L’associazione che porta il suo nome gestisce due orfanatrofi nel Burundi
L’associazione “Amici del Burundi e di P. Vittorio Blasi” ha sede a Belmonte Piceno, paese di origine di Padre Vittorio Blasi, scomparso nel 2015, per tanti anni missionario in quel martoriato paese africano. Padre Vittorio aiutò nel corso degli anni migliaia di bambini orfani della guerra del 1993 tra le etnie Hutu e Tutsi.
L’associazione nacque ufficialmente nel 1996 grazie alla sorella Letizia, che si spese per aiutare il fratello missionario. Alla sua morte lasciò il testimone al cugino Giancarlo Blasi e al nipote Luigi. L’altro nipote Fra Roberto Brunelli si impegnò a far conoscere attraverso i mass media il dramma vissuto in Burundi e la grande opera di fede e di solidarietà portata aventi con coraggio da Padre Vittorio.
Attraverso alcuni articoli sui settimanali Famiglia Cristiana e Oggi e sul quotidiano Il Giorno l’associazione, grazie alle adozioni a distanza, è arrivata ad avere circa 2.000 sostenitori.
I familiari, aiutati da alcuni collaboratori di Mogliano (Leonardo, Francesco e Vincenzo), che avevano conosciuto P. Vittorio grazie al fratello Don Mario, continuano a spendersi per questa buona causa. Lo fanno anche per il grande esempio lasciato in eredità dal loro parente.
Ricorda il nipote Luigi: “Quando ero bambino, zio Vittorio tornava a Belmonte e proiettava le diapositive delle sue missioni in Burundi. Era un uomo di cuore, che viveva in totale povertà: girava con un’auto scassata e donava a chiunque incontrasse tutto ciò che riceveva.
Spesso chiamava a casa per chiedere aiuto: “Non ho più nulla, aiutatemi a sostenere queste attività”. Tra le sue opere principali, oltre all’attività parrocchiale come missionario saveriano, ricordiamo la costruzione di un santuario e di due orfanotrofi, uno dei quali divenuto economicamente autosufficiente grazie ad attività agricole interne”.
Ora l’associazione ha concentrato i suoi sforzi su un secondo orfanotrofio, il “Santa Rita da Cascia”. Questa struttura è gestita da Sandra Kanyana, una consacrata laica che ha dedicato la sua vita all’accoglienza dei fanciulli abbandonati, dopo un tragico passato personale. Oggi ospita circa 130 bambini dai 0 ai 14 anni, raccogliendo per strada chiunque trovi in stato di necessità. È una realtà basata sulla responsabilizzazione: i ragazzi più grandi (dai 14 anni in su) fanno da tutor ai più piccoli, creando una sorta di autogestione comunitaria.
Inviare fondi in Burundi è diventato complesso a causa di blocchi governativi. Si riescono a superare le difficoltà grazie al supporto di Mons. Franco Coppola, ex Nunzio Apostolico in Burundi, ora nunzio in Belgio. Grazie a lui e tramite lo IOR, è possibile far arrivare alla missione circa 3.000 euro al mese. In passato, si
riuscivano a inviare cifre molto più consistenti, ma oggi i numeri sono più contenuti e ci sarebbe bisogno di nuovi soci per continuare a sostenere questa grande opera. L’orfanotrofio ha bisogno di interventi costanti.
Recentemente è stato acquistato un generatore di corrente, ma i costi del gasolio sono altissimi. Il sogno di Sandra sarebbe installare un impianto fotovoltaico. Un’altra necessità urgente sarebbe un pulmino. I bambini frequentano scuole diverse e devono percorrere lunghi tragitti a piedi.
Due circolari semestrali aggiornano i donatori sulle attività dell’orfanotrofio e sulle sue esigenze. Padre Vittorio non ha mai voluto lasciare il Burundi. Attraverso i suoi parenti e i suoi amici continua ad esservi ancora presente, affinché quei 130 bambini abbiano un futuro. Diceva un suo confratello saveriano Padre Ernesto Tomè: “Padre Vittorio o è un matto o è un santo”. I suoi cari e i suoi amici vogliono onorare questa sua straordinaria follia d’amore!
La Voce delle Marche Periodico di informazione e cultura della Diocesi di Fermo fondato nel 1892