{"id":7392,"date":"2018-07-02T12:00:13","date_gmt":"2018-07-02T10:00:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=7392"},"modified":"2024-11-06T17:18:55","modified_gmt":"2024-11-06T16:18:55","slug":"senza-scuola-non-si-cresce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/07\/senza-scuola-non-si-cresce\/","title":{"rendered":"Senza scuola non si cresce"},"content":{"rendered":"<h2>Visso: il terremoto cancella anche i segni di una scuola fortemente voluta dalla popolazione<\/h2>\n<p>\u201cIl cuore ha il suo ordine, la mente il suo\u201d. Facciamo nostra una frase di Angelo Antonio Bittarelli per significare che un edificio scolastico che in pi\u00f9 di ottant\u2019anni ha visto passare nelle sue aule tante generazioni di vissani non pu\u00f2 non entrare nella logica del cuore.<br \/>\nUn censimento emotivo, una confessione laica, un messaggio nella bottiglia, un grido di dolore e qualche lacrima perch\u00e9 oggi quel complesso, gravemente danneggiato dal terremoto, viene demolito pezzo per pezzo. Sono tanti i motivi per cui l\u2019edificio della scuola elementare e materna suscita fascino e ora anche dolore per la sua perdita definitiva. Anzitutto non \u00e8 la solita costruzione che si aggiunge a raggiera alle altre gi\u00e0 esistenti, perch\u00e9 nasce autonoma, in un contesto non ancora urbanizzato ed entra subito nella vita della citt\u00e0, con i suoi tre ingressi, il suo giardino e la sua ampia scalinata centrale, in un tutt\u2019uno con la strada d\u2019accesso a Visso, per il cui allargamento fu necessario abbattere alcuni edifici in pietra nei pressi dell\u2019albergo Roma, oggi complesso residenziale.<br \/>\nC\u2019\u00e8 poi da aggiungere la memoria delle sue origini, che ci porta subito indietro di ottant\u2019anni ed \u00e8 come addentrarci nella storia recente di Visso dove scorrono rivoli occulti, che vediamo solo con il cuore perch\u00e9 invisibili agli occhi, ponendoci quindi l\u2019obbligo della ricerca: la mente cerca, il cuore trova, soprattutto se le cose riguardano il proprio paese.<br \/>\nSono fotografie, cartoline, registri, lettere consultati nell\u2019archivio di famiglia del compianto preside Mario Benedetti e in parte nella casa di Vincenzo Sordi, per essere l\u2019uno il figlio di Vincenzo Benedetti che diresse i lavori di costruzione della scuola e l\u2019altro il nipote omonimo dell\u2019appaltatore che con una volata finale, condotta sul filo della candela, riusc\u00ec ad aggiudicarsi i lavori, buggerando l\u2019antagonista Tobia Altarocca, quello noto alle cronache vissane per aver eseguito nei primi del Novecento l\u2019ammodernamento del Palazzo Varano.<br \/>\nCon la gentilezza che gli era propria il preside Mario Benedetti colleg\u00f2 i documenti della raccolta con parole di spiegazione che sembravano farsi diga per fermare la corsa del tempo: sempre con la logica del cuore mi descrisse i momenti salienti della costruzione dell\u2019edificio, voluto dall\u2019amministrazione comunale dell\u2019epoca guidata da Antonio Fattori. Si parte con la progettazione degli ingegneri Filippo Amici, vissano, e Peppino Maurizi, maceratese con radici vissane, i quali delinearono una felice e ardua sintesi di un tema affrontato sotto il profilo logistico (vicinanza al centro abitato), pratico (locali ampi e luminosi), architettonico (richiamo ai palazzi del centro storico). Sintesi supportata da sperimentate tecniche di arte muraria e di lavorazione della pietra, arricchite all\u2019esterno da segni artistici e scultorei che riconducono al significato specifico per cui l\u2019intera struttura \u00e8 stata costruita.<br \/>\nDalla progettazione si pass\u00f2 ai lavori il 20 aprile 1933. I tecnici e le maestranze ebbero subito un bel daffare per risolvere i problemi posti dalla natura argillosa del terreno e dalla presenza di infiltrazioni d\u2019acqua a cui si pose rimedio con 180 passoni di quercia del diametro medio di 15 cm e della lunghezza di 1,25 m forniti da Angelo Rinaldi di Ussita (padre di Nicola Rinaldi) e da Vincenzo Aureli di Visso, al prezzo unitario di 4,50 lire. I passoni furono piantati in corrispondenza degli angoli dell\u2019edificio, prima di gettare le fondazioni.