{"id":9128,"date":"2021-06-29T16:30:03","date_gmt":"2021-06-29T14:30:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=9128"},"modified":"2021-06-29T14:41:32","modified_gmt":"2021-06-29T12:41:32","slug":"lindustria-delle-notizie-false","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2021\/06\/lindustria-delle-notizie-false\/","title":{"rendered":"L&#8217;industria delle notizie false"},"content":{"rendered":"<h2>Occorre prendersi tempo per offrire e ricevere informazione di qualit\u00e0<\/h2>\n<p>Per il 49,7% degli italiani la comunicazione sul Covid-19 \u00e8 stata confusa, per il 39,5% ansiogena (un dato che sale al 50,7% tra i pi\u00f9 giovani), per il 34,7% eccessiva e solo per il 13,9% della popolazione equilibrata. A rivelarlo \u00e8 il rapporto Ital Communications-Censis \u201cDisinformazione e fake news durante la pandemia: il ruolo delle agenzie di comunicazione\u201d.<\/p>\n<p>L&#8217; attuale pandemia ai pi\u00f9 rappresenta un caso esemplare di come un evento improvviso e sconosciuto, che ha impattato trasversalmente sulla vita di tutta la popolazione scatenando una domanda di informazione inedita a livello globale, possa essere oggetto di tanta cattiva comunicazione che, nella migliore delle ipotesi, ha confuso gli italiani sulle cose da fare, e in molti casi ha creato disinformazione. Sono passati ormai quindici mesi dall\u2019esplosione del covid-19.<br \/>\nOltre al virus si sono diffuse anche molte false informazioni che hanno creato una vera infodemia, cio\u00e8 alcuni fatti mescolati alla paura, alla speculazione e alle voci, amplificati e trasmessi rapidamente grazie alle tecnologie moderne. Infatti da mesi siamo immersi nelle notizie, le produciamo, le condividiamo, le commentiamo; il pi\u00f9 delle volte non ci domandiamo neppure da dove vengono n\u00e9 se sono attendibili. Certamente il web ha allargato la platea del mondo dell\u2019informazione portando pi\u00f9 libert\u00e0, pi\u00f9 protagonismo, pi\u00f9 notizie, ma anche meno intermediazione e meno controlli sulla qualit\u00e0 e la veridicit\u00e0 delle informazioni che viaggiano in rete e ci arrivano.<br \/>\nUna volta ad informarci, ad orientarci e a guidarci nella costruzione della nostra immagine della realt\u00e0 c\u2019erano la carta stampata, la radio, la televisione; oggi ci sono anche e soprattutto internet e i social media, che rispondono ad almeno tre esigenze ben precise che abitano ognuno di noi: avere le notizie in ogni momento e in ogni luogo, disporre di una pluralit\u00e0 di fonti informative che esprimono diversi punti di vista e sentirsi protagonisti del circuito informativo. Per\u00f2 il risultato \u00e8 un sovraffollamento comunicativo fatto di tante notizie che nascono e muoiono velocemente, alcune delle quali non sono verificate o sono addirittura inventate con il rischio che, piuttosto che accrescere la conoscenza e la consapevolezza di un determinato accadimento, generino ansia, allarme sociale, visioni distorte della realt\u00e0 e delle volte provochino orientamenti e comportamenti che possono avere conseguenze negative sui singoli individui o sull\u2019intera comunit\u00e0. Internet \u00e8 un terreno insidioso per i creatori ed i consumatori dei contenuti. Perch\u00e9 se \u00e8 vero che il web \u00e8 una prateria infinita di notizie, resta anche vero che ciascuno decide quali sentieri percorrere, che sono fortemente influenzati dal proprio stile di vita, dal proprio modo di pensare, dai comportamenti, dall\u2019orientamento ideologico e dal proprio ambiente di riferimento, per cui i pi\u00f9 finiscono per andare a ricercare nel web quella immagine della realt\u00e0 che meglio \u00e8 in sintonia con il proprio universo valoriale e che non necessariamente corrisponde alla realt\u00e0 vera.