{"id":773,"date":"2013-07-30T13:45:51","date_gmt":"2013-07-30T13:45:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=773"},"modified":"2024-11-06T17:26:21","modified_gmt":"2024-11-06T16:26:21","slug":"intervista-al-p-dalloglio-sj-sulla-situazione-in-siria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2013\/07\/intervista-al-p-dalloglio-sj-sulla-situazione-in-siria\/","title":{"rendered":"Intervista al P. Dall&#8217;Oglio SJ sulla situazione in Siria"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/padredalloglio.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-774\" alt=\"padredalloglio\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/padredalloglio-300x171.jpg\" width=\"300\" height=\"171\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/padredalloglio-300x171.jpg 300w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/padredalloglio.jpg 485w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Intervista a Padre Paolo Dall\u2019Oglio, gesuita e fondatore della Comunit\u00e0 Monastica di Deir Mar Musa al-Habasci, in Siria, rilasciata in occasione della sua partecipazione quale relatore alla 10\u00b0 settimana di formazione e spiritualit\u00e0 missionaria organizzata dall\u2019Ufficio Nazionale per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese e dalla Fondazione Missio. <\/em><\/p>\n<p><em>Qual \u00e8 la situazione della Siria ora?<\/em><\/p>\n<p>In questo momento la Siria vive due fenomeni in uno: il primo, la rivoluzione democratica civile contro la dittatura che ha schiacciato i siriani per 40 anni, tanto per parlare con concetti semplici e lineari, ed il secondo, la guerra civile. <!--more-->La guerra civile \u00e8 tra i gruppi etnico tribali religiosi legati al regime e una maggioranza mista di siriani con, al suo interno, una maggioranza di sunniti, fatta di tante componenti, che combatte il regime. Ripeto, in questa maggioranza ci sono cristiani, alawiti, gente di tutte le appartenenze, ci sono i Fratelli Musulmani, i salafiti, gli ex baathisti, i comunisti, gli ex nazionalisti, i sufi, i ragazzi democratici che non vogliono appartenere a nessun partito, i giovani del quartiere che si sono ribellati, insomma la popolazione siriana. Dall\u2019altra parte c\u2019\u00e8 il regime siriano.<\/p>\n<p><em>Cos\u2019\u00e8 il regime siriano?<\/em><\/p>\n<p>Uno Stato fantoccio da quando \u00e8 caduto il muro di Berlino e l\u2019ideologia si \u00e8 svuotata. \u00c8 rimasta una serie di interessi economici di natura liberale con relazioni con l\u2019Occidente ricco e altri centri di potere economico, ovunque nel mondo, legati, a una famiglia, in senso sociologico e mafioso. Dunque uno Stato paravento, una rete di servizi di sicurezza che gestisce la societ\u00e0, ed una cupola mafiosa che comanda. Questa realt\u00e0 gode ancora di un certo seguito presso un buon numero di alawiti, concentrati nella capitale e nella regione di origine, tra il fiume Oronte e il mare Mediterraneo, une fetta sulle montagne lungo il mare. L\u00ec c\u2019\u00e8 anche una minoranza di cristiani, soprattutto ortodossi, con un legame privilegiato con la Russia e anche un\u2019importante comunit\u00e0 sunnita. Questi ultimi se la stanno vedendo malissimo perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che c\u2019\u00e8 la guerra civile, dove ci sono i massacri e anche purtroppo nei sobborghi di Damasco perch\u00e9 il regime non vuole cedere la capitale, dove ci sono interessi di ogni tipo. In queste zone le cose vanno molto male e la capitale \u00e8 lontana da quei centri di approvvigionamento della rivoluzione dall\u2019esterno.