{"id":7676,"date":"2018-11-06T17:00:25","date_gmt":"2018-11-06T16:00:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=7676"},"modified":"2024-11-06T17:25:39","modified_gmt":"2024-11-06T16:25:39","slug":"teologia-e-politica-per-la-lex-agendi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/11\/teologia-e-politica-per-la-lex-agendi\/","title":{"rendered":"Teologia e politica per la \u201clex agendi\u201d"},"content":{"rendered":"<h2>ITM: prolusione del card. Gualtiero Bassetti<\/h2>\n<p>Ringrazio dell\u2019invito e saluto tutti i presenti, le autorit\u00e0, il corpo docente, gli alunni, i lavoratori dell\u2019Istituto teologico. Un anno che inizia \u00e8 sempre un dono di grazia da accogliere con fiducia.<\/p>\n<p>1.Presi \u00abper il collo\u00bb dal Signore?<br \/>\n\u00ab\u00c8 bello vivere in questa et\u00e0 perch\u00e9 il Signore ci sta tirando per il collo\u00bb : cos\u00ec scriveva don Giuseppe Dossetti nel 1962, in piena stagione conciliare ma nelle incertezze della Guerra fredda.<br \/>\nQuando guardiamo al nostro tempo spesso sottolineiamo l\u2019aspetto della crisi. C\u2019\u00e8 la crisi economica con le sue conseguenze che attanagliano molte famiglie. C\u2019\u00e8 la crisi del lavoro giovanile. C\u2019\u00e8 la crisi di valori. C\u2019\u00e8 la crisi della comunit\u00e0 cristiana, talvolta divisa o litigiosa. C\u2019\u00e8 la crisi della civilt\u00e0&#8230; E c\u2019\u00e8 anche la crisi dell\u2019impegno politico dei cattolici! Eppure dentro a crisi cos\u00ec complesse non dovremmo mai perdere la fiducia che a condurre la storia \u00e8 il Signore Ges\u00f9. Non mancano le tempeste, ma la fede ci permette di riconoscere che Lui non ci abbandona. Non lo ha mai fatto e non lo sta facendo. Continua ad accompagnarci con il suo amore. Ci offre motivi per sperare. Ogni ricerca teologica che vuol condurre a un rinnovato impegno socio-politico dei cattolici non pu\u00f2 che partire da qui. Il Signore ci sta tirando per il collo perch\u00e9 anche noi, come il profeta Osea o come Giona, ci giriamo dall\u2019altra parte, facilmente ci rifugiamo nelle nostre piccole sicurezze, preferiamo la comodit\u00e0 delle poltrone. Siamo refrattari alle provocazioni dello Spirito Santo! Fino a quando ancora?<br \/>\nLa domanda per la teologia allora \u00e8 la seguente: cosa ci vuole suggerire lo Spirito del Signore in questa stagione? Dove ci vuole condurre? In quale direzione? Gi\u00e0 queste sono domande teologiche, perch\u00e9 ci obbligano a ricercare la volont\u00e0 di Dio sulla Chiesa e su di noi e a discernere i segni dei tempi.<br \/>\nNel campo teologico e pastorale abbiamo forse tirato i remi in barca e ci siamo accontentati di una teologia astratta, lontana dalla vita, formalmente ineccepibile ma che non smuove l\u2019animo e che non spinge all\u2019impegno. Quando \u00e8 cos\u00ec la fede diviene insipida, perde la sua anima. Diventa accademia per i salotti buoni ma si sente subito che c\u2019\u00e8 aria poco respirabile. In qualche caso, abbiamo perfino oscurato le finestre per evitare di guardare fuori e di sentire il grido dell\u2019uomo sofferente che bussa al nostro cuore e chiede ospitalit\u00e0. Dobbiamo onestamente riconoscere che ci ha pensato papa Francesco ad aprire gli occhi e a scaldarci il cuore perch\u00e9 la fede camminasse le strade del nostro tempo e incrociasse i volti concreti delle persone. Il messaggio di Cristo \u00e8 una speranza per l\u2019uomo, come gi\u00e0 ci insegnava il Concilio Vaticano II nello sfolgorante inizio di Gaudium et spes:<br \/>\n\u00abLe gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d\u2019oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi \u00e8 di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore\u00bb (GS 1).