{"id":7425,"date":"2018-07-05T17:00:05","date_gmt":"2018-07-05T15:00:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=7425"},"modified":"2018-07-02T14:36:20","modified_gmt":"2018-07-02T12:36:20","slug":"lombra-che-resisteva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/07\/lombra-che-resisteva\/","title":{"rendered":"L&#8217;ombra che resisteva"},"content":{"rendered":"<h2>Tra storia e leggenda. L\u2019atterrato racconta una guerra<\/h2>\n<p>La valle dell\u2019Ete Vivo che va da Salvano a Ete Caldarette, nel comune di Fermo, un tempo era popolata di case di fango.<br \/>\nLe case di fango, chiamate anche atterrati o pis\u00e8, sono abitazioni tipiche marchigiane del passato. Vi abitavano i mezzadri che lavoravano le terre dei ricchi.<br \/>\nQueste venivano costruite con dei mattoni crudi fatti d\u2019argilla mischiata a paglia e messi l\u2019uno sull\u2019altro. Infine venivano intonacati con calce e feci di bovino.<br \/>\nIn un atterrato vicino al fiume, racconta nonno Nicola, abitava una vecchia coppia di contadini senza figli.<br \/>\nDavanti al loro portone c\u2019era un mucchio di paglia che serviva per nutrire gli animali da loro allevati.<br \/>\nIl marito, nelle sere di primavera, lasciava la moglie sola per recarsi nelle famiglie vicine a scambiare due chiacchiere e a bere qualche bicchierino con gli amici.<br \/>\nLa donna per\u00f2 era terrorizzata dal rimanere sola. Nonostante la sua manifestazione di paura, lo sposo non ne voleva sapere di rimanere a casa con lei. Le diceva: \u201cNon puoi vietarmi questo, in fondo non faccio nulla di male, vado dal tale, scambiamo due parole, beviamo qualche bicchiere innacquato e prima di mezzanotte torno a casa\u201d.<br \/>\nMa la sua dolce met\u00e0 gli rispondeva: \u201cNon \u00e8 che io creda che tu faccia qualcosa di male. Le famiglie dove ti rechi le conosco bene e sono tutte persone perbene. Il problema \u00e8 che quando tu esci da qui\u2026\u201d<br \/>\nLa donna lasci\u00f2 la frase troncata. Ci\u00f2 fece insospettire il marito che con voce sostenuta gli url\u00f2: \u201cChe caspita succede la sera quando esco?!\u201d.<br \/>\nPeppina abbass\u00f2 gli occhi. Ernesto insistette alzando pi\u00f9 forte la voce. Allora lei, per paura che da lontano potessero ascoltare la loro discussione, confess\u00f2: \u201cL\u2019altra sera quando te n\u2019eri gi\u00e0 andato si alz\u00f2 un vento impetuoso, aprii la finestra e vidi un\u2019ombra che camminava vicino al mucchio di paglia. All\u2019inizio pensai che fossi tu, anche se l\u2019ombra apparteneva ad un uomo molto alto di statura. Io ti chiamai ma non sentii la tua risposta. Poi l\u2019ombra si mise a sedere sulla paglia come se stesse mangiando qualcosa\u201d.<br \/>\nErnesto la interruppe: \u201cBalle! Prenditi una camomilla e vedrai che l\u2019ombra non la vedrai pi\u00f9\u201d.<br \/>\nLe sere seguenti il marito rientrando domandava ridendo: \u201c\u00c8 venuta l\u2019ombra?\u201d. La moglie seria rispondeva: \u201cViene tutte le sere e si siede sul pagliaio, di solito poco prima del tuo rientro se ne va. Oramai non ci faccio pi\u00f9 caso\u201d.<br \/>\nPer curiosare sulla faccenda, una notte il marito torn\u00f2 prima. La moglie teneva ancora il lumino acceso. L\u2019uomo diede un sguardo verso il pagliaio e l\u00ec scorse l\u2019ombra di un signore molto alto seduto come se stesse mangiando o fumando. Terrorizzato Ernesto entr\u00f2 in casa gridando: \u201cHo visto l\u2019ombra! Ho visto l\u2019ombra!\u201d.<br \/>\nLa moglie lo tranquillizz\u00f2, gli offr\u00ec un po&#8217; di camomilla che aveva sul fuoco e gli disse: \u201cNon ti preoccupare \u00e8 innocuo, vedrai che fra un po&#8217; se ne andr\u00e0 da solo\u201d.