{"id":8055,"date":"2020-02-15T10:00:09","date_gmt":"2020-02-15T09:00:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=8055"},"modified":"2020-02-12T09:17:20","modified_gmt":"2020-02-12T08:17:20","slug":"in-ascolto-della-novita-dei-giovani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2020\/02\/in-ascolto-della-novita-dei-giovani\/","title":{"rendered":"In ascolto della novit\u00e0 dei giovani"},"content":{"rendered":"<h2>Il testo del discorso dell&#8217;Arcivescovo Rocco come piattaforma di partenza per i nuovi organismi pastorali<\/h2>\n<p>Cari amici,<br \/>\nnel giorno del Battesimo del Signore siamo convenuti in Duomo per rimotivare davanti alla Madonna del Pianto la nostra sollecitudine verso la Chiesa e riscoprire la nostra vocazione di cristiani battezzati, figli di Dio e fratelli tra noi. Siete qui, presbiteri e membri dei Consigli Pastorali Parrocchiali e Consigli per gli Affari Economici, per pregare, riflettere e celebrare l\u2019Eucaristia; la vostra presenza conferma che il rinnovo periodico dei Consigli non \u00e8 un adempimento burocratico ma un alto momento di partecipazione che nasce dall\u2019amore che portiamo alla Chiesa. In passato, ho confidato che fin dall\u2019inizio del mio servizio mi colp\u00ec il prezioso lavoro che gli organismi di partecipazione svolgono nelle nostre parrocchie, un\u2019esperienza che nella mia terra d\u2019origine \u00e8 meno radicata e sentita.<br \/>\nCari amici, non fate parte del Consiglio Pastorale Parrocchiale e al Consiglio per gli Affari Economici per entrare nella cerchia eletta dell\u2019entourage che governa la parrocchia. La comunit\u00e0 cristiana non avrebbe bisogno di tali strutture perch\u00e9 si raggiungano livelli sempre pi\u00f9 alti di efficienza e di organizzazione della pastorale. Lo Statuto, nel privilegiare l\u2019identit\u00e0 rispetto alla funzione, definisce il Consiglio Pastorale Parrocchiale organismo di comunione e di corresponsabilit\u00e0 nella missione ecclesiale, quindi \u00e8 nella misura in cui si vivono queste tre caratteristiche che possiamo dire se un Consiglio sia efficace o no. Il dato pi\u00f9 importante \u00e8 secondo me la missione ecclesiale. Il vostro coinvolgimento ha senso se annunciamo la gioia del Vangelo, l\u2019amore di Dio per ogni uomo perch\u00e9 Cristo Ges\u00f9 ha vinto il peccato e la morte. Il Consiglio Pastorale deve concentrarsi innanzitutto sulla missione evangelizzatrice nel territorio a noi affidato, per evitare il rischio in cui incorse Marta, cio\u00e8 farsi prendere dai troppi servizi da organizzare per dare una degna accoglienza a Ges\u00f9, e paradossalmente dimenticarsi proprio di Lui, la parte migliore e di mettersi in ascolto della sua Parola per esserne testimone. La missione ecclesiale deve toglierci il sonno (senza esagerare) e invogliarci di continuo a rivedere i modelli pastorali e a cui siamo abituati per verificarli alla luce dei tempi che viviamo, tempi n\u00e9 migliori n\u00e9 peggiori dei passati e, come sempre nella storia dell\u2019uomo, guidati dalla Provvidenza di Dio e dal suo Spirito. Il Papa da quasi sette anni ci spinge a metterci in discussione sentendoci perennemente in missione, attivando quei cambiamenti di approccio, di stile, di scelte e infine anche di iniziative che meglio corrispondono alle esigenze del nostro tempo. Voglio rileggere con voi un passaggio del suo recente discorso alla Curia Romana in occasione degli auguri natalizi: \u201cLa vita cristiana, in realt\u00e0, \u00e8 un cammino, un pellegrinaggio. La storia biblica \u00e8 tutta un cammino, segnato da avvii e ripartenze; come per Abramo; come per quanti, duemila anni or sono in Galilea, si misero in cammino per seguire Ges\u00f9 (\u2026). Da allora, la storia del popolo di Dio \u2013 la storia della Chiesa \u2013 \u00e8 segnata sempre da partenze, spostamenti, cambiamenti. Il cammino, ovviamente, non \u00e8 puramente geografico, ma anzitutto simbolico: \u00e8 un invito a scoprire il moto del cuore che, paradossalmente, ha bisogno di partire per poter rimanere, di cambiare per potere essere fedele. Tutto questo ha una particolare valenza nel nostro tempo, perch\u00e9 quella che stiamo vivendo non \u00e8 semplicemente un\u2019epoca di cambiamenti, ma \u00e8 un cambiamento di epoca. Siamo, dunque, in uno di quei momenti nei quali i cambiamenti non sono pi\u00f9 lineari, bens\u00ec epocali; costituiscono delle scelte che trasformano velocemente il modo di vivere, di relazionarsi, di comunicare ed elaborare il pensiero, di rapportarsi tra le generazioni umane e di comprendere e di vivere la fede e la scienza. Capita spesso di vivere il cambiamento limitandosi a indossare un nuovo vestito, e poi rimanere in realt\u00e0 come si era prima.<br \/>\nRammento l\u2019espressione enigmatica, che si legge in un famoso romanzo italiano: \u201cSe vogliamo che tutto rimanga come \u00e8, bisogna che tutto cambi\u201d (Il Gattopardo).<br \/>\nL\u2019atteggiamento sano \u00e8 piuttosto quello di lasciarsi interrogare dalle sfide del tempo presente e di coglierle con le virt\u00f9 del discernimento (\u2026). Il cambiamento, in questo caso, assumerebbe tutt\u2019altro aspetto: da elemento di contorno, da contesto o da pretesto, da paesaggio esterno\u2026 diventerebbe sempre pi\u00f9 umano, e anche pi\u00f9 cristiano. Sarebbe sempre un cambiamento esterno, ma compiuto a partire dal centro stesso dell\u2019uomo, cio\u00e8 una conversione antropologica. (\u2026) Non bisogna privilegiare gli spazi di potere rispetto ai tempi, anche lunghi, dei processi. (\u2026) Dio si manifesta nel tempo ed \u00e8 presente nei processi della storia. Questo fa privilegiare le azioni che generano dinamiche nuove. E richiede pazienza, attesa. Da ci\u00f2 siamo sollecitati a leggere i segni dei tempi con gli occhi della fede, affinch\u00e9 la direzione di questo cambiamento \u00abrisvegli nuove e vecchie domande con le quali \u00e8 giusto e necessario confrontarsi\u00bb\u201d. Questa \u00e8 la prospettiva missionaria affidata alla parrocchia, in quest\u2019ottica si collocano le quattro finalit\u00e0 affidate dallo Statuto ai Consigli.<br \/>\nLa prima: \u201cconsigliare il parroco ricercando, studiando e proponendo pratiche conclusioni circa le opere pastorali\u201d. Prima delle proposte pratiche c\u2019\u00e8 una fase di ricerca, di studio, di proposta e di verifica delle varie attivit\u00e0 pastorali, rispetto alle quali dobbiamo sempre domandarci: Perch\u00e9 organizziamo questa iniziativa? \u00c8 al servizio della missione ecclesiale di annuncio del Vangelo? Aiuta i membri del popolo di Dio ad essere cristiani nella vita e a testimoniare l\u2019amore del Padre? \u00c8 attenta alle esigenze dei pi\u00f9 poveri? Questa \u00e8 la funzione pi\u00f9 importante perch\u00e9 ha a che fare col discernimento sul nostro tempo al quale faceva riferimento il Papa.<br \/>\nLe altre finalit\u00e0: coordinare le varie espressioni parrocchiali della vita laicale; occuparsi della condizione economico-finanziaria della parrocchia indicando linee orientative al Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici, intervenire su avvenimenti o situazioni che a livello locale interessano l\u2019ambito sociale, politico e sindacale, sono conseguenza della prima, pi\u00f9 complessa, attivit\u00e0 di ricerca, di lettura della realt\u00e0, di proposta. Il tempo che viene impiegato per questa attivit\u00e0 non va considerato sprecato n\u00e9 sottratto alla programmazione. Ribadisco questo concetto perch\u00e9 sar\u00e0 successo anche a voi che l\u2019imminente scadenza dei tempi liturgici cd. forti, la festa del patrono, la sagra, un pellegrinaggio da tempo programmato, le cresime, le comunioni, e via dicendo spesso fagocitano le nostre energie illudendoci di aver raggiunto gli obiettivi semplicemente gestendo iniziative. Come abbiamo visto, non \u00e8 cos\u00ec.