{"id":7398,"date":"2018-07-03T12:30:54","date_gmt":"2018-07-03T10:30:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=7398"},"modified":"2024-11-06T17:18:55","modified_gmt":"2024-11-06T16:18:55","slug":"lenze-e-canne-da-pesca-aggregano-i-terremotati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/07\/lenze-e-canne-da-pesca-aggregano-i-terremotati\/","title":{"rendered":"Lenze e canne da pesca aggregano i terremotati"},"content":{"rendered":"<p>Forse ci vuole davvero la fotografia per descrivere con una sintesi immediata le persone di cui parliamo: perch\u00e9 nel loro momento migliore, allorch\u00e9 si rivelano in mosse spontanee nella valenza di un momento di vita, non c\u2019\u00e8 prosa che possa rappresentarle. Il fatto che Samuele Cesari e Jacopo Liaci abbiano accettato di farsi fotografare \u00e8 ancora una volta una rara occasione di sincerit\u00e0 e al tempo stesso di documentazione.<br \/>\nIl lettore \u00e8 spinto a inseguire la storia di una pesca fortunata quanto avventurosa, che si rif\u00e0 alla memoria e alla labilit\u00e0 di uno sport che non ha misure rigide, ma canne da pesca per tutti, piccoli e grandi, alti bassi. Quella trota che vedete nella foto, mostrata orgogliosamente come un trofeo, porta sulla bocca un punto di domanda. Quando \u00e8 nata la pesca? Pescare \u00e8 un gesto antico, per\u00f2 meno di quanto penseremmo se misurato col metro della storia. La cattura di prede ittiche risale ad alcune decine di migliaia di anni fa, dunque non certo a ieri. Da allora la vita degli uomini si \u00e8 strettamente intrecciata con quella degli animali acquatici, e la cattura del pesce, inizialmente decisiva per la sopravvivenza, si \u00e8 poi arricchita di valori simbolici e rituali di particolare intensit\u00e0. Perch\u00e9 non bisogna dimenticare che oggi la pesca \u00e8 anche uno sport: da una parte della lenza c\u2019\u00e8 l\u2019uomo che si sente padrone dell\u2019universo, dall\u2019altra c\u2019\u00e8 un essere inferiore che lotta per sopravvivere. Queste cose Samuele e Jacopo le sanno. Hanno cio\u00e8 cognizione che se sportivamente daranno a quell\u2019essere tutte le possibilit\u00e0 di riuscire a fuggire, trarranno dalla sua cattura un duplice piacere: quello della sopraffazione, che \u00e8 dell\u2019uomo delle caverne, e quello dello sportivo soddisfatto che ha rispettato le regole. A questo punto ci\u00f2 che non si vede nella fotografia diventa pi\u00f9 importante di ci\u00f2 che \u00e8 illustrato in bianco e nero o a colori. Dopo l\u2019abbocco Samuele e Jacopo hanno atteso un\u2019ora con la canna in mano, ben sapendo che se avessero tirato troppo, quel pesce di proporzioni inusitate avrebbe stuccato il filo. Poi, quando la trota si \u00e8 arresa alla stanchezza, Jacopo \u00e8 sceso in acqua e ha spinto la preda nel guadino, evitando che si rompesse la canna. Vedete quante cose visibili e invisibili sono nascoste in uno scatto cos\u00ec semplice? Un momento della vita, l\u2019arte della pesca, la materia di un racconto, la fuga dal terremoto. Anche questa volta ci viene da pensare che dentro ogni foto ci sia come una fenditura dalla quale con un po\u2019 di analisi e un filo di ispirazione si pu\u00f2 accedere ad altre realt\u00e0 meno tragiche. Ecco, appunto, un po\u2019di analisi. Come in un mito o in una favola questa trota gigante, subito rinominata il \u201cMostro del Nera\u201d, ha realizzato con la sua cattura un microcosmo di essenziali curiosit\u00e0 &#8211; lunghezza 82 cm, circonferenza 50, pancia 21, dorso 11 &#8211; e una rievocazione a futura memoria, una tradizione antica, lo sviluppo di argomenti insoliti. Un miscuglio di verit\u00e0, insomma, che la foto agita e lascia in sospeso per farcelo comprendere nel vissuto e nel quotidiano: la qualit\u00e0 delle canne, gli