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I The Sun sognano di cantare “L’alchimista” a Francesco

La rock band mette in musica il messaggio di Dio. Presto in concerto a Fermo

“Chi canta prega due volte” diceva sant’Agostino. È ciò che si pensa anche mentre si ascoltano i “The Sun”, rock band vicentina che unisce le sonorità più graffianti del rock a testi che raccontano di spiritualità, speranza e del rapporto con Dio, e che il 1° ottobre alle 21 sarà a Fermo per un concerto nella chiesa di San Francesco. Abbiamo parlato con Francesco Lorenzi, il frontman della band, che ci ha voluto portare la sua testimonianza.

“The Sun” è un gruppo nato, si potrebbe dire, dalle ceneri dei “Sun Eats Hours”. Un cambiamento che non si vede solo nel nome, ma anche nello stile, con testi in italiano dopo 4 album in inglese. Sono passati quasi 20 anni da questo cambiamento. Oggi, che effetto ti fa ripensare a quel periodo? Come lo vedi?
“Vivo dei sentimenti di tenerezza e anche di affetto verso quegli adolescenti che eravamo. Ci mettevamo il cuore, ma non avevamo ancora trovato la strada per scoprire chi eravamo chiamati a essere. Eravamo bravi, capaci di esprimere un ottimo punk in stile californiano, ma senza aver scoperto la musica alla quale eravamo chiamati. È stato un percorso simile a quello di molti altri uomini: imitare qualcuno all’infuori di noi per poi diventare noi stessi. In quei ragazzi vedo l’esperienza prima di scoprire chi eravamo veramente, che vivono un periodo che ci ha preparato dal punto di vista professionale. Poi avevamo capito che non erano i riconoscimenti del mondo quelli che ti riempiono il cuore. Non era quello che ci rendeva felici. La domanda era: “La mia vita a cosa sta servendo? E chi sta servendo?”

Questa domanda è partita da te oppure era condivisa da tutti i membri della band?
“È partita da me. La crisi è iniziata durante il tour del 2007. Mi chiedevo: “Perché non sono felice se sto vivendo la vita che ho sempre sognato?”. Ho iniziato a capire che la vita doveva essere qualcosa di più. Ho iniziato un cammino di morte e rinascita, che poi ha raggiunto il cuore dei miei amici e fratelli”.

Di solito, quando si fa un passaggio come il vostro, il primo pensiero è: “E adesso che diranno i fan?”. È una domanda che vi siete fatti anche voi?
“È una delle tante che ci siamo fatti. Sapevamo che questo cambiamento non sarebbe stato semplice da condividere. Molti restavano scioccati dal vedere noi che adottavamo uno stile di vita diverso. Molti non ci credevano. Chiaramente, c’era il dispiacere di perdere i fan, ma c’era anche la sicurezza di essere noi stessi.
Sapevamo che era un suicidio discografico, ma in realtà è stato liberatorio: diamo un significato a quello che facciamo e non solo per estetica o per un applauso”.
Il christian rock è un genere che in Italia rimane abbastanza di nicchia rispetto al resto del mondo. Secondo te, “christian” è ancora una parola che spaventa molte persone che ascoltano la musica oppure negli anni avete visto un’apertura maggiore verso questo genere?
“Nemmeno sapevo che esistesse il christian rock. Ne ho sentito parlare per la prima volta dai giornalisti, che ci definivano: “la prima christian rock band italiana”. Per me, la musica è un linguaggio universale. Parliamo a tutti, anche a chi non sta vivendo un cammino spirituale. “Christian rock” per noi è un limite, utile per esigenze editoriali, ma in realtà siamo solo dei cristiani che suonano musica rock, che cercano un significato più profondo nella vita”.

Nel 2022 voi avete pubblicato un album dal vivo intitolato “Grazie per tutta la Luce – Live in Assisi”. Tra tutte le tappe del tour di quell’anno, perché la scelta è ricaduta proprio su Assisi?
“Perché ricadeva nell’esatto giorno del nostro 25° anniversario (il 3 dicembre) ed è una città simbolo. Volevamo che quel nostro live fosse legato alla città di san Francesco”.

Sei legato in qualche modo alla figura di san Francesco?
“Siamo molto influenzati dalla sua esperienza, ma non è l’unica. Assieme a lui, anche sant’Agostino è una figura importante per noi. Vediamo in lui [sant’Agostino] molte somiglianze con le nostre esperienze, mentre con San Francesco condividiamo gli ideali di libertà e autenticità”.

Ti propongo una situazione assurda: immagina i “The Sun” suonare davanti a san Francesco. Qual è la canzone che non può assolutamente mancare nel repertorio?
“Aldilà della grande emozione dovuta al sapere che c’è lui tra il pubblico, direi sicuramente “L’alchimista”, brano contenuto nella collection “20”, che parla di una grande trasformazione che solo Dio può operare nel nostro cuore, cioè trasformare il nostro piombo in oro. Un cambiamento che ha contrassegnato la vita di Francesco”.

Arianna Fioretti

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