<br \/>\nIl secondo dato che vi caratterizza \u00e8 la corresponsabilit\u00e0. La festa odierna del Battesimo di Ges\u00f9 ci ricorda che in Lui siamo insigniti della dignit\u00e0 e della libert\u00e0 di figli amati di Dio, e collocati nel mondo per essere testimoni dell\u2019amore.<br \/>\nCome il battesimo fu l\u2019inizio della vita pubblica di Ges\u00f9 e della sua missione nel mondo come inviato del Padre, cos\u00ec dall\u2019unica vocazione battesimale scaturisce la corresponsabilit\u00e0 nell\u2019evangelizzazione di tutti, laici, ministri ordinati e consacrati, che formano insieme il corpo mistico e popolo di Dio pellegrino nella storia verso il regno. A voi fedeli laici in particolare, il Concilio ricorda in quale ambito specifico esercitare questa corresponsabilit\u00e0. L\u2019indole secolare \u00e8 il vostro specifico, cio\u00e8 trattare le cose del mondo da testimoni di Cristo; anche lui, del resto, ha condotto per lunghi anni un\u2019esistenza di tipo secolare: famiglia, relazioni sociali, lavoro. Da voi, che oltre all\u2019impegno secolare richiesto dal vostro stato di vita, mettete a disposizione del tempo prezioso per l\u2019edificazione della comunit\u00e0 cristiana, ci aspettiamo che la aiutiate a fare sintesi e mediazione. Sintesi, perch\u00e9 soprattutto voi ogni giorno cercate di coniugare gli spazi del religioso e del profano, secondo la spiritualit\u00e0 dell\u2019incarnazione; mediazione perch\u00e9 possiate aiutare la comunit\u00e0 a non confondere n\u00e9 rendere inconciliabili gli ambiti del mondo e della Chiesa, accomunati dall\u2019obiettivo della realizzazione totale dell\u2019uomo. Questa \u00e8 laicit\u00e0: tenere insieme santit\u00e0 e secolarit\u00e0 per appartenere a Dio e servire il mondo.<br \/>\nDi questa sintesi e mediazione dovete essere protagonisti, carissimi laici, all\u2019interno dei Consigli in cui siete chiamati ad operare. Certo, non sono questi i luoghi specifici deputati alla formazione degli adulti e dei giovani, ma la loro funzione richiede di aver sempre presente l\u2019obiettivo di far crescere la vocazione della gran parte dei battezzati che, lo ribadisco, \u00e8 per il mondo. Se il grosso delle nostre attivit\u00e0 si svolge all\u2019interno della parrocchia \u00e8 solo in vista della missione ad extra. Infatti, qualora il nostro impegno nei Consigli (magari con la benedizione del parroco) si esaurisse nella strutturazione delle attivit\u00e0 interne alla comunit\u00e0, trascurando i campo pi\u00f9 propri della vocazione laicale, quelli cio\u00e8 connessi con le realt\u00e0 temporali, vivreste una sorta di \u201cclericalismo laicale\u201d, funzionale peraltro ad una certa cultura che relega lo spazio della libert\u00e0 religiosa solo nella sfera individuale e considera la fede come esperienza privata, senza il diritto\/dovere di una sua visibilit\u00e0 in campo sociale e civile. \u00c8 encomiabile che la fioritura di ministeri laicali abbia creato nuove possibilit\u00e0 di collaborazione dei laici nei vari settori della vita ecclesiale (operatori pastorali, catechisti, ministri della santa Comunione), ma perch\u00e9 ci\u00f2 non sia visto come mera manovalanza, ci\u00f2 non deve lasciare scoperto l\u2019impegno nel mondo della scuola, del lavoro, della cultura, della comunicazione, della politica. In fase di discernimento e di programmazione, tale preoccupazione deve essere anche degli organismi parrocchiali di partecipazione, con il prezioso supporto degli uffici pastorali diocesani.