{"id":822,"date":"2013-08-27T09:17:46","date_gmt":"2013-08-27T09:17:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=822"},"modified":"2016-01-18T10:56:51","modified_gmt":"2016-01-18T10:56:51","slug":"catechismo-che-piacere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2013\/08\/catechismo-che-piacere\/","title":{"rendered":"Catechismo: che piacere!"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/copertina-17.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-823\" alt=\"copertina-17\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/copertina-17-300x237.jpg\" width=\"300\" height=\"237\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/copertina-17-300x237.jpg 300w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/copertina-17-1024x809.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>C\u2019era una volta la bussola. La bussola, si sa, indica il Nord. Ma se non lo indica \u00e8 perch\u00e9 non funziona, e non certo perch\u00e9 non esiste il Nord. La bussola \u00e8 una buona metafora del senso dell\u2019educazione religiosa, delle prime esperienze catechetiche, del fare catechismo. Una volta si era saldamente attratti dal religioso come da una fonte di senso fondamentale. Come l\u2019ago di una bussola, si sapeva essere radicalmente attratti verso una direzione precisa, unica e naturale: il Nord.<\/p>\n<p><!--more-->Poi inventarono il radar che serve a rilevare e determinare la posizione di oggetti fissi o mobili. Il radar va alla ricerca del suo target e implica una apertura indiscriminata anche al pi\u00f9 blando segnale. Non indica una direzione precisa. \u00c8 un simbolo per indicare l\u2019uomo che ha cominciato ad andare alla ricerca di un senso per la vita e anche di un Dio capace di qualche segno di riconoscimento, capace di far sentire la sua voce. L\u2019espressione di questa logica \u00e8 la domanda: \u00abDio, dove sei?\u00bb. Ma anche il radar oggi \u00e8 obsoleto.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo e la donna, ma soprattutto i ragazzi si sentono smarriti se il cellulare non ha campo o se il proprio device tecnologico (computer, tablet o smartphone) non pu\u00f2 accedere a qualche forma di connessione di rete wireless. Se una volta il radar era alla ricerca di un segnale, oggi invece \u00e8 la persona, sono i ragazzi a cercare un canale di accesso attraverso il quale i dati possano passare.<\/p>\n<p>Oggi quindi pi\u00f9 che cercare segnali, i giovani, i ragazzi, i bambini sono abituati a cercare di essere sempre nella possibilit\u00e0 di riceverli senza per\u00f2 necessariamente cercarli. L\u2019estrema conseguenza \u00e8 la logica introdotta dal sistema push: quando un dato \u00e8 disponibile (una mail, ad esempio) io lo ricevo in maniera automatica perch\u00e9 tengo aperto un canale di ricezione. L\u2019uomo da bussola prima e radar poi si sta trasformando, dunque, in un decoder, cio\u00e8 un sistema di accesso e di decodificazione delle domande sulla base delle molteplici risposte che lo raggiungono senza che lui si preoccupi di andarle a cercare. Viviamo bombardati dai messaggi, subiamo una sovrainformazione, la cosiddetta information overload. Il problema oggi non \u00e8 reperire il messaggio di senso ma decodificarlo, riconoscerlo sulla base delle molteplici risposte che io ricevo.<\/p>\n<p>Prima vengono le risposte ed \u00e8 da queste che l\u2019uomo \u00e8 chiamato a riconoscere le sue domande pi\u00f9 radicali e autentiche. Allora \u00e8 importante oggi non tanto dare risposte. Tutti danno risposte! Oggi \u00e8 vitale riconoscere le domande importanti, quelle fondamentali. In un ambiente di &#8220;nativi digitali&#8221; \u00e8 necessario continuare ad essere educatori di Dio. Il nord esiste, il segnale c&#8217;\u00e8, il kerigma \u00e8 lo stesso di sempre. Ma non ci si pu\u00f2 ostinare a ripresentare &#8220;quello che una volta funzionava&#8221;.<\/p>\n<p>\u00c8 indispensabile allora, prima di tutto, affermare che non si d\u00e0 educazione diretta e immediata della fede (non si \u00e8 pi\u00f9 bussola). La fede si sviluppa sul piano misterioso del dialogo tra Dio e ogni uomo. Chi ha fatto catechismo ad Abramo? Questo spazio di vita sfugge ad ogni tentativo di intervento dell&#8217;uomo. In esso va riconosciuta la priorit\u00e0 dell&#8217;iniziativa di Dio. La risposta dell&#8217;uomo consiste nell&#8217;obbedienza accogliente: la fede \u00e8 un dono, in senso totale; proviene quindi dall&#8217;udire e non dal riflettere, \u00e8 accoglienza e non elaborazione. L&#8217;educazione alla fede \u00e8 solo indiretta. \u00c8 saper discernere (decodificare) tra i vari messaggi quello per la vita, la vita piena, la vita eterna, la felicit\u00e0. L&#8217;appello di Dio che costituisce il fondamento del processo di salvezza, si fa sempre parola d&#8217;uomo, per risuonare come parola comprensibile dall&#8217;uomo, e cerca una risposta personale, espressa in gesti e parole dell&#8217;esistenza quotidiana.<\/p>\n<p>Le due modalit\u00e0 (quella misteriosa e indicibile in cui si esprime l&#8217;appello di Dio alla libert\u00e0 dell&#8217;uomo e quella delle mediazioni educative) non sono sullo stesso piano n\u00e9 possono essere considerate &#8220;alla pari&#8221;. Bisogna riconoscere, in una fede confessante, la priorit\u00e0 dell&#8217;intervento divino anche nell&#8217;ambito educativo, pi\u00f9 direttamente manipolabile dall&#8217;uomo e dalla sua cultura.<\/p>\n<p>La fede dunque riconosce la grandezza dell&#8217;educazione: il fatto cio\u00e8 che liberando la capacit\u00e0 dell&#8217;uomo e rendendo trasparenti i segni della salvezza, libera e sostiene la sua capacit\u00e0 di risposta responsabile e matura a Dio. Ma la fede riconosce che anche l&#8217;educazione rimane, come tutti i fatti umani, sotto il segno del peccato. La fede dunque deve esprimere un giudizio sull&#8217;educazione dell&#8217;uomo in genere e, in particolare, sul modello educativo umano che pu\u00f2 essere utilizzato nel proporre la fede alle nuove generazioni. Fare catechesi, in un mondo ormai diventato cyberspazio vuol dire mettere in essere non solo messaggi digitali, ma vivere atteggiamenti prossemici significativi.<\/p>\n<p>\u00c8 quello che ha fatto e che sta facendo Papa Francesco, il catecheta per eccellenza. Il suo fare catechismo non \u00e8 bussola, non \u00e8 radar, non \u00e8 decoder, ma \u00e8 presenza significativa. Ed \u00e8 per questo che invita ad uscire dalle sagrestie per entrare nella vita vera di ogni realt\u00e0. Fare catechismo, allora non \u00e8 solo trasmettere nozioni, ma testimoniare la presenza di un Dio misericordioso, benedicente, paziente, instancabile. Ecco dunque la novit\u00e0 di un gesto antico fatto in un mattino di Pasqua: la gioiosa prossimit\u00e0. \u2022<\/p>\n<p>Nicola Del Gobbo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019era una volta la bussola. La bussola, si sa, indica il Nord. Ma se non lo indica \u00e8 perch\u00e9 non funziona, e non certo perch\u00e9 non esiste il Nord. La bussola \u00e8 una buona metafora del senso dell\u2019educazione religiosa, delle prime esperienze catechetiche, del fare catechismo. 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