{"id":8893,"date":"2020-12-27T14:29:58","date_gmt":"2020-12-27T13:29:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=8893"},"modified":"2024-11-06T17:25:36","modified_gmt":"2024-11-06T16:25:36","slug":"don-ettore-colombo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2020\/12\/don-ettore-colombo\/","title":{"rendered":"Don Ettore Colombo"},"content":{"rendered":"<h2>Un contemplativo nel cuore di Fermo<\/h2>\n<p>Cento anni fa nasceva a Castellanza don Ettore Attilio Colombo. Un lombardo incardinato nell\u2019arcidiocesi fermana.<br \/>\nAl di l\u00e0 dell\u2019amore con cui si voglia accostare la sua figura, bisogna partire dalla complessit\u00e0 della sua esperienza e del suo vissuto.<br \/>\nGiovanissimo venne a ricoprire l\u2019incarico di Segretario del Vescovo Norberto Perini, anch\u2019egli lombardo e ricordava spesso gli anni della formazione seminaristica a Venegono, nel Seminario sorto per impulso del Card. Ildefonso Schuster. Il Seminario inizi\u00f2 a funzionare dal 1935, quando don Ettore aveva 15 anni. Di questo periodo egli ricordava non solo gli studi seri e faticosi, ma anche alcuni studenti con alcuni dei quali mantenne rapporti epistolari negli anni successivi. Il ricordo pi\u00f9 commovente si soffermava per\u00f2 sul Cardinal Schuster, per il quale aveva sempre parole non solo di stima intellettuale, ma anche di affetto e quasi di venerazione, quelle cio\u00e8 per un uomo di Chiesa che sar\u00e0 fondamentale nella formazione del giovane seminarista e poi del suo apostolato fermano.<br \/>\nSchuster, monaco benedettino, \u00e8 stato un importante studioso della Liturgia, dell\u2019arte sacra, della storia monastica, tutte caratteristiche che in qualche modo hanno influito anche su don Ettore, sempre attento alle celebrazioni, sensibile alle arti, orientato all\u2019esperienza contemplativa.<br \/>\nE che fosse in qualche modo interessato ad ogni espressione artistica, anche contemporanea, \u00e8 testimoniato per esempio da un biglietto di auguri per il Natale 1993 inviato ad un amico pittore di Porto San Giorgio, nel quale scrive:<br \/>\n\u00abIl Signore faccia risplendere il \u201cSuo\u201d volto su di te, Fausto, e ti dia pace e bene, nella salvezza, offerta a tutti gli uomini di buona volont\u00e0;<br \/>\npossa tu essere ostensorio di s\u00ec stupenda presenza luminosa (Dio \u00e8 luce, dice Giovanni) per farla traslucere, anche attraverso la tua capacit\u00e0 artistica, attorno a te, perch\u00e9 gli uomini trovino l\u2019orientamento che a Dio conduce; \u00e8 l\u2019augurio che ti pu\u00f2, e si deve fare, a un pittore, ad un artista a cui Dio ha donato stupende capacit\u00e0 perch\u00e9 possano essere profeti tra gli uomini-animali Buon Natale<br \/>\ncon stima don Ettore<br \/>\nRicordami ai tuoi cari per i quali i miei vivissimi auguri\u00bb<\/p>\n<p>Ci si chiede quanto per esempio, soprattutto col Concilio Vaticano II, l\u2019esperienza sacerdotale di don Ettore abbia attinto a quella di Schuster che aveva partecipato al Movimento liturgico in cui inizia a farsi strada una diversa Ecclesiologia pi\u00f9 attenta al coinvolgimento del popolo, dentro una concezione di Chiesa quale Corpo Mistico di Cristo. Lo stesso, poi, che aveva tradotto parti del Messale e invitato i parroci a favorire la migliore e consapevole comprensione della liturgia da parte del popolo, in modo che fosse momento cardine di una spiritualit\u00e0 vissuta collettivamente. Mi chiedo a questo proposito se sia casuale che nelle messe celebrate da don Ettore la Comunione avvenisse in entrambe le specie-<br \/>\nQuanto al suo interesse specifico per gli studi liturgici di Schuster, ricordo che nella sua biblioteca, ricca di testi studiati e compulsati sopra la scrivania che era stata dell\u2019arcivescovo Carlo Castelli, figurassero alcuni volumi del Liber sacramentorum (Note storiche e liturgiche sul messale romano).