{"id":7652,"date":"2018-11-05T15:30:42","date_gmt":"2018-11-05T14:30:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=7652"},"modified":"2018-11-05T13:56:57","modified_gmt":"2018-11-05T12:56:57","slug":"diventate-s-pudorati-non-abbiate-paura-della-vostra-tenerezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/11\/diventate-s-pudorati-non-abbiate-paura-della-vostra-tenerezza\/","title":{"rendered":"Diventate s-pudorati. Non abbiate paura della vostra tenerezza"},"content":{"rendered":"<p>Dopo aver ascoltato i tre interventi non si pu\u00f2 ripartire da zero. \u201cAbbiamo bisogno di esercitarci nell\u2019arte di ascoltare, che \u00e8 pi\u00f9 che sentire. La prima cosa, nella comunicazione con l\u2019altro, \u00e8 la capacit\u00e0 del cuore che rende possibile la prossimit\u00e0, senza la quale non esiste un vero incontro spirituale. L\u2019ascolto ci aiuta ad individuare il gesto e la parola opportuna che ci smuove dalla tranquilla condizione di spettatori\u201d (Evangelii gaudium, 171). Il primo compito allora \u00e8 ascoltare la vita, le situazioni, le persone; ascoltare gratuitamente senza dare una risposta; entrare in punta di piedi nella vita altrui.<br \/>\nL\u2019annunzio del vangelo inizia dunque non con una parola ma con il silenzio.<br \/>\nPartire dall\u2019ascolto vuol dire capire che l\u2019evangelizzazione non \u00e8 una catechesi. Comporta una catechesi, ma non \u00e8 catechesi. \u00c8 una relazione umana fondamentale.<br \/>\nRingrazio il Signore per le tre esperienze che ho ascoltato.<br \/>\nLa frase che hanno detto alla fine del primo intervento le riassume tutte: \u201cSe cambi il modo di vedere le cose, le cose cambiano\u201d. Ci\u00f2 vale per le cose vissute a Corridonia; ci\u00f2 vale per un oratorio in cui si entra spinti e si rimane contenti; ci\u00f2 vale per lo sguardo che cambia la realt\u00e0 di una situazione difficile che si vive all\u2019interno del matrimonio.<br \/>\nVorrei rimodulare il mio intervento raccontando anche qualcosa di familiare. L\u2019evento doloroso che mi \u00e8 accaduto la settimana scorsa \u00e8 la morte di mia mamma. Aveva 90 anni vissuti con una bellezza, una semplicit\u00e0, una umilt\u00e0 e una capacit\u00e0 di vita straordinarie.<br \/>\nQuattro anni fa, quando mor\u00ec mio padre, mia madre rimase sola, a 86 anni. Mio fratello abitava in Zambia. Io nelle Marche ero il pi\u00f9 vicino, a 400 km di distanza. Ci sentivamo spesso al telefono. Un mese dopo la morte di mio padre, mia madre se ne esce con questa espressione: \u201cMa lo sai Gianni che pap\u00e0 non \u00e8 morto\u201d. Ho avuto un po\u2019 di esitazione. Mia madre, da sensitiva qual era, ha capito il significato del mio silenzio e ha aggiunto con una rustica lucidit\u00e0: \u201cSo che pap\u00e0 \u00e8 morto e so che \u00e8 nella tomba in cimitero. Ma ho pensato: ti pare che dopo 68 anni di vita matrimoniale, la morte ci pu\u00f2 separare?\u201d.<br \/>\nSono rimasto di stucco e ho capito molto della loro unione e della loro fede. La loro unione andava oltre. Questo \u00e8 il risultato di una visione. Quella capacit\u00e0 di vedere che cambia le cose.<br \/>\n\u00c8 esattamente quello che capita al cieco di Marco raccontato al capitolo ottavo.<br \/>\nGes\u00f9 compie questo miracolo dopo le due moltiplicazioni dei pani. I discepoli dovevano capire che Ges\u00f9 distribuiva la Parola di Dio e sfamava le moltitudine. Ges\u00f9 era convinto che la Parola andasse proclamata prima di tutto alle pecore perdute del popolo d\u2019israele. Sevivano predicazione e distribuzione del pane.<br \/>\nDopo la prima moltiplicazione dei pani, rimangono 12 ceste di pane, proprio come le 12 trib\u00f9 di Israele. Nella seconda moltiplicazione dei pani, le ceste che rimangono sono 7. Matematicamente sono di meno, ma simboilicamente sono di pi\u00f9. Sette infatti sono i popoli del mondo. La seconda volta rimangono pi\u00f9 avanzi.<br \/>\nMa cosa \u00e8 successo tra la prima e la seconda moltiplicazione dei pani?