{"id":8145,"date":"2020-03-12T18:00:41","date_gmt":"2020-03-12T17:00:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=8145"},"modified":"2020-03-12T16:40:55","modified_gmt":"2020-03-12T15:40:55","slug":"un-don-tra-i-reparti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2020\/03\/un-don-tra-i-reparti\/","title":{"rendered":"Un Don tra i reparti"},"content":{"rendered":"<h2>Intervista a don Giancarlo Tomassini, Cappellano dell&#8217;Ospedale.<\/h2>\n<p>Un numero de &#8220;La Voce delle Marche&#8221;, dedicato alla Pastorale della Salute, in un tempo tanto complicato e tribolato come quello che si sta vivendo, non pu\u00f2 dirsi completo senza dare voce ad un cappellano dell&#8217;ospedale e senza aver ascoltato la sua esperienza di missione al servizio dei malati.<br \/>\nRingraziamo don Giancarlo Tomassini, cappellano dell&#8217;Ospedale Civile e della casa di cura &#8220;Villa dei Pini&#8221; a Civitanova Marche, perch\u00e9 si \u00e8 reso disponibile a raccontarci il suo ministero e, soprattutto, perch\u00e9 ci aiuta a conoscere pi\u00f9 da vicino un mondo e una pastorale d&#8217;ambiente che, come chiesa, guardiamo a distanza e, talora, con scarsa attenzione.<br \/>\nGli chiediamo, innanzitutto, una sua testimonianza di quanto sta accadendo in queste ore all&#8217;Ospedale di Civitanova Marche.<br \/>\nCi fa capire che la realt\u00e0 \u00e8 ancora pi\u00f9 difficile di quanto i giornalisti possano riferire. Dice questo senza riuscire a nascondere l&#8217;emozione per le situazioni di grave disagio in cui lavorano medici e infermieri: stanchi, esposti al contagio, preoccupati per i familiari.<br \/>\nParla del sovrapporsi dell&#8217;emergenza ad una situazione gi\u00e0 ordinariamente grave e pesante, con tanti pazienti, affetti da altre malattie, in attesa di esami, interventi, cure, terapie. Racconta di familiari che non sempre capiscono e accettano le regole dettate dall&#8217;emergenza di questi giorni.<br \/>\nPrima di tutto, don Giancarlo si sofferma a misurare l&#8217;enorme distanza che separa le nostre comunit\u00e0 cristiane dalle problematiche della sanit\u00e0 italiana e mi invita ad essere pi\u00f9 attento e informato, perch\u00e9, anche a partire da questa breve intervista, ci si possa rendere conto di una situazione in cui tutti possono imbattersi prima o poi nella vita.<br \/>\nLa sua testimonianza richiama molto da vicino, per il contenuto e la passione, l&#8217;intervento di don Arice al Convegno della Pastorale della Salute di sabato 8 febbraio. Come in quella mattina, anche stasera mi sento scosso e spinto ad una maggiore concretezza da parte della chiesa, perch\u00e9 si impegni di pi\u00f9 in difesa della povera gente che ha bisogno di farsi curare. Don Arice mi disse, a chiare lettere, che i fervorini del biblista non servono a nulla se, poi, non si va al concreto e non si entra dentro la sanit\u00e0 con cognizione di causa. La stessa forza profetica la colgo in don Giancarlo, mentre parlo con lui.