{"id":8954,"date":"2021-03-03T10:35:53","date_gmt":"2021-03-03T09:35:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=8954"},"modified":"2021-03-02T12:00:49","modified_gmt":"2021-03-02T11:00:49","slug":"mossi-dalla-speranza-la-strenna-2021-dei-salesiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2021\/03\/mossi-dalla-speranza-la-strenna-2021-dei-salesiani\/","title":{"rendered":"&#8220;Mossi dalla speranza&#8221;, la Strenna 2021 dei Salesiani"},"content":{"rendered":"<h2>Incontri on-line sul tema della fragilit\u00e0 e sulla necessit\u00e0 di riconoscersi nel dolore dell&#8217;altro. Gioia e perseveranza come antidoti alla disperazione di questo tempo presente.<\/h2>\n<p>&#8220;Mossi dalla speranza: &#8216;Ecco io faccio nuove tutte le cose&#8221;.<\/p>\n<p>Il titolo dell\u2019articolo \u00e8 lo stesso della strenna 2021, donata a tutta la Famiglia Salesiana dal Rettor Maggiore don Angel Fern\u00e1ndez Artime, decimo successore di San Giovanni Bosco, alla guida della Congregazione Salesiana. Impossibilitati ad incontri in presenza, si ricorre alle video conferenze on line, come \u00e8 stato organizzato dai Salesiani di Terni, che hanno messo su YouTube l\u2019incontro con don Francesco Marcoccio, vicario dell\u2019ispettore dell\u2019Italia Centrale e delegato della Famiglia Salesiana.<br \/>\nVero globetrotter don Francesco. Sabato 30 gennaio alle 19,30 era a Civitanova Marche, nella chiesa di Maria Ausiliatrice, per la concelebrazione con tutti i sacerdoti della casa salesiana, con la presenza dei Salesiani Cooperatori, degli Ex Allievi don Bosco, dell\u2019A.D.M.A. (Associazione Devoti di Maria Ausiliatrice), per il rinnovo delle loro promesse.<br \/>\nDomenica 31 gennaio era a Roma, ospite della trasmissione televisiva \u201cA Sua Immagine\u201d, assieme a Flavio Insinna, il don Bosco del film dedicato al santo torinese.<br \/>\nBello il video ad introduzione della strenna, messo su YouTube dai Salesiani di Terni. Oggi viviamo tutti come dentro una bolla. Il villaggio globale non esiste pi\u00f9, ma tanti piccoli villaggi, ognuno con le proprie difficolt\u00e0, acuite dalla pandemia in atto. Noi siamo stati voluti da Dio che \u00e8 la nostra speranza. Dobbiamo essere la mano capace di trasformare ogni cosa. L\u2019individualismo va trasformato in solidariet\u00e0 operosa. Tanti sono i nuovi poveri. Hanno fame di pane ma anche di cultura, di integrazione e di inclusione.<br \/>\nDobbiamo essere capaci di trasformare l\u2019isolamento in opportunit\u00e0. Dalla divisione all\u2019unit\u00e0, dal pessimismo alla fiducia e alla speranza. Dal vuoto all\u2019orizzonte della trascendenza. Dobbiamo essere in grado di raccontarlo al mondo. Dio ci parla attraverso persone di primavera. Anche don Bosco speriment\u00f2 nella propria vita, tragedie e dolori, ma seppe sempre guardare oltre.<br \/>\nIn questo tempo di pandemia stiamo imparando che nessuno si salva da solo. Dio ci ama profondamente. Un mondo senza Dio \u00e8 un mondo privo di speranza. Questa si alimenta con la preghiera. Se nella doppia crisi pi\u00f9 grande, che stiamo attraversando, quella sanitaria ed economica, abbiamo perso tante false sicurezze del passato, dobbiamo essere capaci di creare unit\u00e0. Solo le persone care, che non sono pi\u00f9 con noi, perch\u00e9 vittime del Covid 19, devono essere il nostro punto di riferimento.<br \/>\n\u00c8 per loro che dobbiamo illuminare insieme il mondo, quello in cui viviamo. Ci sono immagini dell\u2019anno appena trascorso che rimarranno per sempre nella memoria di tutti. I camion militari a Bergamo trasportano le bare fuori citt\u00e0. Papa Francesco prega da solo davanti al crocefisso ligneo in una Roma sferzata dalla pioggia. L\u2019infermiera cade dal sonno sulla tastiera del computer, dopo il proprio turno di lavoro nelle corsie dell\u2019ospedale.