{"id":7655,"date":"2018-11-05T15:30:48","date_gmt":"2018-11-05T14:30:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=7655"},"modified":"2018-11-05T14:00:25","modified_gmt":"2018-11-05T13:00:25","slug":"lasciamoci-scomodare-dal-sogno-di-dio-luomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/11\/lasciamoci-scomodare-dal-sogno-di-dio-luomo\/","title":{"rendered":"Lasciamoci scomodare dal Sogno di Dio: l\u2019Uomo"},"content":{"rendered":"<p>Parto da una esperienza personale. Quando \u00e8 arrivata la telefonata per verificare la disponibilit\u00e0 per il Convegno Diocesano, in automatico ho rivolto il pensiero ad un Testimone prezioso della nostra Chiesa Fermana: don Pippo Concetti.<br \/>\nHo accettato l\u2019invito perch\u00e9 mi sono risuonate le sue parole quando, con cura speciale e profezia autentica, pensava e organizzava i lavori del Convegno Diocesano di inizio anno. La cura nell\u2019 accogliere le persone, la scelta attenta dei relatori, la progettazione dei gruppi di lavoro, la redazione delle sintesi e l\u2019elaborazione dei materiali erano tutti i punti attraverso i quali esprimere il volto di una Chiesa materna.<br \/>\nL\u2019 \u201cintelligenza della Fede\u201d sembra allora suggerire il recupero di quanto di buono la Chiesa fermana ha elaborato nel suo passato e nello stesso tempo la necessit\u00e0 di attivare processi generativi attraverso i quali immaginare la \u201cvia fermana\u201d alla Chiesa in uscita. In questa prospettiva \u00e8 urgente coltivare l\u2019emisfero della creativit\u00e0 e la ricerca di un equilibrio tra tradizione e innovazione.<br \/>\nVedere questa Assemblea per me \u00e8 un esempio concreto di come \u201cbuoni lasciti\u201d, anche a distanza di tempo, possano generare \u201cnuovi inizi\u201d.<br \/>\nLa seconda eredit\u00e0 di Pippo \u00e8 sicuramente l\u2019idea che \u00e8 possibile sperimentare nel Mondo e nella Chiesa la \u201clibert\u00e0 dei figli di Dio\u201d. Mi piace pensare che \u201cinsieme\u201d, attraverso il nostro convenire, stiamo facendo un\u2019autentica esperienza di libert\u00e0.<br \/>\nMi \u00e8 stata chiesta una disponibilit\u00e0 per partecipare ai momenti di ascolto; un impegno per tentare di produrre un materiale di lavoro condiviso e restituire alcuni spunti per il percorso che verr\u00e0.<br \/>\nTre sono gli ancoraggi che vorrei condividere in partenza:<br \/>\n1. Ci siamo messi in \u201cascolto\u201d evitando le derive salottiere e gli sfogatoi. La convinzione \u00e8 che \u201cnessuno di noi basta a se stesso\u201d e che uno sguardo strategico sulla realt\u00e0 \u00e8 uno sguardo che ha bisogno degli altri;<br \/>\n2. Abbiamo messo al centro una sfida impegnativa: apprendere dall\u2019esperienza. Insieme abbiamo sperimentato la fatica di raccontare ci\u00f2 che si fa; di ricostruire il senso; di elaborare significati condivisi. Essere una Chiesa \u201capprendista\u201d, ovvero capace di apprendere mentre lavora, \u00e8 la fatica da assumere per essere credibilmente una Chiesa \u201cmagistra\u201d. Non c\u2019\u00e8 Chiesa \u201cmagistra\u201d senza essere \u201capprendista\u201d. Occorre, dunque, non finire di capire, non smettere di pensare e non ritirarsi dal fare;<br \/>\n3. Abbiamo sperimentato come la Chiesa non pu\u00f2 considerarsi immune dalle grandi correnti culturali che caratterizzano la nostra contemporaneit\u00e0. In questo senso non possiamo considerarci una \u201czona franca\u201d rispetto alle contraddizioni della Societ\u00e0. E per questo ripartire dalle persone e dalle famiglie che fanno pi\u00f9 fatica significa rimettere in gioco un\u2019 \u201cattenzione preferenziale\u201d che possa riequilibrare una visione \u201cmercantile\u201d della vita, per cui il valore di una persona dipende dal suo \u201cvalore economico\u201d. Occorre tornare a diventare \u201cesperti del proprio tempo\u201d, riconquistando il senso del tempo, la tensione e la visione di futuro, la capacita\u0300 di stare presso le ansie e i desideri, le pesantezze e le contraddizioni [&#8230;]. Riuscendo a non farsi avviluppare nei rancori e nelle angosce\u201d (I. Lizzola).