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa che altrove in Siria la repressione non sia sanguinaria, ma il conflitto \u00e8 allora tra i rivoluzionari e il regime, non tra le popolazioni civili. La Siria prosegue questa sanguinosissima rivoluzione. Quelli che dicono che in Siria la rivoluzione non esiste e che c&#8217;\u00e8 solo il terrorismo finanziato dall\u2019Arabia Saudita e voluto dagli americani israeliani e francesi, ripetono una menzogna di Stato, che fa comodo a chi \u00e8 in diversi modi organico al sistema del regime.<\/p>\n<p>Certo \u00e8 che i giovani si sono levati con le mani nude e sono stati stritolati da una repressione che non \u00e8 nuova, \u00e8 solo aumentata in intensit\u00e0, ma \u00e8 quella stessa che ha distrutto Hama nel 1982, tenuto la gente in prigione anche per 25 anni, scaraventato i giovani universitari in prigione per anni a causa di un volantino. Questa \u00e8 la realt\u00e0 siriana. Quando i ragazzi dell\u2019esercito hanno ricevuto l\u2019ordine di sparare sui loro coetanei nella strada alcuni si sono rifiutati. C&#8217;\u00e8 stata un\u2019emorragia progressiva, prima gli obbiettori sono stati uccisi dai loro commilitoni poi c&#8217;\u00e8 stata una serie di spaccature, di diserzioni che hanno provocato la nascita dell\u2019esercito libero (ESL). In questo momento sono tornati dei giovani siriani dall\u2019estero a combattere, sono venuti alcuni arabi da fuori della Siria.<\/p>\n<p>Alcuni sono colorati islamicamente, sono jihadisti, ma non necessariamente ci va messa sotto l\u2019etichetta \u201cterrorista\u201d, al contrario, quelli che sono con i fratelli musulmani hanno avuto un\u2019evoluzione che va verso una democrazia basata sull\u2019emergenza d\u2019una societ\u00e0 civile. I salafiti sono pi\u00f9 per l\u2019idea dello stato islamico, \u00e8 vero, ma ci\u00f2 non vuol dire che vogliano escludere i cristiani, hanno una loro idea classica, tradizionale islamica, purtroppo ripassata nella padella wahabita per cui un po\u2019 ideologicamente fondamentalista, rigida. Poi ci sono effettivamente i terroristi. Questi per\u00f2 non sono stranieri, sono anche i nostri ragazzi siriani, magari addestrati in campi chiss\u00e0 dove.<\/p>\n<p>I terroristi islamici sunniti estremisti sono stati utilizzati cinicamente dal regime siriano, (nonostante sia parte di un\u2019alleanza tra sciiti alawiti e sciiti duodecimani, quindi Iran e Sud del Libano), sono stati mandati a combattere contro gli americani e gli sciiti in Iraq per interesse del regime siriano e sono stati teleguidati in Libano. Si tratta di clandestini a bordo. Certo non hanno un\u2019ideologia democratica, e la loro visione \u00e8 considerata estremista da parte di almeno il 95% dei musulmani siriani. Sono considerati pericolosi dalla larga maggioranza dei musulmani sunniti e sono gestiti all\u2019interno della palude dove ci sono le mafie, i servizi segreti corrotti e gli estremismi religiosi ed ideologici manipolabili. Una tremenda palude che non possiamo neppure immaginare tanto \u00e8 opaca e criminale di natura. Avremo il problema di come recuperare i nostri ragazzi.<\/p>\n<p>\u00c8 molto difficile in questo momento di anarchia diffusa. Fin d\u2019ora bisogna agire per quanto possibile; domani la Siria dovr\u00e0 affrontare il problema della riabilitazione dei giovani, qualche volta dei minori, presi nel vortice della violenza.<\/p>\n<p><em>Allora cosa proporre per la Siria?