<br \/>\nSono cinque i paragrafi della strenna: la spiegazione del versetto biblico (Apocalisse 21,5), il magistero di Papa Francesco sulla pandemia (Fratelli Tutti, vv. 32 \u2013 36), saper dimorare le domande, l\u2019identit\u00e0 della speranza, impegnarsi a rinnovare ogni cosa. Tutto l\u2019Apocalisse va diviso in due parti. Nella prima parte, l\u2019Epifania del Cristo Pasquale rimanda ai messaggi rivolti alle sette chiese dell\u2019Asia minore perseguitate perch\u00e9 seguono Cristo.<br \/>\nNella seconda parte, la rivelazione dell\u2019Agnello, l\u2019intervento medicinale e giudiziale di Dio vengono spiegati con l\u2019apertura dei sigilli, il significato del Rotolo e dell\u2019Agnello, i flagelli contro l\u2019idolatria e la morte della Bestia idolatra. Il numero che ritorna continuamente \u00e8 il sette, per indicare la perfezione, sette chiese, sette sigilli, sette trombe, sette angeli, sette segni. Al termine di tutto viene il versetto \u201cEcco, Io faccio nuove tutte le cose\u201d. Dio e Cristo vincono le forze del male. I Cristiani dell\u2019Asia Minore, perseguitati, si chiedevano: Ma dove \u00e8 Cristo? Fino a quando ci sar\u00e0 tutto questo?<br \/>\nLa pandemia del Covid 19, dice Papa Francesco, ci ha dato la consapevolezza di essere una comunit\u00e0 mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti. La tempesta sta smascherando la nostra vulnerabilit\u00e0. \u00c8 difficile pensare che questo disastro mondiale non sia in rapporto con il nostro modo di porci rispetto alla realt\u00e0, pretendendo di essere padroni assoluti della propria vita e di tutto ci\u00f2 che esiste. Non voglio dire, che si tratti di un castigo divino ma \u00e8 anche vero che \u00e8 la realt\u00e0 stessa che geme e si ribella (Laudato Si\u2019). Passata la tempesta sanitaria, il rischio peggiore sarebbe quello di cadere in un febbrile consumismo e in nuove forme di auto \u2013 protezione egoistica. Dobbiamo scoprire una passione condivisa per una comunit\u00e0 di appartenenza e di solidariet\u00e0. Il \u201cSi salvi chi pu\u00f2\u201d sar\u00e0 peggio della pandemia.<br \/>\nForse \u00e8 opportuno e doveroso dimorare nelle domande fondamentali della nostra vita, cos\u00ec da uscirne pi\u00f9 sapienti e ricchi di umanit\u00e0.<br \/>\nLa sospensione del tempo, causata dalla pandemia, ha determinato maggiori possibilit\u00e0 di sviluppare riflessioni approfondite, ci ha reso insomma pi\u00f9 spirituali nel senso laico del termine. Cosa significa questa nuova normalit\u00e0? Cosa ne rimarr\u00e0? Ci sar\u00e0 una corsa folle per recuperare il tempo perduto? Sar\u00e0 solo un brutto incubo? Chi vogliamo essere di fronte a questa realt\u00e0 che siamo chiamati a vivere? Perderemmo una grande opportunit\u00e0 se non facessimo tesoro di ci\u00f2 che stiamo vivendo, dolore incluso.<br \/>\nPu\u00f2 essere molto opportuno chiedersi quale deve essere il modo migliore di affrontare il dopo pandemia, e magari scoprire il valore della speranza in un momento in cui la maggior parte delle persone sperimenta la paura o non vede l\u2019ora che arrivi il momento per dimenticare ci\u00f2 che \u00e8 successo durante questo anno di tribolazione.<br \/>\nNon possiamo dimenticare quello che \u00e8 successo, i quasi due milioni di vittime a tutt\u2019oggi, le persone che hanno lavorato in prima linea. Sarebbe la cosa peggiore che potremo fare. Ma di quale speranza parliamo. Cosa ci chiede il Signore e che cosa ci offre? Occorre saper stare nelle domande senza avere fretta di dare le risposte.