<br \/>\nIn maniera parziale e in alcuni tratti addirittura confusa, proveremo a restituire quanto \u00e8 emerso, organizzando la comunicazione in sei punti che speriamo possano essere di qualche utilit\u00e0 rispetto al percorso che la nostra Diocesi decider\u00e0 di sviluppare.<br \/>\n1. Incamminarsi con Fiducia: \u201cNon temete\u201d.<br \/>\nViviamo nell\u2019epoca della durezza e delle slegature, in cui i solventi rischiano di essere pi\u00f9 forti dei collanti (L. Alici). Aumentano le persone sole e che si ritirano dalla vita con altri e sempre pi\u00f9 spesso anche i credenti vivono la tentazione dell\u2019 \u201cuomo che si fa da solo\u201d e che pu\u00f2 fare a meno degli altri. Le nostre comunit\u00e0 sono ancora scosse dall\u2019esperienza del Terremoto. \u00c8 stata un\u2019 esperienza \u201cfisica\u201d: tante famiglie ancora vivono il disagio e le pesantezze di un\u2019 esistenza \u201cin esodo\u201d; tanti luoghi di culto sono ancora inagibili e diverse comunit\u00e0 sono \u201cdisperse\u201d. Nello stesso tempo le scosse hanno investito le dimensioni relazionale e morale: continuano a tremare le relazioni e i valori di riferimento sembrano sollecitati fortemente.<br \/>\nSiamo in Esodo e in un\u2019et\u00e0 senza casa. Come afferma Ivo Lizzola \u201cnelle \u2018eta\u0300 senza casa\u2019 prevalgono l\u2019incertezza e l\u2019ansia, il cammino e la ricerca, il disorientamento e il rancore, il pluralismo e gli arcipelaghi di senso. Nelle eta\u0300 senza casa si vive la consumazione d\u2019un tempo (ed anche dei sogni e dei modi del suo cambiamento) e il senso dell\u2019aperto, il legame a una promessa. Come nell\u2019esodo: tempo grande e fecondo, sofferto e difficile, prezioso e capace di anticipo. Nell\u2019esodo, certo, emergono anche rancori e risentimenti, chiusure e separazioni, ma si evidenzia la resistenza delle fedi e delle speranze, delle fedelta\u0300 e delle cure reciproche, anche tra le generazioni. Cure finalmente riscoperte, come la necessita\u0300 di legarci gli uni gli uni agli altri in carovana. Con concrete solidarieta\u0300 che fanno stare creativamente nel viaggio; con attenzione a non perdere gli orientamenti verso una terra promessa, buona, fraterna, accogliente e giusta. Come traspare nell\u2019anticipo concreto e intelligente di pratiche di fraternita\u0300, di giustizia, di reciprocita\u0300 e di impegno intelligente (delle cose e del legame tra le persone). Anticipo che punteggia il cammino in esodo. In esodo si vive e si pratica la promessa\u201d. In questo senso la nostra \u00e8 un\u2019 epoca di \u201cspiazzamenti\u201d in cui emergono cure inattese, inedite capacit\u00e0 di sperare, attenzioni che prendono forme nuove: \u201csi incontrano giovani generosi che rinunciano alle ferie per stare con i pi\u00f9 piccoli. Lo fanno con dedizione\u201d (dai Lavori di Gruppo);<br \/>\n\u201cho incontrato famiglie che con attenzione e amore accudiscono i propri anziani per assicurare loro il calore familiare anche nelle fasi in cui diventano non-autosufficienti\u201d (dai Lavori di Gruppo).<br \/>\nPer tutto questo l\u2019 \u201cOggi di Dio\u201d \u00e8 comunque un tempo in cui potenzialit\u00e0 e rischi convivono. Possiamo allora incamminarci con Fiducia sapendo di poter contare su una promessa: \u00abNon temere \u2026 ti ho chiamato per nome&#8230;perch\u00e9 tu sei prezioso ai miei occhi, perch\u00e9 sei degno di stima e io ti amo\u00bb (Isaia 43,1-4).