{"id":95,"date":"2012-09-27T07:07:16","date_gmt":"2012-09-27T07:07:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=95"},"modified":"2024-11-06T16:54:37","modified_gmt":"2024-11-06T15:54:37","slug":"contro-il-turismo-necrofilo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2012\/09\/contro-il-turismo-necrofilo\/","title":{"rendered":"Contro il turismo necrofilo"},"content":{"rendered":"<p><em>\u201cNel lutto sono presenti tutti i fattori della mediazione da operare tra individuo e specie: c\u2019\u00e8 l\u2019individuo morto, c\u2019\u00e8 la specie che \u201cutilizza\u201d questa morte, ci sono coloro che restano, i quali, essendo in lutto, non appartengono n\u00e9 alla vita n\u00e9 alla morte, ma rappresentano la necessit\u00e0 che l\u2019umanit\u00e0 in lutto ha di non morire coi propri morti mentre prende atto dell\u2019irreparabilit\u00e0 di queste morti\u201d. Francesco Campione, Lutto e Desiderio, Armando, 2012<\/em><\/p>\n<p>Qualche settimana fa diversi quotidiani di informazione hanno dato spazio ad un \u201cturismo della disgrazia\u201d che si va imponendo sempre pi\u00f9 come tentativo di abitare fisicamente degli spazi che le persone sono abituate a possedere mediaticamente grazie all\u2019occhio televisivo. <!--more--><\/p>\n<p>Il naufragio della nave Costa Concordia all\u2019Isola del Giglio, si \u00e8 trasformato cos\u00ec in una occasione di richiamo per turisti e bagnanti perfettamente a proprio agio anche con il relitto della nave sullo sfondo. In quel naufragio, come sappiamo, sono morte diverse persone ed alcune risultano tuttora disperse. Su quegli scogli c\u2019\u00e8 chi per giorni ha pianto i propri cari, ma la bella stagione ha evidentemente cambiato i volti, le emozioni e le occupazioni dei visitatori dell\u2019isola. Il sentimento del lutto \u00e8 uno dei pi\u00f9 forti. L\u2019elaborazione del lutto appartiene all\u2019uomo comunitario, quello che deve manifestare a chi resta il reale valore della mancanza, l\u2019esatto contorno morale, civile e sentimentale di chi non ritorna. Non vi \u00e8 solo elaborazione soggettiva o familiare del lutto perch\u00e9 c\u2019\u00e8 (o vi dovrebbe essere) anche una elaborazione collettiva del lutto e della perdita. Certo, il valore della perdita si costruisce direttamente sulla capacit\u00e0 di assegnare alle persone ed alle cose una dimensione di non sostituibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Oggi tutto ci\u00f2 appare difficile. Se il sentimento della non-sostituibilit\u00e0 \u00e8 debole, faccio fatica a costruire eticamente e sentimentalmente l\u2019universo della perdita e delle sue richieste di elaborazione. E se non vi \u00e8 una piattaforma psico-sociale comune capace di attribuire valore alle forme collettive di elaborazione della perdita, non si pu\u00f2 pensare al mantenimento di tali forme solo nelle esperienze dei singoli individui. Chi sa di dover morire, se sa di dover morire \u201cper qualcuno\u201d da alla sua morte un senso che non cessa di riguardare gli altri che restano. In tal modo la scomparsa di una persona non viene letta da chi gli vuole bene solo come una perdita, ma anche come un incremento di senso, e chi viene a mancare se ne andr\u00e0 convinto di aver affidato e testimoniato agli altri un significato che rende la sua morte per loro sensata e per lui un modo per andare oltre s\u00e8. Morire per \u201cqualcuno\u201d morendo per \u201cqualcosa\u201d significa anche poter bilanciare il dolore per la perdita, perch\u00e9 con la sua morte avranno acquisito almeno quanto hanno perso.<\/p>\n<p>Ora, Il morire come incremento di senso, come guadagno per il mondo \u00e8 pensabile da quella sciagura? Le persone non stavano costruendo nulla per nessuno (il loro tempo era sottratto al lavoro e alla vita normale) e vivevano il divertimento, che \u00e8 tempo dedicato solo a se stessi. Dunque, con le morti della Concordia vale il discorso sul valore per gli altri del morire che abbiamo accennato? Dove si situa la linea di frattura antropologica che ha divelto la riconoscibilit\u00e0 del morire come edificazione di mondi (la storia Occidentale da sempre ha posto la morte al centro)? Solo pensando che non si \u00e8 morti invano coloro che si trovano davanti alla morte degli altri, possono superare il senso di colpa di esserci ancora e di non aver potuto fare ne immaginare