{"id":8607,"date":"2020-08-14T18:00:25","date_gmt":"2020-08-14T16:00:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=8607"},"modified":"2020-08-12T15:26:17","modified_gmt":"2020-08-12T13:26:17","slug":"siware-il-viaggio-di-osas","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2020\/08\/siware-il-viaggio-di-osas\/","title":{"rendered":"Siware, il viaggio di Osas"},"content":{"rendered":"<h2>Emigranti ed emigrazione.<\/h2>\n<p>&#8220;Osas \u00e8 un ragazzo nato nel villaggio di Esan in Nigeria. Una notte d\u2019estate all\u2019insaputa dei suoi genitori decide di partire. Una voce interiore lo spinge ad intraprendere il viaggio della vita. Sar\u00e0 un lungo viaggio che lo porter\u00e0 ad affrontare esperienze forti che mai avrebbe immaginato. Finalmente approda in Italia nel 2015, per poi giungere nelle Marche dove inizia a vivere e avere incontri fortuiti che gli daranno la forza di sognare\u201d. Cos\u00ec scrive in quarta pagina di copertina, Diana Montedoro, autrice del libro, Siware. Il viaggio di Osas, novantatr\u00e9 pagine, rese belle anche da disegni appropriati, frutto del genio creativo di Maria Luisa Mancino, mentre Tamara Ottaviani, con la sua capacit\u00e0 progettuale, ha reso possibile la pubblicazione edita da Amazon.<br \/>\nOsas nasce in Nigeria il 15 novembre 1996 a Esan, villaggio alla periferia di Benin City, abitato da poveri agricoltori. Il babbo Monday e la mamma Benedicta si sposano in giovane et\u00e0. Dal matrimonio nascono dieci figli, tre muoiono in tenera et\u00e0. Osas \u00e8 il pi\u00f9 grande. Vengono poi due sorelle, Blessing e Victory e quattro fratelli: Tankod, Saviou, David e Hope. Osas ricorda spesso la propria famiglia nel corso del suo racconto: \u201cCristian, il penultimo dei miei fratelli, mi veniva spesso affidato dalla mamma per farlo addormentare. Lo stringevo forte e rimanevo a guardarlo in tutta la sua bellezza.<br \/>\nUn giorno per\u00f2 anche il suo sguardo si spense\u201d (pag. 37). Il fratellino muore nonostante la corsa della mamma e del pap\u00e0 presso l\u2019ambulatorio medico del villaggio vicino.<br \/>\nNel bambino, che ha in braccio, mentre attraversa il deserto su un camion, assieme ad altri sventurati, disidratati per la grande sete, in preda al panico, rivede gli stessi occhi di Cristian: \u201cI bambini divennero irrequieti e tutti cercammo di tranquillizzarli passandoceli a vicenda. Anche io feci la mia parte. Presto mi trovai in braccio un bimbo, forse avr\u00e0 avuto un anno. Era bello, con occhi neri e labbra carnose che profumavano ancora del latte della mamma. Mi guardava intensamente, ma non sorrideva. Sembrava aver capito tutto quello che stavamo vivendo. Il suo sguardo era spento, come rassegnato. Ecco, lo riconobbi quello sguardo. Era quello di Cristian\u201d (pp. 36- 37).<br \/>\nIl pap\u00e0 Monday, dopo dodici, tredici ore di duro lavoro nei campi, poteva portare al mercato qualche mango ma era molto poco per sfamare tante bocche. \u201cAbba, cos\u00ec si dice il babbo nella mia lingua, \u00e8 alto, magro, con il viso segnato dal sole. Da piccolo lo guardavo ammirato per la sua forza e la sua tenacia, mai scoraggiato, nonostante la vita fosse davvero difficile.<br \/>\nQuando mi vedeva triste e cupo. Mi diceva di stargli vicino e iniziava a raccontarmi le storie della Bibbia, rassicurandomi che Osanobla, Nostro Signore, non ci avrebbe mai abbandonato\u201d (pag. 14). Pap\u00e0 e mamma, profondamente credenti, avevano scelto di chiamare il piccolo Osas, Osemudiamhen, Dio \u00e8 con me.<br \/>\nIl racconto del viaggio si sviluppa in dieci brevi capitoli. Frequenti flashback, come quelli ricordati sopra, si alternano alla narrazione e alla descrizione, ricche di particolari.<br \/>\n\u00c8 buio quando Osas accende il motorino del babbo per allontanarsi dal villaggio, dove abita con i propri genitori e i fratelli, per raggiungere Benin City: \u201cL\u2019adrenalina mista alla paura saliva man mano che diminuivano i chilometri che mi separavano dalla meta\u201d. L\u2019arrivo alla citt\u00e0 \u00e8 alle prime luci del mattino: \u201cStava albeggiando, il sole rosso e grande saliva nel cielo blu di una calda giornata d\u2019estate e la mia vita era ormai ad una svolta\u201d. Osas ha sedici anni. Il biglietto per la frontiera costa 20 Naira, la moneta del posto.