Un mese di venerazione: arrivati fedeli da tutto il mondo
Oltre 370mila pellegrini provenienti da ogni parte del mondo, dal 22 febbraio al 22 marzo scorsi, sono approdati ad Assisi per venerare i resti di San Francesco, esposti eccezionalmente in occasione degli ottocento anni dalla morte del Santo. Un’affluenza record che ha fatto registrare una media di 10mila fedeli al giorno dal lunedì al venerdì e circa 18mila pellegrini dal sabato alla domenica. La maggior parte dei visitatori approdati (91%) erano di nazionalità italiana, mentre il 9% provenienti da Paesi esteri, con il 67% di questi arrivati da Paesi europei e il 33% da altre nazioni. Al primo posto tra i fedeli stranieri giunti ad Assisi gli statunitensi (5.833), seguiti dai polacchi (3.904) e dai croati (3.728). Tra i numeri anche oltre 100mila partecipanti alle oltre 170 celebrazioni nella chiesa superiore della Basilica, centinaia di volontari e collaboratori, oltre a 300 giornalisti appartenenti a circa 130 testate nazionali e internazionali.
“Siamo stati una fraternità riunita attorno a Francesco – ha commentato fra Marco Moroni, custode del Sacro Convento di Assisi –. Una fraternità di 370mila persone raccolte qui e di molte altre in tutto il mondo. Una fraternità composta e orante, che ha voluto incontrare, nel segno di povere e fragili ossa, tutta la potenza di una vita animata dallo Spirito, che continua a portare frutto”. Per la Chiesa cattolica ha rappresentato un momento di forte richiamo spirituale, per i fedeli un’occasione di incontro concreto con la memoria viva di uno dei santi più amati e universali. Ma quale significato assume oggi questo gesto antico? E quale risposta suscita in una società oggi molto distante dai segni della tradizione religiosa?
“Da sempre – sostiene Fra Giulio Cesareo, direttore dell’Ufficio comunicazione del Sacro Convento di Assisi – i cristiani hanno venerato le reliquie perché i santi, in particolare i martiri, sono coloro che hanno testimoniato con la loro vita che l’amore di Dio li ha coinvolti pienamente, come il martire santo che è una persona pienamente coinvolta nell’amore di Dio, e l’amore di Dio non è una cosa astratta è una cosa che coinvolge la carne. Al punto che queste persone servivano i poveri, pregavano, digiunavano, amavano le persone e si sono lasciate consumare per l’amore per Cristo. I cristiani da sempre hanno venerato le vite dei santi perché in realtà nelle loro vite vedevano l’azione dello Spirito Santo che aveva riempito la loro carne di questo amore. Ed è questo il contesto anche della venerazione delle reliquie di Francesco”. La figura del Poverello è quella che più continua a parlare anche ai giovani e ai non credenti attraverso segni concreti come le reliquie. “Sono convinto – prosegue Fra Cesareo – che le persone lo cercano perché lui è proprio il Vangelo, in lui vediamo che il Vangelo quando è accolto è una bella notizia per il mondo, per le persone, per gli individui e per la comunità. Ed è questo che attira.
Francesco da subito è stato chiamato l’alter Christus non nel senso di un altro Cristo, ma dell’icona di Cristo, no dell’immagine somigliante di Cristo. La teologia non è nata per essere difficile. E’ nata per dire con le parole la vita che ci abita; in questo senso vediamo in Francesco la buccia di un seme che è germogliato nella carità che attraversa il tempo e lo spazio e questo è un incoraggiamento per tutti noi a vivere con amore la vita di ogni giorno. Questo è quello che Francesco ci invita a fare”.
La Voce delle Marche Periodico di informazione e cultura della Diocesi di Fermo fondato nel 1892