{"id":9553,"date":"2022-02-18T13:19:07","date_gmt":"2022-02-18T12:19:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=9553"},"modified":"2022-02-17T09:20:37","modified_gmt":"2022-02-17T08:20:37","slug":"alzaia-il-libro-di-erri-de-luca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2022\/02\/alzaia-il-libro-di-erri-de-luca\/","title":{"rendered":"Alzaia il libro di Erri De Luca"},"content":{"rendered":"<h2>Il titolo prende il nome dalla fune con cui si tirano dalla riva, contro corrente, le barche lungo un fiume.<\/h2>\n<p>Il libro contiene centoventi voci, messe in ordine alfabetico, delle quali l\u2019autore d\u00e0 delle definizioni come se si trattasse di un vero e proprio vocabolario: agguati, compiti, confini, emigranti, esecuzioni, indifferenza, maternit\u00e0, nuvole, operai, ricordo, rondine, saziet\u00e0, sono io, testimoni, vacci piano, Yiddish, zingari. In ogni voce c\u2019\u00e8 un dettaglio, un segmento di verit\u00e0, un appunto da non dimenticare.<br \/>\nSull\u2019origine di questa novit\u00e0 editoriale \u00e8 Erri De Luca stesso che ne d\u00e0 la spiegazione: \u201cWalter Benjamin immaginava di scrivere un libro di sole citazioni, il cui senso fosse dato dall\u2019accostamento, il cui valore d\u2019autore risultasse dal montaggio. Questo libro Alzaia che ammucchia frasi lette e vi appende un commento, \u00e8 seguace di quell\u2019intuizione\u201d(E. De Luca, Alzaia, quarta di copertina).<br \/>\nErri De Luca porta nel proprio linguaggio letterario tutta la ricchezza della parlata napoletana, condita con le proprie esperienze di militanza politica, di lotte studentesche e operaie di cui non ha rinnegato nulla. Su questo passato lontano scrive nella voce Aquilone: \u201cLa mia generazione che ha avuto vent\u2019anni nei settanta, ha passato molto tempo a battersi e a sbattere contro i poteri di allora. Ho avuto anch\u2019io parte di quell\u2019oltranza per pi\u00f9 di dieci anni e insieme a me molti, ora dispersi, ma per sommi capi distinguibili in due destini: gli inservibili e gli adeguatisi. I primi hanno proseguito a sopravvivere in avversione ai traffici di coscienza, alla baldoria e alle stelle filanti, arrembaggio degli anni ottanta. Le scorie tossiche di un\u2019intransigenza pubblica durata a lungo hanno avvelenato le poche possibilit\u00e0 di inserimento nel campo delle professioni, delle politiche, dei favori a rendere. Sono restati al fondo inservibili, uno spreco per le risorse umane di questo paese. Hanno cambiato idea ma non ne hanno fatto commercio, non ci hanno guadagnato. Il criterio empirico ma efficace per valutare i mutamenti, se di coscienza o di interesse, \u00e8 se uno ci rimette o ci guadagna\u201d(E. De Luca, Alzaia, pag. 15, Super Universale Economica, Feltrinelli Editore, Milano, 2004).<br \/>\nPer introdurre il tema di coloro che dopo il Sessantotto si sono adeguati al cambiamento e gli altri che sono diventati inservibili, Erri De Luca cita un verso del poeta greco Ghiannis Ritsos: \u201cHanno ammainato le bandiere. Sono rientrati in casa. Contano i soldi\u201d. Continua lo scrittore: \u201cA leggere il verso, gli inservibili sorridono. Gli altri, gli adeguatesi, si offendono intuendo che il verso li riguarda. \u00c8 cos\u00ec. Per adeguarsi hanno dovuto dissociarsi da se stessi, risistemare il loro passato con molta vernice. Se incontrassero oggi il giovane che furono, non lo saluterebbero. Ai figli, che comunque non vogliono sapere niente, hanno raccontato che \u00e8 stata colpa dei terroristi se il movimento \u00e8 appassito. Chiamano sessantotto l\u2019intero decennio settanta. Hanno prosperato. Un altro verso di Ritsos, caro agli inservibili: Ti si \u00e8 rotto l\u2019aquilone? Lo spago tienilo\u201d (Ibidem, pag. 15).<br \/>\nFatterelli.<br \/>\n\u00c8 la piccola rubrica, che don Milani usava nel libro Esperienze Pastorali, per dare forza a quanto scriveva. Anni fa, quando insegnavo ancora, incontrai a scuola un affermato giornalista Rai, con il quale, come ebbe a dirmi lui stesso, avevo condiviso spazi comuni all\u2019Universit\u00e0. Gli ricordai il suo passato di militante di Lotta Continua. Non l\u2019avessi mai detto. Ci tenne a precisare che non era mai stato militante di quel movimento ma del Manifesto. Forse mi ero sbagliato sulla sua appartenenza politica ma in quella precisazione notai tutta la distanza rancorosa che l\u2019occasionale professionista aveva preso da quegli anni. Anni dopo, un insegnante, interpellato sul sessantotto e dintorni, ci tenne subito a precisare che era troppo giovane per parlare di quegli anni; nel mille novecento sessantotto aveva solo dodici anni. Non si riesce a capire perch\u00e9 mai lo stesso scrive delle cose anche interessanti sulla seconda guerra mondiale quando non era ancora nato. Un altro docente, conosciuto quando insegnavo nella Scuola Media di Verano Brianza (1980- 1996), grande esponente del Movimento Studentesco Milanese, tagliava corto su Enzo Tortora; per lui era colpevole e basta. Ho sempre diffidato di tutte queste persone. Non hanno nulla da insegnare. Sono solo opportunisti. Meglio essere l\u2019ultimo idealista impenitente che un arrivista tra tanti. Grazie, Erri De Luca, anche a me \u00e8 caro il verso di Ritsos: \u201cTi si \u00e8 rotto l\u2019aquilone? Lo spago tienilo\u201d. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il titolo prende il nome dalla fune con cui si tirano dalla riva, contro corrente, le barche lungo un fiume. 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