<br \/>\nMi rivolgo in particolare ai giovani che per la prima volta entrano a far parte di Consigli. Tale nuovo impegno sar\u00e0 per voi, come abbiamo visto, occasione di coinvolgimento, collaborazione, corresponsabilit\u00e0. Anche favorendo questo inserimento abbiamo voluto fare casa con i giovani, come ci ha ricordato il titolo dell\u2019Assemblea di inizio anno a Porto S. Elpidio. Chiedo a voi giovani di inquietarci con proposte nuove, ardite, che contagino del vostro entusiasmo la comunit\u00e0, che mirino ad incontrare sempre altri giovani laddove vivono e soffrono, per proporre la vita buona del Vangelo. La vostra capacit\u00e0 di creare relazioni renda le nostre comunit\u00e0 cristiane accoglienti spazi di fraternit\u00e0. Non lasciatevi coinvolgere in modo acritico solo perch\u00e9 alcune iniziative si son sempre fatte cos\u00ec. A voi, parroci e laici adulti, chiedo di non aver timore di lasciarci mettere in discussione dalle novit\u00e0; ci ricordava il Papa poco prima: se Dio si manifesta nel tempo ed \u00e8 presente nei processi della storia, bisogna privilegiare le azioni che generano dinamiche nuove.<br \/>\nDa quanto detto finora penso sia chiaro che nel Consiglio non sia sufficiente assicurare una seppur attiva collaborazione, cio\u00e8 lavorare insieme (sarebbe gi\u00e0 tanto). Questa ha senso se preceduta e accompagnata da quella fattiva e leale corresponsabilit\u00e0 (rispondere insieme della missione della Chiesa). Per la collaborazione \u00e8 sufficiente essere attivi, volenterosi e capaci; per vivere la corresponsabilit\u00e0, occorre anche una matura sensibilit\u00e0 ecclesiale, una formazione spirituale solida, una condotta di vita in linea col credo che si professa. Con queste premesse, dovrebbe essere chiaro che le forze vive presenti in parrocchia a cui fa cenno lo Statuto e che dovrebbero essere rappresentate in Consiglio, non necessariamente sono coloro che \u201cfanno qualcosa\u201d ma anche chi aiuta a pensare, discernere, chi sa coniugare l\u2019impegno tipicamente laicale con la sensibilit\u00e0 ecclesiale, a prescindere da un ruolo.<br \/>\nInfine, dopo missione e corresponsabilit\u00e0, la terza parola usata dallo Statuto per indicare l\u2019identit\u00e0 del Consiglio Pastorale \u00e8 comunione. La comunione, come tensione a una relazione profonda con l\u2019altro, con gli altri, fa parte della nostra struttura antropologica. Dalla tradizione personalistica, impariamo che nell\u2019io sono racchiuse le categorie del \u00abtu\u00bb e del \u00abnoi\u00bb, da qui l\u2019istanza insopprimibile della relazione. Su questo s\u2019innesta il dinamismo della fede, che accresce la maturazione personale fino ad accogliere il dono della comunione. La comunione non \u00e8 un affannarsi intorno a qualche tavolo, non \u00e8 frutto di un estenuante incontro di verifica, \u00e8 la vita donata da Ges\u00f9 alla sua sposa che \u00e8 la Chiesa, \u00e8 una luce alta che attira, \u00e8 dono dello Spirito, perci\u00f2 supera le nostre continue divisioni. \u00c8 stata implorata da Ges\u00f9 nella sua accorata preghiera prima di salire la croce e giudica ogni nostro aggregarci, sta davanti a ogni nostro sforzo per realizzarla nel tessuto delle nostre vite.<br \/>\nLa comunione \u00e8 dono di Dio ed \u00e8 spesso oscurata dalle nostre infedelt\u00e0, dalle nostre maschere, da rapporti ecclesiali pi\u00f9 legati all\u2019apparenza che alla sostanza, da esortazioni di facciata alla comunione stessa. Anche per questo occorre favorire quei luoghi e quei percorsi \u2013 e i Consigli lo sono \u2013 che ci aiutano e aiutano la Chiesa a ricostruire sempre la fedelt\u00e0 al dono di Dio della comunione per trasformare il nostro modo di relazionarci, di collaborare, di convivere, di celebrare, di orientarci al vangelo con relazioni nuove, oltre la spontaneit\u00e0, l\u2019impressione, l\u2019emotivit\u00e0, verso una relazione d\u2019amore.