<\/em><\/p>\n<p>Se va avanti cos\u00ec la Siria va verso la divisione: la Siria costiera diventa un cantone alawita protetto dai russi e dagli iraniani, super armato, in grado di andare avanti con la guerra civile per un bel po\u2019 e vivere di guerra civile, perch\u00e9 nel frattempo, per ora, stanno distruggendo quello che possono sperando di reprimere, e se non possono reprimere almeno distruggono, cos\u00ec quando le milizie del regime si ritirano sulle loro montagne, i siriani rivoluzionari restano a leccarsi le ferite e non saranno in grado di inseguire gli uomini di Assad oltre il fiume Oronte. Ma per realizzare questo bel programma ci vogliono 200.000 morti e poi centinaia di migliaia di sfollati, di rifugiati interni, di gente che deve cambiare regione e farsene una ragione.<\/p>\n<p><em>Gi\u00e0 ora abbiamo 2.500.000 persone che non vivono pi\u00f9 nelle loro abitazioni abituali e si sono dovute spostare. Una parte torneranno a casa \u2026 quando? In che situazione?<\/em><\/p>\n<p>A meno che non avvenga il miracolo che tutti i partner si accordino per dire che i siriani vogliono la democrazia; e su questo non c&#8217;\u00e8 da discutere; che Bashar al-Assad deve partire \u00e8 evidente; la cosa \u00e8 finita; gli si trovi un posto, per lui e per le famiglie dei suoi, per evitare massacri motivati dalla vendetta. Brasile, Russia, \u2026 che accolgano 25.000 siriani del regime, per evitare il massacro. Poi la corte dell\u2019Aja far\u00e0 il suo lavoro con calma. Inoltre bisogna mettersi d\u2019accordo che la Siria deve essere democratica e neutrale, non assorbibile nella logica geostrategica occidentale, n\u00e9 rimanere incastrata in una logica di interessi iraniani e\/o russi. Se si riesce a riaprire un minimo di lavoro diplomatico, se il Vaticano, se l\u2019India, il Sud Africa, il Brasile, i poli che sono fuori dalla logica manichea dell\u2019o-o possono intervenire e proporre qualcosa di ragionevole, vengono allora i caschi blu dell\u2019ONU, bloccano la guerra civile e si procede a un progetto costituzionale garantito costituzionalmente e con accordi sul terreno, mantenendo le specificit\u00e0 geografiche che devono essere rispettate, la Siria deve diventare sostanzialmente federale. Cos\u00ec si potrebbe salvare questo popolo che nella sua complessit\u00e0 ricchissima rappresenta uno dei tesori dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Tutta la Siria dovrebbe essere definita Patrimonio Mondiale Immateriale dell\u2019Umanit\u00e0. Certo, c&#8217;\u00e8 anche la materia, la pietra: Palmira, Damasco, mille luoghi testimoni delle fonti della civilt\u00e0 umana \u2026 Tuttavia, oltre la pietra, c&#8217;\u00e8 un patrimonio immateriale da salvaguardare e proteggere.<\/p>\n<p><em>E noi che possiamo fare?<\/em><\/p>\n<p>Quando tante persone con affetto, interesse, preoccupazione, pensano a qualcosa, quel qualcosa si muove. Quando tante persone pregano, non c&#8217;\u00e8 niente che rimanga fermo. A questo dobbiamo credere, anzi crediamo, perch\u00e9 l\u2019abbiamo sperimentato. Quindi, agire con la preghiera, il desiderio ed il pensiero, e poi preoccupandosi, con lo sforzo dell\u2019ascolto, di cercare di capire, di andar oltre i pregiudizi. Questo provoca uno smottamento di opinione pubblica che conduce a un cambiamento di direzione nelle decisioni dei governanti. Poi con le ONG, i diversi sistemi di assistenza internazionale, dobbiamo poter raggiungere le vittime delle carneficine, le famiglie dei martiri, i feriti, gli sfollati, attraverso la Turchia, il Libano, l\u2019Iraq, la Giordania. Io insisterei molto sull\u2019 Iraq. Poi, mano a mano che le regioni libere si consolidano, si dovr\u00e0 intervenire pi\u00f9 in profondit\u00e0 sul territorio, assistendo la societ\u00e0 civile in questo suo sforzo di emancipazione purtroppo tremendo, dolorosissimo, che spacca a met\u00e0 le famiglie, che insomma \u00e8 guerra civile, una mostruosit\u00e0. Ma i giovani siriani non tornano indietro. Ormai tornare alla dittatura, al potere militare, al regime, alle leggi militari, non \u00e8 pi\u00f9 possibile.