Nella nostra diocesi danneggiati 169 edifici. Come procede la ricostruzione
Dieci anni sono trascorsi dalla devastante e interminabile crisi sismica del 2016, iniziata il 24 agosto, proseguita il 30 ottobre e poi ancora fino al gennaio 2017. Un lungo periodo segnato dalla perdita di vite umane, dall’effetto cumulato delle diverse scosse che ha sommato distruzione a distruzione, macerie a macerie, rendendo la situazione fin da subito drammatica, critica e di complessa gestione. Dieci anni sono trascorsi e ancora i segni di quel periodo sono visibili nei nostri borghi, nelle case, nei monumenti e nell’esistenza di tanti che hanno dovuto ricostruire una vita sperando e lavorando per tornare a quella di prima. Dieci anni sono trascorsi ed è tempo di tracciare un bilancio: certamente resta ancora molto da fare, ma è innegabile che — soprattutto negli ultimi anni — siano stati compiuti significativi passi avanti.
Nell’estate del 2016, i borghi e comunità del cuore delle Marche e dei territori del Centro Italia si sono visti improvvisamente privati dei propri luoghi identitari, quelli che scandivano la quotidianità, i punti di riferimento: le case, le scuole, le chiese; una frattura profonda, una ferita che ha colpito al cuore la vita di chi questi territori, allora come oggi, li abita e li ama. Fin dalla prima scossa la ricognizione dei danni ai luoghi di culto, al patrimonio architettonico e storico artistico di pertinenza ecclesiastica della nostra Arcidiocesi è apparso subito rilevante ma con il susseguirsi delle scosse, gli effetti si sono fatti sempre più evidenti e molte chiese sono state dichiarate inagibili, non più fruibili in alcun modo, chiuse. Molte comunità sono rimaste senza alcun luogo di culto ed in risposta a ciò, grazie al sostegno economico della Caritas Italiana, è stato possibile realizzare i centri di Comunità a Gualdo di Macerata, ad Amandola, a Sant’Angelo in Pontano, a Montefortino spazi che in questi anni sono stati utilizzati per le celebrazioni ma anche per tutte le attività parrocchiali e non solo di comunità che non avevano e, in alcuni casi ancora oggi, la disponibilità di altri spazi.
Nel corso del 2017 si è definita l’entità del danno alle chiese del territorio diocesano – ben 169 gli edifici danneggiati in grado diverso, ovviamente alcuni gravemente altri meno, e su un certo numero di questi – dove l’intervento di messa in sicurezza e un intervento circoscritto poteva essere nel complesso risolutivo del danno – si è provveduto ad intervenire in particolare con i fondi straordinari messi in campo dalla Conferenza Episcopale Italiana, alla Protezione Civile e dalle primissime ordinanze la 23 e la 38 del 2017 emanate dal Commissario straordinario nominato dal Governo per far fronte all’emergenza sismica. Cinque complessi monastici sono parimenti danneggiati.
Fin da subito stretta e intensa è stata la collaborazione istituzionale tra le diocesi coinvolte, le autorità statali, la Soprintendenza competete in materia, i Commissari straordinari che nel tempo si sono susseguiti, le strutture commissariali regionali – in particolare l’Ufficio Ricostruzione delle Marche ma anche soprattutto nelle fasi iniziali dell’emergenza con i Vigili del Fuoco, i Carabinieri in particolare quelli del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale: un lavoro di squadra, una fattiva ed intensa collaborazione che fin da subito ha permesso di mettere in sicurezza edifici, il patrimonio di beni culturali, di recuperare opere d’arte in edifici inagibili a rischio crollo che purtroppo in alcuni casi successivamente è pure avvenuto. Ruolo decisivo lo hanno svolte le comunità parrocchiali che mai si sono arrese e che hanno sempre generosamente collaborato ogni qual volte venisse richiesto e fosse possibile.
Dieci anni sono trascorsi e 29 sono gli interventi realizzati tra il 2017 e il 2026 – l’ultimo in ordine di tempo nella Chiesa dei SS. Pietro e Paolo a Smerillo è stato recentemente completata e la chiesa solennemente inaugurata; 23 cantieri sono aperti – 8 in particolare sono vicini alla conclusione e alla chiusura dei lavori; 35 gli interventi in fase avanzata di progettazione alcuni dei quali approvati e prossimi all’avvio dei lavori.
Sono stati finanziati interventi su 93 chiese per un totale di € 52.230.500, altre chiese sono state riparate con fondi propri delle parrocchie proprietarie mentre ancora 65 sono le chiese che ad oggi non hanno ricevuto alcun finanziamento.
Per far fronte a tutto ciò nel tempo è stata messa in campo una nutrita squadra di tecnici, un architetto e un ingegnere per ciascun intervento ma spesso anche il geologo, l’archeologo, il restauratore coordinati dagli RTP (Responsabile Tecnico di Procedura) i tecnici Demetrio Catalini che è anche l’Economo Diocesano, Dania Cataldi e Stefano Paciotti; un consulente legale Guido Luccisano, il determinante contributo dell’Ufficio Amministrativo della Curia Diocesano e l’Ufficio Beni Culturali della Diocesi.
Sono trascorsi 10 anni e oggi un sincero ringraziamento va all’Ufficio Speciale per la Ricostruzione, nella persona degli Ingegneri Trovarelli, Lanzi, Paulini e dei tanti tecnici che seguono l’istruttoria e i procedimenti dall’inizio — dall’affidamento dell’incarico di progettazione fino alla conclusione dei lavori e alla rendicontazione dei contributi; alla Struttura Commissariale, all’Arch. Coccetti figura chiave nella gestione tecnica dei beni culturali religiosi danneggiati ma tanti altri funzionari della medesima struttura; in particolare, un grazie va all’azione decisa del Commissario Straordinario, il Senatore Guido Castelli.
Questo significativo passo in avanti è certamente il frutto di un’organizzazione complessa e di una collaborazione intensa tra tanti settori e ambiti, che hanno permesso di costruire nel tempo un percorso ben strutturato e una normativa che ha preso forma, diventando oggi un chiaro riferimento legislativo per la gestione delle emergenze e della ricostruzione. Sono risorse umane ancor prima che tecniche ed economiche: persone che, grazie alla loro professionalità e al grande senso di responsabilità, stanno contribuendo fattivamente al recupero di un patrimonio di arte e fede. Un bene che appartiene alla collettività, racconta la storia di un territorio e rappresenta il vero tesoro su cui investire per il futuro.
Alma Monelli
Demetrio Catalini
La Voce delle Marche Periodico di informazione e cultura della Diocesi di Fermo fondato nel 1892



