{"id":8719,"date":"2020-11-10T09:30:55","date_gmt":"2020-11-10T08:30:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=8719"},"modified":"2024-11-06T16:46:20","modified_gmt":"2024-11-06T15:46:20","slug":"ogni-strada-ora-e-periferia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2020\/11\/ogni-strada-ora-e-periferia\/","title":{"rendered":"Ogni strada ora \u00e8 periferia"},"content":{"rendered":"<h2>Lavoro, ripartiamo dalle persone.<\/h2>\n<p>Ci siamo di nuovo! Avevamo la speranza, forse l\u2019illusione, che il virus non si sarebbe diffuso come prima, invece siamo di nuovo nell\u2019emergenza. Cosa cambia in confronto alla situazione di tre mesi fa?<br \/>\nNel mezzo del lockdown \u00e8 stato proposto online un questionario, realizzato da Caritas, Ufficio Pastorale del lavoro e Policoro in collaborazione con le Acli \u201cLe comunit\u00e0 e il COVID\u201d. Esso ci ha permesso di effettuare una lettura articolata della nostra societ\u00e0 per rilevarne i bisogni, le paure, i disagi economici e psicologici, le povert\u00e0 correlate al periodo attuale. Dalla lettura dei dati \u00e8 emersa preponderante la paura di perdere il lavoro, di diventare improvvisamente poveri e soprattutto di dover affrontare le problematiche da soli. Durante questo tempo di passaggio da un lockdown ad un altro, come possiamo notare dalla protesta delle piazze di questi giorni, si constata come il senso di disagio e di paura si era solo assopito; c\u2019era la speranza ed il coraggio di poter ancora intraprendere, forse anche la speranza che l\u2019altra ondata non ci sarebbe stata o almeno non cos\u00ec forte come sta avvenendo. Ora le paure evidenziate diventano realt\u00e0, i settori lavorativi pi\u00f9 colpiti, gi\u00e0 allo stremo, faticano a riprendere e molti non riprenderanno con la conseguente perdita di posti di lavoro.<br \/>\nPreoccupa l\u2019impossibilit\u00e0 per alcune famiglie di mettere un pasto a tavola, di avere le cure necessarie, di poter pagare affitti e bollette ma soprattutto preoccupa il senso di sconforto in cui cadono, la vergogna di dover chiedere unita alla consapevolezza della difficolt\u00e0 di trovare un lavoro. Agli sportelli diocesani e parrocchiali, alle Caritas le persone arrivano non solo per il cibo e gli abiti, ma anche per raccontare le loro vite e per chiedere lavoro.<br \/>\n\u00c8 il grido dei poveri di cui parla Papa Francesco nella \u201cLaudato s\u00ec\u201d; ai vecchi poveri si aggiungono ogni giorno nuovi poveri, soli, disorientati. L\u2019immagine di chi negli ospedali, durante il decorso della malattia \u00e8 solo, pu\u00f2 essere assunta come simbolo della solitudine che si trova nei meandri della vita delle nostre citt\u00e0. Non occorre andare nelle periferie, ormai ogni strada \u00e8 periferia. Il Covid \u00e8 stato l\u2019occasione perch\u00e9 tutto emergesse e si evidenziasse, vecchie e nuove ferite che si sono sovrapposte. Finora, come evidenziato nel Convegno \u201cLa spiritualit\u00e0 della terra\u201d tenutosi il 4 Ottobre a Penna San Giovanni, abbiamo vissuto mettendo in contrapposizione fatti e valori, essere e dover essere, tecnica e politica, scienze naturali e scienze sociali\u2026; abbiamo considerato che il progresso risponda solo alle ragioni dell\u2019economia, che senza capitalismo non c\u2019\u00e8 progresso. Il risultato \u00e8 una economia che produce \u201cscarti\u201d: viene scartato chi nella vita ha gi\u00e0 accumulato tanta esperienza lavorativa, viene scartato chi ancora non ha acquisito competenze; \u00e8 stato monetizzato anche il tempo di passaggio necessario per accompagnare chi ancora deve imparare.<br \/>\nLa comunit\u00e0 deve essere consapevole che ogni lavoratore non \u00e8 semplicemente una \u201crisorsa\u201d come oggi va di moda dire, ma \u00e8 una persona, portatrice di valori e doni e con gli stessi diritti\/doveri degli altri. La pianificazione del lavoro deve partire dalle persone e dai loro bisogni. C\u2019\u00e8 bisogno di una economia locale di sussistenza, l\u2019unica alternativa alla povert\u00e0 \u00e8 l\u2019economia popolare: partire dal basso non significa negare il progresso, le nuove tecnologie, ma necessita di uno studio profondo per ridefinire di quali beni e di quali servizi un territorio ha bisogno. C\u2019\u00e8 l\u2019esigenza di riqualificare i territori, valorizzare l\u2019artigianato, l\u2019arte e la cultura dei luoghi, pensare ad un turismo di accoglienza, rispondere ai bisogni dei pi\u00f9 piccoli, di chi sta male o \u00e8 anziano, ripristinare le sovranit\u00e0 alimentari, decidere cosa e quanto vogliamo produrre. Si deve prendere in seria considerazione l\u2019economia circolare che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il pi\u00f9 a lungo possibile. Bisogna valorizzare i piccoli produttori, basarsi sulle reti sociali, costruire patti di solidariet\u00e0 tra istituzioni, associazioni di categoria, imprenditori, associazioni laicali ed ecclesiali, lavoratori e scuole. Queste sono le premesse per una economia solidale, che risponde a motivazioni etiche e spirituali degli imprenditori che sentono il bisogno impellente di avere un rapporto di armonia ed empatia con i propri collaboratori e con la comunit\u00e0 in cui operano. \u2022<\/p>\n<p>Anna Rossi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lavoro, ripartiamo dalle persone. Ci siamo di nuovo! Avevamo la speranza, forse l\u2019illusione, che il virus non si sarebbe diffuso come prima, invece siamo di nuovo nell\u2019emergenza. Cosa cambia in confronto alla situazione di tre mesi fa? 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