{"id":7824,"date":"2018-12-10T16:00:49","date_gmt":"2018-12-10T15:00:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=7824"},"modified":"2018-12-10T10:57:30","modified_gmt":"2018-12-10T09:57:30","slug":"assaporare-lessenziale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/12\/assaporare-lessenziale\/","title":{"rendered":"Assaporare l\u2019essenziale"},"content":{"rendered":"<p>A Lapedona il 22 dicembre alle ore 21.00, presso la Sala Madonna Man\u00f9-S. Quirico ci sar\u00e0 un evento riguardante la presentazione di un libro che parler\u00e0 dei rimedi sapienti delle nonne di famiglia. Marina Verzulli eseguir\u00e0 alla chitarra vari brani di musica classica e a chiusura della serata sar\u00e0 proiettato un video che riporta immagini di vita rurale risalenti ai primi anni del 1900. Saranno declamate inoltre poesie in vernacolo marchigiano e in lingua italiana in cui i ricordi e la memoria storica di un tempo ormai perduto si riproporranno come avveniva attorno alla rola alcuni anni fa. Si aspettava cos\u00ec il Natale con i racconti a volte super fantastici degli anziani di casa attorniati dai numerosi bimbi che in silenzio e con occhi attoniti ascoltavano memorie passate in attesa della Messa solenne di Mezzanotte. Ed ecco la narrazione suggestiva, preziosa e vera che ho ricevuto ben volentieri da Alfredo Recchi da Moresco, classe 1929.<\/p>\n<p>\u201cMi ricordo in modo chiaro la vita di allora, miseria nera di numerose famiglie e tra queste anche la mia. Ricordo l\u2019atterrato, locale ricavato con pali di legno racchiusi con paglia e malta impastata. Ricordo due monolocali e due bilocali, uno ancora esistente. L\u00ec vi si cucinava, vi si mangiava, vi si dormiva e purtroppo ci si moriva. Privi di servizi igienici, le varie necessit\u00e0 si facevano alla luce del sole o delle stelle.<br \/>\nSotto questi tipi di fabbricati, chiamiamoli cos\u00ec, al piano terra c\u2019erano il maiale, la pecora, le galline e in una parte, il magazzeno. Le dimensioni di questi tuguri erano di solito cinque per cinque. Non sempre questo piccolo capitale era di propriet\u00e0 dell\u2019occupante. C\u2019era il padrone che oltre ad essere pagato pretendeva ben altri favori. Guai a ribellarsi, si veniva sbattuti fuori e non si faceva ritrovare un posto dove poggiare il capo.<\/p>\n<p>Esistevano poche case coloniche, in parte fatiscenti ed erano strutturate in tal modo: al piano terra una met\u00e0 veniva occupata dalla stalla, sempre a levante. L\u2019altra met\u00e0 erano la cucina, la cantina e il forno. Al primo piano due camere, il magazzeno e in fondo la rampa delle scale, una piccola cameretta. La stalla e la cucina erano comunicanti divise solo dalla rampa delle scale. La puzza non si sentiva pi\u00f9. I nasi erano assuefatti. Le mosche giravano a stormi e molto spesso cadevano in coppia sui piatti, nel cibo, specie sulla polenta messa sulla spianatoia. L\u2019igiene a quei tempi era scarsa, non poteva essere diversamente con la presenza degli animali in continuo contatto con l\u2019uomo. Non mancavano i pidocchi e pulci che specie la notte ci facevano il salasso.<br \/>\nTornando alle case, erano tutte vecchie costruzioni, in parte malandate e i padroni non pensavano minimamente di migliorarle. Oltre ad avere delle pretese, i prodotti venivano divisi al sessanta per cento fino all\u2019arrivo della Legge sulla Mezzadria in cui tutto era diviso al cinquanta, spese comprese. La quasi totalit\u00e0 dei contadini era analfabeta. E i padroni quasi tutti disonesti, \u201cfrecavano\u201d sui conti. Il libretto colonico era sempre in rosso. Come potevano sdebitarsi? Bisognava pur vivere. Qualche cosa in pi\u00f9 si poteva avere dalla vendita di una bestia. Sul libretto colonico venivano annotati i cosidetti \u201cpresenti\u201d che il contadino doveva mensilmente consegnare al padrone: venti uova al mese, un pollo e verdure varie; a Natale un paio di capponi di peso non inferiore ai 5 Kg. Fortunatamente questi tristi figuri non esistono pi\u00f9. \u00c8 scomparsa la mezzadria e i contadini sono o coltivatori diretti o imprenditori agricoli. Molti hanno abbandonato la terra, sono corsi all\u2019industria specie calzaturiera. Tutto si \u00e8 ribaltato anche le case di nuova costruzione restano chiuse. Com\u2019era bello vedere quei gruppi di gente che si recavano al mercato, si scambiavano i saluti, confidenze. Insomma si parla di un po\u2019 di tutto. Si portavano al campo boario gli animali e l\u00ec si aspettava l\u2019acquirente. Non sempre si riusciva a vendere e verso mezzogiorno si riprendeva la via del ritorno. Le nostre massaie avevano i canestri in testa pieni di uova. Venderle serviva per acquistare: sale, fiammiferi e petrolio per fare luce la sera.