<br \/>\nSi appoggia ad un muretto e gli si avvicina un uomo che gli chiede di lavorare per lui. Osas deve portare cinquanta, sessanta sacchi di noccioline per circa un chilometro di strada. Va a dormire su un cartone come letto e ha un sacchetto di Naira come ricompensa per il lavoro fatto. Nel sonno sogna la ninna nanna, che la mamma gli cantava da piccolo per farlo addormentare: \u201cOsasko piccolino, se sarai un buon bambino, con me starai tranquillo. Io ti sono vicina, io ti sar\u00f2 vicina\u201d.<br \/>\nSi sveglia quando \u201cil sole aveva preso il posto della luna\u201d. Si lava ad una fontanella e si avvicina poi alla fermata dell\u2019autobus. Conta il denaro che ha. Gli basta per il viaggio. Si siede in fondo all\u2019autobus e guarda i bambini che giocano con l\u2019acqua della fontanella dove si era lavato poco prima. Erano i gli stessi giochi che faceva da bambino. Scende dall\u2019autobus e si avvicina a piedi verso un cartello che reca scritto: \u201cStato del Niger\u201d.<br \/>\nGli si avvicina un furgone guidato da un signore tarchiato. Osas gli dice che deve andare ad Agadez ma non ha i soldi. Il conducente del mezzo lo fa salire. Diventa il secondo padrone. Passa forse una settimana. Tutti i giorni lo stesso lavoro. Si carica sulle spalle sacchi di cemento. Non riceva nessuna paga per il lavoro fatto. Gli viene data una bottiglia d\u2019acqua per bere e una ciotola di riso per mangiare. Dorme su cartoni sparsi dappertutto.<br \/>\nA notte fonda, il furgone che prima aveva contenuto sacchi di cemento, ora \u00e8 carico all\u2019inverosimile di persone. Osas si siede in fondo al pianale di carico, vicino alla cabina. La paga che non ha ricevuto \u00e8 il viaggio verso Agadez. La comitiva \u00e8 variegata, uomini, donne e bambini in braccio alle loro mamme.<br \/>\nStanno attraversando il deserto: \u201cUn altro sole stava sorgendo. La luce dell\u2019alba era diversa da quella degli altri giorni, pi\u00f9 cupa, pi\u00f9 gialla. Ora capivo: rifletteva il colore della sabbia del deserto\u201d. Invano chiedono all\u2019autista di fermarsi per bere e per sgranchire i corpi ormai fermi da troppo tempo nella stessa posizione. L\u2019autista \u00e8 costretto a fermarsi perch\u00e9 i fuggitivi sono assaliti da una banda di predoni che li derubano di tutto. Ripreso il viaggio, tutti si chiudono in un mutismo cupo e disperato. I bambini piangono. Osas ne prende in braccio uno e cerca di consolarlo.<br \/>\nDopo una breve sosta, il viaggio riprende. Nel salire sul carro, Osas ha un taglio profondo alla gamba. Un ragazzo che sta seduto vicino a lui si toglie la camicia e la stringe forte intorno alla ferita. Il sangue cessa di uscire e il cuore inizia a battere pi\u00f9 lentamente. \u201cIl buio stava calando e il freddo stava prendendo il posto del caldo\u201d. \u00c8 lo sbalzo termico tipico del deserto. C\u2019\u00e8 il silenzio pi\u00f9 totale: \u201cSteso, con le mani sotto la testa e con gli occhi per aria, guardai il cielo sopra di me: le stelle, infinite e tanto grandi da sembrare vicinissime, davano quel poco di luce che permetteva di vederci intorno\u201d (pag. 45). La comitiva viaggia per tutta la notte. Ad un\u2019altra sosta, \u201cVedemmo quello che mai avremmo potuto immaginare e che gli occhi di un essere umano non dovrebbero mai vedere. La sabbia smossa aveva fatto affiorare l\u2019orrore, a destra e a sinistra giacevano semicoperti i corpi straziati di esseri umani, adulti e bambini\u201d (pag. 47).<br \/>\nLa comitiva arriva finalmente ad Agadez con le strade piene di Hilux, adibiti per il trasporto delle persone, un vero e proprio lavoro e fonte di guadagno.<br \/>\nUomini e donne girano per il mercato vestiti con il tradizionale abbigliamento Tuareg. Anche ad Agadez, Osas trova un nuovo padrone. Deve raccogliere datteri. Il denaro gli servir\u00e0 per proseguire il viaggio fino a Tripoli. La sistemazione: \u201cUn materasso per riposare adagiato su una vecchia brandina, un tavolino con una brocca d\u2019acqua fresca, un cestino con pochi frutti e un piatto di Cuscus ogni giorno\u201d. Con il poco denaro guadagnato riesce a pagare il viaggio che lo avrebbe portato a Tripoli, passando per Sebha e Dirkou, la rotta migratoria che congiunge l\u2019Africa Centro \u2013 Occidentale con il Nord Africa.