<\/p>\n<p><em> E i cristiani in tutto questo?<\/em><\/p>\n<p>I cristiani facevano parte di quel sindacato delle minoranze che teneva su il regime degli Assad e quindi si trovano spaesati. Hanno visto emergere il soggetto politico islamico in Tunisia poi in Egitto. Gi\u00e0 avevano una paura tremenda nel Libano, squassato dalla guerra civile per 18 anni, poi hanno visto l\u2019Iraq, poi bisogna tener conto anche che nella memoria profonda dei cristiani siriani ci sono tutti i siriaci, i bizantini e soprattutto gli armeni sfuggiti al genocidio della Turchia nella prima guerra mondiale; quindi si ha a che fare con un profondo sentimento di angoscia nei confronti dell\u2019Islam. Ci sono anche i cristiani dell\u2019Iran che si sono auto esiliati, che sono dovuti partire dopo la rivoluzione iraniana del 1978. Dunque una memoria profonda ferita e che guarda come insopportabile l\u2019emergere d\u2019un soggetto politico musulmano. Credo che si sbaglino. Spero che si sbaglino. Conto che si sbaglino e lavoro sull\u2019altra ipotesi: che alla fine, nel buon vicinato, non ci pu\u00f2 difendere la polizia, ma proprio i nostri vicini!<\/p>\n<p><em> Cosa che \u00e8 stata in fondo fino al marzo di quest\u2019anno?<\/em><\/p>\n<p>Cosa che \u00e8 nel fondo della realt\u00e0 siriana, ma bisogna essere sinceri. Quest\u2019armonia \u00e8 atavica e fa parte della cultura profonda. Per\u00f2 bisogna tener conto che all\u2019epoca degli ottomani non c\u2019era una democrazia cos\u00ec sviluppata da poter vedere quanto il musulmano della strada mi difende o meno, c\u2019era un superpotere. Idem, all\u2019epoca del mandato francese e poi, dopo una breve parentesi detta democratica e costellata di colpi di stato negli anni cinquanta e primi anni sessanta, arriva la dittatura degli Assad. Se non ci fosse il buon vicinato di base la gente si scannerebbe lo stesso, non c&#8217;\u00e8 niente che regge, ma qui c&#8217;\u00e8 l\u2019illusione che ci voglia un potere da sopra che garantisca. \u00c8 la prima volta nella storia che vogliamo fidarci l\u2019un l\u2019altro su base democratica. E questa angoscia \u00e8 certamente alimentata dal potere, fa parte del suo teorema. Queste minoranze hanno creduto a questa dottrina e si muovono in questo orizzonte. Anche se non tutti; ci sono cristiani in prigione, torturati, clandestini, cristiani che conosco, che vanno con i giovani sunniti, compagni di universit\u00e0 o di lavoro, con una macchina di aiuti umanitari \u2026 che vanno spontaneamente ad aiutare le vittime nelle zone accerchiate, o ad assistere gli sfollati.<\/p>\n<p><em> E la Chiesa ufficiale siriana?<\/em><\/p>\n<p>Una parte della Chiesa ha certamente confermato la menzogna di regime, cio\u00e8 che non esiste rivoluzione, ma solo terrorismo, spesso orientato a perseguitare i cristiani. Il Nunzio Apostolico ancora ieri ha ripetuto che certo si soffre di gravi contraddizioni, che la violenza sanguinaria si diffonde, ma ha anche detto con chiarezza che non si pu\u00f2 dire che ci sia in atto una strategia della rivoluzione intenzionalmente contro i cristiani. I cristiani non sono un obiettivo della rivoluzione. Questo non significa che i cristiani non ci vadano