<br \/>\nRichiamo un passaggio della lettera di Mons. Conti del 2010 Consummati in unum, al quale si riferiva anche don Giordano all\u2019incontro assembleare di inizio anno 2017 (io non ero ancora stato nominato) che riflette sulla comunione negli organismi di partecipazione: \u201cLa vera posta in gioco \u00e8 la modalit\u00e0 in cui una comunit\u00e0 mette in gioco se stessa, il proprio stile ecclesiale, la propria capacit\u00e0 di dialogo e di confronto nell\u2019orizzonte di un\u2019ecclesiologia di comunione, attuata nella partecipazione e comunicazione dei suoi membri. Il risultato reale, quello che resta, \u00e8 il modo di relazionarsi all\u2019interno della Chiesa, una nuova abitudine ad ascoltare, progettare insieme, discernere.<br \/>\nUn organismo di partecipazione non deve innanzitutto far funzionare gli altri, bens\u00ec gli stessi membri che lo compongono. La sua vocazione \u00e8 di essere e presentarsi come icona della comunit\u00e0\u201d.<br \/>\nNon ho altro da aggiungere, se non che la comunione \u00e8 la cartina di tornasole del nostro impegno. Favorirla riguarda tutti, soprattutto i cari presbiteri e poi i laici, i consacrati. Se non siamo uomini e donne di comunione, se non anteponiamo il bene della comunit\u00e0 alle nostre preferenze e, mi permetto di dire, le esigenze della comunit\u00e0 pi\u00f9 ampia (unit\u00e0 pastorale, vicaria, diocesi) rispetto al nostro orizzonte a volte limitato dal nostro limitato territorio, insomma se non avessimo la carit\u00e0 nulla ci gioverebbe.<br \/>\nA tale proposito, un importante esercizio di comunione e di corresponsabilit\u00e0 \u00e8 l\u2019attivazione di sempre nuove esperienze di unit\u00e0 pastorali, propiziate anche dalla carenza di presbiteri ma che, delineano un modello di chiesa, una scelta strategica e decisiva per il futuro. Capisco che dovremo adattarci ad un volto nuovo della comunit\u00e0 ecclesiale ma se ci mettiamo in atteggiamento di conversione ne coglieremo presto anche i frutti. Parlando di comunione, mi rivolgo anche alle aggregazioni ecclesiali, forze veramente vive nella diocesi.<br \/>\nLa vostra presenza nei Consigli Pastorali \u00e8, parafrasando il dettato della Costituzione riguardo ai parlamentari, da considerarsi senza vincolo di mandato, cio\u00e8 senza vincoli rispetto al gruppo di provenienza, perch\u00e9 il bene della comunit\u00e0 supera quello della singola aggregazione o dei singoli ministeri. E in caso di \u201cconflitto\u201d tra esigenze dei gruppi e quelle della comunit\u00e0 intera, queste ultime devono prevalere. In occasione dell\u2019Assemblea di inizio anno del 2018, parlai del discernimento sull\u2019uso dei carismi: se favoriscono o rompono l\u2019unit\u00e0 nella comunit\u00e0, se sono orientati all\u2019evangelizzazione, se si inseriscono docilmente nella dinamica ecclesiale, e chiesi alle aggregazioni ecclesiali di avere il coraggio di ripensare schemi e percorsi orientandoli nella direzione dei temi che ogni anno la comunit\u00e0 diocesana intende privilegiare (lo scorso anno la chiesa in uscita secondo Evangelii gaudium, quest\u2019anno i giovani) senza per questo mortificare l\u2019intuizione originaria che ha generato gruppi, movimenti, associazioni.<br \/>\nNel Consiglio pastorale parrocchiale un\u2019aggregazione si rende presente non per marcare un territorio, ma per cercare continuamente la sintesi tra il suo carisma e le scelte pastorali condivise da tutti. Se cos\u00ec non fosse, la ricchezza dei doni dello Spirito diventerebbe frammentazione perch\u00e9 ridurrebbe la parrocchia a un luogo anonimo in cui ognuno cerca uno spazio dove fare le sue cose ma senza frutto per la comunit\u00e0.