<br \/>\nOltrepassate Sebha e Dirkou rimangono ancora 750 chilometri per raggiungere Tripoli. Giunti nella citt\u00e0 libica, iniziano per tutti i migranti, compreso Osas, il trattamento disumano nei centri di detenzione libici: \u201cPur non avendo mai fatto nulla contro la legge, mi ritrovai assieme ad altri cento disperati come me in poco pi\u00f9 di 80 metri quadrati in una specie di garage con piccole finestrelle alle quali erano state poste delle sbarre\u201d (pag. 61). A Tripoli viene sbattuto in diverse carceri, ovunque riceve lo stesso trattamento: botte e torture per nessun motivo. Trova la forza per andare avanti solo invocando Dio. Rimane anche ferito da un punteruolo che una guardia carnefice gli conficca nel torace senza nessun motivo.<br \/>\nNel Natale del 2014, quando \u00e8 detenuto in un ennesimo carcere di Tripoli, conosce Emmanuel, anche lui nigeriano. Era stato costretto a lasciare la propria terra perch\u00e9 gli uomini di Boko Haram, mentre lui era nei campi a lavorare, \u201centrati nel villaggio, avevano dato fuoco alle case e alla Chiesa uccidendo sua moglie e tre bambini. Non era riuscito a convivere con quel dolore atroce e aveva scelto perci\u00f2 di andare via per sempre\u201d (pag. 68). Nonostante il peso della tragedia che porta con s\u00e9, Emmanuel gli si avvicina, dicendogli: \u201cFratello, oggi \u00e8 Natale. Il Signore sia con te. Lo strinsi molto forte e, nonostante fosse pi\u00f9 grande di me, capii che in quel momento dovevo fargli sentire tutta la mia vicinanza. Lui ne aveva proprio bisogno\u201d (pp. 68- 69). \u00c8 proprio in questa notte di Natale che Osas ha bisogno di raccogliersi per trovare la pace con se stesso: \u201cPotevo sembrare un figlio ingrato che non aveva avuto rispetto dei propri genitori, scegliendo la via pi\u00f9 facile. Non era cos\u00ec. Il viaggio iniziato mesi prima era stato fatto anche per loro. Sognavo, quando lo intrapresi, di trovare un lavoro in Europa, che mi avesse dato la possibilit\u00e0 di guadagnare faticosamente il denaro necessario, per comperare un piccolo negozietto alla mamma e per poter pagare la retta scolastica ai miei fratelli. Chiedevo troppo? (pag. 70).<\/p>\n<p>Osas aveva frequentato per sette anni, ad Esan, la Baptiste Academy Uroni, ma era stato costretto ad interrompere gli studi perch\u00e9 la retta da pagare era troppo alta per le tasche del proprio babbo. Non aveva per\u00f2 mai abbandonato il desiderio di conoscere e di studiare.<br \/>\nIn un giorno imprecisato, entra nel carcere, dove Osas \u00e8 detenuto assieme ad altri compagni, un uomo. Non \u00e8 un carceriere. Ha bisogno di braccia da lavoro. Deve costruire la propria casa. Ne sceglie alcuni, tra i quali anche Osas. Vengono portati in campagna nei dintorni di Tripoli. Il lavoro nel cantiere dura diversi mesi. Terminata la costruzione vengono caricati dal padrone sulla propria auto e portati presso un vecchio porticciolo: \u201cLa calma di quella notte mi dava serenit\u00e0. La luna piene illuminava la battigia. Solo allora mi accorsi che pullulava di persone\u201d (pag. 72). Sono altri emigranti, donne, uomini e bambini che aspettano la traversata in mare. Vengono divisi in gruppi di ottanta \/ novanta persone. Ad ogni gruppo viene dato loro un gommone da gonfiare. Tre gommoni partono quasi contemporaneamente, spinti al largo da una grossa moto d\u2019acqua.<br \/>\nLa traversata inizia di notte con il buio pi\u00f9 assoluto. \u201cIl nuovo giorno, annunciato dal sole che sta sorgendo come una palla di fuoco vomitata dal mare\u201d, fa percepire a tutti la dimensione della situazione. Sono ottantanove anime abbandonate in un mare senza fine. Un bambino, preso dalle convulsioni, muore in braccio alla mamma che lo stringe a se, dopo \u201caver lanciato un urlo di dolore come una sirena assordante\u201d(pag. 79). Ma il peggio deve ancora venire. Un uomo, in preda al panico, grida disperato, minacciando di lanciarsi in acqua per farla finita. Osas lo rincuora e gli dice di pregare anche per il bambino che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. L\u2019uomo si calma e si abbandona sulle spalle di Osas in un pianto senza parole. Presto il gommone incomincia ad imbarcare acqua. La disperazione \u00e8 sugli occhi di tutti. Solo la donna con il bambino in seno rimane immobile come una statua di pietra. Improvvisamente il gommone viene investito da onde anomale.