{"id":7649,"date":"2018-11-05T15:00:13","date_gmt":"2018-11-05T14:00:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=7649"},"modified":"2018-11-05T13:54:30","modified_gmt":"2018-11-05T12:54:30","slug":"annuncio-audace-e-creativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/11\/annuncio-audace-e-creativo\/","title":{"rendered":"Annuncio audace e creativo"},"content":{"rendered":"<h3>Mons. Rocco: non direttive o programmi, ma discernimento<\/h3>\n<p>Nel ringraziare tutti voi per la partecipazione cos\u00ec numerosa a questo Convegno, rinnovo la mia gratitudine anche per aver condiviso il bel momento di vita ecclesiale dello scorso 30 settembre, giorno dell\u2019imposizione del pallio. Il pallio dice da un lato il rapporto stretto con il Papa, dall\u2019altro il legame con il popolo, nel segno dell\u2019agnello che il pastore pone sulle spalle: aiutatemi ad essere e a fare il vescovo, che non solo deve amministrare, coordinare riunioni e firmare documenti ma \u00e8 pastore evangelizzatore nella liturgia, nell\u2019azione pastorale, nella vita quotidiana. Nell\u2019abbozzare un bilancio di questi primi dieci mesi di ministero episcopale, ricchi di emozioni e di relazioni tra le persone, ringrazio il Signore per avermi condotto qui, in una diocesi bella, impostata, solida nella fede e ricca di storia pastorale da cui ho tanto da imparare.<br \/>\nDa questa Assemblea non sono da attendersi direttive o programmi pastorali, nel senso di indicazioni sistematiche. Piuttosto \u00e8 un\u2019occasione di discernimento comunitario che va continuamente esercitato, in ascolto del mondo in cui viviamo e dello Spirito. Nello stile sinodale che ha preparato questo evento continueremo ad interrogarci sull\u2019annuncio gioioso del vangelo, accogliendo suggerimenti, sperimentando percorsi e cantieri pastorali che via via ci porteranno ad una sintesi pi\u00f9 matura del nostro essere Chiesa nella terra che ci \u00e8 stata donata.<br \/>\nIl Papa invita \u201ctutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunit\u00e0\u201d (Evangelii Gaudium, 33). \u00c8 una missione che si pu\u00f2 vivere solo all\u2019interno del Popolo di Dio, che insieme annuncia il Vangelo (EG 111). Ecco perch\u00e9 lo stesso ministero del vescovo va compreso e vissuto in questa Chiesa in uscita, cio\u00e8 in stato permanente di missione. La risposta personale alla missione \u00e8 fondamentale e non \u00e8 appannaggio privato n\u00e9 di gruppi ma di tutta la nostra Chiesa locale di Fermo.<br \/>\nChiesa in uscita: innanzitutto come stile, sguardo, prima ancora che realizzazione di iniziative, a partire dalla realt\u00e0 e dalla concretezza della propria fede: \u201cogni cristiano \u00e8 missionario nella misura in cui si \u00e8 incontrato con l\u2019amore di Dio in Cristo Ges\u00f9\u201d (EG 120). E se ognuno di noi ha continuamente bisogno, a sua volta, di essere evangelizzato, questo non significa rinunciare alla missione. \u201cLa nostra imperfezione non dev\u2019essere una scusa; al contrario, la missione \u00e8 uno stimolo costante per non adagiarsi nella mediocrit\u00e0 e per continuare a crescere\u201d (EG 121).<br \/>\nCosa annunciare? Certo, percepiamo quanto sia da accrescere la conoscenza dottrinale ma prima della dottrina va rafforzata la passione nel trasmetterne la bellezza per renderla attraente. Va ripreso il primo annuncio anche se viviamo in una terra di antica evangelizzazione: il Kerygma del Signore morto, risorto e vivente, che ha la forza di pro-vocare e muovere a conversione perch\u00e9 siamo amati e redenti da Lui. E questo va proclamato nella gioia e in vista della gioia, ci ricorda Giovanni: Ci\u00f2 che abbiamo udito, veduto, contemplato e toccato, il Verbo della vita che si \u00e8 fatto visibile lo annunciamo perch\u00e9 la nostra gioia sia piena (cfr. 1Gv 1).<br \/>\nNon tutte le verit\u00e0 hanno la stessa importanza, perci\u00f2 ritorniamo ad annunciare ci\u00f2 che \u00e8 essenziale. Sicuramente \u201cla fede che si rende operosa per mezzo della carit\u00e0\u201d (Gal 5, 6), ci ricorda Francesco (EG 37), citando Tommaso d\u2019Aquino. Tutte le virt\u00f9 sono al servizio dell\u2019amore. Francesco ci invita a misurare la crescita della fede conseguente all\u2019evangelizzazione, non attraverso la crescita dei dati di conoscenza a disposizione ma dall\u2019amore al prossimo (EG 161). In questo si misura la maturazione personale e comunitaria. Spesso sa donare la propria vita anche chi non ha la solidit\u00e0 degli studi teologici.