{"id":8896,"date":"2020-12-27T15:00:27","date_gmt":"2020-12-27T14:00:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=8896"},"modified":"2020-12-23T14:38:36","modified_gmt":"2020-12-23T13:38:36","slug":"il-natale-nella-poesia-e-nei-canti-religiosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2020\/12\/il-natale-nella-poesia-e-nei-canti-religiosi\/","title":{"rendered":"Il Natale nella poesia e nei canti religiosi"},"content":{"rendered":"<p>Alla scoperta dei versi di Tontodonati e Guido Gozzano sulla nascita di Ges\u00f9.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 persona della mia generazione che non conosca o non sappia a memoria la poesia di Guido Gozzano, la Notte Santa: \u201cConsolati, Maria, del tuo pellegrinare! \/ Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei. \/ Presso quell\u2019osteria potremo riposare, \/ ch\u00e9 troppo stanco sono e troppa stanca sei. \/\/ Il campanile scocca \/ lentamente le sei\u2026\u201d. Poi, il canto finale: \u201c \u00c8 nato il Sovrano Bambino. \/ La notte, che gi\u00e0 fu s\u00ec buia, \/ risplende d&#8217;un astro divino. \/ Ors\u00f9, cornamuse, pi\u00f9 gaie \/ suonate; squillate, campane! \/ Venite, pastori e massaie, \/ o genti vicine e lontane!\u201d (Guido Gozzano, La Notte Santa).<br \/>\nGiuseppe Tontodonati (Scafa 1917 \u2013 Bologna 1989), agli esordi della propria produzione poetica, in una poesia in lingua italiana sviluppa lo stesso contenuto. Il testo \u00e8 diviso in quattro parti: Annunciazione, Betlemme, Mezzanotte e Preghiera. La seconda parte, la pi\u00f9 lunga, di undici strofe, si avvicina molto al testo di Guido Gozzano ma con una musicalit\u00e0 diversa e con la rima baciata: \u201cFa freddo fuori e Giuseppe e Maria, \/ vanno cercando alloggio in ogni via, \/ ma tutti gli rispondon desolati: \/ abbiamo pellegrini gi\u00e0 alloggiati; \/\/ A Betlemme c\u2019\u00e8 folla questa sera \/ ed ogni casa ha gente forestiera; \/ e se cercate in giro pure un miglio \/ non troverete un letto n\u00e9 un giaciglio\u201d (Giuseppe Tontodonati, La lieta Novella, pp. 28- 29, in Poesie inedite di Giuseppe Tontodonati, di Vittoriano Esposito, Collana di Studi Abruzzesi, Nuova serie 16, 1972).<br \/>\nAltri versi della poesia: \u201cGiuseppe, che confida nel Signore, \/ va oltre, bussa e chiede con amore: \/ buon oste, la mia sposa, poverina, \/ da molti giorni gi\u00e0 con me cammina; \/\/ Ora \u00e8 stanca e vorrebbe riposare, \/ poco dopo un frugale desinare; \/ dateci alloggio sotto il vostro tetto, \/ sarete dal Signore benedetto. \/\/ Rispose l\u2019oste: qui pi\u00f9 nulla avanza, \/ ho gente dappertutto, in ogni stanza; \/ e gi\u00e0 \u00e8 piena tutta la locanda\u201d (Ibidem).<br \/>\nGiuseppe e Maria cercano invano un alloggio dove poter riposare. Scende ormai la sera ma non disperano: \u201cE innalzano al Signore una preghiera, \/ mentre col manto li copria la sera. \/ La notte s\u2019addensava cupa e greve, \/ e qualche fiocco discendea di neve\u201d. Si inoltrano nella campagna e trovano una stalla di pastori. Decidono di fermarsi: \u201cStaremo nell\u2019alloggio poverello \/ in compagnia d\u2019un bue e un asinello, \/ ma \u00e8 meglio che sostare in sulla via \/ per questa notte, o Verginella mia!