qualcosa per salvare i loro cari. Ecco l\u2019orrore del morire per niente: il poterla facilmente evitare, il soffio leggero e tremendo della circostanza implacabile (l\u2019abito da sposa troppo pesante che, zuppo d\u2019acqua, trascina via la donna). Non si pensa alla morte in atti quotidiani, neutri, oppure in contesti costruiti per sviluppare appositamente una intensificata circolazione affettiva, apparentemente senza pericolo. L\u2019innocuo contesto che all\u2019improvviso si tinge di tragedia (la crociera, il cancello che travolge il bambino, il fulmine che colpisce l\u2019escursionista) appare nascondere l\u2019orrore sotto i sembianti della normalit\u00e0, del conforto domestico ed affettivo.<\/p>\n<p>La morte devasta maggiormente quanto pi\u00f9 remoto \u00e8 il suo pensiero. In atti quotidiani neutri, l\u2019irreversibilit\u00e0 degli accadimenti accresce la sproporzione tra dramma e sua ricomposizione; cos\u00ec l\u2019antico morire per qualcuno-qualcosa oggi, nell\u2019enorme moltiplicazione delle azioni possibili, \u00e8 in bal\u00eca del morire per niente. I vincoli di senso a guardia dell\u2019essere, sciolti nei mille rivoli delle occorrenze personali reversibili, mai necessarie ed incrociate, nel morire precipitano nella fatalit\u00e0 crudele ed implacabile, svelando i caduchi presupposti sui quali edificavano le proprie pretese. La morte diluita, filmata, addomesticata, senza l\u2019antidoto della condivisione (cum-dividere, portare ciascuno il proprio peso per toglierne un po\u2019 a tutti), si propone in modo spropositato alla vita di chi ha sempre dovuto percepire se stesso e gli altri dentro una specie di obbligo ad ignorarla culturalmente. Ma che tipo di rapporto hanno gli allegri escursionisti-fotografi del Giglio con il tema del confronto con la \u201cpropria\u201d morte? Il problema del confronto con la propria fine si fa ovviamente pi\u00f9 serrato man mano che si progredisce negli anni e si passa attraverso le perdite che la vita propone a tutti noi.<\/p>\n<p>Quei visi spensierati, orgogliosamente in posa con sullo sfondo il Transatlantico arenato, sembrano ridisegnare il clima vacanziero sopra la sventura di coloro sono morti assurdamente. Ma questi fotografi distratti, con la loro indifferenza, assegnano alle emozioni solo spazi residuali perch\u00e8 emozionarsi con distacco vuol dire che ormai esistono degli \u201cIo-Ruolo\u201dche non vivono emotivamente le tensioni tra il come si \u00e8 e il come si deve essere. L\u2019indifferenza per il dolore degli altri crea una impermeabilit\u00e0 che svilisce il significato ultimo dell\u2019accaduto rendendo impossibile una sua lettura esistenziale. L\u2019Indifferenza \u00e8 un modo di posizionarsi opportunamente rispetto agli altri, ma anche nei confronti di se stessi. La curiosit\u00e0 per la Costa Concordia arenata, vive della coazione a rafforzare inconsapevolmente quella indifferenza emotiva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cNel lutto sono presenti tutti i fattori della mediazione da operare tra individuo e specie: c\u2019\u00e8 l\u2019individuo morto, c\u2019\u00e8 la specie che \u201cutilizza\u201d questa morte, ci sono coloro che restano, i quali, essendo in lutto, non appartengono n\u00e9 alla vita n\u00e9 alla morte, ma rappresentano la necessit\u00e0 che l\u2019umanit\u00e0 in lutto ha di non morire &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":26,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[13],"tags":[34,33,2413,31],"class_list":["post-95","post","type-post","status-publish","format-standard","","category-attualita","tag-costa-concordia","tag-isola-del-giglio","tag-luomo-e-il-tempo","tag-rossano-buccioni"],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p6m5Ic-1x","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/95","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/26"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=95"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/95\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":96,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/95\/revisions\/96"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=95"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=95"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=95"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}