Una trilogia teatrale per sentirlo tra noi

Una impensabile giuntura tra i Santi di Assisi e Norcia

«Lo ricordi? A me capita di sognarlo quasi ogni notte. Arriva d’improvviso. Come una specie di fantasma. Mi guarda sorridente, con quella sua ultima dolcezza…». Parole che recita Barbara Martella. Lei sta a lato dell’altare. La chiesa dei padri Cappuccini di Fermo è gremita. Posti a sedere non ce n’è. È il 22 marzo 2026. Si celebra la Festa di San Giuseppe. «Voleva essere un gran cavaliere… ma non era quella la sua strada. Voleva farsi poeta dell’amor cortese… Ma Giovanni, fattosi Francesco, cantò un ben altro amore…». Le fa eco Paolo Rossi, dal lato opposto. La narrazione intitolata Francesco tra noi continua, entra nella vita del Santo di Assisi, fa emergere i volti dei suoi compagni, delle terre toccate, della pazzesca sortita in Egitto dal sultano Malik al Kamil per portare e cercare pace. «Ma cos’era la letizia? Dove trovarla? E come viverla?». Stavolta sono io a porre le domande. E Andrea Monteriù: la quarta voce, risponde nel dialetto umbro quale sia quella perfetta. Davanti ai lettori/interpreti è schierata la Corale di Fra Marcellino da Capradosso. La dirige Stefano Corsi. Sono magnifici i cinque i canti con cui la musica intermezza i versi. La stessa narrazione viene riproposta il 3 luglio per il Teatro sul Sagrato di Fermo. Stavolta è una banda, anzi un’orchestra ad accompagnare le parole: è la O. Bartolini di Monte San Giusto, diretta dal maestro Mauro Stizza.
Cambiamo scena. Siamo nella grande Sala lettura della Biblioteca Spezioli di Fermo. È il 24 aprile scorso. In scena, oltre me c’è Andrea Monteriù. Al centro una ventina di ragazzi, alcuni di colore. Vengono dal Centro Professionale Artigianelli di Fermo. Saranno una sorta di Coro greco. Ripeteranno gli articoli della Costituzione italiana che sanciscono la pari dignità, i diritti inviolabili, il diritto al lavoro, l’iniziativa privata libera… Articoli che si legano e discendono dall’opera grande di San Francesco. Le due voci invece propongono una rilettura e comparazione tra il Cantico e la Carta costituzionale. Non è una lezione. È un dire poetico. La narrazione s’intitola: San Francesco. L’Uomo della Pace, il Santo della Costituzione. La musica è del duo civitanovese Annalisa Marcucci e Diego Quaranta. L’evento viene riproposto a Monterubbiano, il 6 giugnCoro greco sarà degli allievi della scuola media.
La terza narrazione della Trilogia è La Notte di Francesco. Va in scena venerdì 5 giugno nell’ambito dell’11° edizione de “La lunga Notte delle Chiese”. È il Tempio di San Francesco di Fermo ad ospitare me, Paolo Rossi, e la Corale di Fra Marcellino da Capradosso con il maestro Stefano Corsi. Sono gli ultimi giorni di Francesco. Il suo trasporto alla Porziuncola. Assisi in preghiera. Il saluto di Chiara e delle sue Consorelle. Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale…
La Trilogia mi è sgorgata dopo la prima proposta fattami lo scorso ottobre da Francesco Fioretti, dell’Ufficio Turismo della nostra Diocesi. Il 2026 sarebbero stati 800 anni dalla morte di san Francesco e dalla stesura del Cantico delle Creature. Si poteva far qualcosa per Teatro sul sagrato? Si è fatto grazie a quella spinta iniziale. E grazie anche perché mi ha consentito di riscoprire i francescani, io benedettino. E scoprendo la giuntura tra il Santo di Norcia e quello di Assisi.

Adolfo Leoni

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