\u201d. Arriva la mezzanotte e i versi di Gozzano, \u201c\u00c8 nato, \u00e8 nato il sovrano Bambino. \/ La notte, che gi\u00e0 fu s\u00ec buia, \/ risplende d\u2019un astro divino\u201d, diventano nella poesia di Tontodonati: \u201cS\u2019illumina la grotta \/ di vivido splendore, \/ \u00e8 nato il Redentore: alleluia, alleluia!\u201d.<br \/>\nViviamo nella precariet\u00e0 pi\u00f9 assoluta, causa la pandemia in atto. Il Natale di questo anno sar\u00e0 diverso dagli altri anni. \u00c8 umanamente impossibile far festa con i tanti, troppi morti, caduti nella case di riposo e negli ospedali. Dobbiamo forse ritornare all\u2019essenzialit\u00e0 delle cose. La poesia, unita alla preghiera, ci deve essere di aiuto. Il Natale veniva anche negli anni di guerra. Nel 1916 Giuseppe Ungaretti si trova a Napoli in casa di amici, lontano dalla trincea, in un periodo di licenza militare. Scrive una poesia disadorna, priva di punteggiatura ma superba nel contenuto: \u201cNon ho voglia \/ di tuffarmi \/ in un gomitolo \/ di strade \/\/ Ho tanta \/ stanchezza \/ sulle spalle \/\/ Lasciatemi cos\u00ec \/ come una \/ cosa \/ posata \/ in un \/ angolo \/ e dimenticata \/\/ Qui \/ non si sente \/ altro \/ che il caldo buono \/\/ Sto \/ con le quattro \/ capriole \/ di fumo \/ del focolare\u201d (Giuseppe Ungaretti, Vita d\u2019un uomo. Tutte le poesie, Mondadori, 2009). Il gomitolo di strade richiama i cunicoli delle trincee.<br \/>\n\u201cSi vegliava sui monti. Erano pochi \/ pastori che vegliavano sui monti \/ di Giuda. Quasi spenti erano i fuochi\u201d. Sono i primi tre versi della poesia \u201cIn Oriente\u201d, un poemetto di quattro stanze con terzine dantesche e versi endecasillabi. Tra le poesie scritte da Giovanni Pascoli, forse \u00e8 la pi\u00f9 bella. Non spaventi la lunghezza. Tutto il poemetto si potrebbe dividere in tre parti o tempi e un brevissimo epilogo di un solo verso. Nella prima parte i pastori con i loro canti raccontano la fatica di vivere e l\u2019angoscia di dover morire. Due pastori prestano le proprie voci anche agli altri: Maath e Add\u00ec.<br \/>\nIl primo esprime la pena di un vivere che sembra senza scopo: \u201cO Dio, noi siamo come questa greggia \/ che va e va, n\u00e9 posso dir che arrivi, \/ nemmen se giunga al pozzo della reggia\u201d. Il canto di Add\u00ec \u00e8 dominato dal pensiero della morte: \u201cTu, sola tu vivi, \/ o greggia, che non mai dalle tue strade \/ vedi la Morte ferma l\u00e0 nei trivi. \/\/ Vedo qualche smarrito astro che cade: \/ muore anche l\u2019astro. Ma tu, pago il cuore, \/ stai ruminando sotto le rugiade\u201d. Il riferimento al \u201cCanto Notturno di un pastore errante nell\u2019Asia\u201d di Giacomo Leopardi \u00e8 molto forte.<br \/>\nNella seconda parte del poemetto, l\u2019annuncio dell\u2019angelo sembra appagare l\u2019ansia dei cuori: \u201cE un canto invase allora i cieli: Pace \/ sopra la terra! \/ E i fuochi quasi spenti \/ arsero, e desta scintill\u00f2 la brace\u201d. Il cuore sobbalza di gioia. Tutti i pastori muovono verso Betlemme per vedere \u201cil Grande che non muore\u201d. Trovano il Bambino Ges\u00f9. \u201cEsso giacea nel fieno \/ del presepe, e sua madre, una straniera, \/ sopra la paglia \/ \u2026 Nella capanna povera le sue \/ lacrime sorridea sopra il suo nato, \/ su cui fiatava un asino ed un bue\u201d (Giovanni Pascoli, In Oriente, Poemi conviviali).