<br \/>\n2. Una Grammatica della Gioia: Soggetto, Verbi e Complementi<br \/>\nRitornare ai \u201cfondamentali\u201d pu\u00f2 essere una via promettente e ripartire dalla \u201cgrammatica\u201d aiuta a riscoprire la possibilit\u00e0 di vivere con altri e comunicarsi (rendere comune reciprocamente) la \u201cgioia del Vangelo\u201d. In un contesto in cui \u201cla tristezza individualistica\u201d sembra avere il sopravvento. Infatti \u201cil grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, \u00e8 una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi \u00e8 pi\u00f9 spazio per gli altri, non entrano pi\u00f9 i poveri, non si ascolta pi\u00f9 la voce di Dio, non si gode pi\u00f9 della dolce gioia del suo amore, non palpita l\u2019entusiasmo di fare il bene\u201d (EG,n.2). Non esistono zone franche e soggetti immuni per cui \u201canche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita\u201d(EG,n.2). Tutto ci\u00f2 non rientra nel \u201csogno di Dio\u201d poich\u00e9 \u201cquesta non \u00e8 la scelta di una vita degna e piena, questo non \u00e8 il desiderio di Dio per noi, questa non \u00e8 la vita nello Spirito che sgorga dal cuore di Cristo risorto\u201d. Occorre ritornare a dirsi che in questo tempo, a tutte le donne e gli uomini, la \u201cgioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Ges\u00f9. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall\u2019isolamento\u201d (EG, n.1).<br \/>\nIl Soggetto della Chiesa in uscita \u00e8 la \u201cComunit\u00e0 dei discepoli missionari\u201d. I verbi principali sono: prendere l\u2019iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, fruttificare e festeggiare. I complementi sono tanti e vale la pena approfondirli con una certa attenzione: la Chiesa in uscita \u201ccon chi\u201d vuole coinvolgersi? \u201ccome\u201d vuole accompagnare? Perch\u00e8? E per quali obiettivi? Al numero 24 di EG possiamo allora leggere: \u201cLa Chiesa \u2018in uscita\u2019 \u00e8 la comunit\u00e0 di discepoli missionari che prendono l\u2019iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano\u201d.<br \/>\n3. Un metodo di lavoro per abitare l\u2019 \u201cOggi di Dio\u201d: la Fiducia che Dio parla attraverso le Donne e gli Uomini del nostro tempo<br \/>\nIn un importante documento (\u201cComunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Orientamenti pastorali per il primo decennio del 2000\u201d) i Vescovi italiani hanno rilanciato la necessit\u00e0 di uno \u201csforzo di mettersi in ascolto della cultura del nostro mondo\u201d. L\u2019invito, valido ancora di pi\u00f9 oggi \u00e8 di investire tempo, competenze e passione per \u201ccomprendere\u201d il tempo che ci \u00e8 stato donato e di cui sentiamo la corresponsabilit\u00e0. Non si tratta per\u00f2 di affidare l\u2019analisi del nostro tempo a qualche \u201cguru\u201d. Occorre invece investire per costruire insieme una conoscenza radicata nei nostri contesti di vita, nei nostri \u201cmondi vitali\u201d, ovvero laddove le donne e gli uomini di questo tempo soffrono e gioiscono, lottano e sperano. Senza omissioni e sconti rispetto alla durezza del nostro tempo e senza correre il rischio di rendere \u201cinvisibili\u201d tante storie di difficolt\u00e0: chi perde il lavoro e non lo ritrova; i giovani che non riescono a trovare la propria strada e quelli che finiscono nella gabbia delle dipendenze; le famiglie sfiancate da dieci anni di crisi; i tanti adulti in fortissimo disagio psicologico; i casi di solitudine non scelta che riguardano tanto i giovani quanto gli anziani; la violenza dello sfruttamento delle donne vittime di tratta; la violenza dentro le nostre famiglie; le nuove dipendenze come l\u2019azzardo-patia che nel silenzio distrugge tante famiglie; le tante storie di donne e uomini, madri e padri, in carcere.