Social: uso responsabile evitando la dipendenza

I giovani e la tecnologia: indagine tra gli studenti del Centro ‘Artigianelli’

Spesso c’imbattiamo, meditando il Vangelo, nell’espressione “Strada facendo”. La vita è come una strada, un cammino di cui ogni giorno percorriamo una piccola tappa che ci arricchisce di tante esperienze. Una metafora che va oltre una visione chilometrica, per “essere” nella storia dell’oggi, dandole “sapore”, senza nostalgici rimpianti! Essere “in uscita” vuol dire camminare con la storia, non creare spaccati rifugiandoci nei “sicuri” recinti e rifiutando il “nuovo”. Gesù stesso afferma che ha altre pecore fuori e… si mette in cammino, per incontrare “strada facendo” tutti i figli di questo mondo…anche gli attuali “tecnologici”.
E i nostri giovani come vivono il rapporto con la tecnologia e soprattutto i social? E’ ancora attuale e attendibile un approfondimento che ‘La Voce delle Marche’ ha recentemente effettuato con alcuni ragazzi frequentanti il rinomato Centro di Formazione Professionale “Artigianelli” di cui è direttore Padre Sante Pessot, per mettere a fuoco quello che oggi chiamiamo “fenomeno tecnologico”, onde far cadere da una parte pregiudizi e dall’altra invitare i giovani a non lasciarsi “intrappolare” dagli attuali mezzi di comunicazione, a volte “invadenti”. Grazie alla collaborazione dell’insegnante di Italiano, prof.ssa Stefania Scapolaro, diciotto studenti si sono sottoposti volentieri all’intervista, affrontandola con grande serietà e riflessione, sfatando i luoghi comuni circa i giovani: chiusi nel loro mondo, ostinati, incapaci di dialogo e spirito critico. Ecco le loro risposte.

Quante ore al giorno utilizzate i social?
“In media, dalle 2 alle 10 ore al giorno”.

Perché li utilizzate?
“Prevalentemente per seguire canali e profili che trattano prodotti e temi di nostro interesse, come il mondo dei motori, la musica, lo sport e gli accessori sportivi, così da poterne approfondire la conoscenza ed essere aggiornati sulle novità; non meno importante è la possibilità, offerta dai social, di conoscere gente con cui si condividono hobby e passioni; infine è qualcosa a cui ricorrere per noia, quando non si ha niente di meglio da fare e con cui tenersi momentaneamente impegnati”.

Vi sentite liberi oppure dipendenti da essi?
“Per quanto sia difficile riconoscerlo, effettivamente alcuni social come Youtube, Instagram e TikTok sembrano innescare una certa dipendenza (riconosciuta 11 ragazzi su 18); il fatto che a scuola, per cinque o otto ore, ci sia impossibile utilizzare i cellulari (perché requisiti) ci aiuta a tenere a freno questa dipendenza. Quando ricomincerà la scuola a settembre, dopo i mesi estivi trascorsi con l’abitudine di poter sempre accedere ai social senza limitazioni di tempo sarà difficile riadattarsi al non averli per buona parte della giornata, provando irrequietezza e impazienza; sarà questo un indizio della nostra dipendenza da essi?”

Ritenete che vi aiutino nelle relazioni oppure vi isolano?
“, no. Pensiamo invece che siano un valido mezzo per mantenere i contatti con qualcuno che non si vede da tempo, come un ex compagno di classe o di squadra, o che siamo impossibilitati a frequentare per la distanza che ci separa. Sono utili anche per fare nuove conoscenze, specialmente di ragazze, in particolar modo quando non sia ha la possibilità di incontrarne di persona o si rischia di compromettere la presentazione per l’eccessiva timidezza; ciò non significa che preferiamo nasconderci dietro uno schermo ma semplicemente sfruttarlo con trampolino di lancio (nove ragazzi su undici siamo effettivamente usciti più volte e costruito personalmente un rapporto umano con le ragazze conosciute tramite i social, spesso amiche di amiche). Tuttavia riconosciamo che sono strumenti nelle mani di individui con sensibilità e livelli di fragilità diversi, quindi anche le conseguenze, come un eventuale malessere o isolamento, differiscono a seconda del loro uso, consapevole, coscienzioso, moderato o meno”.

Valutatene gli aspetti positivi e negativi.
“Come già detto, sono decisamente aspetti positivi la possibilità di fare nuove conoscenze o mantenere i rapporti con qualcuno, avere facile accesso a un’ampia quantità di informazioni e aggiornamenti sui settori di nostro interesse. D’altro canto l’intenso confronto con un ampio ventaglio di modelli, spesso lontani dalla realtà, potrebbe minare l’autostima personale o limitarne la sana costruzione. Infine non possiamo non considerare l’eccessivo esibizionismo (femminile) per cui questi canali di comunicazione sono sfruttati. Ribadendo che ognuno della propria immagine ne fa ciò che più preferisce, sorge la riflessione di quanto l’oggettificazione del corpo femminile risulti contrastare (se non offendere) la lotta di quante hanno sacrificato tanto per restituire dignità e libertà alla donna”.

Madre Maria Cecilia Borrelli, Famiglia Monastica Benedettina Fermo

Lascia un commento