Le spoglie del Beatro Pietro accolte nella sua Mogliano

Nel 1476 invocato contro le pestilenze, oggi per vincere la crisi dei sacramenti

Il giorno 25 luglio 2026 si è tenuto a Mogliano un evento estremamente significativo, voluto dall’Amministrazione comunale e dalla Parrocchia S. Gregorio Magno, con il patrocinio del Comitato Francesco800. La cittadinanza ha infatti partecipato numerosa alla traslazione delle spoglie del Beato Pietro da Mogliano (1435-1490), accolte nella Chiesa di S. Colomba, riaperta ufficialmente per l’occasione, dopo la sua chiusura dovuta al sisma del 2016. Il trasporto dell’urna, dislocata usualmente nel Duomo di Camerino, ha rappresentato un momento di grande giubilo per la comunità moglianese, che ha voluto raccogliersi per un breve pellegrinaggio fino alla Chiesa di S. Colomba. Qui, la celebrazione eucaristica è stata officiata dal vescovo della Diocesi di Fermo, Mons. Rocco Pennacchio, e dal parroco di Mogliano, p. Sergio Cognigni OFMConv.
Durante l’omelia, quest’ultimo ha voluto sottolineare la devozione dei moglianesi verso l’illustre concittadino, la cui permanenza a Mogliano può rappresentare un’occasione di rigenerazione spirituale. P. Sergio ha, infatti, voluto proporre un bilancio consuntivo dell’ultimo anno liturgico, evidenziandone i numeri che lo hanno segnato. In questo lasso di tempo è stato celebrato un solo matrimonio secondo il rito cattolico, a fronte di trentadue matrimoni civili. Nello stesso arco temporale, dall’anagrafe sono state registrate trentuno nascite, ma si sono celebrati solo quattordici battesimi. Infine, ammontano a sessantaquattro i funerali officiati. A fronte di tali numeri, il parroco ha voluto ricordare la pestilenza che aveva colpito i moglianesi fra il 1476 e il 1478, assistiti spiritualmente dal B. Pietro, proponendo un paragone fra quella, di natura fisica, e questa attuale, di natura sacramentale.
A seguito dell’omelia di p. Sergio, è stato Mons. Pennacchio a prendere la parola, suggerendo un indirizzo pastorale per comprendere la crisi del matrimonio e la scelta contemporanea delle coppie di optare per il rito civile o per la convivenza. Secondo il vescovo, infatti, occorre saper interpretare tale volontà offrendone una lettura propositiva alla luce del Vangelo e della Dottrina della Chiesa, idonea a rappresentare l’abbrivio per una pastorale all’altezza dei tempi. La parrocchia di Mogliano ha accolto tale suggerimento, predisponendo un gruppo di accompagnamento spirituale dedicato a quelle coppie e a quelle giovani famiglie che vogliano intraprendere un cammino di fede. Inoltre verrà presto attivato un consultorio di tipo psicologico, dedicato all’ascolto delle famiglie in difficoltà.
A margine di tali riflessioni sul sacramento del matrimonio, appare opportuna una lettura della nota dottrinale Una Caro, pubblicata in data 25 novembre 2025, e che segna un approfondimento sul significato teologico del matrimonio. Difatti, con le encicliche Gaudium et Spes (1965) e Humanae vitae (1968), successivamente confermate dal Catechismo della Chiesa cattolica (nn. 2363 e 2366), si è distinto ufficialmente fra significato procreativo del matrimonio e il significato unitivo, da identificarsi con l’amore coniugale. La nota dottrinale Una Caro, voluta da Leone XIV, sembra segnare un ulteriore passaggio, volto a valorizzare insieme all’indissolubilità del sacramento, l’altra proprietà essenziale sancita dal Codice di Diritto Canonico (can. 1056), ossia l’unità del matrimonio cristiano, per mezzo del quale si consegue la peculiare stabilità in ragione del sacramento esclusivo, proprio della relazione fra uomo e donna.
A cavallo fra il secondo e il terzo millennio, l’interesse sembra dunque concentrarsi maggiormente sul principio costitutivo (l’unità e l’amore), prima ancora che sul principio finalistico (l’indissolubilità e la procreazione), nel quale l’aspetto normativo e quello eventuale di tipo sanzionatorio, appare più demarcato. La scarsa attenzione finora tributata all’esclusiva unità, come riconosciuto nella Nota, può dunque rappresentare una traccia in grado di illuminare la natura sacramentale di quella Grazia sacramentale che è stata voluta a immagine dell’amore fra Gesù Cristo e la Sua Chiesa.

Paolo Ciccioli

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