<br \/>\nInfatti Dio parla attraverso tante storie di generosit\u00e0, di responsabilit\u00e0 e di solidariet\u00e0, ma anche attraverso storie spezzate, violentate, distorte, quelle storie che Papa Francesco porta in primo piano tutte le volte che ci rilancia la nostra responsabilit\u00e0 rispetto agli scarti. Mutuando una bellissima immagine dall\u2019ultima fatica di Luca Tosoni, noto nella nostra Diocesi come profondo conoscitore dei temi bioetici e cultore della storia del popolo Indiano dei Lakota, possiamo dire che siamo di fronte al \u201ccerchio spezzato\u201d per cui l\u2019armonia si \u00e8 infranta e una tradizione rischia di sparire\u201d (L. Tosoni).<br \/>\nIn questo contesto si colloca una rinnovata attenzione agli stili di comunicazione della nostra Chiesa. La prospettiva della \u201cchiesa in uscita\u201d richiede un nuovo bilanciamento tra la comunicazione della Chiesa-Istituzione e la comunicazione della Chiesa-Comunit\u00e0; tra il linguaggio giuridico-formale (norme, incarichi&#8230;) e il linguaggio della \u201cgioia del Vangelo\u201d maggiormente legato alle \u201cbuone notizie\u201d e alle \u201cdenunce delle ingiustizie\u201d che il \u201cvedere con gli occhi di Dio\u201d fa emergere per interpellare la nostra responsabilit\u00e0.<br \/>\nConvinti che la Comunicazione possa svolgere un ruolo decisivo nel far sentire le donne egli uomini del nostro tempo all\u2019interno del sogno di Dio e della Chiesa poich\u00e9 \u201cessendo [&#8230;] quest\u2019uomo la via della Chiesa, via della quotidiana sua vita ed esperienza, della sua missione e fatica, la Chiesa del nostro tempo deve essere, in modo sempre nuovo, consapevole della di lui \u00absituazione\u00bb. Deve cio\u00e8 essere consapevole delle sue possibilit\u00e0, che prendono sempre nuovo orientamento e cos\u00ec si manifestano; la Chiesa deve, nello stesso tempo, essere consapevole delle minacce che si presentano all\u2019uomo. Deve essere consapevole, altres\u00ec, di tutto ci\u00f2 che sembra essere contrario allo sforzo perch\u00e9 \u00abla vita umana divenga sempre pi\u00f9 umana\u00bb, perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che compone questa vita risponda alla vera dignit\u00e0 dell\u2019uomo. In una parola, dev\u2019essere consapevole di tutto ci\u00f2 che \u00e8 contrario a quel processo\u201d (Redemptor Hominis, n.14).<br \/>\n4. La Chiesa in Uscita: uno sguardo che illumina la realt\u00e0<br \/>\nAssumere lo sguardo della Chiesa in uscita significa rimettere al centro la \u201cPersona\u201d capace di andare oltre l \u2019 \u201cio\u201d e il \u201cmio\u201d e di accettare la \u201cFragilit\u00e0 che \u00e8 in noi\u201d (E.Borgna) come dimensione costitutiva della persona e non come dimensione negativa. Sar\u00e0 proprio il riconoscimento della propria fragilit\u00e0 che render\u00e0 possibili inedite \u201calleanze\u201d tra fragili. In questa logica allora la Comunit\u00e0 diventa l\u2019esperienza in cui \u00e8 possibile sperimentare concretamente il \u201cprendersi cura\u201d dell\u2019altro attraverso la cura delle relazioni. Uscire significa anche riconoscersi non solo in quanto \u201ccomunit\u00e0 di cura\u201d, ma anche come \u201ccomunit\u00e0 di destino\u201d. Senza queste due specificazioni la \u201ccomunit\u00e0\u201d finisce per essere una indistinta esperienza di massificazione.<br \/>\nInfine attraverso la prospettiva della \u201cpersona\u201d e della \u201ccomunit\u00e0\u201d si fa spazio il ritorno alla possibilit\u00e0 di \u201ccostruire la citt\u00e0 dell\u2019uomo a misura d\u2019uomo\u201d (G. Lazzati). Una Chiesa in uscita ritorna profetica in quanto capace di abitare l\u2019Oggi di Dio e di ri-costruire nuove forme di convivenza che tengono insieme la dimensione strutturale (urbs), quella relazionale (civitas) e quella politica (polis) della citt\u00e0 (C. Danani).