<br \/>\nPotremmo riprendere qui una felice espressione di Francesco: come gli evangelizzatori devono avere l\u2019\u00abodore delle pecore\u00bb, cos\u00ec la Chiesa ha bisogno di lasciarsi coinvolgere. Una Chiesa che accorcia le distanze, che non ha paura di toccare \u00abla carne sofferente di Cristo nel popolo\u00bb (EG 24), si rende conto che il profumo di Cristo e l\u2019odore delle pecore sono pi\u00f9 vicini di quanto non si creda. Anche la teologia ha bisogno di un bagno di umilt\u00e0. \u00c8 chiamata ad accompagnare questo processo storico che, per quanto difficile possa apparire, \u00e8 sempre abitato dalla grazia di Cristo. Una corretta visione teologica non pu\u00f2 evitare di formare coscienze e indicare presenze evangeliche. Se cos\u00ec non fosse meriterebbe lo stesso rimprovero che Ges\u00f9 rivolge a scribi e farisei: \u00abSapete dunque interpretare l\u2019aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi?\u00bb (Mt 16,3).<\/p>\n<p>2. Dalla teologia una \u00ablex agendi\u00bb<br \/>\nVi \u00e8 un antico adagio patristico secondo cui lex orandi, lex credendi: il linguaggio della preghiera d\u00e0 forma al contenuto della fede. L\u2019icona biblica del buon samaritano (Lc 10,29-37) ci permette di allargare la prospettiva. La liturgia nel prefazio Comune VIII presenta Ges\u00f9 come servo e redentore, che \u00abnella sua vita mortale pass\u00f2 beneficando e sanando tutti coloro che erano prigionieri del male. Ancor oggi, come buon samaritano viene accanto ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito e versa sulle sue ferite l\u2019olio della consolazione e il vino della speranza\u00bb. La Parola di Dio offre dunque un\u2019immagine che riassume la vicenda terrena di Cristo: egli \u00e8 il buon samaritano dell\u2019umanit\u00e0. Ci\u00f2 che preghiamo nella liturgia \u00e8 annuncio di chi \u00e8 realmente Ges\u00f9 Cristo per noi e fonda l\u2019impegno del discepolo nel mondo. Per questo vi propongo una lettura incrociata della parabola evangelica di Lc con i quattro principi che orientano la convivenza sociale, presentati da papa Francesco nel quarto capitolo di Evangelii gaudium (EG 217-237). Si comprende cos\u00ec come teologia ed esperienza sociale si illuminano a vicenda e trovano nella parola e nell\u2019agire di Cristo un riferimento fondamentale.<br \/>\nUna prima considerazione \u00e8 data dall\u2019atteggiamento del sacerdote e del levita. Vedono l\u2019uomo bisognoso di aiuto perch\u00e9 caduto nelle mani dei briganti. Eppure tirano dritto. Passano oltre. L\u2019espressione \u00abpassare oltre\u00bb rimanda a uno sguardo non limpido, perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 importante per loro rimanere fedeli alle proprie sicurezze piuttosto che lasciarsi interpellare da una presenza. Non cos\u00ec invece il samaritano che ribalta la prospettiva: vede e ha compassione. Si lascia attraversare dal grido dell\u2019umanit\u00e0 ferita. Il vangelo racconta una sequenza di gesti molto concreti: si china su di lui e fascia le sue ferite versando olio e vino. Se ne fa carico, si prende cura perch\u00e9 sa riconoscere la carne sofferente. Il samaritano mostra cos\u00ec che \u00abla realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 importante dell\u2019idea\u00bb. L\u2019idea imprigiona nel ruolo, mantiene le distanze, limita l\u2019azione, non consente di sporcarsi le mani. La realt\u00e0, invece, fa i conti con il possibile. Una teologia da camera iperbarica non incontra mai la carne della gente. Si rifugia nell\u2019ideale astratto senza fare i conti con le possibili crescite e maturazioni della realt\u00e0. Si tratta, invece, di lasciarsi provocare dalla realt\u00e0 cos\u00ec come si presenta, con le sue assurdit\u00e0 e fatiche, con le sue durezze e sofferenze. Rifletteva a ragione don Primo Mazzolari in Impegno con Cristo: \u00abPerch\u00e9 abbiamo fede nella Provvidenza che dispone uomini e avvenimenti secondo un ordine che sfugge al nostro corto vedere, noi non ci crediamo dispensati dal lavorare con responsabilit\u00e0 nostra, n\u00e9 ci rifiutiamo di camminare con chiunque ha rettitudine d\u2019intenti e di opere. \u00c8 finito il tempo di fare lo spettatore, sotto il pretesto che si \u00e8 onesti e cristiani. Troppi ancora hanno le mani pulite perch\u00e9 non hanno mai fatto niente. Un cristiano che non accetta il rischio di perdersi per mantenersi fedele a un impegno di salvezza, non \u00e8 degno d\u2019impegnarsi col Cristo\u00bb .