{"id":8758,"date":"2020-11-11T14:00:14","date_gmt":"2020-11-11T13:00:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=8758"},"modified":"2020-11-10T09:40:44","modified_gmt":"2020-11-10T08:40:44","slug":"abbiamo-bisogno-di-mitezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2020\/11\/abbiamo-bisogno-di-mitezza\/","title":{"rendered":"Abbiamo bisogno di mitezza"},"content":{"rendered":"<h2>Quando nella vita mondiale e quotidiana cresce l&#8217;aggressivit\u00e0, dobbiamo essere capaci di ascoltare e rispettare.<\/h2>\n<p>Centoquarantaquattromila. L\u2019Apocalisse ci consegna questo numero per indicare coloro che sono stati segnati dal sigillo del Dio vivente. \u00c8 il segno che individua i \u201cservi del nostro Dio\u201d, cio\u00e8 i santi. Ma non dobbiamo considerare questo numero come limite. Esprime, invece, la totalit\u00e0 del popolo, dodicimila persone per ognuna delle dodici trib\u00f9 di Israele: cio\u00e8 una moltitudine immensa che nessuno poteva contare, di ogni nazione, trib\u00f9, popolo e lingua, leggiamo sempre nell\u2019Apocalisse\u201d.<br \/>\nDomenica festa di tutti i santi, immagine della Gerusalemme celeste. I santi sono coloro che ci indicano la strada e ci dicono che la santit\u00e0 non \u00e8 un qualcosa per pochi eletti, ma obiettivo cui tendere tutti.<br \/>\nI santi sono coloro che, secondo l\u2019espressione dell\u2019Apocalisse, \u201csono passati attraverso la grande tribolazione ed hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell\u2019Agnello\u201d, diceva Giovanni Paolo II, parlando, all\u2019Angelus, il primo novembre 2001. \u201cHanno saputo andare controcorrente, accogliendo il \u2018discorso della montagna\u2019 come norma ispiratrice della loro vita: povert\u00e0 di spirito e semplicit\u00e0 di vita; mansuetudine e non-violenza; pentimento dei peccati propri ed espiazione di quelli altrui; fame e sete della giustizia; misericordia e compassione; purezza di cuore; impegno per la pace; sacrificio per la giustizia\u201d.<br \/>\nIn questo giorno, che precede la commemorazione dei defunti \u2013 due date che si susseguono nel calendario della vita, messaggio per il credente chiamato a vivere nella fede il suo essere cristiano \u2013 facciamo memoria di tutti i santi, quelli conosciuti e coloro che non lo sono ancora; quelli canonizzati ufficialmente e quanti non lo saranno mai; chi ha lasciato un segno visibile e altri che sono rimasti nel nascondimento.<br \/>\nParlando prima della preghiera mariana dell\u2019Angelus, Papa Francesco commenta in particolare due beatitudini, presenti nel racconto di Matteo: la seconda e la quarta.<br \/>\n\u201cBeati quelli che sono nel pianto, perch\u00e9 saranno consolati\u201d.<br \/>\nDice Francesco: \u201csembrano parole contraddittorie, perch\u00e9 il pianto non e\u0300 segno di gioia e felicit\u00e0. Motivi di pianto e di sofferenza sono la morte, la malattia, le avversit\u00e0 morali, il peccato e gli errori: semplicemente, la vita di ogni giorno, fragile, debole e segnata da difficolt\u00e0. Una vita a volte ferita e provata da ingratitudini e incomprensioni\u201d.<br \/>\nCertamente noi non avremmo mai pensato di dire sono beati coloro che si trovano in questa situazione. Ma Ges\u00f9 s\u00ec, chiama cos\u00ec \u201ccoloro che piangono per queste realt\u00e0 e, nonostante tutto, confidano nel Signore e si pongono sotto la sua ombra. Non sono indifferenti, e nemmeno induriscono il cuore nel dolore, ma sperano con pazienza nella consolazione di Dio. E questa consolazione la sperimentano gi\u00e0 in questa vita\u201d.<br \/>\nLe situazioni di povert\u00e0, sofferenza e ingiustizia potranno anche non cambiare, ma ci\u00f2 che cambia \u00e8 il nostro rapporto con il Signore; i santi e i beati sono i \u201ctestimoni pi\u00f9 autorevoli della speranza cristiana, perch\u00e9 l\u2019hanno vissuta in pienezza nella loro esistenza, tra gioie e sofferenze, attuando le beatitudini che Ges\u00f9 ha predicato\u201d.<br \/>\nPoi la quarta beatitudine: beati i miti, perch\u00e9 avranno in eredit\u00e0 la terra. \u00c8 la caratteristica di Ges\u00f9 la mitezza, ricorda il Papa: \u201cmiti sono coloro che sanno dominare s\u00e9 stessi, che lasciano spazio all\u2019altro, lo ascoltano e lo rispettano nel suo modo di vivere, nei suoi bisogni e nelle sue richieste. Non intendono sopraffarlo n\u00e9 sminuirlo, non vogliono sovrastare e dominare su tutto, n\u00e9 imporre le proprie idee e i propri interessi a danno degli altri.<br \/>\nQueste persone, che la mentalit\u00e0 mondana non apprezza, sono invece preziose agli occhi di Dio, il quale d\u00e0 loro in eredit\u00e0 la terra promessa, cio\u00e8 la vita eterna. Anche questa beatitudine comincia quaggi\u00f9 e si compir\u00e0 in cielo\u201d.<br \/>\nLe beatitudini sono uno stile \u201ccontrocorrente\u201d rispetto alla mentalit\u00e0 del mondo, afferma ancora Francesco. La mitezza, poi, \u00e8 elemento necessario \u201canche per la societ\u00e0 contemporanea, tanto facile agli scontri e alle violenze: abbiamo bisogno di mitezza per andare avanti nel cammino della santit\u00e0. Ascoltare, rispettare, non aggredire: mitezza\u201d. \u2022<\/p>\n<p>Fabio Zavattaro<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando nella vita mondiale e quotidiana cresce l&#8217;aggressivit\u00e0, dobbiamo essere capaci di ascoltare e rispettare. Centoquarantaquattromila. L\u2019Apocalisse ci consegna questo numero per indicare coloro che sono stati segnati dal sigillo del Dio vivente. \u00c8 il segno che individua i \u201cservi del nostro Dio\u201d, cio\u00e8 i santi. Ma non dobbiamo considerare questo numero come limite. 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