<br \/>\nIl marito prese il lumino e si avvicin\u00f2 alla finestra, l\u2019ombra era ancora l\u00e0. La donna gli disse: \u201cFinisci di prendere la camomilla e prova a stare tranquillo\u201d.<br \/>\nPresa la bevanda si affacci\u00f2 nuovamente dalla finestra e l\u2019ombra non c\u2019era pi\u00f9. \u201cChe ti avevo detto? A una certa ora se ne va!\u201d, esclam\u00f2 Peppina.<br \/>\nIl marito le notti seguenti non lasci\u00f2 pi\u00f9 sola la moglie. Tutte le sere assisteva con lei all\u2019apparizione di quell\u2019immagine. Infine i due presero la decisione di chiamare Baldino.<br \/>\nBaldino era un vecchio fabbro al quale i contadini di quella parte del Fermano attribuivano poteri soprannaturali.<br \/>\nQuando Ernesto era in guerra, nel 1943, di lui non si seppe pi\u00f9 nulla. Peppina chiese a quel vecchio se Ernesto fosse morto. Le rispose che non solo non era morto, ma che aveva con lui anche dei soldi.<br \/>\nIl giorno in cui Ernesto torn\u00f2 dalla guerra raccont\u00f2 che fu fatto prigioniero e per non farsi togliere dai suoi carcerieri le banconote che possedeva, se le cuc\u00ec dentro la camicia. Pass\u00f2 tutta la prigionia con gli stessi abiti senza poter spendere quei soldi, che spese solo quando fu liberato. L\u2019oracolo di Baldino si era avverato anche se in maniera diversa da come era stato compreso dalla contadina.<br \/>\nIl fabbro, successivamente, and\u00f2 nella casa della coppia ad aggiustare alcune cose in ferro, i due gli raccontarono la storia dell\u2019ombra. Baldino gli rispose: \u201cDi cosa vi meravigliate?! La vostra casa \u00e8 costruita su un cimitero di soldati che combatterono ai tempi del potere papalino\u201d.<br \/>\nQualche anno dopo i due lasciarono il campo e andarono a vivere da un nipote perch\u00e9 oramai erano troppo vecchi per lavorare la terra. Il pis\u00e8 abbandonato inizi\u00f2 a logorasi e a ritornare ad essere un mucchio di detriti fangosi. Il proprietario del fondo, negli anni \u201960, chiam\u00f2 una squadra di muratori per rimuovere i residui e livellare il terreno. Mentre gli operai scavavano dalla terra emerse uno scheletro di un uomo molto alto.<br \/>\nNonno Nicola si ricord\u00f2 del racconto che gli aveva fatto Peppina quando abitava in quel campo e di quello che le aveva detto il vecchio fabbro. Il nonnino, oggi ottantenne, \u00e8 ancora convinto che lungo la valle dell\u2019Ete ci sia un cimitero di soldati risalente allo Stato Pontificio come sosteneva quel fabbro.<br \/>\nHo ascoltato tante volte il racconto di Nicola. L\u2019unica cosa certa che posso affermare grazie alle mie letture \u00e8 che nel 1799, a poca distanza del campo di Enesto e Peppina, si scontr\u00f2 l\u2019esercito francese con quello partenopeo. Quest\u2019ultimo sconfin\u00f2 nello Stato Pontificio per difendere i suoi confini, ma nello scontro ebbe la peggio. Fra le file napoletane combattevano soldati mercenari svizzeri, i quali per far parte della truppa dovevano essere molto alti di statura.<br \/>\nCi\u00f2 mi ha fatto venire in mente lo scheletro ritrovato in prossimit\u00e0 dell\u2019atterrato della coppia di contadini.<br \/>\nQuesto racconto di nonno Nicola lascia il mistero proprio delle leggende. Forse \u00e8 l\u2019ultimo dei racconti di quei vecchi marchigiani abituati a narrare perch\u00e9 nati in un periodo in cui non esistevano la televisione e i social media. \u2022<\/p>\n<p>Mirco Fiaschi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra storia e leggenda. L\u2019atterrato racconta una guerra La valle dell\u2019Ete Vivo che va da Salvano a Ete Caldarette, nel comune di Fermo, un tempo era popolata di case di fango. Le case di fango, chiamate anche atterrati o pis\u00e8, sono abitazioni tipiche marchigiane del passato. 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