<br \/>\nUn secondo elemento che emerge dalla parabola \u00e8 la distanza che separa il samaritano dal povero ebreo, abbandonato mezzo morto dai briganti. Si sa dell\u2019atavico conflitto tra giudei e samaritani sulla purezza della fede religiosa con i reciproci pregiudizi. Tuttavia, l\u2019estraneit\u00e0 non diventa motivo per trascurare il bisogno del fratello. La differenza rimane, ma il cuore del samaritano \u00e8 abitato dalla medesima sofferenza. Si ferma, \u00abperde tempo\u00bb con lui, ascolta e d\u00e0 una risposta concreta. Lo fa come pu\u00f2, con quello che ha a disposizione. Questa \u00e8 la compassione: fare in modo che ci\u00f2 che l\u2019altro prova diventi parte del mio mondo. \u00c8 qui descritto un altro principio del vivere sociale: \u00abl\u2019unit\u00e0 prevale sul conflitto\u00bb. Ci\u00f2 non significa uniformit\u00e0, ma riconoscimento della stessa umanit\u00e0. Chi di noi non vede oggi i conflitti sociali esistenti? Non si tratta di negarli ma neanche di cavalcarli. La politica che si abbassa a questo livello ha perso di vista la centralit\u00e0 della persona e la sua dignit\u00e0. Occorre saper stare dentro le conflittualit\u00e0 lavorando per un loro superamento. \u00c8 importante lasciarsi abitare dalle sofferenze e tener conto delle rispettive diversit\u00e0. Tuttavia, le ragioni dell\u2019incontro devono prevalere su quelle dello scontro. C\u2019\u00e8 da chiedersi come mai oggi assistiamo a una recrudescenza del linguaggio razzista e della violenza senza riuscire a raccontare le migliaia di esperienze positive realizzate negli ambienti delle nostre parrocchie, delle cooperative sociali, delle diocesi e della Chiesa italiana. Le narrazioni violente sembrano dilagare e fanno notizia: portano le persone a schierarsi. Il conflitto sociale, invece, va abitato con il coraggio di chi si impegna a incontrare, ad ascoltare e a dirsi le differenze. Dall\u2019incontro dei volti nasce il \u00abdi pi\u00f9\u00bb dell\u2019unit\u00e0. Come suggeriva papa Francesco ai rappresentanti della societ\u00e0 civile in Paraguay l\u201911 luglio 2015:<br \/>\n\u00abIl conflitto esiste. Bisogna accettarlo, bisogna cercare di risolverlo fin dove si pu\u00f2, ma con la prospettiva di raggiungere un\u2019unit\u00e0 che non \u00e8 uniformit\u00e0, ma unit\u00e0 nella diversit\u00e0. Un\u2019unit\u00e0 che non rompe le differenze, ma che le vive in comunione attraverso la solidariet\u00e0 e la comprensione. Cercando di capire le ragioni dell\u2019altro, cercando di ascoltare la sua esperienza, i suoi desideri, possiamo vedere che in gran parte sono aspirazioni comuni. E questa \u00e8 la base dell\u2019incontro: siamo tutti fratelli, figli dello stesso Padre\u00bb.<br \/>\nSiamo disposti a fermarci e a perdere tempo con l\u2019altro? Abbiamo sempre mille motivi per cavalcare il conflitto, ma la forza dell\u2019impegno cristiano sta nell\u2019accettare di condividere un tratto di strada nel comune riconoscimento. In nome della stessa umanit\u00e0. Forse potrebbe trovare qui nuova luce il dibattito sull\u2019unit\u00e0 politica dei cattolici che spesso viene invocato: non \u00e8 possibile pur militando in diversi partiti ritrovarsi nelle questioni che riguardano il bene comune e la centralit\u00e0 della persona umana? La conflittualit\u00e0 appare pi\u00f9 un attaccamento ideologico alle proprie posizioni che la volont\u00e0 di offrire risposte alle esigenze degli ultimi! Sembra quasi che soffiare sulle braci delle divisioni serva ad affermare la propria esistenza.