{"id":7419,"date":"2018-07-05T15:00:57","date_gmt":"2018-07-05T13:00:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=7419"},"modified":"2018-07-02T14:32:24","modified_gmt":"2018-07-02T12:32:24","slug":"diete-dello-spirito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/07\/diete-dello-spirito\/","title":{"rendered":"Diete dello Spirito"},"content":{"rendered":"<p>Altro che dietologi.<br \/>\nIl cibo dei monasteri medievali divenne strumento per sottolineare la distanza tra chi utilizza il cibo come \u201csegno\u201d di potere terreno e la distanza dal potere stesso, proprio attraverso la parsimonia nell\u2019assumere solo il cibo strettamente necessario.<br \/>\n\u201cNiente piace pi\u00f9 a Dio della magrezza del corpo e pi\u00f9 il corpo sar\u00e0 asciugato dall\u2019asprezza delle mortificazioni, meno sar\u00e0 soggetto alla corruzione della tomba e, quindi, resusciter\u00e0 pi\u00f9 gloriosamente\u201d (Tertulliano).<br \/>\nDal ricordo della mela offerta da Eva ad Adamo,\u00a0su suggerimento del serpente tentatore, nella mentalit\u00e0 medievale un corpo morbido e rotondo, avvezzo a cibi \u201ccaldi ed umidi\u201d, si abbinava ai piaceri della lussuria ed era\u00a0destinato alla perdizione dell\u2019anima.\u00a0Chi si nutriva di cibi \u201ccaldi\u201d, ben conditi con grassi e spezie, poteva essere in pericolo morale ed essere sollecitato da pensieri di natura erotica. Si raccomandavano dunque alimenti \u201csecchi e freddi\u201d.<br \/>\nLussuria, avarizia, collera, accidia erano considerate quali conseguenze di una abbondante alimentazione, perch\u00e9 fra \u201ci vizi che fanno al genere umano la guerra pi\u00f9 spietata, il primo \u00e8 la golosit\u00e0\u201d (Giovanni Cassiano, nelle Collationes, testo di meditazione e spiritualit\u00e0). Quindi se la gola era il primo dei vizi, il digiuno era la prima\u00a0virt\u00f9. Comparvero allora nelle regole monastiche il digiuno penitenziale, traslato poi nella comunit\u00e0 dei credenti con la doppia funzione: penitenziale e salutistica.<br \/>\nTuttavia precetti rigidi e severi, logicamente, non potevano essere adatti a tutti. La Regola di San Benedetto, infatti, rivede l\u2019approccio del monaco verso il cibo, raccomandando per i frati in salute, digiuno due volte la settimana e astinenza dalle bevande inebrianti come il vino.<br \/>\nIl santo di Norcia, fiss\u00f2 una triplice norma sull\u2019alimentazione: misura del mangiare, del bere, orario dei pasti, per offrire ai monaci equilibrio alimentare, propedeutico alla loro vita spirituale atto a raggiungere la perfezione.<br \/>\nUna mensa parca, divenne segno esteriore del distacco dall\u2019esistenza precedente per una scelta di vita all\u2019insegna del sacrificio e della rinuncia.<br \/>\nL\u2019astinenza dalla carne e la mensa semplice erano raccomandate come prima cura per i malanni fisici. Stessa cosa riguardo l\u2019igiene personale. Il bagno era consentito di rado solo ai malati e alle monache, solo una volta al mese.<br \/>\nIl monachesimo opera sul cibo, carni e vino in particolare un totale cambiamento, facendone oggetto non pi\u00f9 di rifiuto ma di rinuncia consapevole.<br \/>\nNell\u2019intento di mortificare l\u2019ingordigia e la golosit\u00e0 i piatti che componevano la dieta dei monaci si ripetevano, scanditi dalla regola e dall\u2019alternarsi delle stagioni. La carne solo di animali bipedi e non quadrupedi era consentita in caso di malattia del monaco.\u00a0Il vino era consentito raramente per sostenere chi lavorava duramente nei campi e solo se vi si mesceva l\u2019acqua, generalmente calda, in cui intingervi il pane \u00a0prima dell\u2019arrivo delle vivande.<br \/>\nIl pasto quotidiano della Regola di San Benedetto consisteva in due pietanze cotte. L\u2019eventuale terzo piatto era preparato con legumi: fave, ceci, lupini, carote, cipolle, ravanelli. Del pane si parla di una \u201clibbra\u201d romana che equivaleva a un terzo di chilogrammo. Il pane costituiva il cibo principale per i monaci di allora, impegnati quasi tutti in lavori manuali. Solamente l\u2019abate aveva il potere di aumentare la quantit\u00e0 pro capite destinata a coloro che avevano svolto mansioni particolarmente faticose.