{"id":7518,"date":"2018-10-09T10:00:02","date_gmt":"2018-10-09T08:00:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=7518"},"modified":"2018-10-08T11:54:55","modified_gmt":"2018-10-08T09:54:55","slug":"spiritus-principalis-lo-spirito-regge-e-guida","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/10\/spiritus-principalis-lo-spirito-regge-e-guida\/","title":{"rendered":"Spiritus principalis: lo Spirito regge e guida"},"content":{"rendered":"<h3>Discorso del Santo Padre Francesco ai nuovi vescovi ordinati, tra cui anche l&#8217;arcivescovo di Fermo<\/h3>\n<p>Carissimi Fratelli,<br \/>\ncon grande gioia vi accolgo in questo momento quasi conclusivo del vostro pellegrinaggio romano, organizzato dalle Congregazioni per i Vescovi e per le Chiese Orientali. Ringrazio il Cardinale Marc Ouellet e il Cardinale Leonardo Sandri e i Dicasteri che rispettivamente presiedono, per il generoso impegno nel realizzare questo evento, che mi consente ora di conoscervi personalmente e di approfondire con voi, novelli Pastori della Chiesa, la grazia e la responsabilit\u00e0 del ministero che abbiamo ricevuto.<br \/>\nInfatti, non per nostro merito, ma per pura benevolenza divina ci \u00e8 stata affidata \u00abla testimonianza del Vangelo della grazia di Dio\u00bb (At 20,24; cfr Rm 15,16) e \u00abil ministero dello Spirito\u00bb (2 Cor 3,8-9). Quest\u2019anno, il programma delle vostre giornate romane ha cercato di penetrare il mistero dell\u2019Episcopato mediante uno dei suoi compiti centrali, quello di offrire al \u00abgregge in mezzo al quale lo Spirito Santo [ci] ha costituiti come custodi\u00bb (At 20,28) quel discernimento spirituale e pastorale necessario perch\u00e9 esso raggiunga la conoscenza e la realizzazione della volont\u00e0 di Dio, nella quale risiede ogni pienezza.<br \/>\nConsentitemi pertanto di condividere alcune riflessioni circa questo tema sempre pi\u00f9 importante nei nostri giorni, paradossalmente segnati da un senso di autoreferenzialit\u00e0, che proclama finito il tempo dei maestri mentre, nella sua solitudine, l\u2019uomo concreto continua a gridare il bisogno di essere aiutato nell\u2019affrontare le drammatiche questioni che lo assalgono, di essere paternamente guidato nel percorso non ovvio che lo sfida, di essere iniziato nel mistero della propria ricerca di vita e felicit\u00e0.<br \/>\n\u00c8 precisamente mediante l\u2019autentico discernimento, che Paolo presenta come uno dei doni dello Spirito (cfr 1 Cor 12,10) e san Tommaso d\u2019Aquino chiama \u00abla virt\u00f9 superiore che giudica secondo quei principi superiori\u00bb (Sum. Theol., II-II, q. 51, a. 4, ad 3), che possiamo rispondere a tale bisogno umano odierno.<br \/>\nLo Spirito Santo, protagonista di ogni autentico discernimento<br \/>\nNon molto tempo fa, la Chiesa ha invocato su di voi lo \u201cSpiritus Principalis\u201d o \u201cPneuma hegemonikon\u201d, la potenza che il Padre ha dato al Figlio e che Questi ha trasmesso ai santi Apostoli, cio\u00e8 \u201clo Spirito che regge e guida\u201d.<br \/>\nBisogna essere consapevoli che tale grande dono, del quale con gratitudine siamo perenni servitori, riposa su fragili spalle. Forse per questo la Chiesa, nella sua preghiera di consacrazione episcopale, ha tratto tale espressione dal Miserere (cfr Sal 51,14b) nel quale l\u2019orante, dopo aver esposto il proprio fallimento, implora quello Spirito che gli consente l\u2019immediata e spontanea generosit\u00e0 nell\u2019obbedienza a Dio, cos\u00ec fondamentale per chi guida una comunit\u00e0.<br \/>\nSoltanto chi \u00e8 guidato da Dio ha titolo e autorevolezza per essere proposto come guida degli altri. Pu\u00f2 ammaestrare e far crescere nel discernimento solo chi ha dimestichezza con questo maestro interiore che, come una bussola, offre i criteri per distinguere, per s\u00e9 e per gli altri, i tempi di Dio e della sua grazia; per riconoscere il suo passaggio e la via della sua salvezza; per indicare i mezzi concreti, graditi a Dio, per realizzare il bene che Egli predispone nel suo misterioso piano di amore per ciascuno e per tutti. Questa saggezza \u00e8 la sapienza pratica della Croce, che pur includendo la ragione e la sua prudenza, le oltrepassa perch\u00e9 conduce alla sorgente stessa della vita che non muore, cio\u00e8, \u201cconoscere il Padre, il solo vero Dio, e colui che ha mandato: Ges\u00f9 Cristo\u201d (cfr Gv17,3).