“La ricostruzione avanza, nel cratere torna la vita”

Intervista al commissario Guido Castelli a dieci anni dal terribile terremoto

Il 26 e il 30 ottobre del 2016 una violenta sequenza sismica ravvicinata, dopo la prima scossa che c’era stata il 24 agosto, ha messo in ginocchio l’Italia centrale, in particolare le province marchigiane di Macerata, Fermo ed Ascoli. Uno dei terremoti più forti degli ultimi secoli ha allargato la faglia delle difficoltà di un territorio già provato da una crisi demografica ed economica particolarmente significativa. Dai quei giorni è trascorso un decennio molto particolare per le nostre comunità, segnato da tante morti, danni ingenti e ferite ancora aperte al patrimonio urbanistico, paesagistico, storico e religioso. A gestire la ripresa è l’Ufficio Speciale per la Ricostruzione (Usr) sotto la direzione del commissario straordinario nominato dal Governo, ruolo ricoperto negli ultimi tre anni dal senatore marchigiano Guido Castelli.

Commissario, siamo già a dieci anni dal sisma, a che punto è la ricostruzione?
“In questi ultimi anni è avvenuto un deciso cambio di passo. A fine agosto 2026 CDP ha erogato più di 8,4 miliardi di euro per la ricostruzione privata. Dal 2023 a oggi sono stati erogati quasi 6 miliardi, pari al 71% dell’intero importo liquidato dal 2017. Risultano presentate oltre 36.500 Richieste di Contributo per la Ricostruzione (RCR), per un importo richiesto complessivo che supera i 18 miliardi di euro. Su un totale di quasi 24.000 cantieri avviati, mediamente, il 65% risulta completato. I cantieri ancora aperti sono 8.367: 5.500 nelle Marche, dove oltre 8.600 sono quelli chiusi. Anche il contrasto all’emergenza abitativa ha fatto registrare segnali positivi: negli ultimi dodici mesi, altri 1308 nuclei familiari sono rientrati in casa (ristrutturata o interamente ricostruita), portando il totale dei rientri negli ultimi quattro anni a quasi 5.500 nuclei familiari. I nuclei ancora assistiti dalle misure di sostegno abitativo post-sisma sono complessivamente 8.759. Procede anche la ricostruzione pubblica, che fisiologicamente è più complessa, non foss’altro per l’iter amministrativo. Eppure, il 97,5% degli interventi risulta avviato. La quota degli interventi non avviati, che nel 2023 rappresentava ancora il 33% della programmazione, si è ridotto al 2,5% nel 2026″.

Quali sono le attuali criticità?
“Stiamo affrontando le questioni più complesse. Ma anche la ricostruzione pesante sta accelerando: i lavori in corso per danni gravi sono 7.524, mentre i cantieri chiusi salgono a 4.423. Nell’ultimo anno le chiusure aumentano di 1.508 unità, pari a oltre la metà in più rispetto al 2025. È questo il segmento in cui si concentra la sfida più rilevante: interventi più costosi, tempi tecnici più lunghi, maggiore complessità progettuale e maggiore incidenza dei borghi e dei comuni più colpiti. Il caso di Arquata del Tronto è emblematico: dobbiamo ricostruire l’intero borgo storico. Finalmente il progetto è stato reso esecutivo. L’obiettivo della ricostruzione in questi casi è assicurare la prevenzione di fronte ai rischi futuri, sismici e idrogeologici”.

Tra le ripercussioni del terremoto c’è lo spopolamento e l’impoverimento economico del territorio: si può ancora contrastare il fenomeno?
“È la sfida più importante. Il terremoto ha accelerato una tendenza che era già in atto nell’Appennino centrale come in tante aree interne del Paese. Ora la sfida, che è diventata strategia anche nell’Europa, è il “diritto a restare” assicurando tutte le condizioni per restare: lavoro e servizi alla persona. Grazie anche alle risorse del programma NextAppennino si incominciano a vedere i primi risultati in termini economici – il valore aggiunto derivante dalla ricostruzione postsisma per le Marche è del 3% come rileva Bankitalia – occupazionali e il Cresme valuta un ritorno di popolazione nell’ordine di 44mila unità nei prossimi 15 anni”.

