{"id":8438,"date":"2020-06-23T17:00:33","date_gmt":"2020-06-23T15:00:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=8438"},"modified":"2020-06-19T18:48:49","modified_gmt":"2020-06-19T16:48:49","slug":"una-santabarbara-a-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2020\/06\/una-santabarbara-a-scuola\/","title":{"rendered":"Una Santabarbara a scuola"},"content":{"rendered":"<h2>Conosciamo Giuseppe Sartori e il suo racconto da scolaro durante la guerra.<\/h2>\n<p>Giuseppe Santori, classe 1932, \u00e8 una persona con infiniti interessi, nonostante la non giovane et\u00e0. Usa gli strumenti informatici meglio di un giovane. Si serve di tutti i Social, attraverso i quali \u00e8 in contatto con mezzo mondo. Non ha mai smesso di leggere. Ha nella sua biblioteca classici latini e greci, romanzi italiani, europei ed extraeuropei, poesie e saggi. Segue alla televisione programmi culturali e documentari in diverse lingue: tedesco, russo, polacco. Dipinge come pochi sanno fare. Anche in questa passione ha raggiunto sempre grandi risultati. Le pareti della sua abitazione sono tappezzate da quadri: natura morta, paesaggi, ritratti. Difficile stabilire in quale genere sia migliore. Per un periodo della vita ha coltivato l\u2019arte dell\u2019intaglio. Dal suo estro artistico sono uscite cornici che fanno l\u2019invidia di un gallerista.<br \/>\nPer una quindicina d\u2019anni \u00e8 stato radioamatore. Dedicava il tempo libero ai contatti con altri radioamatori di ogni angolo del mondo. Aveva preso il patentino, dopo aver superato gli esami in Ancona. L\u2019attivit\u00e0 era regolarizzata con precise norme dettate dalle autorit\u00e0 competenti. In occasione del terremoto che sconvolse la citt\u00e0 dorica nel 1972 entr\u00f2 in contatto con radioamatori d\u2019oltre Oceano, originari di Ancona ed emigrati negli Stati Uniti o nel Venezuela. Volevano avere notizie di parenti rimasti in Italia, se erano vivi o morti a seguito del sisma. Giuseppe, dopo aver chiesto a questi amici lontani il cognome delle famiglie di cui volevano avere notizie, riusc\u00ec ad informare e a tranquillizzare tutti. I danni erano stati solo materiali, con edifici lesionati o in parte crollati ma senza vittime.<br \/>\nOltre a questi interessi, coltivati sempre con passione, \u00e8 impagabile nella conversazione, nel corso della quale, sempre sobria e pacata, dimostra tutto l\u2019immenso bagaglio culturale di cui \u00e8 dotato. Vive a Civitanova Marche dal dopoguerra, dopo aver abitato in Ancona e per un breve periodo a Grottammare. Lo conosco da ventiquattro anni, da quando mi sono trasferito a Civitanova dalla Brianza. Ho la fortuna di vivere nello stesso condominio. Abbiamo in comune la scala interna che porta ai nostri appartamenti. In tempi diversi da questi che stiamo vivendo, quando non c\u2019era la regola del distanziamento sociale, spesso andavo a fargli visita, condividendo letture e libri.<br \/>\nGiuseppe, giunge a Grottammare, in casa del nonno materno, nel giugno 1943, al termine della scuola che aveva frequentato in Ancona, citt\u00e0 dove abitava assieme al pap\u00e0 che, richiamato alle armi, era stato fatto prigioniero, mentre prestava il servizio militare a Bologna. Dopo l\u20198 settembre \u201943, circondata la caserma, i tedeschi presero tutti i soldati che furono caricati su carri bestiame, destinazione la Germania a lavorare nelle industrie belliche e a scavare trincee in prima linea nel corso dell\u2019intera guerra. La mamma, rimasta sola con tre figli piccoli, l\u2019ultima la teneva ancora in braccio, decide di trasferirsi a Grottammare per i continui bombardamenti notturni cui era sottoposta la citt\u00e0 dorica.<br \/>\nNelle prime settimane del novembre 1943, anche sulla tranquilla Grottammare, improvvisamente si scatena l\u2019inferno. Bombardieri americani, le famose fortezze volanti, sganciano bombe a grappolo nei pressi del ponte della ferrovia e della statale 16, sbagliando tutti gli obiettivi. Sono venti minuti di terrore, tanto dura il bombardamento. Il giorno dopo, da Grottammare Giuseppe e la propria famiglia sfollano nella campagna di Ripatransone, presso una famiglia contadina dove rimangono fino all\u2019estate del 1944.<br \/>\nRitornato a Grottammare, nell\u2019anno scolastico 1944- 45 frequenta la locale Scuola Elementare. Cos\u00ec scrive: \u201cDopo un anno intero di scuola perduto a causa della guerra, frequento la quinta classe della Scuola Elementare \u201cGiuseppe Speranza\u201d con il maestro Mario Piergallini del quale mi \u00e8 rimasto un buonissimo ricordo. Nell\u2019estate del 1944, dopo l\u2019arrivo dell\u2019esercito di liberazione alleato, la parte Ovest della scuola era stata occupata e trasformata in caserma per soldati indiani, ind\u00f9 e sikh, che facevano parte delle truppe del Commonwealth inglese.<br \/>\nAl mattino, nell\u2019attesa di entrare a scuola con gli amici di classe, si giocava ai quattro cantoni. L\u2019area di gioco era delimitata da quattro maestosi platani che adornavano il viale Giuseppe Garibaldi. Altre volte ero attratto ad osservare i Sikh, militari con barbe e capelli lunghi, che all\u2019aperto, dopo averli pettinati e raccolti, li avvolgevano e coprivano con turbanti coloratissimi.<br \/>\nUna Santabarbara a scuola.<br \/>\nLa cosa che pi\u00f9 mi interessa raccontare ora, \u00e8 quasi incredibile. Dietro alla scuola c\u2019era il parco della rimembranza dal quale si poteva entrare nel piano terra dell\u2019edificio adibito a magazzino. Le truppe avevano riempito il locale di armi e munizioni di ogni specie: cartucce per mitra, fucili, bombe a mano, tritolo e altro. Non avendo pi\u00f9 spazio, molte cassette piene di munizioni furono accatastate sul muro esterno, incustodite.<br \/>\nAlcuni miei coetanei pi\u00f9 intraprendenti ne approfittavano per sottrarre qualche scatola di proiettili per poi smontarli e ricavarne piombo, ottone, polvere da sparo e soprattutto capsule, piccoli cilindretti di metallo contenenti una polvere speciale. Questi piccoli congegni, messi sotto il tacco delle scarpe e dando con l\u2019altro piede un colpo laterale, esplodevano per sfregamento, facendo un gran rumore ma senza procurare danni. Una mattina, mentre giocavamo a calcetto nel marciapiedi di fianco alla scuola, un amico ricevette una pallonata nella tasca dei pantaloni, dove aveva una scatoletta di latta tipo portasigarette piena di capsule. And\u00f2 bene, tutto fin\u00ec con un gran botto e qualche piccola bruciatura. Oggi sarebbe inconcepibile una cosa simile. L\u2019incoscienza propria dell\u2019et\u00e0 e la voglia di divertirci ci invogliavano a fare queste bravate\u201d. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Conosciamo Giuseppe Sartori e il suo racconto da scolaro durante la guerra. Giuseppe Santori, classe 1932, \u00e8 una persona con infiniti interessi, nonostante la non giovane et\u00e0. Usa gli strumenti informatici meglio di un giovane. 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