<br \/>\nLa terza meditazione si ferma sul fatto che il samaritano \u00e8 colui che davvero si fa prossimo. Il sacerdote e il levita passano oltre ignorando. Il samaritano si specchia nell\u2019umanit\u00e0 del povero malcapitato. I primi due pensano che la loro vita sia migliore escludendo il povero, lo straniero di Samaria, invece, vede nell\u2019esistenza dell\u2019altro una possibilit\u00e0 per rendere migliore la propria vita. \u00c8 la realizzazione del principio secondo cui \u00abil tutto \u00e8 superiore alla parte\u00bb. Oggi le logiche perverse dell\u2019esclusione sociale mietono vittime che chiamiamo in molti modi: esuberi nell\u2019ambito lavorativo, clandestini nel campo delle migrazioni, scarti nel settore economico&#8230; Anche la politica tende a pensare che quelli che non portano consensi siano inutili e insignificanti. Cos\u00ec, il bene comune quando \u00e8 valutato in termini quantitativi genera forme di esclusione: \u00e8 la semplice somma di molteplici beni verso cui ciascuno reclama un diritto. Se invece \u00e8 misurato in termini qualitativi tende a includere e mette al centro le persone, la cui valorizzazione costituisce concretamente la forma pi\u00f9 vera di bene comune. Benedetto XVI in Caritas in veritate lo definisce \u00abil bene di quel \u201cnoi-tutti\u201d, formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunit\u00e0 sociale. Non \u00e8 un bene ricercato per se stesso, ma per le persone che fanno parte della comunit\u00e0 sociale\u00bb (CIV 7).<br \/>\nLa quarta riflessione considera che il samaritano si preoccupa di fare in modo che l\u2019albergatore continui la sua opera. \u00abAbbi cura di lui\u00bb &#8211; chiede a chi pu\u00f2 andare oltre il suo intervento momentaneo. Fa di tutto perch\u00e9 la sua buona azione abbia efficacia nel tempo e trovi continuit\u00e0. Rende concreto il principio per il quale \u00abil tempo \u00e8 superiore allo spazio\u00bb. D\u00e0 il via a un processo in favore della vita e coinvolge la competenza di altri. \u00c8 questo il senso pi\u00f9 pieno della politica che si deve pensare come progettualit\u00e0 e condivisione. Il suo tradimento \u00e8 il voto come delega o l\u2019illusione del leader che risolve tutto sostituendosi a tutti. In quest\u2019ottica i cattolici possono contribuire a far s\u00ec che la politica abbracci il respiro lungo delle future generazioni e non il fiato corto delle prossime elezioni. Proprio della politica \u00e8 dare il via a processi piuttosto che occupare spazi: solo cos\u00ec \u00e8 servizio all\u2019uomo. Ricordava sempre don Mazzolari: \u00abDietro al bilancio comunale non basta che ci siano degli amministratori probi, retti, superiori. (&#8230;) Ci vuole anche una visione dell\u2019uomo. (&#8230;) Il paese non ha soltanto bisogno di fognature, di case, di strade, di acquedotti, di marciapiedi. Il paese ha bisogno anche di una maniera di sentire, di vivere, una maniera di guardarsi, una maniera di affratellarsi, una maniera anche di condannare il male\u00bb .<br \/>\nSenza una visione sociale del futuro, la politica finisce per impantanarsi in cifre o per alimentare il moralismo degli scontenti a prescindere.<br \/>\nLa parabola del buon samaritano, come ho cercato di mostrare, arricchisce la comprensione circa il modo con cui Ges\u00f9 Cristo redime l\u2019umanit\u00e0. La Parola del Signore illumina. Sostiene anche uno stile di impegno sociale nel mondo. La conclusione del testo infatti si concentra sulla risposta alla domanda: \u00abChi \u00e8 il mio prossimo?\u00bb. L\u2019invito non \u00e8 tanto a definirlo a tavolino, ma a farsi prossimo mostrando compassione. Come Cristo si china sull\u2019umanit\u00e0, cos\u00ec la teologia percorre si lascia provocare dalle periferie. Accanto alla tradizionale lex orandi, lex credendi si aggiunge una coraggiosa lex agendi.<\/p>\n<p>3. Una teologia che purifica e accompagna<br \/>\nL\u2019atteggiamento di Ges\u00f9 Cristo verso l\u2019umanit\u00e0 porta anche a purificare l\u2019impegno del cristiano nel mondo. La ricerca teologica rappresenta una riserva critica importante.