<br \/>\n5. Le principali evidenze dal percorso della Diocesi di Fermo: Consiglio presbiteriale, Consulta delle Aggregazioni Laicali, Consiglio Pastorale Diocesano<br \/>\nL\u2019avvio del percorso ha voluto porre l\u2019accento su un \u201cmetodo di lavoro\u201d che possa ispirare un diverso stile dell\u2019incontrarsi e dell\u2019ascolto reciproco. La consapevolezza della necessit\u00e0 di aprire \u201ccantieri di ascolto e di progettazione\u201d a livello di comunit\u00e0 ha trovato una felice connessione con la possibilit\u00e0 di utilizzare incontri gi\u00e0 programmati di tre diverse \u201cistituzioni\u201d della Chiesa Locale. Si sono incontrate pi\u00f9 di ottanta persone (laici e presbiteri) e oltre trenta partecipanti hanno potuto prendere parola. Abbiamo individuato alcuni \u201cfili rossi\u201d intorno ai quali organizzare una prima e provvisoria forma di restituzione.<br \/>\nUn primo \u201cfilo rosso\u201d riguarda l\u2019idea di \u201csacerdozio\u201d. Da una parte emerge una idea di sacerdozio come \u201cmediazione tra Dio e l\u2019Umanit\u00e0\u201d per cui \u00e8 prevalente una \u201cattenzione al culto\u201d e di conseguenza una \u201cChiesa cultuale\u201d. In questa visione il sacerdote \u00e8 \u201cdominus, figura sacrale, inavvicinabile, intoccabile e impunibile\u201d. Dall\u2019altra parte si guarda al sacerdote chiamato ad un impegno \u201cper il bene delle persone e quindi del popolo\u201d (cfr. Lettera agli Ebrei). Un\u2019 idea di sacerdote che richiama la necessit\u00e0 di \u201cpuzzare di pecora\u201d, o meglio ancora di pecora tra le pecore.<br \/>\nUn secondo \u201cfilo rosso\u201d si annoda intorno alla rappresentazione di una Chiesa \u201cin uscita\u201d. Emerge la consapevolezza della \u201cnecessit\u00e0\u201d di uscire: \u201csiamo sempre meno\u201d; \u201cormai sono 99 le pecore fuori dal recinto\u201d; \u201csiamo costretti in una crosta di autoreferenzialit\u00e0\u201d. Non mancano per\u00f2 i \u201ctimori\u201d: \u201ccome Chiesa ci perderemo?\u201d; \u201ccome prete ce la far\u00f2? Sono attrezzato?\u201d. Le certezze delle difficolt\u00e0 convivono con quelle circa le possibilit\u00e0: \u201cin alcuni momenti manca il coraggio di stare di fronte ai giovani senza avere niente da proporre, per ascoltare\u201d; \u201cla sacrestia \u00e8 il mio habitat, sono cresciuto in questi ambienti\u201d; \u201c\u00e8 un\u2019 occasione importante per passare da una idea del fare le cose a quella di costruire relazioni\u201d; \u201c\u00e8 un tempo per costruire opere-segno in contesti difficili\u201d; \u201csi pu\u00f2 ancora dire la bellezza del Vangelo\u201d.<br \/>\nCon profonda consapevolezza si individuano alcuni \u201cvincoli\u201d: \u201cse guardo la mia agenda vedo che il tempo \u00e8 tutto investito \u201cdentro\u201d; \u201coccupa troppo tempo la \u201cburocrazia ecclesiale\u201d; \u201canche se guardo i bilanci della mia parrocchia mi accorgo che spendo tutto dentro\u201d. L\u2019analisi delle parole condivise mette in primo piano anche una quota rilevante di dubbi. Sul piano delle motivazioni: \u201cstiamo uscendo per \u201craccattare fedeli\u201d, in una logica di marketing pastorale?\u201d. Sul piano dell\u2019azione pastorale: \u201cperch\u00e9 nei nostri bilanci \u00e8 piccolissima la quota dedicata ai giovani?\u201d. E un dubbio importante emerge nelle parole di chi si chiede \u201criusciremo a far vedere che la nostra vita \u00e8 cambiata dall\u2019incontro con Ges\u00f9?\u201d.<br \/>\nUn terzo \u201cfilo rosso\u201d rilancia il nesso tra la Chiesa in uscita e l\u2019orientamento al \u201cbene del popolo\u201d: \u201ccome orientarsi alle famiglie che non frequentano? Che non inviano i figli al catechismo?