ami speciali, la piombatura delle lenze, le esche naturali e artificiali, le riproduzioni di mosche, zanzare e altri piccoli insetti in mostra presso il negozio Revolution di Visso, delocalizzato nei Giardini del lago. Tanti particolari molto diversi da osservare mentre attorno \u00e8 cambiato proprio tutto: il territorio, le modalit\u00e0 di pesca, l\u2019epoca e anche il nostro modo di vedere e di sentire. Poi d\u2019improvviso una canna da pesca sbuca da una modernit\u00e0 cos\u00ec imprevista e quasi improbabile che sembra non essere mai veramente esistita, o che sia solo il sogno sfocato di un progresso impossibile da descrivere perfino a noi stessi. Certi oggetti come la canna \u201cKatame, speciale per il fiume Nera, sono infatti uno schiocco attorno a cui tutto si crea. Si riapre un sipario chiuso da decenni e di colpo ci ritroviamo in un\u2019altra epoca, quando la canna bisognava andarla a trovare in autunno, appenderla a una trave con un peso, scegliere i vari pezzi e unirli. Per avere una lenza si intrecciavano crini di cavallo e per i finali si usavano fili tratti dalle larve dei bachi da seta macerati nell\u2019aceto. Poi con l\u2019avvento del nylon ecco l\u2019arrivo delle canne giapponesi, i primi gracchianti mulinelli di metallo\u201dZama\u201d che si rompevano &#8211; diceva Pietro Gattarelli &#8211; solo a guardarli, e da ultimo l\u2019era della tecnica e le canne perfette che vediamo in mano a Samuele e a Jacopo. A tanto ci porta la foto che pubblichiamo: ci permette di superare i confini del tempo come pure quelli del terremoto e di riallacciare i legami con altre epoche meno tragiche. Dobbiamo qualche gratitudine a Samuele e a Jacopo per averci fatto capire che la pesca, come tutti gli sport, \u00e8 svago, aggregazione, occupazione del tempo libero, partecipazione alla vita e ai movimenti confortanti della natura, ma anche osservazione della fauna acquatica che insidiamo con esche perfette. Un viaggio, quasi, che si estende di poco in lungo e in largo, lo spazio di un paesino, di un lago, di un torrente, quando non si riduce ai pochi metri di una roccia da cui lanciare la lenza e aspettare l\u2019abbocco. Ma anche un itinerario infinito lungo un\u2019altra dimensione, fuori dalle rovine e dagli schemi usuali. Mondi da scoprire, complessi ed esotici. Mondi nascosti ma pi\u00f9 belli di una citt\u00e0 invasa dalle pietre o di una vita incarcerata dal terremoto, che fugge senza lasciarti il tempo di vedere le cose tornare al loro posto. Intanto, per\u00f2, molti abitanti delle casette sae si sono seduti intorno a un desco per gustare la trota mirabilmente cucinata da Fabio Cesari &#8211; pap\u00e0 di Samuele e cuoco di professione &#8211; e offerta con altre leccornie da Giuliana Mosconi, mamma dello stesso Samuele e perfetta padrona di casa.<br \/>\nPer dono del caso accade ai fotografi occasionali di catturare immagini che un pittore suda sette camicie per costruire. L\u2019arte, la luce, la proporzione aurea d\u2019accordo, per\u00f2 quando guardiamo una foto, qui come in altre occasioni, non stiamo contemplando un dipinto. Davanti alla fotocamera del cronista, nel fluire anonimo delle esistenze, non c\u2019\u00e8 una tela ma la vita stessa delle persone, da cui estrarre qualche pepita luccicante riconoscibile da tutti, motivo di conforto nei momenti di afflizione. E vai col mulinello. \u2022<\/p>\n<p>Valerio Franconi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Forse ci vuole davvero la fotografia per descrivere con una sintesi immediata le persone di cui parliamo: perch\u00e9 nel loro momento migliore, allorch\u00e9 si rivelano in mosse spontanee nella valenza di un momento di vita, non c\u2019\u00e8 prosa che possa rappresentarle. 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