<br \/>\nLa propria origine lombarda non venne mai dimenticata da don Ettore che sempre si \u00e8 sentito (e a volte ironicamente si definiva) ambrosiano. D\u2019altra parte anche il suo modo di curare gli abiti, il suo comportamento austero, apparentemente distaccato ma in realt\u00e0 sobrio e compartecipe dell\u2019altro che arrivava a scrutare negli occhi, il parlare pacato, misurato nelle parole e nei toni, il sorriso a volte venato di sottile ironia, tutto rifletteva un modo tipicamente lombardo a cui gli anni di Seminario avevano dato struttura e senso. Tanto era affezionato a questa origine che negli anni fermani continuava a seguire le vicende della Diocesi milanese non solo attraverso le cronache dei quotidiani, soprattutto Avvenire, ma facendosi spedire il relativo Annuario.<br \/>\nSempre in lui \u00e8 rimasto un certo rammarico di non essere stato destinato a ricoprire a Milano un ruolo pensato per lui da Montini per l\u2019intervento (lui raccontava) dello stesso Arcivescovo di Fermo che lo volle tenere accanto a s\u00e9 come collaboratore. Mi raccont\u00f2 che Perini, vistolo deluso per il mancato trasferimento, gli aveva detto pi\u00f9 o meno: \u201c\u2026 ma dove vuoi andare, non lo sai che ti voglio bene? \u2026\u201d<br \/>\nMa poi sempre erano presenti nei suoi discorsi altre figure milanesi come Sant\u2019Ambrogio e San Carlo Borromeo.<\/p>\n<hr \/>\n<p>Don Ettore, per\u00f2, ha interpretato per tutta la vita il ruolo di sacerdote ubbidiente al proprio Vescovo, non solo a mons. Perini, integrandosi compiutamente e sino alla fine nella Chiesa fermana come parte della Chiesa universale.<br \/>\nNe sono riprova i tanti incarichi, importanti ed impegnativi, ricoperti nel corso della sua attivit\u00e0 a Fermo:<br \/>\nSegretario del Vescovo, col quale aveva intessuto un rapporto di amicizia filiale che resisteva al carattere forse un po\u2019 burbero del superiore; insegnante di Religione nelle scuole fermane; Parroco di San Michele Arcangelo; membro del Consiglio presbiterale.<br \/>\n\u00c8 stato inoltre Assistente ecclesiastico degli Scout, su cui amava diffondersi non solo quale importante esperienza educativa dei pi\u00f9 piccoli (lupetti ed esploratori), ma riguardo i Rover, come tappa ultima e fondamentale di elevazione spirituale. Fu inoltre Assistente dell\u2019UNITALSI e, fondamentale proprio per la suo orientamento alla vita contemplativa, Vicario Moniale.<br \/>\nAd un diverso livello si pone poi l\u2019impegno nella direzione spirituale di giovani seminaristi. Ma anche di laici. Analoghi il metodo, i contenuti, l\u2019amore con cui don Ettore accoglieva, ascoltava, proponeva. Considero qui solo alcuni consigli tra quelli che veniva dispensando, pur nel rispetto dell\u2019intimit\u00e0 e dell\u2019unicit\u00e0 dell\u2019altro.<br \/>\nLa liturgia delle ore che va celebrata, non letta, ogni giorno; la lettura della S. Scrittura come Lectio divina, quindi anch\u2019essa intesa quale preghiera e contemplazione; il sacramento della riconciliazione, a cui dava importanza forse superiore ad altri sacramenti, in quanto segno dell\u2019amore del Padre (a questo proposito, mi regal\u00f2 L&#8217;abbraccio benedicente.<br \/>\nMeditazione sul ritorno del figlio prodigo di Henri J.M. Nouwen); lo studio come momento di crescita anche spirituale; la recita del Rosario; l\u2019adorazione silenziosa del Santissimo come momento di dialogo col Signore.<br \/>\nA proposito di quest\u2019ultima va detto come don Ettore le dedicasse almeno un\u2019ora al giorno, anche in inverno, quando, di pomeriggio, scendeva dalla canonica nella Collegiata di San Michele Arcangelo, e pur col freddo, riparato da una modesta mantellina nera sulle spalle, rimaneva inginocchiato per tutto il tempo. Col passare degli anni raccontava che questa pratica gli aveva provocato delle callosit\u00e0 sulle ginocchia di cui un medico s\u2019era meravigliato.