{"id":8801,"date":"2020-12-09T16:00:10","date_gmt":"2020-12-09T15:00:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=8801"},"modified":"2020-12-09T11:07:52","modified_gmt":"2020-12-09T10:07:52","slug":"si-puo-vivere-di-solo-pane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2020\/12\/si-puo-vivere-di-solo-pane\/","title":{"rendered":"Si pu\u00f2 vivere di solo pane?"},"content":{"rendered":"<h2>L\u2019esperienza della Fondazione Lavoroperlapersona.<\/h2>\n<p>La pandemia continua a mettere a dura prova i nostri sistemi sanitari, sociali e culturali. Siamo circondati da dibattiti dai toni spesso schizofrenici che si dipanano lungo un continuum ai cui estremi troviamo il catastrofismo pessimistico o, all\u2019opposto, un ingenuo negazionismo. Forte il disaccordo anche sul potenziale pedagogico di questa esperienza: le paure possono essere un terreno solido su cui costruire nuove modalit\u00e0 di sviluppo sostenibile nei diversi campi dell\u2019umano?<br \/>\nOvviamente, non abbiamo una risposta univoca. Quello di cui siamo certi \u00e8 che la situazione di emergenza ha accelerato una catena di riflessioni originate gi\u00e0 in precedenza, ma mai affrontate davvero del tutto. Per molto tempo il mondo della cultura e quello dell\u2019educazione hanno cercato di rivendicare il proprio posto nella societ\u00e0, di raccontare a s\u00e9 e agli altri il loro essere necessari per l\u2019essere umano.<br \/>\nOggi, nel momento in cui &#8211; per la nostra stessa salute &#8211; siamo costretti ad alimentare solo la parte produttiva dell\u2019umano, la questione si pone in modo pi\u00f9 concreto: possiamo vivere di solo pane? La vita pu\u00f2 ridursi al solo soddisfacimento dei bisogni primari, o alla sola produzione e riproduzione capitalistica?<br \/>\nCi sembra che la risposta unanime, finalmente, sia: no. La questione non sta tanto nel chiedersi se sia giusto o meno chiudere musei, teatri, biblioteche, cinema e scuole ma, soprattutto, nel riflettere sulla loro importanza ora che non possiamo pi\u00f9 usufruirne liberamente.<br \/>\nA marzo, durante il lockdown, la prima risposta del mondo della cultura e dell\u2019educazione \u00e8 stata quella di proporre per la prima volta &#8211; o di potenziare &#8211; i contenuti digitali. Chi aveva gi\u00e0 avviato il faticoso, ma indispensabile, processo di digitalizzazione di opere e contenuti \u00e8 stato facilitato nel compito, ma anche i meno attrezzati si sono ingegnati. Le piattaforme di social network hanno dato la possibilit\u00e0 anche a chi non aveva potenti strumenti di affacciarsi su cortili virtuali per incontrare a distanza il proprio pubblico.<br \/>\nLa scuola e gli ambienti educativi, con le risorse a disposizione e la buona volont\u00e0 di docenti, ragazzi, pedagogisti hanno continuato a portare avanti i propri progetti, utilizzando nuove strategie didattiche oltre che nuovi strumenti tecnologici.<br \/>\nAnche la Fondazione Lavoroperlapersona ha spostato le sue attivit\u00e0 sulle piattaforme digitali e ha continuato a raccontare il lavoro, inteso come espressione della persona, attraverso i social e con diversi webinar. Il tradizionale Seminario sull\u2019Accoglienza quest\u2019anno \u00e8 stato proposto in Digital Edition: tre giornate in cui abbiamo parlato dell\u2019impresa e dei luoghi di lavoro come \u00abcantieri per progettare e sperimentare, con coraggio, iniziative e pratiche che si prendano cura delle fragilit\u00e0\u00bb come ha scritto il Presidente della Fondazione Gabriele Gabrielli.<br \/>\nNonostante l\u2019efficacia di queste operazioni e l\u2019impegno messo da tutte le istituzioni, ora pi\u00f9 che mai proviamo un senso di mancanza e di insoddisfazione. Questo non \u00e8 dovuto solamente alle difficolt\u00e0 di utilizzo degli strumenti digitali o alla complessit\u00e0 del ripensare e riconvertire le varie attivit\u00e0. Ci\u00f2 che ci manca \u00e8 la percezione concreta dell\u2019agire pubblico, dell\u2019agire in comune. Tutti abbiamo bisogno di uno spazio in cui entrare in relazione gli uni con gli altri, immaginando insieme un futuro e conservando la memoria del passato. Il dono vero della cultura e dell\u2019educazione \u00e8 la relazione materiale e immateriale che si instaura tra persone, generazioni, culture, idee. Continuiamo quindi a fare ci\u00f2 che pi\u00f9 ci sta a cuore, sperando di ricostruire presto il tessuto relazionale delle nostre comunit\u00e0 nel senso pi\u00f9 pieno della parola. \u2022<\/p>\n<p><em>Veronica Trasarti \u00e8 laureata in Filosofia presso l\u2019Universit\u00e0 di Bologna con una tesi su democrazia e disobbedienza civile. Ha collaborato per un anno con la Biblioteca Salaborsa e, tornata nelle Marche, ha frequentato il master in Cultural Heritage Management presso l\u2019ISTAO Business School in partnership con la Fondazione Lavoroperlapersona. Attualmente collabora con la Fondazione con l\u2019obiettivo di valorizzare i Laboratori Didattici \u201cMuseo Aldo Sergiacomi\u201d.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019esperienza della Fondazione Lavoroperlapersona. 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