<br \/>\nLe brave massaie di campagna facevano la sfoglia per i tagliolini, ma senza uova perch\u00e9 bisognava venderle per comprare quanto gi\u00e0 detto. Dei tagliolini rimaneva solo il nome, il resto era tutto un \u201czallocco\u201d. Gli alimenti erano poveri, poco nutrienti e molte erano le malattie che spesso non si riusciva a debellare trascinando l\u2019individuo alla morte.<br \/>\nLe farmacie di allora avevano pochi farmaci e molti rinunciavano all\u2019acquisto non avendo di che pagare. Andare all\u2019Ospedale era un lusso di pochi. Ci si affidava al medico di famiglia e all\u2019ostetrica per partorire. Talvolta si moriva di parto per mancanza di strumentazioni valide. Si viveva molto meno di oggi. Erano pochi coloro che superavano i sessant\u2019anni eppure la gente era felice. Nelle campagne si sentivano i canti, nelle case si pregava e oggi???. Ricordo con acuta nostalgia quando si trebbiava e si riempiva il magazzino che serviva da sostentamento per tutto l\u2019anno.<br \/>\nLa trebbiatura era l\u2019occasione per fare una mangiata vera di pastasciutta, alla fine del lavoro. Arrivavano le brave donne con quelle fiamminghe fumanti che consumavamo all\u2019ombra delle piante. Mi sembra di sentire ancora quel profumo. Il sugo veniva fatto con il gallo, il re del pollaio, che per l\u2019occasione veniva sacrificato. Che dire poi del secondo? Oca arrostita al forno, profumatissima per il finocchio selvatico. Questa era l\u2019unica mangiata abbondante dell\u2019anno. Poi si tornava alle ristrettezze accennate. Qui \u00e8 forse il caso di ricordare il vecchio detto e cio\u00e8: Chi gode un giorno, non pena tutto l\u2019anno\u201d.<\/p>\n<p>Dal racconto anche sofferto e vissuto di Alfredo, mi torna in mente il tempo suggestivo e atteso dell\u2019Avvento in cui anche la recita in famiglia del santo Rosario era una abitudine a cui nessuno poteva sottrarsi cos\u00ec come accadeva a casa de la Lolona.<br \/>\nGni sera, \u2018na vota,<br \/>\nprima de ji\u2019 a durm\u00ec<br \/>\na se dic\u00eca fota fota<br \/>\nla curona \u2018ccostu lu cam\u00ec.<br \/>\nCe stat\u00eca prorbio tutti<br \/>\nda li vecchi sdendati,<br \/>\na li frichitti spisciati.<br \/>\n\u2018N gorbu te p\u00ecja<br \/>\npe\u2019 chi no\u2019 la dic\u00eca<br \/>\nquasci quasci la vergara,<br \/>\na te scommunich\u00eca.<br \/>\nCuscindra, a denti stritti<br \/>\ne coll\u2019occhi cacalusi,<br \/>\nse scurun\u00eca ansema,<br \/>\nco\u2019 certi longhi musi\u2026<br \/>\n\u201cAvemene Maria,<br \/>\nplena de grazzia\u2026<br \/>\nStatte fitta Carul\u00ec,<br \/>\nche sci prorbio \u2018na disgrazia.<br \/>\nIl Signore \u00e8 cun d\u00e9\u2026<br \/>\nNon te durm\u00ec Gui\u00e8!<br \/>\nTu sci biniditta<br \/>\nintra tutte le donne\u2026<br \/>\nMar\u00ec, lassa st\u00e0 si ciurri,<br \/>\nche te piccico du\u2019 tonne-.<br \/>\nE venedetta lu fruttu<br \/>\ndel seno tuo Jes\u00f9\u2026<br \/>\nMe dici Gui\u00e8,<br \/>\nperch\u00e9 non me pinzi pi\u00f9?<br \/>\nSancta Maria, matre Dei&#8230;<br \/>\nLassa perde \u2018ss\u00ec puc\u00ec,<br \/>\nca d\u2019\u00e8 li mei!<br \/>\nOra pronnobis peccatroni<br \/>\nbus Nu e t\u2019innora\u2026<br \/>\nChe te pare Filum\u00e8<br \/>\nde f\u00e0 sembre la signora?<br \/>\nE cusc\u00ec se \u2018rrijia a la fin fine<br \/>\nfra mocc\u00f2 de cimendi e litanie.<br \/>\nLa curona venedetta<br \/>\ntutti quanti l\u2019era detta,<br \/>\nla cuscienza ad\u2019era \u2018n pace<br \/>\nco\u2019 la fava sotta la vrasce.<br \/>\nCo\u2019 la neve e co\u2019 lu vendu<br \/>\nSe pass\u00ecja pure l\u2019Avvendu.<\/p>\n<p>E a Natale?<br \/>\nAi grandi niente di che e ai pi\u00f9 piccoli per farli felici bastavano: un torroncino, un mandarino, due o tre noci e un pezzetto di salsiccia.<br \/>\nLa felicit\u00e0 era nelle piccole cose. Dovremmo imparare a ritrovarla. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Lapedona il 22 dicembre alle ore 21.00, presso la Sala Madonna Man\u00f9-S. Quirico ci sar\u00e0 un evento riguardante la presentazione di un libro che parler\u00e0 dei rimedi sapienti delle nonne di famiglia. 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