<br \/>\n\u00c8 successo una cosa importante: l\u2019incontro con la donna siro-fenicia, la donna di Canaan. Aveva tutti i difetti possibili: donna, straniera, non giudea. Gli chiede la guarigione della figlia. Ges\u00f9 le risponde: \u201cNon \u00e8 bene dare ai cani il pane dei figli\u201d. \u00c8 un insulto: \u201ccani\u201d. Ma la donna dice: \u201c\u00c8 vero, ma anche i cani mangiano le briciole che cadono dalla mensa del padrone\u201d. Ges\u00f9 capisce e dice: \u201cDonna la tua fede \u00e8 grande\u201d. Dopo questo episodio avviene la seconda moltiplicazione dei pani con le 7 ceste. Cio\u00e8 la Parola \u00e8 per tutti. Il pane \u00e8 per tutti, il sangue \u00e8 per tutti.<br \/>\nLa cecit\u00e0 di cui si parla dopo \u00e8 quella cecit\u00e0 di non vedere che la Parola \u00e8 per tutti.<br \/>\nNel testo originale, il testo greco, nei versetti 23-25 si usa un verbo (blepo) coniugato con alcune particelle che danno un significato diverso al \u201cvedere\u201d.<br \/>\n1) Blepo cio\u00e8 vedere.<br \/>\n2) Ana-blepo: alzare lo sguardo.<br \/>\n3) Dia-blepo: guardare attraverso.<br \/>\n4) En-blepo: guardo dentro.<br \/>\nAttenzione a questi passaggi: Vedo, vedo guardando verso l\u2019alto, vedo attraverso, vedo dentro.<br \/>\nNel vangelo di Marco c\u2019\u00e8 un testo in cui si racconta di un tale che chiede a Ges\u00f9 cosa deve fare per avere la vita eterna. Ges\u00f9 risponde di seguire i comandamenti. Quello risponde di averli sempre osservati. E poi Ges\u00f9 gli dice: \u201cVai, vendi quello che hai, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi\u201d. Nella traduzione della Cei si legge: \u201cGes\u00f9 fissatolo lo am\u00f2\u201d. Ora quel \u201cfissatolo\u201d in greco \u00e8 en-blepo, guardo dentro. La traduzione giusta allora sarebbe: Ges\u00f9 gli guard\u00f2 dentro e lo am\u00f2.<br \/>\n\u00c8 lo stesso verbo del cieco di Betsaida. En-blepo per\u00f2 arriva alla fine. Ci sono 4 passaggi.<br \/>\n1) Blepo. Il primo verbo \u00e8 il costatare la propria cecit\u00e0. Sai guardare la vita? Ges\u00f9 chiede: cosa vedi? Il cieco risponde: \u201cConfondo le cose. Vedo gli uomini come alberi che camminano\u201d. Non si parla solo del cieco di Betsaida. Di fronte alla realt\u00e0, siamo moltissimi a confondere le cose. Tocchiamo le cose della vita e le scambiamo per qualcos\u2019altro e le leggiamo in maniera distorta. C\u2019\u00e8 una forma di visione adulterata. \u00c8 una visione non visione. \u00c8 uno scambio di realt\u00e0. Nel vivere da discepoli, nel nostro essere operatori pastorali, nel vivere la chiesa ci pu\u00f2 capitare di pensare di vedere una cosa invece ne vediamo un\u2019altra. Gran parte di umanit\u00e0 vive l\u2019esperienza di Chiesa con sentimenti di stanchezza, di disillusione, di fastidio, a volte di rancore e di rabbia. Forse perch\u00e9 sono stati toccati e scambiati per alberi. Dovremmo stare attenti a non scambiare per alberi le persone. Ecco perch\u00e9 \u00e8 importante incontrarsi, conoscersi, conoscere le esperienze dell\u2019altro, raccontarsi&#8230; senza esprimere alcun giudizio.<br \/>\nSolo allora si comincia a intravvedere qualcosa.<br \/>\n2) Solo se si alza lo sguardo.<br \/>\nEcco il secondo verbo: Ana-blepo, guardare alto, oltre la prima visione. Quando ascoltiamo i racconti degli altri, la frase pi\u00f9 giusta che possiamo dire \u00e8: \u201cChe ne so\u2026\u201d. Nessuno vuol essere interpretato o categorizzato, ma vuole essere ascoltato. Non vogliamo che qualcuno ci dica qualcosa se prima non si \u00e8 creata una relazione profonda. Ecco cosa vuol dire ana-blepo: cominciare a capire che gli alberi che camminano, forse, possono essere uomini e devono essere visti in maniera diversa. Un incontro, un\u2019assemblea, una amicizia \u00e8 per guardare in alto non il nostro ombelico.<br \/>\nNon basta semplicemente guardare in alto, e attendere. Occorre andare verso. Bisogna entrare in relazione. Bisogna capire che la vita \u00e8 maestra. Qualsiasi vita \u00e8 maestra. Allora ogni vita \u00e8 una pedagogia. Tutte le persone che Ges\u00f9 ha incontrato, le ha incontrate in forma pedagogica. Le ha incontrate e ha imparato. Ha imparato dalla fede della cananea, dalla samaritana, dalla peccatrice, da Pietro, dalla passione distorta di Giuda, dalla durezza dei farisei, dall\u2019entusiasmo dei poveri. E poi \u00e8 diventato pi\u00f9 uomo. Quando lo \u00e8 diventato fino in fondo ha offerto tutta la sua vita come sogno di Dio. Cos\u00ec Dio vuole l\u2019uomo. Cos\u00ec Ges\u00f9 ha attraversato il confine del vedere e ha visto attraverso: dia-blepo.