di mezzo, ma questa \u00e8 un\u2019altra questione. Alcuni vescovi, tanti ecclesiastici, molti laici uomini e donne si sono fatti promotori delle teorie di regime. Altri sono rimasti prudenti, ma non hanno fatto mancare la solidariet\u00e0 alla gente, attraverso aiuti umanitari, pronunciandosi a favore di valori umani comuni e auspicando che la Siria sia profondamente riformata. Questo avviene in modo sufficientemente prudente da evitare di farsi distruggere dal regime, e sufficientemente deciso da far capire ai siriani che siamo per il cambiamento. Una posizione purtroppo troppo rara.<\/p>\n<p><em>E lei perch\u00e9 \u00e8 qui?<\/em><\/p>\n<p>Io sono qui perch\u00e9 sono stato cacciato. Il nostro lavoro per la societ\u00e0 civile, il dialogo interreligioso, la partecipazione di base sono stati mal capiti o capiti troppo bene. Hanno gi\u00e0 provocato fin dal 2010 una repressione esplicita della nostra attivit\u00e0.<\/p>\n<p><em>Qual \u00e8 la vostra attivit\u00e0?<\/em><\/p>\n<p>Facciamo convegni di dialogo, progetti di riabilitazione e promozione umana, ad esempio di giovani iracheni o palestinesi, abbiamo lavorato sull\u2019ambiente, stimolando la partecipazione popolare. \u00c8 chiaro che siamo su progetti di promozione della societ\u00e0 civile che o si promuovono o vanno schiacciati. Non c&#8217;\u00e8 alternativa. Poi abbiamo schiacciato qualche dito dei piedi di persone corrotte e ci siamo attirati dei fulmini. Non essendosi verificato uno smottamento generale del regime verso il cambiamento democratico, alla fine gli anticorpi di regime si sono rivoltati contro di noi.<\/p>\n<p><em>Che tipo di comunit\u00e0 \u00e8 la vostra, qual \u00e8 il suo carisma?<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 una comunit\u00e0 monastica, che prega in arabo, orientale, inculturata, radicata nella cultura cristiana araba orientale locale tradizionale, che partecipa di una cultura comune islamocristiana tradizionale ed anche ai processi di modernizzazione, di esposizione a valori nuovi, nella preghiera, l\u2019accoglienza, nel lavoro con gli altri, nell\u2019orizzonte di un\u2019armonia islamocristiana che secondo noi sta molto a cuore a Ges\u00f9 di Nazareth. Inculturazione per noi significa credere che l\u2019incarnazione di Ges\u00f9 non \u00e8 limitata dal corpo storico di Ges\u00f9. \u00c8 certo radicata nel corpo storico di Ges\u00f9, concepito a Nazareth e nato a Betlemme per intervento divino da Maria Vergine \u2026 Questo corpo di Ges\u00f9 che \u00e8 corpo anche culturale \u2013 in questo senso c&#8217;\u00e8 una festa che rappresenta questa profonda realt\u00e0: gli orientali hanno mantenuto la festa della circoncisione di Ges\u00f9, otto giorni dopo la nascita secondo la legge mosaica, e quindi quella \u00e8 la festa dell\u2019inculturazione del Verbo. Dopo aver assunto la carne prende cultura, nome, Ges\u00f9 Salvatore, Dio con noi. Quest\u2019azione, questa inculturazione del Verbo, non finisce mai, perch\u00e9 il Corpo di Cristo, la Chiesa, continua a ripetere l\u2019incarnazione e l\u2019inculturazione del Verbo di generazione in generazione, secondo le realt\u00e0 umane nella loro molteplicit\u00e0 e ricchezza. Allora, come dice Isaia, le ricchezze delle nazioni saliranno a Gerusalemme. Tendenzialmente il Corpo di Cristo si universalizza, ma non nella uniformit\u00e0 omogeneizzante &#8211; perch\u00e9 altrimenti Ges\u00f9 sarebbe nato figlio dell\u2019imperatore romano, non in una realt\u00e0 periferica e marginale &#8211; bens\u00ec attraverso il pluralismo multiforme e valorizzante.