\u201d; \u201cche cosa facciamo per i tanti giovani allo \u201cstato brado\u201d?\u201d.<br \/>\nUn ulteriore \u201cfilo rosso\u201d, il quarto, collega le riflessioni intorno all\u2019esperienza del terremoto che ha messo in luce una Chiesa che ha bisogno di \u201cstrutture\u201d (spazio sacro, luoghi di socialit\u00e0, luoghi della memoria&#8230;) e nello stesso tempo rischia di vivere la \u201ctentazione delle strutture\u201d, che in molti casi appesantiscono la vita della Comunit\u00e0. In questa esperienza tragica alla fine \u201cognuno ha vissuto il terremoto come poteva e abbiamo perso l\u2019occasione per cambiare, mettendo al centro la ricostruzione delle comunit\u00e0\u201d.<br \/>\nIl quinto \u201cfilo rosso\u201d ha congiunto la Chiesa in uscita alla necessit\u00e0 di misurarsi con la Misericordia: \u201cquale Amore abbiamo per le persone? Come siamo misericordiosi di fronte alle \u201csituazioni irregolari\u201d?\u201d.<br \/>\nUna Chiesa della gioia del Vangelo ha bisogno di un \u201cLaboratorio culturale\u201d (sesto \u201cfilo rosso\u201d) che per la nostra Diocesi \u00e8 sicuramente rintracciabile nell\u2019esperienza della \u201cTeologia Fermana\u201d. Fare memoria consente una gratitudine piena nei confronti di tante persone impegnate nello studio e nell\u2019insegnamento. In particolare un pensiero speciale va a don Gabriele Miola, un \u201cpadre\u201d che ha saputo generare figli nella fede e nella conoscenza. In un contesto culturale e sociale ad alta complessit\u00e0 diventa vitale avere preti e laici impegnati nel desiderio comune di crescere sul piano della Cultura e assumere con responsabilit\u00e0 e creativit\u00e0 la domanda cruciale \u201ccome raccontare il buon Dio alle persone di questo tempo?\u201d.<br \/>\nInfine un settimo \u201cfilo rosso\u201d conduce ad interrogarci sul rapporto tra \u201cchiesa in uscita\u201d e \u201cchiesa in entrata\u201d. Si avverte l\u2019urgenza di \u201caprire le porte per fare entrare aria buona, di stare sulla soglia per accogliere con cura le persone\u201d; di \u201coffrire celebrazioni di qualit\u00e0\u201d; di \u201cuna formazione dei laici pi\u00f9 adeguata alle nuove domande di senso\u201d; di \u201coffrire una risposta qualificata in occasione della richiesta dei Sacramenti\u201d. La stessa \u201ccomunione tra le Chiese\u201d diventa un fattore importante. In sintesi emergono la sfida di \u201cqualificare il nostro \u201cstare dentro\u201d, per non inseguire tutta la vita \u201cfuori\u201d e una riflessione per cui \u201cforse abbiamo \u201cinciaffito\u201d il nostro \u201cessere dentro\u201d perch\u00e9 abbiamo scelto di essere \u201ctroppo\u201d fuori\u201d. Nello stesso tempo altre visioni sottolineano come \u201cesco solo se ho sperimentato che qualcuno \u00e8 venuto a casa per provocarmi\u201d.<br \/>\nI sette \u201cfili rossi\u201d non riescono a disegnare una mappa completa di quanto \u00e8 emerso in occasione dei tre incontri. La speranza \u00e8 che possano costruire alcune \u201cboe\u201d di riferimento per proseguire e alimentare un ascolto umile e competente.<br \/>\n6. Alcune traiettorie di impegno per una Chiesa fermana \u201cin uscita\u201d<br \/>\nLa \u201cvia fermana\u201d alla Chiesa in uscita non si presenta come un\u2019autostrada a tre corsie, ricca di infrastrutture in grado di rendere confortevole il viaggio e con una destinazione certa. Mettersi in cammino con Fiducia chiede di assumersi il rischio di esplorare nuovi territori che possono essere nuovi perch\u00e9 inesplorati o apparire nuovi perch\u00e9 visti con occhi nuovi.