<br \/>\nLa salvezza viene da una nave della marina militare italiana al largo di Lampedusa. Vengono rifocillati con acqua, biscotti, the, gallette salate. \u201cIl sole stava tramontando. Il buio ora non sembrava pi\u00f9 cupo. La speranza e i sogni si erano riaccesi in quella notte. Qualcuno ebbe la forza di intonare una canzone\u201d (pag. 88). La donna con il bambino morto, stretto in seno, stressata e sfinita, inizia a correre sul ponte. Cercano invano di fermarla, ma non riescono. Si lancia in acqua e \u201cIl suo corpo attaccato al suo figlioletto era gi\u00e0 scivolato nelle profondit\u00e0 del mare\u201d (pag. 88). La traversata di Osas e dei suoi compagni di viaggio fino alla terraferma dura tre giorni termina nel porticciolo di Lampedusa. Tutti vengono sottoposti a visite mediche. Ad ognuno viene consegnato un braccialetto di colore diverso, verde se era tutto a posto, rosso se si riscontrava qualche malattia. Ad Osas viene dato il braccialetto verde. Il cuore batteva forte come quello di un leone, nonostante gli stenti, le botte e le condizioni malsane in cui era vissuto negli ultimi anni (pag. 91). L\u201911 agosto 2015, Osas lascia l\u2019isola di Lampedusa su un autobus a due piani e inizia la propria vita in Italia.<br \/>\nSan Martino di Tours divide con un povero met\u00e0 della propria mantella militare in un gesto di solidariet\u00e0. \u201cAnche noi \u2013 scrive Vito Carlo Mancino nella prefazione del libro\u2013 ci siamo trovati con mia moglie Diana, i nostri figli Davide e Maria Luisa nell\u2019immediatezza di prendere una decisione su Osas che era in un limbo legislativo e, nella totale incertezza, non abbiamo dubitato un attimo e lo abbiamo accolto in casa\u201d (pag. 8).<br \/>\n\u201cDiana Montedoro, nata e cresciuta a Bari, ha sperimentato fin da piccola il senso di appartenenza a gruppi associativi. Sempre interessata alle problematiche sociali ha dedicato il suo tempo all\u2019aiuto del prossimo, in particolar modo dei giovani. Seguendo lo spirito salesiano di don Bosco ha cercato di inculcare in loro il rispetto per la vita per essere buoni cristiani e onesti cittadini\u201d (Quarta pagina di copertina). Le pagine del libro sono ricche di citazioni prese dal santo torinese.<br \/>\nSiware, nel linguaggio parlato in Esan, il villaggio dove \u00e8 nato Osas, significa partire. Siware, il viaggio di Osas \u201c\u00e8 un libro che va letto e che va fatto leggere ai ragazzi, specialmente nelle scuole, affinch\u00e9 possa dare un\u2019idea su ci\u00f2 che davvero succede oltremare e perch\u00e9 non debbano essere avvelenati da ideali nazionalisti e xenofobi che sono pronti ad entrare nelle loro giovani menti\u201d (Vito Carlo Mancino). \u2022<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Emigranti ed emigrazione. &#8220;Osas \u00e8 un ragazzo nato nel villaggio di Esan in Nigeria. Una notte d\u2019estate all\u2019insaputa dei suoi genitori decide di partire. Una voce interiore lo spinge ad intraprendere il viaggio della vita. Sar\u00e0 un lungo viaggio che lo porter\u00e0 ad affrontare esperienze forti che mai avrebbe immaginato. Finalmente approda in Italia nel &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":26,"featured_media":8608,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[11],"tags":[2247,396,2228,2246],"class_list":["post-8607","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","","category-artecultura","tag-il-viaggio-di-osas","tag-libro","tag-numero-8-2020","tag-siware"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Il-viaggio-di-Osas.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p6m5Ic-2eP","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8607","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/26"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8607"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8607\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8609,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8607\/revisions\/8609"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8608"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8607"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8607"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8607"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}