<br \/>\nTutto questo ci fa capire perch\u00e9 venne chiamato per anni a ricoprire l\u2019incarico di Vicarius Monalium. In effetti per don Ettore la responsabilit\u00e0 di sovrintendere agli istituti religiosi di vita contemplativa coincideva con il suo stesso essere sacerdote fortemente spinto ad una particolare spiritualit\u00e0, alla quale chiamava anche i futuri preti e quanti, anche laici, si rivolgessero a lui per consigli.<br \/>\nRitengo che gli aspetti pubblici e privati in don Ettore trovassero una sintesi quasi perfetta, sintesi di tipo spirituale, in quanto ci\u00f2 che gli premeva era che tutti tendessero ad un rapporto speciale col Signore.<br \/>\nQuando offriva l\u2019esempio del Santo Curato d\u2019Ars, di Santa Teresa del Bambin Ges\u00f9, quando quasi commovendosi parlava di Montini e del suo testamento spirituale redatto in giovane et\u00e0 o delle sue preghiere a Maria, quando si soffermava sulla spiritualit\u00e0 dello Schuster monaco benedettino, oppure quando portava ad esempio comunit\u00e0 di vita monastica come quella dei Monaci dell\u2019Assunta incoronata di Monte Corona o gli Eremiti Camaldolesi di Pascelupo, o le Monache eremite di Mocaiana, sempre agiva con l\u2019intento di condurre chi lo ascoltava (che fosse chierico, semplice seminarista, o laico) ad un rapporto intimo col Signore.<br \/>\nDon Ettore amava ripetere che Egli ci ha pensati fin dalle origini, ci ha tenuti amorevolmente sulla Sua mano e che Dio \u00e8 essenzialmente Amore, ci vuole bene.<br \/>\nPenso che negli ultimi anni della sua vita egli abbia voluto vivere sempre pi\u00f9 intensamente questo rapporto intimo, lasciandosene prendere proprio nella preghiera e nell\u2019adorazione silenziosa di Ges\u00f9 nell\u2019Ostia consacrata, perch\u00e9 in essa tendeva ad una totalit\u00e0 che non separa materiale da spirituale, storico da ultraterreno. \u2022<\/p>\n<hr \/>\n<p>Qualcosa del genere ha scritto Thomas Merton, secondo cui la contemplazione<br \/>\n\u00abNon \u00e8 qualcosa di generico e di astratto, ma qualcosa che, al contrario, \u00e8 concreto, specifico ed \u201cesistenziale\u201d tanto quanto pu\u00f2 esserlo. \u00c8 il confronto dell\u2019uomo con il suo Dio, del figlio con il proprio Padre. \u00c8 il risveglio del Cristo dentro di noi, l\u2019instaurazione del regno di Dio nella nostra anima, il trionfo della verit\u00e0 e della libert\u00e0 divina nell\u2019\u201dio\u201d pi\u00f9 profondo in cui il Padre diventa una cosa con il Figlio nello Spirito che \u00e8 dato ai credenti. \u00bb<br \/>\n(La contemplazione cristiana, Qiqajon, 2001, pp. 60-61)<br \/>\nSarebbe interessante ed utile dedicarsi ad uno studio di questa figura straordinaria di prete ambrosiano in terra fermana, anche da un punto di vista storico. Un lavoro di questo tipo richiede la capacit\u00e0 di vedere la sua figura nella storia dell\u2019Arcidiocesi e della Chiesa dagli anni \u201950 al dopo Concilio. Purtroppo la maggior parte delle carte private di don Ettore o sono state da lui stesso distrutte, o don Ettore le ha inviate al Istituo Paolo VI di Brescia. \u00c8 anche probabile che parte della documentazione sia stata consegnata dopo la morte all\u2019Archivio Arcivescovile, ma \u00e8 certo che al momento non si dispone di molto materiale attraverso cui orientarci, anche perch\u00e9 don Ettore, pur essendo uomo di studio profondo, non sembra aver lasciato scritti particolari, salvo le poche omelie a suo tempo edite nell\u2019aureo volumetto Una lunga fedelt\u00e0, stampato da Grafiche Fioroni, nel 2008 a cura di un gruppo di amici.<br \/>\nNon \u00e8 facile neppure procurarsi copia di lettere e semplici biglietti che don Ettore era solito inviare ad amici, per esempio per le festivit\u00e0 di Natale e Pasqua.