<br \/>\nGli studiosi della comunicazione chiamano questo fenomeno il \u00abpregiudizio di conferma\u00bb o \u00abconfermation bias\u00bb. Tale bias cognitivo fa s\u00ec che le persone tendano ad assimilare pi\u00f9 facilmente informazioni in accordo con quelle che sono gi\u00e0 le proprie convinzioni personali, mentre ci\u00f2 che \u00e8 in qualche modo in contrasto viene spesso ignorato. In un simile contesto discernere la notizia vera da quella falsa \u00e8 un\u2019impresa difficile sopratutto per chi ha poca dimestichezza con le nuove tecnologie della comunicazione e dell\u2019informazione.<br \/>\nUn tempo c\u2019erano le agenzie di comunicazione, le agenzie di stampa, i cronisti che filtravano le notizie da inviare ai giornali, alla televisione, alla radio e si facevano garanti dell\u2019affidabilit\u00e0 e della qualit\u00e0 delle notizie. Con il web la filiera dell\u2019offerta di comunicazione si ampliata e si \u00e8 accorciata, al punto che produzione, distribuzione e consumo ormai coincidono: nella rete sono gli stessi utenti finali a produrre e condividere le notizie facendole girare. Il coronavirus ha portato all\u2019attenzione di tutti quali sono i pericoli che si annidano in una comunicazione senza filtri, proliferante, disordinata, alimentata da chiunque e in ogni luogo, che ha nel web l\u2019epicentro del pericolo di disinformazione e di circolazione di fake news. Si tratta di una vera e propria industria di notizie false. Per combatterla dobbiamo ognuno prendersi la responsabilit\u00e0 di creare un circuito di informazioni virtuose. Ci\u00f2 dipende dalla costruzione di percorsi di sensibilizzazione in grado di coinvolgere sia i ragazzi che gli anziani e spiegare loro come si fa per verificare se una notizia \u00e8 falsa o vera. Inoltre ognuno dovr\u00e0 prendersi quel tempo necessario per individuare le fonti delle notizie che ci arrivano. Bisogna capire chi \u00e8 l\u2019autore di ci\u00f2 che ci arriva e attribuirgli il giusto peso delle sue argomentazioni. Gi\u00e0 i social network stessi si stanno muovendo per lottare contro la disinformazione.<br \/>\nLa sfida pi\u00f9 ardua resta la cultura della post-verit\u00e0 alla quale ci stiamo abituando. Non esiste una ricetta miracolo contro quella si potrebbe pensare ad esempio un\u2019accurata dieta mediatica per tutti. Non bisogna abituarsi ad una sola fonte di notizia come anche nella vita di tutti i giorni \u00e8 importante sentire diversi punti di vista per costruirsi un\u2019opinione precisa su argomenti e temi complessi in s\u00e9 stessi. Considerando la velocit\u00e0 con le quale nascono e viaggiano le false notizie oggi; bisogna prendersi del tempo per offrire e ricevere una informazione di qualit\u00e0. La sfida riguarda un po\u2019 tutti. Ne va della nostra stessa identit\u00e0. I post, gli sms, i vocali e audio scambiati nelle chat e nei social media non descrivono soltanto i fatti ma definiscono al tempo stesso l\u2019autore che li produce o i condivide. \u2022<\/p>\n<p>Don Lambert Ayissi Ongolo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Occorre prendersi tempo per offrire e ricevere informazione di qualit\u00e0 Per il 49,7% degli italiani la comunicazione sul Covid-19 \u00e8 stata confusa, per il 39,5% ansiogena (un dato che sale al 50,7% tra i pi\u00f9 giovani), per il 34,7% eccessiva e solo per il 13,9% della popolazione equilibrata. 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