Cambiano i modi per scoprire e visitare i luoghi, viaggi reali e… virtuali
Ridisegnare il turismo tramite le più recenti tecnologie, fra cui l’intelligenza artificiale, non significa semplicemente renderlo più digitale. Significa chiedersi quale esperienza si vuole costruire e per chi. L’intelligenza artificiale non va giudicata solo per ciò che consente di fare, ma per il modo in cui modifica il rapporto tra persone, luoghi e comunità.
Nel turismo, ad esempio, può già offrire molto: rendere le informazioni accessibili in più lingue, adattare i contenuti a esigenze diverse, favorire la scoperta di piccoli borghi, reinventare, innovare e tramandare vecchi mestieri e tradizioni. Tecnologie immersive e ricostruzioni digitali possono rendere virtualmente visitabili beni temporaneamente non accessibili, senza sostituire l’esperienza reale ma preparandola o rendendola possibile anche a chi, ad esempio, quei luoghi non potrebbe fisicamente raggiungerli. E tutto questo non vive nel futuro ma convive con noi nel presente. Nell’Alto Maceratese, ad esempio, questa trasformazione è già realtà. Nell’ambito della Strategia Nazionale Aree Interne ed in particolare nei comuni dell’Unione Montana Marca di Camerino sono state realizzate, grazie al supporto della Regione Marche, delle installazioni che, sfruttando totem informativi touch, visori VR, sale immersive e sistemi di realtà aumentata, consentono una innovativa fruizione di contenuti a 360 gradi/3D, esplorando monumenti, paesaggi e luoghi caratteristici del territorio. Questo viene fatto senza voler sostituire il viaggio reale, ma con lo scopo di creare nuovi modi per conoscere un luogo, scoprirlo prima di visitarlo, raccontarlo in maniera più coinvolgente e mantenere accessibile anche ciò che, per motivi temporanei o permanenti, non può essere raggiunto da tutti. L’intelligenza artificiale può amplificare ulteriormente queste possibilità, trasformando contenuti statici in esperienze capaci di adattarsi alle persone, rispondere alle loro domande e alle loro curiosità, accompagnandole così nella scoperta del territorio stesso, delle sue opere, peculiarità e caratteristiche. Ma innovare non significa automatizzare tutto. Se un algoritmo finisce per mostrarci soltanto ciò che già conosciamo o ciò che ritiene più vicino ai nostri gusti, il viaggio rischia di perdere una delle sue componenti più preziose: la possibilità di restare sorpresi, sbalorditi, ammaliati.
E questo rischio nasce quando l’efficienza diventa l’unico criterio.
Il vero tema, quindi, non è scegliere tra tecnologia e umanità, ma progettare strumenti al servizio della persona: capaci di ampliare possibilità, avvicinare persone e territori e rendere il patrimonio più accessibile e sostenibile, senza perdere libertà e la meraviglia che esso sa regalarci.
Claudio Sirocchi, Ph.D. Student, Università Politecnica delle Marche
La Voce delle Marche Periodico di informazione e cultura della Diocesi di Fermo fondato nel 1892