Beato Angelelli, un orecchio al Vangelo e uno al popolo

Una delegazione marchigiana in Argentina. Contatti continui con Montegiorgio

Sono durate 4 giorni a La Rioja, provincia poverissima dell’ovest dell’Argentina, le celebrazioni per i 50 anni dalla morte di mons. Enrique Angelelli e degli altri tre martiri riojani. Iniziate il 1° agosto a Punta de Los Llanos, dove i militari fecero ribaltare l’auto sulla quale viaggiava l’allora vescovo di La Rioja, sono terminate il 4 agosto, giorno della morte, con una marcia nelle vie cittadine e la celebrazione in cattedrale.
Angelelli era nato a Cordoba nel 1923 da genitori marchigiani emigrati in Argentina (il padre di Montegiorgio, la madre di Cingoli). Divenne sacerdote a Roma nel 1949, poi a Cordoba lavorò come parroco nelle periferie della città distinguendosi per la sua vicinanza ai poveri. Fu ordinato vescovo ausiliare di Cordoba nel 1960. Partecipò ad alcune sessioni del Concilio Vaticano II, che segnò tutto il suo cammino episcopale.
Pochi giorni prima della chiusura del Concilio insieme ad altri 40 padri conciliari sottoscrive il “Patto delle Catacombe” nel quale i vescovi si impegnano a vivere in povertà, a mettere i poveri al centro del lor ministero pastorale, ad operare per la giustizia e per un nuovo ordine sociale.
Durante le sessioni del Concilio spesso tornava a Montegiorgio e lo ricorda bene don Enzo Nicolini che, al tempo giovane seminarista, partecipava alle sue Messe e poi lo accompagnava con la lambretta dai parenti presso cui alloggiava.
Il 24 agosto 1968 entrava come vescovo a La Rioja. La prima messa di Natale la celebrò nel
quartiere più povero della città. Il potere insorse, i poveri applaudirono e parteciparono in massa.
E fu così per gli otto anni di suo ministero a La Rioja. Appoggiò la nascita di cooperative di contadini, si mise sempre dalla parte della povera gente, rivendicando davanti alle autorità i diritti negati. Mons. Angelelli spiega così il suo approccio pastorale: “La Chiesa di La Rioja opera accanto a persone e realtà concrete, in situazioni dolorose e laceranti, facendo in modo che non vi sia separazione fra Vangelo e vita.
Il Vangelo che entra nella vita delle persone e del popolo, va a cozzare contro interessi che denotano una realtà che non si è ancora convertita.”
Anche a La Rioja la repressione non tardò a mietere vittime. Nei primi mesi del 1976 P. Carlos Murias, P. Gabriel Longueville e il laico Wenceslao Pederneira furono uccisi perché mettevano in pratica la “pastorale di Angelelli”. Poi il 4 agosto i militari inscenarono l’incidente stradale al quale fin da subito, a La Rioja, nessuno credette.
Papa Francesco il 27 aprile 2019 beatificò i 4 martiri riojani, i quali “erano consapevoli di correre il rischio di venire uccisi ma, scelsero di rimanere fedeli al loro ministero fino alla fine.
La dittatura ed il terrorismo di stato in Argentina tra il 1976 e il 1982 è una ferita ancora aperta. In uno striscione nelle celebrazioni riojane era scritto: “dove stanno gli altri?”, in riferimento ai 30.000 desaparecidos di quel periodo e fra loro molti sacerdoti, suore ed operatori pastorali.

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