<br \/>\nUna domanda importante tocca le prerogative di un buon cappellano. Mi viene risposto che sono quelle che un bravo parroco deve avere con la gente. Su tre, tuttavia, occorre soffermarsi. Per prima cosa, il senso di umanit\u00e0 permette di vedere nel malato non un numero, ma una persona. Qualsiasi malato, dal giovane, ricoverato in otorino per un setto nasale, all\u2019ammalato terminale che si trova nel reparto di oncologia. Poi \u00e8 indipensabile la presenza: discreta, silenziosa, fatta di un sorriso, un saluto, una battuta, di parole di incoraggiamento. Il malato sa che il cappellano non ha una soluzione alla sua patologia, ma \u00e8 contento perch\u00e9 la chiesa prega per lui. Si sente pi\u00f9 tranquillo e meno solo. Essenziale, infine, \u00e8 la disponibilit\u00e0 all&#8217;ascolto. Il cappellano non \u00e8 un distributore di ostie. Spesso si ferma ad ascoltare e a consolare.Tocca con mano e vede ogni giorno la passione e la morte di Ges\u00f9 in croce. Ad esempio, nel reparto di psichiatria, dove \u00e8 possibile andare 3 volte alla settimana, su 12 pazienti la met\u00e0 circa sono giovani dai 20 ai 35-40 anni. Non chiedono l\u2019eucarestia. A volte qualcuno desidera confessarsi, ma la maggior parte vuole che si ascoltino storie personali o famigliari molto sofferte.<br \/>\nDon Giancarlo ci tiene a parlare al plurale, allargando la sua missione ai collaboratori. Tra questi, don Giannelia Russi, il diacono Massimo e i ministri dell&#8217;eucarestia.<br \/>\nDon Giancarlo si pone il problema del futuro, quando non sar\u00e0 pi\u00f9 un prete a stare in corsia. Per questo, a Civitanova, ha spinto moltissimo per la formazione di nuovi ministri dell&#8217;eucarestia e della consolazione. Io stesso sono stato invitato a tenere una relazione all&#8217;ultimo corso, al quale hanno preso parte circa 100 persone.<br \/>\nHo chiesto poi di poter conoscere pi\u00f9 da vicino la giornata nei due ospedali. Don Giancarlo si reca a Villa Pini al mattino. Qui \u00e8 inquadrato come semplice volontario. Di pomeriggio d\u00e0 inizio al suo servizio all&#8217;Ospedale Civile. Qui deve osservare gli accordi scritti nella convenzione tra Asur 3 e la nostra Diocesi, in base alla quale percepisce la sua remunerazione, equivalente a quella di un parroco della sua et\u00e0. Don Giancarlo abita presso la parrocchia di Civitanova Alta, dove vive insieme ad altri preti.<br \/>\nInfine, \u00e8 stato interessante capire il passaggio da parroco a cappellano dell&#8217;ospedale.<br \/>\nAll\u2019inizio l\u2019impatto \u00e8 stato molto duro, soprattutto di fronte a certe situazioni difficili o tragiche, come la morte di una persona giovane o per leucemia, o per un incidente stradale oppure per un suicidio. Ogni giorno si fanno i conti con situazioni difficili e drammatiche. Qualche giorno fa, un giovane di 35 anni si \u00e8 tolto la vita gettandosi sotto il treno. In parrocchia ci sono pi\u00f9 gratificazioni e circostanze liete. Il pane delle lacrime nutre la vita del cappellano.<br \/>\nNessuno solitamente chiama un parroco dalle 23.30 alle 8 di mattino. Per un cappellano dell&#8217;ospedale, essere reperibile h24 vuol dire che il cellulare o il fisso potrebbero suonare alle 24, alle 3 o alle 6 del mattino. Questo non succede spesso, per\u00f2 pu\u00f2 capitare.<br \/>\nArriva il momento di lasciare don Giancarlo andare a riposare. Se le nostre parrocchie in questo periodo sono chiuse, a causa dell&#8217;emergenza, e noi parroci siamo un po&#8217; disoccupati nel nostro ministero ordinario, gli ospedali domani aspettano don Giancarlo e richiedono pi\u00f9 che mai la sua presenza. Il pensiero, dopo che ci siamo salutati, va alla celebre espressione di Papa Francesco sulla chiesa, chiamata ad autocomprendersi come un ospedale da campo. Don Giancarlo avvalora questa espressione e la sperimenta tutti i giorni. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a don Giancarlo Tomassini, Cappellano dell&#8217;Ospedale. 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