<br \/>\nIl vescovo non pu\u00f2 dare per scontato il possesso di un dono cos\u00ec alto e trascendente, come fosse un diritto acquisito, senza decadere in un ministero privo di fecondit\u00e0. \u00c8 necessario continuamente implorarlo come condizione primaria per illuminare ogni saggezza umana, esistenziale, psicologica, sociologica, morale di cui possiamo servirci nel compito di discernere le vie di Dio per la salvezza di coloro che ci sono stati affidati.<br \/>\nPertanto, \u00e8 imperativo ritornare continuamente nella preghiera a Gabaon (cfr 1 Re 3,5-12), per ricordare al Signore che davanti a Lui siamo perenni \u201cragazzi, che non sanno come regolarsi\u201d e per implorare \u201cnon lunghi giorni, n\u00e9 ricchezze, n\u00e9 la vita dei nemici\u201d, ma solo il \u201cdiscernimento nel giudicare in mezzo al suo Popolo\u201d. Senza questa grazia, non diventeremo buoni meteorologi di quanto si pu\u00f2 scorgere \u201cnell\u2019aspetto del cielo e della terra\u201d, ma saremo incapaci di \u201cvalutare il tempo di Dio\u201d (cfr Lc 12, 54-56).<br \/>\nIl discernimento, pertanto, nasce nel cuore e nella mente del vescovo attraverso la sua preghiera, quando mette in contatto le persone e le situazioni affidategli con la Parola divina pronunciata dallo Spirito. \u00c8 in tale intimit\u00e0 che il Pastore matura la libert\u00e0 interiore che lo rende saldo nelle sue scelte e nei suoi comportamenti, sia personali che ecclesiali. Solo nel silenzio della preghiera si pu\u00f2 imparare la voce di Dio, percepire le tracce del suo linguaggio, accedere alla sua verit\u00e0, che \u00e8 una luce assai diversa, che \u201cnon sta al di sopra dell\u2019intelligenza quasi come l\u2019olio che galleggia sull\u2019acqua\u201d, e assai superiore perch\u00e9 solo \u201cchi conosce la verit\u00e0 conosce questa luce\u201d (cfr Agostino, Conf. VII, 10.16).<br \/>\nIl discernimento \u00e8 un dono dello Spirito alla Chiesa, al quale si risponde con l\u2019ascolto<br \/>\nIl discernimento \u00e8 grazia dello Spirito al santo Popolo fedele di Dio, che lo costituisce Popolo profetico, dotato del senso della fede e di quell\u2019istinto spirituale che lo rende capace di sentire cum Ecclesia. \u00c8 dono ricevuto in mezzo al Popolo ed \u00e8 orientato alla sua salvezza. Poich\u00e9 fin dal Battesimo lo Spirito gi\u00e0 dimora nel cuore dei fedeli, la fede apostolica, la beatitudine, la rettitudine e lo spirito evangelico non sono loro estranei.<br \/>\nPertanto, pur rivestito di una ineludibile responsabilit\u00e0 personale (cfr. Direttorio Apostolorum Successores, 160-161), il Vescovo \u00e8 chiamato a vivere il proprio discernimento di Pastore come membro del Popolo di Dio, ovvero in una dinamica sempre ecclesiale, a servizio della koinon\u00eca. Il Vescovo non \u00e8 il \u201cpadre padrone\u201d autosufficiente e nemmeno l\u2019impaurito e isolato \u201cpastore solitario\u201d.<br \/>\nIl discernimento del Vescovo \u00e8 sempre un\u2019azione comunitaria, che non prescinde dalla ricchezza del parere dei suoi presbiteri e diaconi, del Popolo di Dio e di tutti coloro che possono offrirgli un contributo utile, anche attraverso gli apporti concreti e non meramente formali. \u00abQuando non si tiene in nessun conto il fratello e ci si considera superiori, si finisce per inorgoglirsi anche contro Dio stesso\u00bb.[1]\nNel dialogo sereno, egli non ha paura di condividere, e anche talvolta modificare, il proprio discernimento con gli altri: con i confratelli nell\u2019episcopato, ai quali \u00e8 sacramentalmente unito, e allora il discernimento si fa collegiale; con i propri sacerdoti, dei quali \u00e8 garante di quella unit\u00e0 che non si impone con la forza ma si intesse con la pazienza e saggezza di un artigiano; con i fedeli laici, perch\u00e9 essi conservano il \u201cfiuto\u201d della vera infallibilit\u00e0 della fede che risiede nella Chiesa: essi sanno che Dio non viene meno nel suo amore e non smentisce le sue promesse.