Le trenta ‘Reducciones’ amate da Papa Francesco

Eugenio Corti ai margini in Italia, paragonato a Tolstoj all’estero

Eugenio Corti! Nel grande circolo mediatico italiano, questo nome dice poco. A livello internazionale, dalla Russia alla Polonia, dalla Francia all’Inghilterra sino agli Stati Uniti e sud America, è considerato un grandissimo della letteratura. Qualcuno, nell’est Europa, paragona Corti a Tolstoj: Il Cavallo Rosso a Guerra e Pace.
Nel nostro Paese si è cercato di relegarlo ai margini perché non legato a gruppi o scuole e, soprattutto, perché cattolico. Di quel cattolicesimo sociale assorbito a Besana, in Brianza, dov’era nato ed è vissuto. I canti religiosi delle donne che lavoravano nelle prime fabbriche lombarde, la preghiera alla Madonna dell’ultimo soldato a difendere i suoi in ritirata dal fronte russo, la bontà dell’anziana russa segnata dalla fede ortodossa, che dà riparo ai nostri ragazzi decimati dal gelo e dall’esercito sovietico. Spaccati di vita nell’opera maggiore, che non erano graditi al pensiero dominante.
Tratto di Corti perché aveva un legame forte con la città di Fermo: un’amicizia con Piero Ferracuti, indimenticato preside del Liceo Annibal Caro, un profondo rapporto con Vito Olivieri, una confidenza con il sottoscritto. Per Radio Fermo Uno fece un gesto incredibile: ridusse la sua opera maggiore Il Cavallo Rosso, quasi 1400 pagine, ad un testo leggibile e godibile per radio. Ma c’è un altro motivo perché ne scrivo in questo numero monotematico dedicato alle Missioni. Corti diede alle stampe e mi inviò un’altra sua opera: il romanzo La Terra dell’Indio. Così fu presentato: «Amore, fede, guerra, schiavitù, riscatto: dalla penna di un grande scrittore, un nuovo grande romanzo in forma inedita su un tema inedito. Le “reducciones” settecentesche del Paraguay offrono il contesto nel quale si muove una storia tutta “visiva”, costruita secondo i canoni insieme classici e moderni della sceneggiatura cinematografica, e misteriosamente ancorata a un’efficacissima regia interiore».
Le trenta reducciones dell’Ordine di Sant’Ignazio, di cui sette in Paraguay che raggiunsero quasi 150 mila abitanti, costituiscono, ha detto anni fa Papa Francesco, «una delle più interessanti esperienze di evangelizzazione e di organizzazione sociale della storia». «In esse, – scrive vatican news – dal 1609 al 1773, i religiosi riuscirono a dare vita a comunità autosufficienti in grado di produrre il necessario per vivere, dove era insegnato il catechismo, s’imparavano i mestieri artigianali, si viveva la comunanza dei beni, si valorizzava la cultura dell’antichissimo popolo Guaranì». La musica era stata il primo linguaggio che aveva consentito agli europei di dialogare con gli indigeni. A questo proposito, dovremmo rivedere il film Mission di Rolande Joffe e riascoltare la toccante colonna sonora composta da Ennio Morricone. Ma, tornando a Corti, il suo romanzo si concentra sulla coraggiosa avventura missionaria dei Gesuiti in America latina. Scrive il prefatore Giuseppe Romano: «… né più né meno che uno di più riusciti e tempestivi casi di immedesimazione della fede nella cultura di un popolo, quello sudamericano dei Guaranì, che rispose con vivace adesione al lavoro di pochi ed eroici missionari». La prima edizione edita nel 1998 dall’editrice Ares porta in apertura anche una spiegazione molto importante. «Il presente “racconto per immagini” è uno dei tre con cui Eugenio Corti intende essere presente nell’avanzante “cultura delle immagini”. Gli altri due sono: L’Isola del Paradiso, e Catone maggiore».
Corti aveva capito la sfida da raccogliere: quella della presenza cattolica nei diversi ambiti della cultura e della comunicazione. E non a caso fece la riformulazione per la nostra radio diocesana.

Adolfo Leoni

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