{"id":8313,"date":"2020-05-05T13:00:56","date_gmt":"2020-05-05T11:00:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=8313"},"modified":"2020-05-04T12:05:08","modified_gmt":"2020-05-04T10:05:08","slug":"letteratura-dellesodo-e-dellesilio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2020\/05\/letteratura-dellesodo-e-dellesilio\/","title":{"rendered":"Letteratura dell&#8217;esodo e dell&#8217;esilio"},"content":{"rendered":"<h2>Un altro libro per approfondire un tema importante e per imparare dalla storia.<\/h2>\n<p>Rovigno, cittadina di quattordicimila abitanti circa, nell\u2019Istria sud occidentale, in Croazia, sorge su una costa frastagliata da scogli ed isolotti, a sud del Canale di Leme, tra Parenzo e Pola. \u201cMeste ne l\u2019ombra de le nubi a\u2019 golfi \/ stanno guardando le citt\u00e0 turrite, \/ Muggia e Pirano ed Egida e Parenzo \/ gemme del mare\u201d (G. Carducci, Odi Barbare, Miramar). Pola, negli anni trenta del novecento, giocava nello stesso campionato di calcio dove militava la Civitanovese. Il mitico trabaccolo Prudente, di propriet\u00e0 Martellini, faceva da spola tra Civitanova Marche, Pola e le altre citt\u00e0 della Croazia. All\u2019andata scaricava nei porti croati ortaggi, frutta, granaglie che confluivano a Civitanova Marche dall\u2019entroterra. Ritornava a Civitanova Marche carico di legname, fatto affluire sui porti croati dalle foreste delle Alpi Dinariche. Il legname alimentava la costruzione delle imbarcazioni nei diversi cantieri della citt\u00e0 marchigiana, dove si distinguevano i famosi maestri d\u2019ascia, tra tutti Peppinello Santini. Ho voluto ricordare queste piccole pagine di storia locale per ribadire i legami tra le due sponde dell\u2019Adriatico.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/LIBRO-4-215x300-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-8314\" src=\"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/LIBRO-4-215x300-1.jpg\" alt=\"\" width=\"215\" height=\"300\" \/><\/a>\u201cNel corso dei secoli, gli abitanti di Rovigno si sono sempre adattati a vivere, pi\u00f9 o meno pacificamente, sotto i Reggitori di ogni epoca (Impero Romano d\u2019Occidente, d\u2019Oriente, Patriarcato di Aquileia, Repubblica di Venezia, Francia repubblicana e napoleonica, impero Austro Ungarico, Regno d\u2019Italia), lavorando nei campi e nelle cave di pietra, sul mare a pescare o a trasportare merci, nelle industrie e nei commerci, pagando le tasse e contribuendo alla difesa dello Stato di ogni epoca, con le cernide o con l\u2019obbedienza al richiamo delle armi\u201d(L\u2019Esodo da Rovigno, storie, testimonianze, racconti, a cura di Francesco M. Zuliani, pag. 5, Famia Ruvignisa \u2013 Trieste novembre 2008). Le cernide erano una milizia territoriale della Repubblica Veneta, costituita da contadini che svolgevano annualmente degli addestramenti militari. Nella sua vita secolare, la citt\u00e0 di Rovigno ha vissuto solo due momenti di particolare significato: il primo quando il Consiglio Comunale deliber\u00f2 di donare la citt\u00e0 alla Serenissima Repubblica di Venezia, il secondo quando tutta la Venezia Giulia divenne parte integrante del Regno d\u2019Italia, alla fine della prima guerra mondiale.<br \/>\nCon la seconda guerra mondiale e la sua tragica conclusione per l\u2019Italia, Rovigno e l\u2019Istria passano alla Jugoslavia con il trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947. I cittadini di Rovigno e dell\u2019Istria acquistano automaticamente la cittadinanza jugoslava.<br \/>\nViene concessa loro la possibilit\u00e0 di riottenere la cittadinanza italiana con l\u2019opzione. L\u2019atto di opzione impone loro di abbandonare il luogo di residenza e di rimpatriare in Italia, dopo aver espletato tutte le formalit\u00e0 del caso, con un iter zeppo di ostacoli burocratici, che l\u2019Amministrazione Jugoslava aveva costruito ad arte. Il dittatore Tito ordina a Kardelj e Gilas, suoi inviati nelle terre conquistate, di mettere in atto nei confronti degli italiani forme di pressione o di intimidazioni per convincerli ad andarsene. \u201cLa verit\u00e0 \u00e8 un\u2019altra, perch\u00e9 alle direttive fecero seguito licenziamenti, sfratti, persecuzioni sul posto di lavoro, minacce quotidiane, bastonature, arresti con interrogatori notturni, pestaggi nelle celle della Polizia, misure restrittive per i rifornimenti alimentari, obbligo del lavoro volontario, condanne a severe pene detentive per infrazioni di poco conto o addirittura del tutto inventate\u201d (pag. 8).