<br \/>\nS. Paolo, in 1Cor 12, parla di noi come corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte (vv. 27-31): \u201cAlcuni perci\u00f2 Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza, di governare, delle lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti operatori di miracoli? Tutti possiedono doni di far guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano? Aspirate ai carismi pi\u00f9 grandi! E io vi mostrer\u00f2 una via migliore di tutte\u201d. Non a caso, a queste riflessioni sui carismi ecclesiali, segue il cosiddetto inno alla carit\u00e0 (v. 1Cor 13), che compendia tutta la vita della Chiesa.<br \/>\nNella terra che abitiamo vogliamo cogliere i semi di ci\u00f2 che \u00e8 buono senza aver timore di spingerci in spazi che potrebbero sembrare \u201cinquinati\u201d, dove invece si attende un annuncio di misericordia. Vogliamo farlo in dialogo con gli uomini di buona volont\u00e0, di cultura, delle istituzioni che con la loro esperienza e competenza danno alla Chiesa un aiuto prezioso. In questa direzione chiedo ai laici, soprattutto, di attivarsi per individuare le frontiere verso le quali spingerci.<br \/>\nL\u2019annuncio \u00e8 di tutto il popolo. L\u2019angelo ai pastori annuncia una grande gioia (il vangelo) che sar\u00e0 di tutto il popolo (cfr. Lc 2, 10). Per questo vanno coinvolti non solo preti e consacrati, non solo i classici operatori pastorali ma stili e carismi diversi, includendo gli \u201cimperfetti\u201d, che magari disturbano schemi e strutture prefissati. Lasciamo che lo Spirito agisca e faccia sorgere carismi per l\u2019evangelizzazione spontaneamente dal popolo di Dio. In capo al vescovo, poi, risiede il discernimento non tanto sul carisma quanto sull\u2019uso: se favorisce o rompe l\u2019unit\u00e0 nella comunit\u00e0, se \u00e8 orientato all\u2019evangelizzazione, se si inserisce docilmente nella dinamica ecclesiale. Il ruolo delle aggregazioni ecclesiali, cos\u00ec attive nella nostra diocesi, \u00e8 decisivo. Chiedo ad esse di avere il coraggio di ripensare schemi e percorsi nella direzione che stiamo tracciando, senza mortificare l\u2019intuizione originaria che le ha generate.<br \/>\nAnnuncio che conduca all\u2019esperienza ecclesiale: penso a quanti, ufficialmente battezzati, cercano esperienze altrove, spesso gratificanti sul piano individuale e spirituale. Quanta fatica nel far comprendere e vivere la dimensione ecclesiale. Per questo, sicuramente il rapporto da persona a persona \u00e8 prioritario rispetto all\u2019organizzazione e alle strutture. Il ruolo della comunit\u00e0 parrocchiale, che sa farsi grembo accogliente di ogni cammino di ricerca, rimane insostituibile per favorire l\u2019inserimento nella comunit\u00e0 e far sperimentare la bellezza della Chiesa. E come il grembo si adatta al dono che riceve, cos\u00ec alle nostre parrocchie \u00e8 chiesto di adattarsi alle esigenze di questi inediti cammini formativi.<br \/>\nAnnuncio che espliciti la rilevanza sociale della fede: senza di essa l\u2019esperienza cristiana viene relegata nel recinto intimistico e individuale e ci \u201cdimentichiamo dei poveri\u201d, in tutti i sensi, anche in ambito sociale e politico. La gratuit\u00e0, in tale ambito \u00e8 un valore da difendere e promuovere, per evitare che il nostro servizio sia condizionato e quindi inaridito dalla disponibilit\u00e0 di risorse economiche.<br \/>\nIn conclusione, affido le prospettive future della nostra pastorale al lavoro sinodale che, specie attraverso le vicarie, gli uffici pastorali e le aggregazioni laicali, ci attende:<br \/>\n&#8211; Continueremo il lavoro di discernimento comunitario, coinvolgendo specialmente i giovani, in attesa delle indicazioni che il Sinodo ci fornir\u00e0<br \/>\n&#8211; Penseremo percorsi e \u201ccantieri\u201d pastorali per esperienze di chiesa in uscita<br \/>\n&#8211; Oseremo percorsi formativi in campi che abbiamo trascurato: fragilit\u00e0 nel sociale, famiglia, identit\u00e0 sessuale\u2026<br \/>\nLo Spirito agisce, spesso rompendo ogni previsione; perci\u00f2 non siamo angosciati dai risultati\u2026 Niente si perde di un lavoro fatto con amore. Non accada a noi di ragionare al passato come i discepoli di Emmaus: \u201csperavamo\u2026\u201d: la speranza non va coniugata al passato ma al futuro. La Parola e l\u2019Eucaristia ci accompagnino nel cammino, sotto la protezione della Vergine Maria. \u2022<\/p>\n<p>+ Rocco Pennacchio<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mons. Rocco: non direttive o programmi, ma discernimento Nel ringraziare tutti voi per la partecipazione cos\u00ec numerosa a questo Convegno, rinnovo la mia gratitudine anche per aver condiviso il bel momento di vita ecclesiale dello scorso 30 settembre, giorno dell\u2019imposizione del pallio. 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