{"id":9240,"date":"2021-08-10T17:30:14","date_gmt":"2021-08-10T15:30:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=9240"},"modified":"2021-08-10T15:29:42","modified_gmt":"2021-08-10T13:29:42","slug":"lo-sguardo-di-gesu-negli-occhi-dei-miei-pazienti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2021\/08\/lo-sguardo-di-gesu-negli-occhi-dei-miei-pazienti\/","title":{"rendered":"\u201cLo sguardo di Ges\u00f9 negli occhi dei miei pazienti\u201d"},"content":{"rendered":"<h2>Il racconto di Tonia Lattanzi, infermiera all\u2019Adi di Civitanova. Il servizio durante l&#8217;emergenza pandemica non si \u00e8 mai fermato.<\/h2>\n<p>La consapevolezza che la mia vocazione si realizzasse prendendomi cura degli altri \u00e8 arrivata una notte in ospedale, mentre assistevo la mia anziana nonna. La figura di una giovane ragazza vestita di bianco che si divideva tra i campanelli rumorosi e le parole sussurrate, mi consegnava la risposta alle preghiere che da adolescente facevo al Signore: \u201cquale progetto hai su di me?\u201d.<br \/>\nMi presento: mi chiamo Tonia Lattanzi e sono un\u2019infermiera. La formazione e l\u2019esperienza mi hanno portato a percorrere strade strane e \u201cspeciali\u201c.<br \/>\nInfatti, dopo un po&#8217; di gavetta sono approdata al Distretto di Civitanova, servizio domiciliare (ADI): entrare nelle case di pazienti cronici (a volte terminali) per i quali era ancora prematuro, successivo o, addirittura inutile, il ricovero ospedaliero.<br \/>\nUna dimensione diversa del reparto in cui si ha difronte soltanto il paziente con la sua patologia principale. Prendere in carico un malato, sul territorio, significa includere anche il suo contesto familiare, all\u2019interno del quale deve cercare di riconquistare l\u2019autonomia quotidiana che \u00e8 stata sconvolta dalla malattia. Ho imparato ad \u201centrare\u201d nelle famiglie in punta di piedi, per dare spazio alle sofferenze, alla rabbia, allo smarrimento che porta con se la malattia e l\u2019accudimento del malato. Con la pazienza e perseveranza, compiere gesti e ripetere, magari, sempre le stesse parole per accompagnare familiari e malati nel processo di accettazione della nuova dimensione. In pi\u00f9 di venti anni di questo lavoro ho vivo il ricordo di ognuno dei pazienti che ho avuto, di tutte le et\u00e0 e con tutte le patologie: dal pediatria alla geriatria.<br \/>\nHo avuto anche la grazia di conoscere tante \u201dSantit\u00e0 domestiche\u201d: figli, mogli\/mariti, genitori.. che hanno offerto la loro vita all\u2019accudimento dei loro cari. Ma in questi anni \u00e8 nata anche il mio interesse in quello che oggi, noi addetti ai lavori, chiamiamo: \u201depidemia silente\u201d che colpisce trasversalmente i molti individui, sia allettati che in attivit\u00e0. La maggior parte dei pazienti che seguivo a domicilio, oltre alla loro patologia, erano affetti da ulcere cutanee pi\u00f9 o meno gravi e profonde. Un interesse che di l\u00ec a poco si \u00e8 trasformata in passione, fino a frequentare un Master per essere \u201cSpecialist in wound care\u201d (Specialista nella cura delle lesioni ).<br \/>\nLa scelta di un corso di studi faticoso iniziato in et\u00e0 matura ma condiviso con il mio padre spirituale che mi aiutava a comprendere i segni di una vocazione che non era solo per le ferite del corpo, ma anche per quelle dell\u2019anima. Insieme ad altre colleghe sono riuscita ad aprire un ambulatorio di \u201cFerite Difficili\u201c di riferimento, dove afferiscono spesso pazienti di tutte le et\u00e0 e che magari hanno girato per molti centri senza trovare personale specializzato. Le piaghe si nascondono sotto una benda o sono coperte da un grande cerotto o, spesso ancora, celate da vestiti ampi e coprenti, ma si accompagnano sempre ad un disagio psicologico come la vergogna che limita, chi ne \u00e8 affetto, nelle relazioni e nelle normali azioni quotidiane. La ferita \u00e8 una \u201cmalattia\u201c che va nascosta per paura di suscitare ribrezzo o compassione. Cos\u00ec la fragilita del corpo coinvolge anche la fragilit\u00e0 dell\u2019anima.<br \/>\nLa maggior parte delle volte le ferite guariscono, altre raramente invece non hanno speranza per tanti motivi. Nessuno viene abbandonato, anzi tutti sono accompagnati perch\u00e8 mantengano alta la loro qualit\u00e0 di vita.<br \/>\nFin dal\u2019inizio della pandemia abbiamo toccata con mano, insieme ai nostri pazienti, quanto fosse importante il nostro centro. Mentre tutti gli altri ambulatori specialistici chiudevano a causa dei rischi di contagio, noi non abbiamo mai potuto lasciare soli i nostri \u201cmalati\u201d. Le piaghe continuavano ad esserci nonostante la zona rossa e le restrizioni per gli spostamenti; abbiamo sempre lavorato a pieno ritmo senza lasciare indietro nessuno. E per chi aveva paura di uscire di casa, li seguivamo per telefono o ci inviavano foto per controllare che le piaghe non peggiorassero.<br \/>\nConfesso che ogni mattina mi alzo felice perch\u00e9 ricevo di pi\u00f9 di quello che dono, perch\u00e9 durante la giornata incontro lo sguardo di Ges\u00f9 negli occhi dei miei pazienti. Ho la fortuna di incontrare Cristo tutti giorni e di incarnare \u201c..ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli, l\u2019avete fatto a me\u201d. \u2022<\/p>\n<p>Tonia Lattanzi, infermiera Adi Civitanova Marche<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il racconto di Tonia Lattanzi, infermiera all\u2019Adi di Civitanova. Il servizio durante l&#8217;emergenza pandemica non si \u00e8 mai fermato. La consapevolezza che la mia vocazione si realizzasse prendendomi cura degli altri \u00e8 arrivata una notte in ospedale, mentre assistevo la mia anziana nonna. 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