Come procede il recupero dei beni ecclesiastici in generale e, in particolare, nella arcidiocesi di Fermo?
“La ricostruzione degli edifici di culto dell’Appennino centrale rappresenta un capitolo particolarmente importante e delicato. Il recupero di edifici spesso caratterizzati da un rilevante pregio culturale, storico e architettonico si intreccia infatti con l’esigenza di restituire alle comunità colpite luoghi che conservano un profondo valore spirituale e identitario. Gli edifici di culto, pubblici e privati, danneggiati dalla sequenza sismica del 2016-2017 sono complessivamente 2.456. Gli interventi inseriti nelle programmazioni sono a oggi 1.276, per un importo programmato complessivo di oltre 750,2 milioni di euro. Dei 93 interventi programmati nell’arcidiocesi di Fermo, per un valore complessivo di 55,8 milioni, 15 sono conclusi: da Amandola a Montefortino, da Fermo a Corridonia. In altri 13 casi i lavori sono in corso. Solo 2 casi non sono ancora avviati: tutto il resto ha almeno già nominato il RUP (Responsabile Unico del di Progetto)”.

Il commissario Guido Castelli, insieme a Rocco Pennacchio, arcivescovo di Fermo, e Marco Rotoni, sindaco di Servigliano taglia il nastro per la riapertura della chiesa e convento di Santa Maria del Piano a Servigliano
Il commissario Guido Castelli, insieme a Rocco Pennacchio, arcivescovo di Fermo, e Marco Rotoni, sindaco di Servigliano taglia il nastro per la riapertura della chiesa e convento di Santa Maria del Piano a Servigliano

Nel cronoprogramma dell’Ufficio ricostruzione quali sono le prossime priorità?
“Il primo obiettivo è far tornare al più presto le persone nelle proprie case. Sul fronte della ricostruzione privata stiamo provvedendo a smaltire i lavori dopo lo stallo avuto con il superbonus 110%: dopo aver trovato le coperture e definito l’operatività tecnica, l’impegno è non bloccare i cantieri. Sul fronte della ricostruzione pubblica ci stiamo impegnando per affrontare le situazioni più complesse, i borghi più colpiti, con l’obiettivo di riscostruire in sicurezza”.

Teme che con lo scorrere del tempo cali l’attenzione su questo sisma e la ricostruzione possa rimanere incompiuta?
“Forse nell’opinione pubblica il rischio c’è. Per fortuna il Governo dimostra l’esatto contrario. In questi anni il Governo Meloni non ha fatto mancare il suo sostegno economico, finanziario e amministrativo, con provvedimenti puntuali e risorse preziose. E con una vicinanza fisica – la presenza della premier Giorgia Meloni ad Amatrice lo scorso mese di agosto, come l’inaugurazione dell’anno scolastico con il presidente Mattarella – di cui c’è sempre bisogno. D’altronde, nel territorio del cratere l’attività di ricostruzione è percepita positivamente. Un’indagine condotta da Tecné per conto della Luiss nella seconda metà del 2025 registrava un 53,7% di residenti nell’area del cratere che mostravano soddisfazione per le attività di ricostruzione in corso. E quasi il 47% riteneva che si potesse immaginare che fossimo arrivati alla metà dell’opera. Se così fosse, e credo che sia meglio della stima, potremmo dire che il percorso di ricostruzione ha iniziato a marciare secondo il “benchmark” che vorremmo sempre utilizzare: la ricostruzione nel Friuli, dopo il sisma del 1976, durò all’incirca 20 anni”.

Di questi anni da Commissario qual è l’episodio o l’immagine che l’ha particolarmente colpita a livello personale?
“Il dolore sui volti delle persone che ho incontrato dieci anni fa, nelle ore successive alla prima scossa del 24 agosto. Ma dopo l’abisso mi conforta che sia stata percepita anche la “carezza” della solidarietà e della ricostruzione. Uso il binomio “abisso e carezza” che ha guidato una mostra esposta al Meeting di Rimini dello scorso mese di agosto”.

C’è un rammarico che le rimane ancora dentro?
“Il tempo perso. Le troppe false partenze nei primi anni dopo la tragedia”.

Senatore Castelli, che impegno si sente di prendere per i prossimi mesi?
“Non perdere più tempo. Correre spediti nella ricostruzione come abbiamo fatto negli ultimi tre-quattro anni. Ricostruire gli edifici e nello stesso tempo riparare le comunità riaccendendo l’occupazione, rigenerando l’economia. Lo ripeto: c’è vita nel cratere”.

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