<\/p>\n<p><em>L\u2019esperienza di fondazione della sua comunit\u00e0 monastica \u00e8 stata sostenuta dalla Chiesa?<\/em><\/p>\n<p>Ora \u00e8 accolta. Le nostre Costituzioni sono state approvate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2006 e l\u2019anno scorso, il 27 agosto, la Festa di san Mos\u00e8 l\u2019Abissino, il Vescovo ha approvato canonicamente la Comunit\u00e0 dopo 30 anni dall\u2019inizio. \u00c8 stato un processo lento e non facile quello del riconoscimento della comunit\u00e0 per le novit\u00e0 che questa Comunit\u00e0 presenta, sia sotto l\u2019aspetto dello spirito ecumenico, che dell\u2019apertura cordiale all\u2019Islam. Per questo ci \u00e8 stato donato di vivere assieme fratelli e sorelle e di sviluppare una larga ospitalit\u00e0. Inoltre, \u00e8 stato dimostrato che non siamo cos\u00ec strani. All\u2019inizio la mia comunit\u00e0 gesuitica ha fatto una fatica tremenda, forse anche per motivi legati al mio carattere. Sono rimasto fuori dalla comunit\u00e0 per 5 anni, poi il dialogo vince e ha vinto, e abbiamo ripreso la conversazione tanto che sono stato reintegrato nei gesuiti dal 1997 ed adesso sono gesuita. Sono stato ad un certo momento sotto processo da un punto di vista dogmatico dal 2002 al 2006. Questo dialogo dogmatico ha portato a riconoscere il pluralismo teologico come lecito, esperienza plurale della Chiesa nel dopo Concilio Vaticano II. Ora sono un gesuita un po\u2019 giramondo e questa situazione di esilio mi porter\u00e0 in Iraq in contesto curdo dove stiamo fondando una comunit\u00e0 su richiesta del Vescovo di Kerkuk.<\/p>\n<p><em>Quali sono i problemi che i cristiani incontrano nell\u2019accogliere il vostro carisma?<\/em><\/p>\n<p>Il problema \u00e8 facile, chi ha paura dei musulmani e crede che l\u2019Islam sia una religione falsa, che Muhammad (su di lui e sulla sua Comunit\u00e0 la pace e la benedizione) sia un falso profeta e che il Corano un libro inventato, ha una grossa difficolt\u00e0, non con me, ma con Dio, perch\u00e9 deve rendere ragione di un miliardo e mezzo di credenti che pregano, vanno in pellegrinaggio, aiutano i poveri, che credono in un solo Dio, rispettano e vogliono bene ai profeti, alla Madonna, a Ges\u00f9. \u00c8 un problema rispetto a Dio. Infatti lo chiedo spesso: Dio si era distratto quel giorno! La teologia della speranza, la teologia dell\u2019analogia biblica progressivamente inclusiva, che si apre di generazione in generazione a facilitare l\u2019intelligenza del lavoro dello Spirito di Dio in tutte le tradizioni, religioni, in vista della salita finale a Gerusalemme dei popoli, \u00e8 per me un pensiero dinamico che mi aiuta a valorizzare, riconoscere, amare, rispettare, ricevere, ospitare, soffrire con, farmi ospitare, essere reciprocamente curiosi, valorizzare persino la funzione polemica dell\u2019altro che fa da muro, da limite, perch\u00e9 anche il nostro universalismo rischia di essere facile, coniugabile con qualche oppressione. L\u2019Islam, se non ci fosse stato, avremmo dovuto inventarlo! \u2022<\/p>\n<p>Erika Nataloni<\/p>\n<p><em>Loreto, 26 &#8211; 31 agosto 2012<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Padre Paolo Dall\u2019Oglio, gesuita e fondatore della Comunit\u00e0 Monastica di Deir Mar Musa al-Habasci, in Siria, rilasciata in occasione della sua partecipazione quale relatore alla 10\u00b0 settimana di formazione e spiritualit\u00e0 missionaria organizzata dall\u2019Ufficio Nazionale per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese e dalla Fondazione Missio. 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