati direttamente con le forze dell’ordine o con istituti di vigilanza privata.
La tecnologia però da sola, non basta. Il fattore umano rimane la barriera più efficace contro atti vandalici e sacrileghi. Organizzare turni di accoglienza e vigilanza con i parrocchiani e i volontari della comunità, specialmente durante le ore di apertura straordinaria o di minor afflusso. Evitare di lasciare la chiesa completamente incustodita negli orari di apertura al pubblico, favorendo la presenza di una figura di riferimento: sacrestano, custode o volontario. Mantenere un dialogo costante con i carabinieri di zona e la polizia locale per intensificare i pattugliamenti nelle fasce orarie più a rischio.
Per contrastare il mercato nero e prevenire i furti di oggetti sacri di valore storico e artistico, la catalogazione è un passo fondamentale. Fotografare e catalogare ogni bene di valore, registrando dettagli e codici idonei nei database della Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti.
Conservare le pissidi, i calici e le reliquie di maggior pregio in casseforti blindate o in luoghi protetti quando non sono utilizzati per le funzioni liturgiche.
Salguardare la Fede senza trasformare la Chiesa in una fortezza è oggigiorno azione necessaria.
La vera sfida oggi è trovare un equilibrio tra accoglienza e protezione. Le chiese devono rimanere luoghi spalancati alla preghiera, al sollievo spirituale e alla bellezza per chiunque cerchi un rifugio. Attraverso una prevenzione consapevole, una comunità unita e l’uso intelligente delle tecnologie moderni, è possibile scoraggiare i malintenzionati e preservare ciò che di più sacro custodiamo.
Stefania Pasquali
La Voce delle Marche Periodico di informazione e cultura della Diocesi di Fermo fondato nel 1892