<br \/>\nIl cammino assomiglier\u00e0 ad una escursione in montagna in cui a tratti il sentiero sar\u00e0 poco visibile, in altri richieder\u00e0 una profonda capacit\u00e0 innovativa e in altri ancora l\u2019abilit\u00e0 a restare su tracce lasciate da coloro che ci hanno preceduto.<br \/>\nLa prima traiettoria riguarda proprio un deciso cambio di paradigma, che richiede di assumere il rischio di alcuni salti e la pazienza di investire continuamente anche a fronte di possibili insuccessi. Nei Lavori di Gruppo abbiamo toccato con mano la necessit\u00e0 e la fatica di tre \u201csalti\u201d: passare da una postura di \u201cindividui\u201d ad una di \u201ccomunit\u00e0 di discepoli\u201d; superare la logica dell\u2019 \u201coccupare spazi\u201d per sviluppare la capacit\u00e0 di \u201cattivare processi\u201d; elaborare la \u201cfrustrazione e le depressione ecclesiali\u201d per diventare credibili testimoni della Gioia del Vangelo. Un primo campo di sperimentazione sar\u00e0 gi\u00e0 il metodo di lavoro che la Chiesa fermana metter\u00e0 in campo nel percorso di coinvolgimento delle comunit\u00e0 parrocchiali.<br \/>\nUna seconda traiettoria chiede alla nostra Chiesa locale di \u201cdesaturare per ristrutturare\u201d. Occorre liberare tempo dalle \u201cresponsabilit\u00e0\u201d e dai \u201cpoteri\u201d di gestione e di amministrazione della Parrocchia per avere cuore e passione per la cura delle relazioni tra \u201cfigli di Dio\u201d.<br \/>\nL\u2019attuale organizzazione della Chiesa-Istituzione rischia di \u201cmangiare\u201d la Chiesa-Comunit\u00e0. In questa prospettiva la \u201cstruttura\u201d in molti casi \u00e8 \u201csovrastruttura\u201d che non libera risorse, ma che le consuma. Non \u00e8 possibile avere tante strutture e alla fine si moltiplicano i racconti di solitudine da parte dei laici e dei sacerdoti.<br \/>\nUna terza traiettoria segnala l\u2019urgenza di re-imparare a \u201cmettere la vita in comune\u201d. La Chiesa-Comunit\u00e0 ha bisogno di poter sperimentare che \u00e8 vitale \u201csentire la ferita dell\u2019altro\u201d (L. Bruni) e \u201csentire lo sguardo di ritorno\u201d di coloro con cui condividiamo l\u2019avventura umana. Non possono essere appaltati alla Caritas o alla Pastorale sociale e del lavoro. Occorre ri-umanizzare le nostre esperienze dando concretezza all\u2019 \u201cumanit\u00e0 della fede\u201d (L. Manicardi).<br \/>\nTutto ci\u00f2 per\u00f2 diventa in-credibile senza la capacit\u00e0 di alimentare il desiderio di una \u201cvita buona\u201d in cui la giustizia e il dono possano ritrovare una riconciliazione capace di legittimare uno stile che trasuda della libert\u00e0 dei figli e delle figlie di Dio.<br \/>\nInfine vorrei condividere con ciascuno di voi un senso di profonda gratitudine personale. Ho sentito una profonda Fiducia sulla mia persona, che \u00e8 anche l\u2019esito di una storia comune con tanti dei presenti e del lavoro \u201cspeciale\u201d fatto con il \u201ccoordinamento\u201d, a cui va il merito di aver investito tempo e intelligenza in un percorso lungo e impegnativo.<br \/>\nPer questo mi sento esposto come mai in altre circostanze analoghe. Un carissimo amico di fronte alle mie paure per questa sovra-esposizione ha voluto rasserenarmi. Mi ha detto: \u201cCi sono esposizioni per farsi vedere e ci sono esposizioni per vedere. Ricordati che solo se ti sporgi riesci a vedere meglio\u201d. Spero dal profondo del cuore di essere stato fedele a questa seconda possibilit\u00e0. Buon lavoro. \u2022<\/p>\n<p>Massimiliano Colombi, sociologo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parto da una esperienza personale. Quando \u00e8 arrivata la telefonata per verificare la disponibilit\u00e0 per il Convegno Diocesano, in automatico ho rivolto il pensiero ad un Testimone prezioso della nostra Chiesa Fermana: don Pippo Concetti. 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