{"id":8237,"date":"2020-04-07T16:00:57","date_gmt":"2020-04-07T14:00:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=8237"},"modified":"2020-04-07T12:36:45","modified_gmt":"2020-04-07T10:36:45","slug":"la-vita-quotidiana-nel-tempo-del-coronavirus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2020\/04\/la-vita-quotidiana-nel-tempo-del-coronavirus\/","title":{"rendered":"La vita quotidiana nel tempo del  Coronavirus"},"content":{"rendered":"<h2>Nonno Raimondo tra ricordi, nostalgie, letture. Uno sguardo sapienziale sulla vita.<\/h2>\n<p>Oggi \u00e8 l\u2019undici marzo 2020. Si susseguono bollettini sui contagiati, sui decessi, sui guariti. Il bicchiere purtroppo \u00e8 ancora del tutto vuoto, nemmeno mezzo pieno. Al mattino, appena alzato, Italia Uno trasmette il cartone animato Heidi. Lo guardavo assieme a mia figlia, quando era piccola. Sono invaso da tanta nostalgia, per il tempo trascorso. Oggi, la nipotina pi\u00f9 piccola vede Masha e Orso. Sul balcone di casa, catturo sul palmo della mano una coccinella, \u00e8 la prima che osservo in questi giorni. Sale sulla punta delle dita e vola via. Una volta nel suo volo vi vedevo l\u2019annuncio della primavera. Oggi si fa fatica a pensare a questo. E\u2019 un inverno senza fine, anche se le giornate sono soleggiate e con l\u2019aria tersa.<br \/>\nI giorni srotolano via sempre uguali. I nipotini non escono da casa. Al mattino, molto presto, e nel tardo pomeriggio, porto il cane sotto casa, per una breve passeggiata. Oggi \u00e8 il sedici marzo. Dopo due giorni esco solo oggi per fare la spesa. La mattinata passa abbastanza in fretta. I bambini si svegliano tardi. Il pi\u00f9 grandicello riesce a fare i compiti assegnati dalle maestre. La seconda \u00e8 intenta quasi sempre a colorare. Verso mezzogiorno si affacciano sul terrazzo, per un momento di svago, dieci minuti al massimo. Sono solo loro tre con la mamma. Se rimangono sempre in casa diventano irrequieti.<br \/>\nRientrati in casa, la prima cosa che fanno \u00e8 di precipitarsi in bagno per lavarsi le mani. La pi\u00f9 solerte \u00e8 la pi\u00f9 piccola. Appena entra nell\u2019appartamento, si tira su i polsini della felpa per non bagnarli, poi mette le mani sotto il rubinetto dell\u2019acqua. Presa in braccio dalla mamma, perch\u00e9 non arriva all\u2019altezza del lavandino, si lava le manine. Gli altri fanno quasi sempre da soli ma devono essere controllati comunque perch\u00e9 non sono ancora del tutto autonomi. Basta un nonnulla per bisticciarsi. Quando si mettono a tavola per il pranzo, mangiano quel che c\u2019\u00e8 senza difficolt\u00e0. Finito il pranzo, guardano la televisione o giocano con tutto ci\u00f2 che hanno sulle mani. Hanno anche inventiva.<br \/>\nNel tardo pomeriggio, dopo la quotidiana lettura del bollettino diramato dalla protezione civile sui contagiati e i decessi, trovo il tempo di ascoltare sulla Chat dei Salesiani Cooperatori un\u2019intervista a mons. Angelo Comastri. Siamo nella tempesta, dice il cardinale, ma Dio \u00e8 sopra la tempesta. Non ci abbandona. Dobbiamo affidarci a lui. \u201cDio ci ha dato tutto il pane \/ per sfamare tanta gente. \/ Dio ci ha dato tutto il pane \/ anche se non abbiamo niente\u201d. E\u2019 un canto che mi ha accompagnato nei primi anni settanta, quando frequentavo l\u2019Universit\u00e0; lo cantavo assieme agli amici di Comunione e Liberazione. Anni distanti nel tempo ma vivi nel ricordo. L\u2019epidemia ci invita a fare un grande bagno di umilt\u00e0, continua Comastri: \u201cDio \u00e8 la trave che tiene il tetto. Se crolla il tetto, crolla tutto\u201d.