<br \/>\nCome insegna la storia, i grandi Pastori, per difendere la retta fede, hanno saputo dialogare con tale deposito presente nel cuore e nella coscienza dei fedeli e, non di rado, sono stati da loro sostenuti. Senza questo scambio \u00abla fede dei pi\u00f9 colti pu\u00f2 degenerare in indifferenza e quella dei pi\u00f9 umili in superstizione\u00bb.[2]\nVi invito pertanto a coltivare un atteggiamento di ascolto, crescendo nella libert\u00e0 di rinunciare al proprio punto di vista (quando si mostra parziale e insufficiente), per assumere quello di Dio. Senza lasciarsi condizionare da occhi altrui, impegnatevi per conoscere con i vostri propri occhi i luoghi e le persone, la \u201ctradizione\u201d spirituale e culturale della diocesi a voi affidata, per addentrarvi rispettosamente nella memoria della sua testimonianza di Cristo e per leggere il suo presente concreto alla luce del Vangelo, al di fuori del quale non c\u2019\u00e8 alcun futuro per la Chiesa.<br \/>\nLa missione che vi attende non \u00e8 portare idee e progetti propri, n\u00e9 soluzioni astrattamente ideate da chi considera la Chiesa un orto di casa sua, ma umilmente, senza protagonismi o narcisismi, offrire la vostra concreta testimonianza di unione con Dio, servendo il Vangelo che va coltivato e aiutato a crescere in quella situazione specifica.<br \/>\nDiscernere significa pertanto umilt\u00e0 e obbedienza. Umilt\u00e0 rispetto ai propri progetti. Obbedienza rispetto al Vangelo, criterio ultimo; al Magistero, che lo custodisce; alle norme della Chiesa universale, che lo servono; e alla situazione concreta delle persone, per le quali non si vuole altro che trarre dal tesoro della Chiesa quanto \u00e8 pi\u00f9 fecondo per l\u2019oggi della loro salvezza (cfr Mt 13, 52).<br \/>\nIl discernimento \u00e8 un rimedio all\u2019immobilismo del \u201csi \u00e8 sempre fatto cos\u00ec\u201d o del \u201cprendiamo tempo\u201d. \u00c8 un processo creativo, che non si limita ad applicare schemi. E\u2019 un antidoto contro la rigidit\u00e0, perch\u00e9 le medesime soluzioni non sono valide ovunque. \u00c8 sempre l\u2019oggi perenne del Risorto che impone di non rassegnarsi alla ripetizione del passato e di avere il coraggio di domandarsi se le proposte di ieri sono ancora evangelicamente valide. Non lasciatevi imprigionare dalla nostalgia di poter avere una sola risposta da applicare in tutti i casi. Ci\u00f2 forse calmerebbe la nostra ansia di prestazione, ma lascerebbe relegate ai margini e \u201cinaridite\u201d vite che hanno bisogno di essere innaffiate dalla grazia che custodiamo (cfr Mc 3,1-6; Ez 37,4).<br \/>\nVi raccomando una delicatezza speciale con la cultura e la religiosit\u00e0 del popolo. Esse non sono qualcosa da tollerare, o meri strumenti da manovrare, o una \u201ccenerentola\u201d da tenere sempre nascosta perch\u00e9 indegna di accedere al salotto nobile dei concetti e delle ragioni superiori della fede. Anzi, bisogna averne cura e dialogare con esse, perch\u00e9, oltre a costituire il sostrato che custodisce l\u2019autocomprensione della gente, sono un vero soggetto di evangelizzazione, dal quale il vostro discernimento non pu\u00f2 prescindere. Un simile carisma, donato alla comunit\u00e0 dei credenti, non pu\u00f2 non essere riconosciuto, interpellato e coinvolto nel cammino ordinario del discernimento compiuto dai Pastori.<br \/>\nRicordatevi che Dio era gi\u00e0 presente nelle vostre diocesi quando siete arrivati e ci sar\u00e0 ancora quando ve ne sarete andati. E, alla fine, saremo tutti misurati non sulla contabilit\u00e0 delle nostre opere, ma sulla crescita dell\u2019opera di Dio nel cuore del gregge che custodiamo in nome del \u201cPastore e custode delle nostre anime\u201d (cfr 1 Pt 2, 25).