<br \/>\nInfatti, una seria teologia dell\u2019incarnazione aiuta a stare dentro la storia con tutti i suoi limiti. Obbliga a non aspettare il tempo ideale e la condizione perfetta per agire e per mettersi in gioco. E neppure attende il tempo opportuno come fa lo scaltro che capitalizza a proprio favore le debolezze altrui. L\u2019incarnazione \u00e8 condivisione. \u00c8 impegno ad amare questo mondo cos\u00ec com\u2019\u00e8 e non come vorremmo che fosse. \u00c8 dedizione e servizio come Cristo che ha lavato i piedi ai discepoli. \u00c8 accettazione del fatto che, sebbene non tutto si possa cambiare, \u00e8 sempre possibile per\u00f2 fare qualcosa per migliorare e far progredire. Ci\u00f2 significa anche abbandonare l\u2019illusione che basti una dottrina sociale cristiana perfetta perch\u00e9 la societ\u00e0 si muova in senso evangelico. Servono anche la profezia della testimonianza e il coraggio dei gesti e delle scelte. Una teologia del mistero pasquale, di passione, morte e resurrezione, permette, inoltre, di non confidare nella forza dei numeri o del calcolo strategico, di non pensare che saranno gli strumenti del potere e del dominio a garantire pace e sicurezza o a salvaguardare i valori che ci stanno a cuore. Un profeta come don Tonino Bello ammoniva ad abbandonare i segni del potere per abbracciare il potere dei segni. La croce \u00e8 piantata in mezzo al cammino dell\u2019umanit\u00e0 e della Chiesa: i fallimenti sono da mettere in conto, ma la speranza della resurrezione fa guardare avanti. Nessun insuccesso pu\u00f2 schiacciare la vita del credente, perch\u00e9 la forza dello Spirito \u00e8 in grado di suscitare nuove opportunit\u00e0 e rimettere in cammino. Il cristiano si fida dell\u2019azione di Dio: per questo si intestardisce nel costruire insieme agli uomini di buona volont\u00e0 il bene comune per tutti. Si tratta di incoraggiare la politica ad assumere un respiro progettuale, ad alzare lo sguardo per sognare una fraternit\u00e0 possibile tra le persone. La diffidenza e la paura sono la drammatica alternativa alla fiducia, che \u00e8 tipica di chi sa che Dio mantiene le promesse. La gestione dell\u2019esistente viene superato nel pensare a qualcosa di nuovo, con la capacit\u00e0 di prendere il largo nel mare della storia.<br \/>\nIl 18 gennaio prossimo ricorre il centenario dell\u2019appello Agli uomini liberi e ai forti di don Luigi Sturzo. Nel contesto dell\u2019Italia che usciva dalla prima guerra mondiale c\u2019\u00e8 stato chi ha avuto il coraggio di un nuovo impegno dei cattolici. Gi\u00e0 nell\u2019appello si sottolineava l\u2019esigenza di poter tenere insieme il senso degli interessi nazionali con un \u00absano internazionalismo\u00bb. La proposta si \u00e8 caratterizzata anche per un ripensamento del potere politico al servizio delle persone. Scriveva don Sturzo: \u00abAd uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attivit\u00e0 civica e individuale, vogliamo sul terreno costituzionale sostituire uno Stato veramente popolare, che riconosca i limiti della sua attivit\u00e0, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali &#8211; la famiglia, le classi, i Comuni &#8211; che rispetti la personalit\u00e0 individuale e incoraggi le iniziative private\u00bb.<br \/>\nDunque, nulla \u00e8 perduto. Nella storia, proprio quando sembravano essere chiuse tutte le strade, il Signore non ha mancato di suscitare profeti. A noi il compito di continuare a formare le coscienze. La ricerca teologica si muova in questa direzione: approfondisca un modello antropologico che valorizzi le relazioni. Senza l\u2019incontro con gli altri la vita umana si impoverisce e diviene sterile. Si \u00e8 generativi solo nel dono di s\u00e9. Lo ha ricordato papa Francesco quando ci ha messi in guardia da una fede-laboratorio per osare una fede-cammino:<br \/>\n\u00abLa nostra non \u00e8 una fede-laboratorio, ma una fede-cammino, una fede storica. Dio si \u00e8 rivelato come storia, non come un compendio di verit\u00e0 astratte. Io temo i laboratori perch\u00e9 nel laboratorio si prendono i problemi e li si portano a casa propria per addomesticarli, per verniciarli, fuori dal loro contesto. Non bisogna portarsi la frontiera a casa, ma vivere in frontiera ed essere audaci\u00bb .