<br \/>\nInteressante \u00e8 comprendere come la cucina monastica esprime sicuramente un sicuro collegamento fra la cucina popolare contadina e quella dell\u2019alta gastronomia. La diversa provenienza sociale entro cui si delinea il sistema organizzativo del chiostro riflette non solo la fisionomia propria dell\u2019aristocrazia ma anche quella delle classi pi\u00f9 abbienti. L\u2019incontro e la fusione fra ricette provenienti da ambienti sociali diversificati, l\u2019organizzazione della mensa, l\u2019attrezzatura delle cucine, la scelta dei cibi, la sperimentazione, il rispetto delle norme, l\u2019orario dei pasti e dei tempi di cottura del cibo, sono dunque state i capisaldi di questo sistema alimentare che si tramander\u00e0 nei secoli per ritrovarli nei documenti d\u2019archivio dei monasteri sopravvissuti alla soppressione Napoleonica.<\/p>\n<p>Santa Ildegarda (1098-1179), come badessa, sapeva curare le persone perch\u00e9 pochi come lei pi\u00f9 conosceva le virt\u00f9 delle piante medicinali.\u00a0 Nel XII secolo i vari monasteri sparsi in Europa avevano la doppia funzione di ospedale e di ricovero dei pellegrini. A queste conoscenze delle propriet\u00e0 delle erbe, la Santa, grande mistica, filosofa, scrittrice, cosmologa, musicista, guaritrice,\u00a0 affianc\u00f2 gli alimenti.<br \/>\nIl pi\u00f9 amato era il farro di cui\u00a0 santa\u00a0Ildegarda parla\u00a0nel volume Physica: &#8220;\u00c8 un ottimo cereale, ricco di sostanza e benefico e pi\u00f9 gradevole degli altri cereali. A chi se ne ciba, purifica la carne, fa buon sangue, rende lieta e serena la mente. Se si \u00e8 tanto malati da non poter mangiare, bisogna prendere dei chicchi integrali di farro &#8230; che guariranno come un unguento buono e salutare&#8221;.<br \/>\nPer santa Ildegarda ci sono alimenti che fanno bene e danno gioia, altri sono considerati alimenti della tristezza perch\u00e9 possono danneggiare la salute.<\/p>\n<p>San Francesco d\u2019Assisi (1181-1226)<br \/>\nTra i cibi francescani del tempo, ecco avere grande importanza il pane, a seguire le focacce, i cereali, le erbe selvatiche, le verdure dell\u2019orto, le uova, formaggi, pesce, carni bianche e fra i dolci i mostaccioli di mandorle preparati da Frate Jacopa appositamente per il \u201cpoverello d\u2019Assisi\u201d. Il tutto, se preso senza ingordigia, contribuisce a lodare il Creatore nel creato. E a rafforzare la fraternit\u00e0 tra gli uomini.<\/p>\n<p>E al tempo di Ges\u00f9, Giuseppe e Maria cosa si mangiava?<br \/>\nSarebbe interessante fare una ricerca utilizzando tutti i testi della Bibbia. Si potrebbe fare riferimento alla zuppa di zucca, preparata, secondo il \u201cSecondo Libro dei Re\u201d, dal profeta Eliseo: una sorta di vellutata, da \u201cportare alla gente, affinch\u00e9 ne mangino tutti\u201d. \u201cIl burro lo si consumava gi\u00e0 a quei tempi ed era usato con\u00a0\u00a0 la farina in alcune cotture. I cibi citati pi\u00f9 spesso, sono quaglie, pane dolce, pane azzimo, dolce di grano. Sicuramente hanno fatto parte della dieta di Ges\u00f9. Da ricordare ancora il bollito misto. Dio stesso,\u00a0lo indica al profeta Ezechiele nel Capitolo 24, durante l\u2019assedio di Gerusalemme. Gli spiega come una provvida Madre, di bollire a lungo diversi tipi di carne, con l\u2019osso, insieme alle verdure.\u00a0E Dio \u00e8 il protagonista anche della cena di Abramo, in cui a tavola compare l\u2019agnello, piatto tipico della cucina mediorientale in uso ancora ai nostri giorni. E poi il succo di melograno, che si beve ancora a Gerusalemme. Il Cantico dei Cantici lo ha chiamato la \u201cbevanda degli innamorati\u201d. Ed ancora, nel \u201cPrimo Libro dei Re\u201d, al capitolo decimo, c\u2019\u00e8 la visita della regina di Saba a Salomone, che port\u00f2 tantissime spezie, come mai se ne erano viste in Palestina.<br \/>\nEd allora buona ricerca e buon appetito. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Altro che dietologi. 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