<br \/>\nChiamati a crescere nel discernimento<br \/>\nDobbiamo sforzarci di crescere in un discernimento incarnato e inclusivo, che dialoghi con la coscienza dei fedeli che va formata e non sostituita (cfr Esort. ap. postsin. Amoris laetitia, 37), in un processo di accompagnamento paziente e coraggioso, perch\u00e9 possa maturare la capacit\u00e0 di ciascuno \u2013 fedeli, famiglie, presbiteri, comunit\u00e0 e societ\u00e0 \u2013, tutti chiamati a progredire nella libert\u00e0 di scegliere e realizzare il bene voluto da Dio. Infatti, l\u2019attivit\u00e0 di discernere non \u00e8 riservata ai saggi, ai perspicaci e ai perfetti. Anzi, Dio spesso resiste ai superbi e si mostra agli umili (cfr Mt 11,25).<br \/>\nIl Pastore sa che Dio \u00e8 la via e si fida della sua compagnia; conosce e non dubita mai dalla sua verit\u00e0 n\u00e9 dispera dalla sua promessa di vita. Ma di queste certezze il Pastore si impossessa nel buio umile della fede. Trasmetterle al gregge non \u00e8, pertanto, bandire ovvi proclami, ma introdurre nell\u2019esperienza di Dio che salva sostenendo e guidando i passi possibili da compiere.<br \/>\nPerci\u00f2, l\u2019autentico discernimento, bench\u00e9 definitivo in ogni passo, \u00e8 un processo sempre aperto e necessario, che pu\u00f2 essere completato e arricchito. Non si riduce alla ripetizione di formule che \u201ccome le nuvole alte mandano poca pioggia\u201d all\u2019uomo concreto, spesso immerso in una realt\u00e0 irriducibile al bianco o al nero. Il Pastore \u00e8 chiamato a rendere disponibile al gregge la grazia dello Spirito, che sa penetrare nelle pieghe del reale e tener conto delle sue sfumature per far emergere quanto Dio vuole realizzare in ogni momento. Penso particolarmente ai giovani, alle famiglie, ai sacerdoti, a coloro che hanno la responsabilit\u00e0 di guidare la societ\u00e0. Nelle vostre labbra possano cercare e trovare la salda testimonianza di questa Parola superiore, che \u00e8 \u201clampada per i passi e luce per il cammino\u201d (cfr Sal 118,105).<br \/>\nUna condizione essenziale per progredire nel discernimento \u00e8 educarsi alla pazienza di Dio e ai suoi tempi, che non sono mai i nostri. Egli non fa \u201cpiombare il fuoco sugli infedeli\u201d (cfr Lc 9,53-54), n\u00e9 permette agli zelanti di \u201cstrappare dal campo la zizzania\u201d che vedono crescere (cfr Mt 13,27-29). A noi spetta quotidianamente accogliere da Dio la speranza che ci preserva da ogni astrazione, perch\u00e9 ci consente di scoprire la grazia nascosta nel presente senza perdere di vista la longanimit\u00e0 del suo disegno di amore che ci oltrepassa.<br \/>\nFratelli carissimi,<br \/>\nvi prego di tenere scrupolosamente davanti agli occhi Ges\u00f9 e la missione che non era sua ma del Padre (cfr Gv 7,16), e di offrire alla gente \u2013 oggi come ieri confusa e smarrita \u2013 quanto Lui ha saputo dare: la possibilit\u00e0 di incontrare personalmente Dio, di scegliere la sua Via e di progredire nel suo amore.<br \/>\nTenete particolarmente fisso in Lui il vostro sguardo oggi, festa della Santa Croce, luogo permanente del discernimento di Dio a nostro favore, contemplando la profondit\u00e0 della sua incarnazione e imparando da essa il criterio di ogni discernimento autentico (cfr 1 Gv 4,1).<br \/>\nLa Vergine, che rimane con lo sguardo fisso nel suo Figlio, vi custodisca e benedica voi e le vostre Chiese particolari. \u2022<\/p>\n<p>Sala Clementina<br \/>\nGioved\u00ec, 14 settembre 2017<\/p>\n<p>________________________________________<br \/>\n[1] Doroteo di Gaza, Comunione con Dio e con gli uomini, Edizioni Qiqajon, 2014, 101-102.<br \/>\n[2] John Henry Newman, Sulla consultazione dei fedeli in materia di dottrina, Morcelliana, Brescia 1991, 123.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Discorso del Santo Padre Francesco ai nuovi vescovi ordinati, tra cui anche l&#8217;arcivescovo di Fermo Carissimi Fratelli, con grande gioia vi accolgo in questo momento quasi conclusivo del vostro pellegrinaggio romano, organizzato dalle Congregazioni per i Vescovi e per le Chiese Orientali. 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