<br \/>\nLa teologia pu\u00f2 fare molto per presentare il volto di una Chiesa attenta alla concretezza storica. La proposta sociale che scaturisce dalla riflessione cristiana non pu\u00f2 presentarsi come \u00abdottrina\u00bb autoreferenziale. \u00c8 piuttosto un insegnamento che nasce dall\u2019ascolto delle periferie, dal confronto con la Parola di Dio e dal desiderio di trasformare la realt\u00e0. Del resto, cos\u00ec si \u00e8 costituito quel patrimonio che noi oggi chiamiamo \u00abdottrina sociale della Chiesa\u00bb. Le problematiche sociali hanno indotto la riflessione ecclesiale ed \u00e8 divenuto patrimonio condiviso, che poi nel tempo si \u00e8, di volta in volta, approfondito. Ma cosa sarebbero i principi della dottrina sociale senza la testimonianza di uomini e donne che hanno dato vita al movimento sociale cattolico? La ricerca teologica assolve al proprio compito quando approfondisce il magistero sociale e insieme quando forma coscienze di cattolici desiderosi di impegnarsi per il bene comune. Senza entrambe queste gambe, il corpo ecclesiale \u00e8 destinato a zoppicare&#8230; La fragile democrazia in cui siamo oggi necessita di figure che appassionino e si appassionino al bene comune, che sappiano cucire reti di solidariet\u00e0 e di cura. I laici che si impegnano in politica sentano concreto il sostegno della comunit\u00e0 cristiana. Perch\u00e9 abbiamo ancora cos\u00ec tanta paura e guardiamo con sospetto un loro eventuale impegno?<br \/>\nA questo proposito suggerisco di percorrere fino in fondo la proposta di un\u2019ecologia integrale che esce dall\u2019enciclica Laudato si\u2019 di Francesco. Tutto \u00e8 connesso, i problemi sociali e quelli ambientali si tengono per mano. Gli istituti teologici possono entrare in un dialogo fecondo con i territori e con la ricerca scientifica per costruire sinergie. Ogni tentativo in questa direzione \u00e8 a beneficio del bene comune. \u2022<\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-7676 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/DSC_0037.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/DSC_0037-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/DSC_0074.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/DSC_0074-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/DSC_0080.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/DSC_0080-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/DSC_0107.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/DSC_0107-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/DSC_0177.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/DSC_0177-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ITM: prolusione del card. Gualtiero Bassetti Ringrazio dell\u2019invito e saluto tutti i presenti, le autorit\u00e0, il corpo docente, gli alunni, i lavoratori dell\u2019Istituto teologico. Un anno che inizia \u00e8 sempre un dono di grazia da accogliere con fiducia. 1.Presi \u00abper il collo\u00bb dal Signore? \u00ab\u00c8 bello vivere in questa et\u00e0 perch\u00e9 il Signore ci sta &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":26,"featured_media":7677,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[761],"tags":[2111,30,1064,2108],"class_list":["post-7676","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","","category-la-chiesa","tag-card-gualtiero-bassetti","tag-fermo","tag-istituto-teologico-marchigiano","tag-numero-17-2018"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/DSC_0037.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p6m5Ic-1ZO","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7676","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/26"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7676"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7676\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7682,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7676\/revisions\/7682"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7677"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7676"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7676"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7676"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}