<br \/>\nIl termine ebraico per indicare la speranza \u00e8 tiqw\u00e0h, la corda rosso scarlatto, che ci viene lanciata dall\u2019alto. Gli ebrei usano termini concreti, non astratti come i greci. La speranza \u00e8 un qualcosa che si muove. Fonda le sue radici nella fede, fondamento di ci\u00f2 che si spera e prova di ci\u00f2 che non si vede. La speranza procede senza vedere, va avanti senza sapere che cosa trover\u00e0 davvero. \u201cLa speranza vede quel che non \u00e8 ancora e che sar\u00e0. Ama quel che non \u00e8 ancora e che sar\u00e0. Non va da sola. Per sperare, bimba mia, bisogna essere molto felici. Delle tre virt\u00f9 teologali \u00e8 forse quella pi\u00f9 gradita a Dio\u201d (Charles P\u00e9guy, Il portico del mistero della seconda virt\u00f9).<br \/>\nCompito del cristiano \u00e8 impegnarsi a rinnovare ogni cosa e perseverare. Tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio. Se amiamo Dio, anche la pandemia che stiamo affrontando, pu\u00f2 diventare un\u2019occasione per diventare migliori. Si deve solo sperare che il confinamento ci aiuti ad aprirci. Fede e speranza devono procedere insieme.<br \/>\nLa preghiera \u00e8 scuola di speranza. Il rinnovamento di ogni cosa deve avvenire, anche attraverso questo periodo di difficolt\u00e0 e di smarrimento, con un deciso ritorno ai poveri e agli esclusi, riconoscersi nel dolore dell\u2019altro e credere nel progetto del Vangelo. \u2022<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1>Il colera morbus non risparmiava nessuno<\/h1>\n<p><em>L&#8217;estate del 1854 port\u00f2 una notizia paurosa: il colera. L\u2019epidemia, che ad intervalli regolari visitava paesi e citt\u00e0, invest\u00ec dapprima la Liguria, facendo 3000 vittime, il 30- 31 luglio si ebbero i primi casi nella citt\u00e0 di Torino. Anche la famiglia reale, presa dalla paura, sloggi\u00f2 dalla citt\u00e0 e si rifugi\u00f2 nella residenza di Castelletto. Le manifestazioni della malattia erano quelle classiche: vomito e diarrea, disidratazione, sete, violenti crampi muscolari. La morte portava via il 50% dei colpiti, in quanto non era stato trovato nessun antidoto al male causato dalle cattive condizioni igieniche. <\/em><br \/>\n<em>La zona di Torino pi\u00f9 colpita fu la zona pi\u00f9 inquinata e sporca: Borgo Dora, confinante proprio con l\u2019Oratorio di Valdocco. In un mese si registrarono cinquecento morti. Don Bosco prese subito le misure del caso. Vennero anticipati gli esami e prima che finisse luglio, tutte le scuole vennero chiuse. I ragazzi, quelli che volevano, potevano ritornare nelle proprie famiglie. Don Bosco, assieme ad altri sacerdoti, si diede da fare per prestare la propria opera in difesa degli ammalati. <\/em><br \/>\n<em>Quattordici giovani dell\u2019oratorio, facendo appello ai pi\u00f9 nobili sentimenti, si misero a disposizione per soccorrere chi era nel bisogno. <\/em><br \/>\n<em>Dopo qualche giorno si aggiunsero altri trenta giovani. Furono giornate di caldo torrido, con tanta fatica, puzza nauseabonda e pericoli. Giovan Battista Francesia, giovane e piccolo chierico faceva da spola tra Valdocco e il Lazzaretto dove venivano portati gli appestati. Anche sua mamma contrasse il colera ma guar\u00ec e rimase in vita altri ventuno anni. <\/em><br \/>\n<em>Tra i 44 volontari dell\u2019Oratorio, nessuno fu toccato dal colera. <\/em><br \/>\n<em>Un risultato ai limiti del prodigioso. Ma don Bosco non rimase ad aspettare le benemerenze. Un nuovo dramma colpiva la citt\u00e0: gli orfani. Un centinaio erano ammassati nel \u201cdeposito\u201d di San Domenico. Ne prelev\u00f2 venti e li port\u00f2 all\u2019Oratorio. La Provvidenza l\u2019avrebbe aiutato anche di fronte a questa nuova emergenza. \u2022<\/em><br \/>\n(Teresio Bosco, Don Bosco Storia di un prete, Leumann Editrice, Torino 1987)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Incontri on-line sul tema della fragilit\u00e0 e sulla necessit\u00e0 di riconoscersi nel dolore dell&#8217;altro. 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