<br \/>\n3) In Lc 7 si racconta l\u2019episodio della peccatrice. Entra nella casa di Simone il fariseo. Bagna i piedi di Ges\u00f9 con le sue lacrime e li asciuga con i suoi capelli. Se noi vediamo uomini come alberi che camminano che cosa vediamo in quel testo, come lo leggiamo? Sempre e solo in senso miracolistico e morale. Quel testo dice di pi\u00f9. Il capitolo 7 di Luca \u00e8 un capitolo importante: c\u2019\u00e8 la fede del centurione, della vedova di Nain, di Giovanni Battista, della peccatrice. Se leggiamo attraverso dovremmo vederci l\u2019eros che salva. \u00c8 un testo che racconta qualcosa di pi\u00f9 della morale.<br \/>\nNella vita occorre dunque alzare lo sguardo e andare oltre l\u2019ostacolo. Come Leopardi, guardare oltre la siepe e scorgervi l\u2019infinito. Occorre fare anche un\u2019altra cosa: coinvolgersi. Vuol dire entrare nella vita degli altri.<br \/>\n4) En-blepo. Per entrare nella vita dell\u2019altro occorre muoversi. Se si entra nella vita degli altri non si giudica pi\u00f9 perch\u00e9 si entra anche nella propria vita. Giudicare se stessi non \u00e8 sempre facile o piacevole.<br \/>\nQuesto \u00e8 l\u2019invito di Ges\u00f9: approssimarsi all\u2019altro tanto da entrare nella sua vita. Comprendere sino in fondo l\u2019altro perch\u00e8 si entra nei suoi sogni, nelle sue passioni, nelle sue fragilit\u00e0, nelle sue incertezze\u2026 Se questo fosse il nostro vedere, ci dovremmo fare altre domande. Invece ci facciamo domande sulla depressione di una chiesa che muore dimenticando che la Chiesa non muore perch\u00e9 Ges\u00f9 lo ha detto: \u201cLe forze degli inferi non prevarranno su di essa\u201d. Il popolo che cammina nella storia \u00e8 in mano a Dio.<br \/>\nI discepoli prendono il cieco e lo portano da Ges\u00f9 e dicono a Ges\u00f9: \u201cToccalo\u201d. Vogliono che Ges\u00f9 entri in lui, che diventi uno con lui. Che tocchi la sua vita. La nostra liturgia spesso non tocca i nostri sensi, il nostro itnelletto. Quanto \u00e8 bello stringere una mano, sentire il flusso che passa. Occorre mettersi in ginocchio e pregare perch\u00e9 il Signore ci dia la grazia di toccare gli altri, e accarezzare la vita che ci sta vicino.<br \/>\nAccarezzare noi stessi prima (ama gli altri come te stesso) e poi gli altri. Abbiamo pudore e perci\u00f2 non accarezziamo pi\u00f9 n\u00e9 noi stessi, n\u00e9 gli altri.<br \/>\nPer guardare, guardare verso l\u2019alto, guardare attraverso, guardare dentro bisogna diventare spudorati, senza pudore. Ges\u00f9 accompagna il cieco a fare questo percorso. Bisogna viverlo come un tesoro. Alla fine del testo Ges\u00f9 dice: \u201cNon entrare neppure nel villaggio\u201d.<br \/>\nCi sono esperienze della vita che dobbiamo trattenere e far sedimentare in modo che diventino memoria viva della nostra carne spirituale. Devono diventare memoriale. Questa memoria per il monaco \u00e8 la cella. Non \u00e8 una prigione. La cella \u00e8 il luogo dove non si entra nel villaggio ma si fa memoriale. \u00c8 necessario un tempo per fare memoriale della bellezza incontrata.<br \/>\nUna pastorale deve essere attenta a questi passaggi: uno sguardo ancora povero, uno sguardo iniziale, uno sguardo coraggioso che si muove verso l\u2019orizzonte e uno sguardo che si posa e rimane.<br \/>\nGes\u00f9 ha fatto: en-blepo, ha guardato dentro. La croce \u00e8 il guardare dentro di Ges\u00f9. Poi non \u00e8 entrato nel villaggio, ma nel sepolcro. E quando ha fatto memoriale ne \u00e8 uscito risorto. Ha potuto far vedere quanto ha visto.<br \/>\nIl vedere progressivo nella nostra vita ci permette di uscire e di raccontare quanto abbiamo visto. Allora la nostra credibilit\u00e0 diventa anche la nostra speranza. \u2022<\/p>\n<p>Don Gianni Giacomelli (testo non rivisto dall\u2019autore)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo aver ascoltato i tre interventi non si pu\u00f2 ripartire da zero. \u201cAbbiamo bisogno di esercitarci nell\u2019arte di ascoltare, che \u00e8 pi\u00f9 che sentire. La prima cosa, nella comunicazione con l\u2019altro, \u00e8 la capacit\u00e0 del cuore che rende possibile la prossimit\u00e0, senza la quale non esiste un vero incontro spirituale. 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