{"id":9014,"date":"2021-03-19T14:00:06","date_gmt":"2021-03-19T13:00:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=9014"},"modified":"2021-03-19T11:50:44","modified_gmt":"2021-03-19T10:50:44","slug":"luigi-il-padre-della-presenza-quotidiana-silenziosa-e-discreta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2021\/03\/luigi-il-padre-della-presenza-quotidiana-silenziosa-e-discreta\/","title":{"rendered":"Luigi, il padre della presenza quotidiana silenziosa e discreta"},"content":{"rendered":"<h2>Nel racconto del figlio Raimondo l&#8217;amore per un uomo esemplare che in silenzio e nella preghiera rappresenta il faro della famiglia.<\/h2>\n<p>Era scoppiato in modo del tutto imprevisto l\u2019immane primo conflitto mondiale. Chi viveva del lavoro nei campi non sapeva niente di Sarajevo, dove il 28 giugno 1914 l\u2019arciduca austriaco Francesco Ferdinando era stato assassinato dallo studente serbo Gavrilo Princip. Un mese dopo, il 28 luglio 1914, l\u2019impero austro \u2013 ungarico dichiarava guerra al regno di Serbia. L\u2019Italia si mantenne neutrale ma per poco, fino al 24 maggio 1915: \u201cIl Piave mormorava \/ calmo e placido al passaggio \/ dei primi fanti, il ventiquattro maggio. \/ L\u2019esercito marciava \/ per raggiungere la frontiera \/ per far contro il nemico una barriera\u201d (La leggenda del Piave, testo).<br \/>\nGiuseppe, mezzadro, gi\u00e0 sposato e con tre figli piccoli fu richiamato alle armi, destinazione l\u2019Isonzo prima, il fronte del Carso poi, dove, per un congelamento, gli venne subito amputata una gamba e mandato nei diversi ospedali, l\u2019ultimo dei quali, quello di Macerata. Luigi, l\u2019ultimo nato, era in braccio alla mamma lungo la ferrovia che sovrasta la casa in collina, poco lontana dalla stazioncina di San Claudio, comune di Corridonia. La mamma sapeva che sarebbe passato il treno militare, si fece trovare all\u2019appuntamento. Alz\u00f2 con le braccia il bambino che salut\u00f2 con le manine il pap\u00e0, affacciato dal finestrino del treno in corsa.<br \/>\nGiuseppe ritorna invalido dal fronte. Continua come pu\u00f2 il lavoro nei campi assieme agli altri fratelli. Il terreno \u00e8 quasi tutto in collina, solo qualche ettaro \u00e8 al di l\u00e0 della strada ferrata, nella fertile pianura del Chienti. L\u2019attraversamento della strada ferrata \u00e8 regolato da un passaggio a livello. Le sbarre, comandate a distanza, si aprono e si chiudono al passaggio dei treni. Le attivit\u00e0 agricole sono quelle di sempre. Si ara il terreno, si semina, si raccoglie il grano, si vendemmia. Ma la terra \u00e8 poca per sfamare tante bocche. Sotto lo stesso tetto abitano pi\u00f9 nuclei familiari.<br \/>\nIntanto Luigi, diventato grandicello, frequenta le prime tre classi della locale Scuola Elementare. In casa non si annoia di certo. Ha un fratello pi\u00f9 grande di lui di tre anni. Col tempo sono arrivate cinque sorelle. Non gli mancano poi i cugini di ogni et\u00e0, che vivono con lui in casa, con i quali gioca assieme o frequenta, poco e solo di sera, diventato giovanotto, il bar situato nella piccola frazioncina addossata alla stazione di San Claudio. Ma la storia galoppa. Nella casa in collina sono in troppi. Due zii decidono di partire per l\u2019Argentina, un altro trova un\u2019altra sistemazione per la propria famiglia. Giuseppe si rende conto che non pu\u00f2 rimanere da solo a lavorare tanta terra.<br \/>\nIl figlio pi\u00f9 grande va in cerca di un terreno da lavorare come mezzadro e lo trova a Santa Lucia, frazione di Morrovalle. \u00c8 il mille novecento quaranta, quando un uomo grida da piazza Venezia in Roma \u201cChe l\u2019ora delle decisioni irrevocabili batte sui cieli della nostra patria\u201d. Era la dichiarazione di guerra. Luigi vi partecipa come soldato, prima sul fronte greco \u2013 albanese, poi in Africa Settentrionale, di nuovo in Italia, quando l\u2019armistizio dell\u20198 settembre 1943 lo coglie a Cisternino, in provincia di Brindisi. Entra nel Corpo Italiano di Liberazione e risale la penisola combattendo contro i tedeschi. Da militare ritorna a casa con una cronica asma bronchiale che lo accompagner\u00e0 per tutta la vita. L\u2019aveva contratta sul monte Tomorr, sul fronte Greco \u2013 Albanese.<\/p>\n<figure id=\"attachment_9016\" aria-describedby=\"caption-attachment-9016\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/san-claudio1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-9016\" src=\"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/san-claudio1-300x202.