<br \/>\nDopo l\u20198 settembre 1943, con l\u2019abbandono dell\u2019esercito, dei carabinieri, della guardia di finanza, di tutto l\u2019apparato dello Stato Italiano, Rovigno diventa teatro di rappresaglia. I partigiani di Tito, al grido \u201cMorte al Fascismo, libert\u00e0 ai popoli\u201d irrompono in tutta l\u2019Istria, uccidendo in pochi giorni ben seicento italiani. Le violenze vengono ripetute su larga scala dopo il 1945 con migliaia di arresti; di molte persone non si seppe pi\u00f9 nulla. I condannati, legati a due a due venivano gettati nelle Foibe. In questa macabra caccia agli italiani, i partigiani comunisti locali si distinguono in modo particolare.<br \/>\nSono loro infatti che indirizzano i partigiani croati nelle case degli italiani. Molti di questi zelanti cacciatori di teste finiranno a loro volta nelle foibe. Non si rendevano conto che il Fascismo, che pure aveva le sue colpe, era solo un pretesto per farla finita una volta per sempre con gli Italiani. Davanti a questo scenario, \u201cTanti rovignesi, operai, agricoltori, pescatori, artigiani, pensionati, impiegati, infermieri, medici e altri professionisti decidono di affrontare l\u2019esodo\u201d.<br \/>\nIl libro \u201cL\u2019Esodo da Rovigno\u201d, duecentosettantuno pagine, attraverso storie, testimonianze e racconti, ripercorre l\u2019esilio di quanti salutarono per sempre, dal 1945 al 1955, l\u2019amata cittadina di Rovigno dove erano nati e dove lasciavano affetti, ricordi e propriet\u00e0.<br \/>\nAttraverso interviste a parenti, figli, nipoti degli esuli, Francesco M. Zuliani, traccia una mappa di storie dolorose. Il testo, fortemente voluto dalla associazione Fam\u00eca Ruvignisa \u2013 Trieste, \u00e8 un libro di memorie, alcune proprie di chi, in tarda et\u00e0, ha avuto la possibilit\u00e0 di raccontare direttamente la propria storia, \u00e8 diviso in cinque capitoli con un\u2019appendice, ricca di documenti e fotografie. Non \u00e8 un saggio storico, per quello ci sono altri libri che parlano dell\u2019Esodo Istriano Giuliano Dalmata da un punto di vista generale. Intrecciare memorie vissute con la ricostruzione fatta attraverso documenti, come fa lo storico, arricchisce la conoscenza di questa tragedia tutta italiana.<br \/>\nLa fuga da Rovigno avviene con ogni mezzo, barche di fortuna, pescherecci. La destinazione \u00e8 Trieste. Dal capoluogo giuliano, gli esuli vengono inviati nei diversi campi profughi della penisola italiana. Dopo aver lasciato a Rovigno memorie e ricordi, trovano in Italia un ambiente ostile. Vengono visti come fascisti scappati dall\u2019Istria. La famiglia Poldelmengo, il 23 maggio 1946, da Trieste si trasferisce a Firenze. Ricorda nell\u2019intervista Mirella Poldelmengo. \u201cTrovammo in citt\u00e0 un clima che non era molto favorevole ai profughi istriani; basti dire che sul muro delle scale della casa nella quale abitavamo, qualcuno trov\u00f2 il coraggio di scrivere: &#8220;Profughi istriani: fascisti o capitalisti&#8221; (pag. 86).<br \/>\nC\u2019\u00e8 chi non si ferma in Italia ma emigra in Canada o negli Stati Uniti, come \u00e8 il caso di Nicol\u00f2 Zivas che, fuggito da Rovigno, dopo essere passato per il campo profughi di Roma, Trani, Latina, trova inaspettatamente a Napoli, nel console degli Stati Uniti d\u2019America la persona che gli d\u00e0 il passaporto per gli USA: \u201cDopo tante umiliazioni, dopo tanti patimenti, dopo aver subito tanti insulti dalle autorit\u00e0 jugoslave, italiane e internazionali, finalmente una persona, che non avevo mai conosciuto, mi veniva incontro e mi dava un cos\u00ec grande aiuto, tanto da ridarmi la gioia di vivere. Mi sentii rinascere\u201d (pag. 73).<br \/>\nLa storia dell\u2019Esodo da Rovigno, vissuta dai suoi abitanti dal 1945 al 1955, lascia un groppo alla gola. Sono ricordi che vanno ad arricchire quella casa della memoria che dovrebbe costituire un antidoto contro tutti i genocidi e memoricidi. Mussolini, in un discorso pronunciato il 10 giugno 1941 alla Camera dei Fasci e delle corporazioni, due mesi dopo l\u2019inizio dell\u2019occupazione italiana della Jugoslavia, aveva detto: \u201cQuando l\u2019etnia non va d\u2019accordo con la geografia, \u00e8 l\u2019etnia che deve muoversi\u201d.<br \/>\nLa Jugoslavia, vincitrice nella seconda guerra mondiale, fece sua questa massima, in nome di un\u2019ideologia aberrante. I morti delle foibe non sono un\u2019invenzione, n\u00e9 devono essere accostati a quelli della Shoa, n\u00e9 l\u2019una deve essere presa a pretesto per giustificare l&#8217;altra. Sono due tragedie del novecento e rappresentano dei crimini contro l\u2019umanit\u00e0. Purtroppo genocidi e memoricidi sono ricomparsi tristemente nelle recenti guerre balcaniche con misfatti inenarrabili. Sembra che il passato, nemmeno quello recente, non abbia insegnato nulla. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un altro libro per approfondire un tema importante e per imparare dalla storia. 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