{"id":7759,"date":"2018-11-21T12:30:22","date_gmt":"2018-11-21T11:30:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=7759"},"modified":"2024-11-06T17:25:39","modified_gmt":"2024-11-06T16:25:39","slug":"la-vedetta-della-fede","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/11\/la-vedetta-della-fede\/","title":{"rendered":"\u201cLa vedetta della fede\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Nozione comune vuole che i Seminari in Italia traggano la loro origine con il decreto emanato nel 1563, nelle fasi conclusive del Concilio di Trento, quando si decise la loro istituzione per garantire una maggiore preparazione culturale e una pi\u00f9 profonda formazione spirituale ai futuri presbiteri.<br \/>\nI documenti di archivio segnalano l\u2019attivit\u00e0 didattica del Seminario di Fermo nell\u2019anno 1568.<br \/>\nSappiamo che la parola costruisce l\u2019universo dell\u2019uomo; le parole diventano importanti nel preciso istante in cui vogliamo comunicare qualcosa e lo sono ancora di pi\u00f9 se vogliamo essere ascoltati, addirittura fondamentali se vogliamo essere compresi. Analogamente fondamentali sono le immagini.<br \/>\nMaurin artista &#8211; che nel Seminario di Fermo lavora come bibliotecario da vent\u2019anni &#8211; ha scelto da tempo un codice diverso dai tradizionali modelli visuali per la trasmissione di idee e concetti che possano produrre una nuova conoscenza in chi interagisce con le sue opere, assemblaggi ed installazioni.<br \/>\n\u201cSeminario &#8211; La vedetta della fede\u201d ha bisogno di tempo per essere esplorata, interpretata e vissuta.<br \/>\nNel processo che struttura questa azione creativa di Maurin, all\u2019omaggio rispettoso e grato che viene reso alle molteplici funzioni esercitate nei secoli dal Seminario di Fermo si accompagna l\u2019interrogativo sul senso della fede e della religiosit\u00e0 oggi, in una sfida che scruta e denuda l\u2019animo umano quando esso si accosta alla questione dell\u2019ipocrisia e delle identit\u00e0 fasulle da cui siamo circondati.<br \/>\nSpicca la capacit\u00e0 di circoscrivere temi e motivi, di mettere a fuoco i particolari, di selezionare le iconografie ed i materiali di riciclo utilizzati, pazientemente reperiti nel Seminario stesso: \u201cFabbrica infinita\u201d nel vissuto quotidiano dell\u2019artista, cantiere continuo e macchina inarrestabile dove si progetta la vita.<br \/>\nL\u2019impianto \u00e8 costituito da due tavole lignee, lasciate a vista nei margini irregolari e nei segni patiti nel tempo da questo materiale, protagonista della vicenda evolutiva dell\u2019uomo per la docilit\u00e0 della sua lavorazione. A raccordarle \u00e8 il baricentro del periscopio in ghisa, sintesi formale del corpo di Cristo sulla Croce, con il perizoma di juta insanguinato, nell\u2019atto di allargare le braccia.<br \/>\nPuntuale l\u2019annotazione della piccola corona di spine, simbolo del martirio insieme ai due chiodi antichi che bloccano i polsi stilizzati del Salvatore.<br \/>\nIn modo equilibrato, nel comparto inferiore, riconosciamo a destra una drammatica Piet\u00e0 della Vergine Maria, con l\u2019uso di un cromatismo cinerino che risalta sinteticamente le anatomie mentre a sinistra il pi\u00f9 variegato intervento pittorico sul materiale ferroso qualifica i volumi della radice affiorante che esplode vigorosa.<br \/>\nIl seminario come radice fisica e morale della fede.<br \/>\nL\u2019arte combinatoria e stratificata di Maurin \u00e8 un mezzo per comprendere la complessit\u00e0 del reale; l\u2019indagine sulla sfera del dubbio \u00e8 associata ad una stesura vaporosa, evocativa di una nebbia che tende a dilagare aldil\u00e0 delle diverse porzioni di reti, limite per chi ha perduto il dono della Fede, protezione in virt\u00f9 del Sacrificio estremo di Cristo.<br \/>\nIl punto di sperdimento della nostra vita, che sembra talvolta dannata, sta in quella zona d\u2019ombra&#8230;<br \/>\nL\u2019ombra \u00e8 inquietante. Nell\u2019ombra ci si nasconde e si trama, e si teme la morte.<br \/>\nDall\u2019ombra per\u00f2 la natura silente si risveglia con il verde del muschio, in attesa di un\u2019alba pi\u00f9 chiara.<br \/>\nLa rete arancione che in altre installazioni raccontava il gelo nelle relazioni sociali, l\u2019estraneit\u00e0 e le fobie dell\u2019individuo contemporaneo, viene qui assunta nella valenza positiva che ci indica un processo di crescita continua&#8230; i lavori in corso.<br \/>\n\u201cVedetta della fede\u201d attiva un dialogo con i valori trasmessi ed acquisiti negli spazi del Seminario, proponendosi come un\u2019opera sulla riconciliazione, sulle prospettive di una umanit\u00e0 che, quando non ci sono pi\u00f9 sogni n\u00e9 desideri, vede la speranza presentarsi nella sua forma pi\u00f9 ancestrale e pi\u00f9 potente. \u2022<br \/>\nSimonetta Simonetti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nozione comune vuole che i Seminari in Italia traggano la loro origine con il decreto emanato nel 1563, nelle fasi conclusive del Concilio di Trento, quando si decise la loro istituzione per garantire una maggiore preparazione culturale e una pi\u00f9 profonda formazione spirituale ai futuri presbiteri. 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