<br \/>\nLe riflessioni proposte finora non riguardano solo il Consiglio Pastorale Parrocchiale ma anche il Consiglio parrocchiale per gli Affari Economici; ci\u00f2 che li accomuna e li collega, precisano gli Statuti, \u00e8 la condivisione delle finalit\u00e0 ecclesiali e pastorali. Un\u2019ultima considerazione vorrei riservarla in particolare proprio ai componenti dei CPAE.<br \/>\nI beni della parrocchia sono mezzi a servizio del fine che \u00e8 la vita e la missione di una comunit\u00e0. Non viene chiesto al parroco, primo responsabile, di essere competente in tutto, ma di essere pastore anche sotto il profilo della gestione dei beni: deve saper suscitare collaborazioni preparate, essere in grado di capire le questioni (anche se non ne conosce i dettagli tecnici), saper guidare il discernimento della comunit\u00e0. Anche semplicemente sotto il profilo della competenza (ma non solo) \u00e8 impossibile gestire i beni senza la collaborazione di fedeli laici competenti. Purtroppo, laddove il parroco rivendica per s\u00e9 troppo spazio nella gestione economica, quasi sempre sorgono problemi.<br \/>\nLa sfida del \u201cfare bene il bene\u201d \u00e8 un aspetto su cui la societ\u00e0 di oggi \u00e8 particolarmente sensibile. Sarebbe bello che nell\u2019opinione comune, le nostre parrocchie diventassero sinonimo non solo di generosit\u00e0, di cordialit\u00e0, di attenzione ai ceti popolari, ma anche di competenza, di precisione, di oculato utilizzo delle risorse, e di organizzazione. Con la scusa che non si mette in tasca niente e che, anzi, si fa sicuramente del bene in modo disinteressato, talvolta si diventa pressappochisti e alquanto disinvolti nella inosservanza di adempimenti, normative, obblighi, ecc. verso l\u2019ordinamento civile (ma anche canonico) e, a volte, anche verso la comunit\u00e0 e i singoli fedeli. Richiamo perci\u00f2 il dovere della correttezza amministrativa e della trasparenza, sia nei confronti del Vescovo, responsabile della diocesi (per es. attraverso il rispetto dei controlli canonici e l\u2019invio di Collette e Rendiconti), sia verso il popolo di Dio, che ha diritto di conoscere come vengono impiegate le risorse, specialmente quando lo sensibilizziamo a porre la firma per l\u20198\u2030 o a fare offerte deducibili. L\u2019immagine di Chiesa di fronte ai nostri fedeli dipende anche da una gestione dei beni pi\u00f9 o meno corretta e trasparente.<br \/>\nNella composizione del CPAE, la competenza tecnica dei collaboratori \u00e8 necessaria ma non sufficiente. Anche per valenti professionisti, quali avvocati, notai, ingegneri, architetti, commercialisti, ecc. le conoscenze e le esperienze che gi\u00e0 posseggono devono essere completate con la conoscenza delle fondamentali nozioni di diritto canonico in ambito patrimoniale e della normativa concordataria sugli enti e della legislazione civilistica e fiscale sugli enti non commerciali.<br \/>\nA questo proposito \u00e8 necessaria una certa umilt\u00e0 (non pretendere di sapere tutto e ricorrere quando necessario agli uffici amministrativi di curia) e la reale disponibilit\u00e0 a studiare e ad approfondire problematiche di un settore \u201cdi nicchia\u201d e, quindi, spesso poco fornito di strumenti idonei.<br \/>\nMa la competenza tecnica non basta: torno a rimarcare la necessit\u00e0 della sensibilit\u00e0 ecclesiale proprio perch\u00e9 \u2013 come si \u00e8 detto \u2013 solo le finalit\u00e0 ecclesiali spiegano il senso e persino le modalit\u00e0 di amministrazione di beni della Chiesa. \u00c8 necessario pertanto una formazione anche spirituale, di studio, di approfondimento, di confronto anche circa i valori evangelici ed ecclesiali declinati nella concretezza dei problemi amministrativi.