Tra i doppiatori non professionisti Sermonti, Lillo e Rapone
“Il baracchino” è una serie d’animazione che omaggia la stand-up comedy italiana, mentre porta in scena tematiche come il fallimento, la depressione e il lutto. Il baracchino è il nome del locale in cui è ambientata la vicenda, un luogo di culto dove sono passati molti grandi cabarettisti del passato e che ora rischia di chiudere. Claudia, la protagonista della storia, vuole riportare il locale ai fasti di un tempo, organizzando serate con nuove leve della comicità, seppur ostacolata continuamente dal burbero proprietario Maurizio.
La serie gode di un’estetica immediatamente riconoscibile. Lo studio Megadrago decide di animare ogni personaggio con una tecnica differente: chi con la stop-motion, chi con la modellazione in 3D, chi con il tradizionale 2D. La resa in bianco e nero mostra in modo più evidente il contrasto tra il passato, luminoso e pieno di risate, e il presente, ormai deprimente e colmo di malinconia. Lo stile registico del falso documentario permette una rottura della quarta parete costante da parte dei personaggi che, rivolgendosi direttamente allo spettatore, mostrano tutti i loro dubbi e paure.
A rendere ancora più autentica l’operazione de “Il baracchino” è il cast. A dare la voce protagonisti sono attori comici e cabarettisti, da Lillo a Stefano Rapone, da Pietro Sermonti a Michela Giraud. La scelta di non prendere dei doppiatori professionisti porta a un risultato diverso, con una recitazione più naturale e che non stona affatto con il tono dello show. Una serie che porta tante nuove idee nel panorama dell’animazione nostrana e che si spera non si fermi alla prima stagione.
Arianna Fioretti
La Voce delle Marche Periodico di informazione e cultura della Diocesi di Fermo fondato nel 1892