<br \/>\nNella terza parte il dubbio risorge di fronte a quel Dio che morir\u00e0. La ragione respinge la fede. Il dramma si ricompone nell\u2019ultimo verso che \u00e8 l\u2019epilogo di tutto il poemetto. Sono le ragioni del cuore a prevalere: \u201cNoi cercavamo Quei che vive\u2026 &#8211; entrato \/ disse Maath. Ed ella con un pio \/ dubbio: il mio Figlio vive per quel fiato \/ Quei che non muore\u2026 &#8211; Ed ella: il figlio mio \/ morr\u00e0 (disse, e piangeva su l\u2019agnello \/ suo tremebondo) in una croce\u2026 &#8211; Dio \/\/ Rispose all\u2019uomo l\u2019Universo: \u00c8 quello!\u201d. La voce dell\u2019universo, solenne e autorevole sembra concludere il dramma alla luce della fede, ma in realt\u00e0 non elimina le cause profonde di un\u2019alternativa sempre aperta. Nascita, morte e risurrezione sono unite. In un verso \u00e8 raccolta tutta la storia della salvezza.<br \/>\n\u201cMaranath\u00e0, Maranath\u00e0, \/ vieni, vieni Signore Ges\u00f9. \/\/ Il mondo attende la luce del tuo volto, \/ le sue strade con solo oscurit\u00e0; \/ rischiara i cuori di chi ti cerca, \/ di chi \u00e8 in cammino incontro a te. \/\/ Maranath\u00e0, Maranath\u00e0, \/ vieni, vieni Signore Ges\u00f9 \/\/ Vieni per l&#8217;uomo \/ che cerca la sua strada, \/ per chi soffre, per chi non ama pi\u00f9, \/ per chi non spera, \/ per chi \u00e8 perduto e trova il buio \/ attorno a s\u00e9. \/\/ Maranath\u00e0, Maranath\u00e0, \/ vieni, vieni Signore Ges\u00f9 \/\/ Tu ti sei fatto compagno nel cammino, \/ ci conduci nel buio insieme a te, \/ tu pellegrino sei per amore, \/ mentre cammini accanto a noi. \/\/ Maranath\u00e0, Maranath\u00e0, \/ vieni, vieni Signore Ges\u00f9\u201d (Marco Frisina). \u00c8 un canto che ci sta accompagnando in queste domeniche di Avvento durante le celebrazioni. \u2022<\/p>\n<p><em>Il poeta Giuseppe Tontodonati: Nasce a Scafa \u2013 San Valentino (PE), il due febbraio 1917. Allo scoppio della seconda guerra mondiale parte per il fronte greco \u2013 albanese. Dopo l\u2019armistizio (8 settembre 1943) \u00e8 deportato in Germania. Ritorna a Pescara nel 1945. Nel 1959 si trasferisce per motivi di lavoro a Bologna, dove vive assieme alla propria famiglia fino alla morte (6 gennaio 1989). A Bologna fonda il Centro Internazionale delle Arti (CIDA), uno dei poli culturali pi\u00f9 attivi della citt\u00e0 dal 1973 al 1985. Pubblica nell\u2019ordine: Storie Paesane, 1968, Dommus\u00e9, 1974, Le Scafe, 1976, Canzoni Abruzzesi, 1979, Storie Paesane, 1979, Terra lundane, 1980, Rapsodia \u2013 il Guerriero di Capestrano, 1982, Sa\u2019 Mmaldine, 1983. Altre notizie nel sito <a href=\"http:\/\/www.giuseppetontodonati.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.giuseppetontodonati.it<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla scoperta dei versi di Tontodonati e Guido Gozzano sulla nascita di Ges\u00f9. 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