<br \/>\nAvviandomi al termine, sento di ringraziarvi veramente di cuore perch\u00e9 avete accettato di mettervi (ri-mettervi) in gioco nell\u2019entusiasmante avventura del Regno di Dio; per aver condiviso il percorso di revisione degli Statuti che \u00e8 stato un vero esercizio di sinodalit\u00e0 (in particolare ringrazio il gruppo ristretto che ha coordinato il lavoro). Ringrazio di cuore don Giordano Trapasso che \u00e8 il pro-motore instancabile della vita pastorale della nostra diocesi e che, spes contra spem, crede nel valore della comunione ecclesiale e della carit\u00e0 pastorale. Assicuriamo a tutte le comunit\u00e0 il supporto leale e fattivo del centro diocesi, primo fra tutti quello formativo che viene attivato attraverso la Scuola di Formazione Teologica.<br \/>\nIn questi due anni di presenza in mezzo a voi, tra le cose che pi\u00f9 mi hanno colpito, torno a dire, \u00e8 stata la sollecitudine di voi, operatori pastorali per la vita delle vostre comunit\u00e0, alle quali dedicate tempo, energie, risorse fisiche, emotive e anche economiche. Ne ho avuto diretta esperienza in occasione dei trasferimenti di parroci, di avvio di unit\u00e0 pastorali, di ristrutturazioni di centri di culto, di difficolt\u00e0 di salute dei vostri sacerdoti\u2026Vedendo il vostro entusiasmo, la vostra abnegazione e quanto siete numerosi questa sera, ho veramente fiducia che la nostra chiesa diocesana di Fermo, col contributo di tutti, sar\u00e0 sempre di pi\u00f9 la sposa bella del Signore. Dio ci benedica. \u2022<\/p>\n<p>+ Rocco Pennacchio<br \/>\nArcivescovo<\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-8055 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/DSC_0040.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/DSC_0040-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/DSC_0008.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/DSC_0008-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/DSC_0018.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/DSC_0018-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/DSC_0026.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/DSC_0026-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/DSC_0042.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/DSC_0042-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/DSC_0051.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/DSC_0051-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il testo del discorso dell&#8217;Arcivescovo Rocco come piattaforma di partenza per i nuovi organismi pastorali Cari amici, nel giorno del Battesimo del Signore siamo convenuti in Duomo per rimotivare davanti alla Madonna del Pianto la nostra sollecitudine verso la Chiesa e riscoprire la nostra vocazione di cristiani battezzati, figli di Dio e fratelli tra noi. &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":26,"featured_media":8056,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[4],"tags":[1769,2140],"class_list":["post-8055","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","","category-primo-piano","tag-mons-rocco-pennacchio","tag-numero-1-2020"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/DSC_0042.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p6m5Ic-25V","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8055","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/26"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8055"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8055\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8061,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8055\/revisions\/8061"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8056"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8055"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8055"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8055"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}