<br \/>\nSempre nella stessa chat mi riempie di commozione il messaggio video che proviene dal Kenya. Sono bambini e bambine che gridano: \u201cForza Italia. Tutti insieme ce la faremo. Siamo tutti con voi. L\u2019\u2019Italia \u00e8 una nazione fortissima. Ha superato tantissimi ostacoli nella propria storia. Viva Italia. Forza Italia\u201d. E\u2019 bello vedere gesti di solidariet\u00e0 che provengono da un paese lontano. Sono bambini e bambine, con la loro catechista, che vivono situazioni di povert\u00e0 anche pi\u00f9 tragiche. Sono i poveri che capiscono per primi le difficolt\u00e0 in cui versano altri loro fratelli. Ci sono versi di un canto che ripeto sempre a me stesso in questi giorni e non solo: \u201cC\u2019\u00e8 una terra fatta di cose \/ che ancora pochi sanno vedere. \/\/ Sono strade sospese nell\u2019aria \/ Sono frutti di un altro sapore \/ Sono fiori sbocciati per sempre \/ Perch\u00e9 come fiori han saputo morire\u201d (Gen Rosso, Sono strade).<br \/>\nIl bollettino della Protezione Civile, oggi marted\u00ec 17 marzo, non \u00e8 affatto confortante. Aumentano sia i contagi sia i decessi. Uno spiraglio \u00e8 dato solo dal numero dei guariti, di poco superiore ai morti. Nel bollettino del 18 marzo, i guariti sono 4.025. Aumentano i decessi, 2.978. E\u2019 una tristezza indicibile. Dietro ad ogni decesso ci sono volti, storie, affetti, vite spezzate. Passer\u00e0 questo tempo. Vorremmo che fosse gi\u00e0 domani. Oggi, invece ci \u00e8 dato vivere questi giorni di buio. E\u2019 di conforto la solidariet\u00e0 manifestata da tutti verso chi \u00e8 in prima linea a combattere contro il mostro che \u00e8 venuto a scompaginare le nostre false certezze. Sono medici, infermieri, personale della protezione civile, volontari. Passata la tempesta, ad oggi non \u00e8 dato sapere quando finir\u00e0, niente sar\u00e0 pi\u00f9 come prima. Peser\u00e0 su tutti il ricordo di tanti, troppi morti.<br \/>\nCi scopriamo fragili e indifesi. Eppure, in questa tragedia immensa, nelle molte ore che passiamo da soli, nel silenzio pi\u00f9 assoluto, dobbiamo trovare la forza per pregare cantando: \u201cSono come la polvere alzata dal vento, \/ sono come la pioggia caduta dal cielo, \/ sono come una canna spezzata dall\u2019uragano \/ se Tu, Signore, non sei con me\u201d (Claudio Chieffo, Io non sono degno). E ancora: Torniamo a sperare \/ come primavera torna \/ ogni anno a fiorire\u201d (David Maria Turoldo). \u2022<\/p>\n<p>Non si possono dimenticare i camion militari che sfilano per le strade di Bergamo per portare in fuori regione, le bare dei defunti di ieri 18 marzo 2020, perch\u00e9 il forno crematorio della citt\u00e0 non riesce a trattare pi\u00f9 di venticinque salme al giorno. E\u2019 una tristezza senza fine. Ti prende alla gola e non ti lascia pi\u00f9. Bergamo, B\u00e8rghem in dialetto bergamasco, la casa sull\u2019altura, in tedesco moderno heim \u00e8 la casa, berg \u00e8 l\u2019altura, \u00e8 una delle citt\u00e0 pi\u00f9 operose della Lombardia. Vi abitano e lavorano persone che conosco e che si trovano, da operatori sanitari, in prima linea a fronteggiare l\u2019epidemia. A loro va tutta la mia stima e la mia vicinanza. Sono i nuovi angeli del pronto soccorso di Brescia e delle corsie dell\u2019ospedale Giovanni XXIII di Bergamo.<br \/>\nQuando abitavo a Giussano e insegnavo nella Scuola Media di Verano Brianza, se c\u2019era da accompagnare gli alunni in qualche gita di istruzione nelle citt\u00e0 lombarde, mi proponevo sempre. Ricordo di una visita fatta a Bergamo Alta. Con la sua cinta muraria la trovavo simile a Macerata, anche se con pi\u00f9 monumenti storici. Nella citt\u00e0 bassa, assai diversa, pi\u00f9 industriale e dinamica, venni invitato in un anno imprecisato, assieme ad un collega della mia stessa scuola, presso l\u2019Istituto Tecnico Industriale Statale \u201cVittorio Emanuele II\u201d. Avevamo fatto partecipare i nostri alunni ad un concorso: \u201cIl giornale radio a scuola\u201d. La giuria del concorso aveva apprezzato il lavoro fatto e volle discutere con noi il prodotto realizzato.