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"202\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/san-claudio1-300x202.jpg 300w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/san-claudio1-1024x690.jpg 1024w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/san-claudio1-768x517.jpg 768w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/san-claudio1-1536x1035.jpg 1536w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/san-claudio1-110x75.jpg 110w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/san-claudio1.jpg 1997w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-9016\" class=\"wp-caption-text\">San Claudio, casa di mio nonno paterno, la ferrovia in basso (Foto R. Giustozzi)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Passata la bufera, Luigi torna nella sua nuova casa di Santa Lucia, dove vivono il pap\u00e0 Giuseppe, la mamma Teresa, il fratello pi\u00f9 grande Alberto con moglie e figlia piccola, due sorelle, le altre tre si sono gi\u00e0 maritate. Trova una ragazza. I due si sposano e hanno due figli, il primo nato nel mille novecento quarantanove, il secondo nel mille novecento cinquantadue. Alberto e Luigi, due fratelli, sposati a due sorelle vivono assieme, sotto lo stesso tetto, per circa quarant\u2019anni. Condividono assieme gioie e dolori, nella serenit\u00e0 del lavoro e del timor di Dio. Sono persone semplici. Non nutrono nessuna invidia verso nessuno. Si accontentano di quello che hanno e se possono lo condividono anche con altri. Sono padri e mariti esemplari, stimati dai vicini di casa. Il pap\u00e0 Giuseppe, grande invalido, muore negli anni della Asiatica. Si sposano anche le altre due sorelle. Le due famiglie si assottigliano ancora quando l\u2019unica figlia di Alberto si sposa anche lei. I due ragazzi crescono anche loro. Trovano nel pap\u00e0 e nella mamma ma anche nella zia e nello zio, nonch\u00e9 nella anziana nonna paterna, tanto affetto e sostegno.<br \/>\nIl pap\u00e0 Luigi \u00e8 tenero e affettuoso verso i due figli, non meno della mamma. D\u2019estate, dopo il pranzo di mezzogiorno, si butta sul letto per riposare. Dorme alla supina. Prende i due bambini sulle proprie braccia stese, uno da una parte, l\u2019altro dall\u2019altra. Nonostante siano passati tanti anni e i due ragazzi siano diventati grandi, sposati, con figli, uno con nipoti, ricordano ancora questo gesto carico di affetto. Il pi\u00f9 grande dei due fratelli, rimaneva sempre con un groppo alla gola ogni volta che vedeva suo pap\u00e0 prendere la bicicletta per recarsi nel vicino paese per andare, cos\u00ec come lui diceva, all\u2019udienza dal fattore. Era una vecchia Legnano con i freni a bacchetta.<br \/>\nEra gi\u00e0 buio quando il pap\u00e0 partiva da casa. Al pi\u00f9 grande era rimasto il ricordo di quando, piccolino, a notte inoltrata, aveva visto arrivare la mamma dentro una macchina. Aveva avuto un incidente, ad un incrocio, mentre ritornava dalla visita alla nonna materna. Ogni volta che lo vedeva partire, temeva sempre che gli capitasse qualcosa di simile. Il paese non era lontano, ma d\u2019inverno sembrava ancora pi\u00f9 distante. Macchine non ne passavano poi tante, ma la paura rimaneva. Si preoccupava di controllare i freni, se funzionavano la luce ed i catarifrangenti posti sulle pedivelle.<br \/>\nLuigi \u00e8 mio pap\u00e0, l\u2019ho perso nel 1988, quando ero ancora in Brianza. Mi accompagna sempre un grande dolore nella mia vita. Sono stato sempre fuori casa dalla fine della Scuola Elementare in poi. Nonostante questo per\u00f2, mio pap\u00e0 mi ha sempre incoraggiato a studiare e a seguire la mia strada. Eravamo anche su un piano di complicit\u00e0. Avevamo dei segreti condivisi. La casa di Santa Lucia \u00e8 stata per me sempre la casa dei ritorni. Ho imparato a memoria la poesia, che ripeto sempre a me stesso, per esercitare la memoria: \u201cPiazza Navona\u2026 Ma ai morti non \u00e8 dato di tornare, \/ e non c\u2019\u00e8 tempo nemmeno per la madre \/ quando chiama la strada, \/ e ripartivo, chiuso nella notte \/ come uno che tema all\u2019alba di restare\u2026\u201d (Salvatore Quasimodo, I ritorni).<br \/>\nMio pap\u00e0 era \u201cL\u2019uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un sostegno e una guida nei momenti di difficolt\u00e0\u201d ( Papa Francesco, Lettera Apostolica Patris Corde, Roma, 8 dicembre 2020). Leggendo tutta la lettera di Papa Francesco, dedicata alla figura di San Giuseppe, pap\u00e0 di Ges\u00f9, ho trovato tanti tratti comuni a quelli di mio pap\u00e0 e di tutti qui padri che stanno apparentemente nascosti o in seconda linea, ma proprio per questo hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza\u201d. Sono padri della tenerezza, dell\u2019obbedienza, dell\u2019accoglienza, del coraggio creativo.<br \/>\n\u00c8 una piccola storia minima, quella che ho raccontato, ma proprio perch\u00e9 minima vera e comune a tante altre. La Storia \u00e8 fatta dalla somma di tante piccole storie.<br \/>\nNel testo ho parlato di mio pap\u00e0, di mia mamma, di mio fratello Gabriele che abita e vive a Morrovalle, di mio zio Alberto, di mia zia Nerina, sorella di mia mamma Amalia, di mia cugina Gabriella, di mio nonno Giuseppe e di mia nonna Teresa. Mia mamma, persa nel 2017, l\u2019ho ricordata nell\u2019articolo la casa di mio nonno (La Voce delle Marche, 26 ottobre 2017). Mia nonna Teresa, la nonna paterna l\u2019ho persa nel settembre del 1975, un mese prima della mia laurea.<br \/>\nQuando presi, nel primo pomeriggio, la corriera di Perogio che disimpegnava il servizio Civitanova &#8211; Montecosaro \u2013 Morrovalle \u2013 Macerata, dissi a mio pap\u00e0 che andavo a discutere la tesi, mi rispose con un \u201cTi possa andar bene, figlio mio\u201d. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel racconto del figlio Raimondo l&#8217;amore per un uomo esemplare che in silenzio e nella preghiera rappresenta il faro della famiglia. Era scoppiato in modo del tutto imprevisto l\u2019immane primo conflitto mondiale. 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