I sequel salveranno la casa di Topolino?

Disney punta sulla nostalgia per ricatturare il pubblico

Disney continua a puntare sulla nostalgia. I sequel salveranno davvero la casa di Topolino? Lo scorso agosto si è svolto il D23, la più grande conferenza annuale della Disney. Tre giornate interamente dedicate ad annunci e piccoli assaggi dei progetti futuri di tutte le proprietà intellettuali in mano alla casa di Topolino. Gli anni che arriveranno saranno per Disney una sfida ardua, dal momento che dovrà riuscire a ri-catturare la curiosità dopo un periodo che si può definire “Disney Fatigue” (in riferimento anche alla Superhero Fatigue che colpisce il pubblico dal 2023). È alquanto ironico vedere come una casa detentrice delle maggiori proprietà intellettuali della storia dell’intrattenimento abbia portato con le sue ultime produzioni a un allontanamento dei fan, se non perfino a un loro totale disinteresse. Si veda, ad esempio, il caso di Star Wars. Dopo una trilogia sequel deludente, nonostante i notevoli incassi, la speranza che aveva portato il mandaloriano Din Djarin in compagnia del piccolo Grogu (alias Baby Yoda) è stata quasi annullata da una gestione della storia e da una distribuzione non ottimali. L’ultima avventura cinematografica di Star Wars è stata “The Mandalorian and Grogu” che, con nemmeno 345 milioni di incasso nel mondo, è diventato il maggiore flop del franchise di George Lucas. Come trascurare poi la situazione della Marvel?
Da grande appuntamento in sala per tutti i fan di supereroi e non si è giunti all’ignorare totalmente qualsiasi nuovo prodotto, vedendo Robert Downey Jr nei panni del Dottor Destino come il gesto disperato di una produzione che fa acqua da (quasi) tutte le parti. Nel campo dell’animazione, lo scenario non è più florido: Pixar colleziona flop dai tempi della pandemia (Inside Out 2 escluso) e il prossimo classico Disney, Hexed, si è mostrato con un trailer che ha lasciato perplessi tutti, con uno stile molto lontano dai canoni disneyani e una base narrativa abbastanza anonima.
Con il D23 di quest’anno, Disney ha messo le carte in tavola e la sua strategia punterà a giocare su un’emozione: la nostalgia. Nonostante l’annuncio di svariati progetti originali come “Ghost Market” per Pixar, i sequel sono stati i padroni indiscussi di tutte le conferenze. Si proseguiranno storie iniziate recentemente, come con “Frozen 3” e “Coco 2”, ma anche storie come “Pretty Princess” che non vede un seguito dal 2004. Prodotti che facciano portare i bambini al cinema, ma che coinvolga anche l’adulto che li accompagna con la domanda: “Ti ricordi di..?”. Un modus operandi prolifico sin dagli anni Duemila, tuttavia la possibile causa principale di questa “Disney Fatigue”.
Capitalizzare la nostalgia dello spettatore funziona solo a determinate condizioni. Prima di riesumare certi ricordi, è necessario crearli. “Pretty Princess” se lo ricorda chi guardava quei film passare ogni anno su Rai2. Quanti bambini di oggi sanno chi sia la principessa di Genovia? Non passi il messaggio che il pubblico non sa quello che vuole. Il pubblico chiede la stessa cosa del critico Anton Ego di “Ratatouille”: “un po’ di prospettiva” .

Arianna Fioretti

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