<br \/>\nUn altro viaggio di istruzione ci port\u00f2 invece a Crespi d\u2019Adda, frazione del comune di Capriate San Gervasio, in provincia di Bergamo, a visitare il villaggio operaio di Benigno Crespi, eletto il 5 dicembre 1995 a patrimonio dell\u2019umanit\u00e0 dall\u2019Unesco. Utilizzammo le riprese e le interviste fatte in loco per il progetto ricordato sopra. Sempre nella stessa giornata visitammo, sulla strada del ritorno, il battello di Imbersago, sponda lombarda del fiume Adda e il ponte in ferro di Paderno D\u2019Adda, nonch\u00e9 la meravigliosa pista ciclo pedonale che costeggia il fiume. Nel 1977 andai con un amico di Usmate a Fontanelle, presso la Comunit\u00e0 Giovanni XXIII per un convegno su don Milani a vent\u2019anni dalla morte. Indimenticabile anche la visita fatta con la scuola al sito Italia in miniatura presso Capriate, sempre in provincia di Bergamo.<br \/>\nPurtroppo il corteo di camion militari che portano le bare da Bergamo verso alcune citt\u00e0 dell\u2019Emilia Romagna continua anche nel fine settimana. Il bollettino della protezione civile emanato il 21 marzo registra il pi\u00f9 alto numero di decessi da quando \u00e8 scoppiata l\u2019epidemia: 739 morti in un giorno solo. Il numero complessivo dei decessi \u00e8 tragico, 4.825. Non si riesce a vedere la fine di questo incubo. Leggero calo delle vittime (651) e dei contagi secondo il bollettino di domenica 22 marzo, ma \u00e8 troppo poco per essere ottimisti. Sono solo 88 decessi in meno, il numero complessivo delle vittime \u00e8 salito ad una cifra spaventosa: 5.476; i guariti dopo aver contratto il coronavirus sono 7.024, 952 in pi\u00f9 di sabato 21 marzo. Spaventoso \u00e8 il numero dei decessi nelle Marche.<br \/>\nIntanto la vita quotidiana continua. Il momento pi\u00f9 difficile \u00e8 quando esco a fare la spesa. Ci vado il meno possibile e la faccio anche per mia figlia. Mi danno la nota con le cose da acquistare. Metto tutto dentro il carrello con un certo affanno, intento solo a fare presto, rispettando le regole sulla distanza da tenere da persona a persona e dal bancone. Metto tutto dentro due borse capienti, cercando di dividere gli acquisti. Non sempre ci riesco. Ho solo la fortuna di abitare a cinquanta metri dal supermercato. Adesso capisco perch\u00e9, quando sono ritornato dalla Lombardia, tutti i parenti mi dicevano che avevo fatto la cosa giusta perch\u00e9 avevo trovato la casa vicino ad un supermercato. Pensavo che fossero discorsi privi di senso, invece erano esatti. Prima dell\u2019emergenza, fare la spesa era l\u2019occasione per fermarsi a chiacchierare con le persone, ora \u00e8 solo una necessit\u00e0. Abito sul fronte della statale adriatica. Mi affaccio dalla finestra di casa. Oggi, domenica pomeriggio, c\u2019\u00e8 il silenzio pi\u00f9 assoluto. Non c\u2019\u00e8 traccia di macchine.<br \/>\nQuando sono in casa, solo con mia moglie, i nipotini sono da mia figlia, che abita a cinquanta metri da noi, seguo il commento del vangelo fatto da don Waldemar, don Giuseppe, don Ezio, don Alessio, i sacerdoti salesiani della parrocchia San Marone. Lo strumento utilizzato \u00e8 il cellulare con la chat dei Salesiani Cooperatori. Il momento \u00e8 una boccata d\u2019ossigeno, senza sarebbe la morte per asfissia. Mi arrivano messaggi sull\u2019altra chat, quella della Voce delle Marche, che leggo sempre dopo ogni squillo. Il resto del tempo lo trascorro al computer, scrivendo queste piccole note e altro. Leggo abbastanza e guardo qualche film di Alberto Sordi. Ho rivisto Il tassinaro, trasmesso su Cine trentaquattro &#8211; Mediaset. Lo sconforto comunque continua. Si chiude la giornata. Si va a dormire, ma \u00e8 solo un dormiveglia. L\u2019incubo continua la mattina dopo. \u2022<\/p>\n<p>Ci si mette anche il tempo a rendere ancora pi\u00f9 tristi e uggiose queste giornate. Ieri, 23 marzo 2020, nella tarda mattinata ha provato anche a nevicare. In tempi normali, anche se la neve cadeva a marzo, era sempre un piacere vederla, oggi, proprio no. Siamo come sospesi. Il bollettino della Protezione Civile di oggi 24 marzo 2020 non \u00e8 affatto incoraggiante. Scendono i contagi ma aumentano i decessi. Nell\u2019isolamento della casa mi mancano terribilmente i nipotini. Sono ancora tanto piccoli. Alle 21,00 seguo su YouTube il Rosario dalla Santa Casa di Loreto.