<br \/>\nAnche brevi ed occasionali documenti come questi possono informarci sulle qualit\u00e0, gli interessi, le peculiarit\u00e0 di questo sacerdote tutto orientato ad una spiritualit\u00e0 piuttosto radicale, caratteristica prevalente secondo me nella sua vita. A questo proposito va ricordato che uno dei suoi fari era Charles de Foucauld, ispiratore dei Piccoli fratelli del Sacro Cuore. Don Ettore in un certo momento della vita mi disse che aveva deciso di trasferirsi presso una delle loro comunit\u00e0, a Beni Abbes nel Sahara algerino, sconsigliato all\u2019ultimo momento per ragioni di salute dal suo medico.<br \/>\nSempre per\u00f2 nel corso degli anni riusciva a ritagliarsi un periodo abbastanza lungo di ritiro presso un eremo. Se ne trova testimonianza anche in alcuni dei biglietti inviati ad un amico artista, che me ne ha fatto dono.<br \/>\nMa poi una piccola scoperta, per me preziosa. Il 24 Luglio 1996 don Ettore \u00e8 a Pascelupo di Montecucco, in Umbria e sul Registro degli ospiti, con la sua tipica grafia minuta, precisa, timida, umile, lascia una testimonianza che mi piace trascrivere integralmente. In questo breve pensiero \u00e8 forse tutto il suo modo di pensare, di vivere, di intendere la Chiesa, la sequela e l\u2019apostolicit\u00e0, la fede e la preghiera, il suo senso poetico nel parlare di teologia.<br \/>\nInvito a sottolineare alcune parole: scrigno prezioso; nasconde in opposizione scoprire; arrampicarsi accanto a valle; e poi Regno, prossimit\u00e0 di Dio, Dio amore, comprensione\/ospitalit\u00e0, ostensorio, lasciarsi prendere, contagiarsi per contagiare e, da ultimo, custoditi, riferito alla condizione dei tre eremiti che vivono il privilegio della prossimit\u00e0 col Padre.<br \/>\nEccone il testo integrale:<br \/>\n\u00abL\u2019Eremo di S. Gerolamo \u00e8 uno scrigno prezioso, ma pi\u00f9 prezioso \u00e8 ci\u00f2 che nasconde, bisogna, per\u00f2, lasciare la valle per poterlo scoprire; \u00e8 un ostensorio stupendo, ma ancor pi\u00f9 incantevole \u00e8 ci\u00f2 che ostende, bisogna, per\u00f2, arrampicarsi sulle rupi per ammirarlo: \u00e8 il \u00abRegno\u00bb &#8211; nella parabola matteana: tesoro -perla brillante- la prossimit\u00e0, cio\u00e8 di un Dio, che in Ges\u00f9, svela la via alla sua Paternit\u00e0 e porge la vita eterna, un Dio amore che chiede di essere compreso e ospitato.<br \/>\n&#8211; \u201ci tre uomini\u201d che vivono a S. Girolamo in una consacrazione radicale, quasi sradicati dal mondo, sanno insegnare, con la loro semplice e lineare vita spogliata s\u00ec, ma serena e pacificata, come scoprire, contemplare, lasciarsi prendere dalla presenza di Dio Amore: contagiati s\u00ec, ma per contagiare, poi, di Lui, che incontreranno sul loro cammino, sulla loro via del mondo.<br \/>\nGrazie 24 luglio 1996<br \/>\nEttore prete che ha vissuto per diciassette giorni con \u201ci tre\u201d custoditi dal Montecucco\u00bb.<br \/>\nA conclusione ci si soffermi anche sulla parola ostensorio, che qui \u00e8 attribuita all\u2019Eremo tutto, come nel biglietto inviato all\u2019amico Fausto \u00e8 condizione auspicata per lo stesso artista. In fin dei conti l\u2019augurio che don Ettore faceva a chiunque sul suo cammino: divenire Ostensorio, segno di presenza divina in ogni uomo e donna.<br \/>\nDon Ettore Colombo \u00e8 morto nel 2007. Sacerdote in fin dei conti ambrosiano, ha voluto tornare nella sua Castellanza, dove la sua tomba \u00e8 nella Cappella dei Sacerdoti-Cappella Vecchia, nell\u2019Atrio dei locali pi\u00f9 vecchi. \u2022<\/p>\n<p>Francesco Maria Moriconi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un contemplativo nel cuore di Fermo Cento anni fa nasceva a Castellanza don Ettore Attilio Colombo. Un lombardo incardinato nell\u2019arcidiocesi fermana. Al di l\u00e0 dell\u2019amore con cui si voglia accostare la sua figura, bisogna partire dalla complessit\u00e0 della sua esperienza e del suo vissuto. 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