<br \/>\nIn casa, trovo il tempo per rispolverare ricordi liceali. Ricordo alcuni versi di Albio Tibullo: \u201cQuam bene Saturno vivebant rege, \/ priusquam tellus in longas est patefacta vias! \/ Nondum caeruleas pinus contempserat undas, \/ effusum ventis praebueratque sinum, \/ nec vagus ignotis repetens compendia terris \/ presserat externa navita merce navem\u201d (A. Tibullo, Elegia). Come vivevano bene quando regnava Saturno, \/ prima che la terra fosse aperta a lunghi viaggi. \/ Non ancora pino di nave aveva sfidato le curule onde \/ n\u00e9 offerto ai venti il seno della vela spiegata \/ n\u00e9 il marinaio irrequieto in terre ignote, \/ cercando guadagni aveva caricato la nave con merci straniere.<br \/>\nNon occorre andare tanto lontani per fare paragoni con l\u2019oggi. Basta rifarsi a settant\u2019anni fa, quelli che ho. Famiglia contadina. Non c\u2019era nulla, ma nel nulla c\u2019era tutto. Non \u00e8 la celebrazione del tempo andato. Il mondo negli ultimi decenni \u00e8 andato avanti a ritmo vertiginoso ma senza una bussola. Da tempo si parla di delocalizzazione, globalizzazione, interconnessione. Viaggiano merci, persone, denaro. Un colpo di tosse in un qualsiasi punto del pianeta ha dei contraccolpi in luoghi anche molto lontani gli uni dagli altri. E\u2019 cambiato tutto ma non si \u00e8 riusciti a creare una governance di questi cambiamenti epocali. Prevalgono ancora egoismi diffusi. Eppure si \u00e8 tutti sulla stessa barca.<br \/>\n\u201cIl diavolo, come un leone ruggente si aggira, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede\u201d. I pochi versi mi ricordano la recita di Compieta nella chiesa grande del seminario. Il vento, che si incanalava ai lati della Montagnola, mugghiava furioso come se si trattasse di un leone ruggente. Il Coronavirus si sta aggirando da Nord a Sud della nostra penisola e in ogni angolo del mondo con una ferocia inaudita. E\u2019 venuto a scompaginare le nostre false certezze. Ci ricorda che in natura ci sono eventi e fenomeni contro i quali si combatte una impari lotta. Eppure ci siamo dati alcuni organismi di cooperazione internazionale, che sulla carta sono encomiabili. Esiste l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0. Ci si chiede per\u00f2 perch\u00e9 mai ha messo cos\u00ec tanto tempo per dichiarare la pandemia. Nel mondo del calcio esiste l\u2019Uefa, ci si domanda perch\u00e9 mai ha dato l\u2019autorizzazione a far giocare a San Siro la partita di Coppa dei Campioni Atalanta \u2013 Valencia, il 19 febbraio 2020, quando si era gi\u00e0 dentro l\u2019emergenza epidemia.<br \/>\n\u201cIl diavolo, come un leone ruggente si aggira, cercando chi divorare\u201d. Il diavolo pu\u00f2 vestire i panni del denaro, dello spettacolo fine a se stesso, di un pianeta malato perch\u00e9 sfruttato oltre ogni misura. Ne hanno parlato molti quotidiani. Nulla, se passer\u00e0 questa tribolazione, dovr\u00e0 ritornare ad essere come prima. Ce lo chiedono i troppi morti. Oggi, 27 marzo 2020, i deceduti sono stati 969; 46 i medici caduti sul campo. Sono gli eroi del nostro tempo.<br \/>\nIl cinismo poi dovrebbe essere bandito da ogni discorso. Qualcuno ha parlato di immunit\u00e0 di gregge. La persona umana paragonata alla pecora. Certo, non siamo nati per vivere qui sulla terra per l\u2019eternit\u00e0 ma c\u2019\u00e8 una piet\u00e0 che non deve mai venir meno. Enea, quando parte da Troia distrutta e in fiamme, si carica sulle proprie spalle il vecchio padre Anchise. Un momento straordinario di preghiera e benedizione urbi et orbi, presiedute da Papa Francesco, trasmesso in diretta su diversi canali televisivi, ha posto fine alla giornata. Abbracciare la croce di Cristo per abbracciare la speranza. \u00c8 quanto ci ha detto il Papa. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nonno Raimondo tra ricordi, nostalgie, letture. Uno sguardo sapienziale sulla vita. Oggi \u00e8 l\u2019undici marzo 2020. Si susseguono bollettini sui contagiati, sui decessi, sui guariti. Il bicchiere purtroppo \u00e8 ancora del tutto vuoto, nemmeno mezzo pieno. Al mattino, appena alzato, Italia Uno trasmette il cartone animato Heidi. 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