<br \/>\nPer l\u2019occasione fu riesumato quel battipalo di legno di quercia che un tempo era esposto all\u2019ingresso del municipio. Come Dio volle le fondazioni in calcestruzzo larghe 1,20 m e alte 1,80 furono gettate dal 12 maggio al 13 giugno 1933. Di tutt\u2019altro livello, comunque, furono i problemi che s\u2019agitarono pi\u00f9 tardi a causa del maltempo, che fece interrompere i lavori dal 1 novembre 1933 al 15 maggio 1934, e dalle sanzioni conseguenti alla guerra d\u2019Etiopia che costrinsero l\u2019appaltatore a gettare di nuovo la spugna il 14 novembre 1934 per mancanza di ferro e cemento.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/scansione-0096.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-7394\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/scansione-0096-1024x745.jpg\" alt=\"\" width=\"618\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/scansione-0096-1024x745.jpg 1024w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/scansione-0096-300x218.jpg 300w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/scansione-0096-768x559.jpg 768w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/scansione-0096.jpg 1227w\" sizes=\"auto, (max-width: 618px) 100vw, 618px\" \/><\/a><\/p>\n<p>A questo punto Antonio Fattori, forse desideroso di fare capire a tutti da che parte spirava il vento dei tempi nuovi, si tolse l\u2019abito dell\u2019amico e indoss\u00f2 quello del podest\u00e0 grintoso, scrivendo al geometra Benedetti una lettera perentoria quanto esilarante: \u00abI lavori sono fermi, dovete continuare!\u00bb.<br \/>\nS\u2019infervor\u00f2 con piglio da imprenditore anche Vincenzo Sordi che rispose a muso duro, chiedendo al podest\u00e0 se per caso non fosse al corrente delle sanzioni o se volesse dimostrare agli amministrati che niente e nessuno poteva fermare le italiche virt\u00f9. Gli animi si calmarono il 15 marzo 1935, quando con la ripresa dei lavori cominciarono ad arrivare i blocchi di pietra bianca forniti dai fratelli Scuderini, che li prelevavano dalla cava posta al di l\u00e0 del Nera, lungo la strada di Castelsantangelo, in prossimit\u00e0 dell\u2019attuale allevamento trote.<br \/>\nMan mano che la pietra veniva dirozzata e ridotta pulita da gente pratica di scalpello di cui Visso non faceva difetto, prendeva anche corpo la bella cortina esterna con gli eleganti portali d\u2019ingresso. Per quest\u2019ultimi occorrevano blocchi di pietra molto lunghi e siccome alla cava vissana \u201cnon si potevano chiedere fuochi d\u2019artificio\u201d, come si disse allora, fu giocoforza ricorrere alle cave e agli scalpellini di Cagli. I lavori proseguirono spediti fino alla copertura &#8211; eseguita con tecnica mista di travi in legno e capriate &#8211; e alla messa in opera degli infissi forniti da Tito Santacchi e delle balaustre in ferro eseguite da Tullio De Alis. Il 25 agosto 1937 \u00e8 la data ufficiale del termine dei lavori e l\u20198 novembre 1937 quella della cerimonia d\u2019inaugurazione che ebbe luogo con largo accorso di popolo e di organizzazioni, sventolio di bandiere e suono di campane, alla presenza del prefetto Raimondi, dell\u2019on. Polverelli di Visso, del podest\u00e0 Felice Venanzoni e di altre autorit\u00e0 convenute da Macerata e da Roma.<br \/>\nSistemati i lavori, le date e le cerimonie il preside Benedetti mi forn\u00ec infine il costo complessivo dell\u2019opera che fu di 1.609.233 lire, compreso il lavoro di decine di scalpellini e muratori, di cui vogliamo ricordare per tutti Betto e Nicola Rampielli, Mario Armoni, Ugo Marinelli, Ernesto Martini, Domenico Valentini, Perfetto Tomassoni e Armando Sordi che, al seguito del padre, si fece le ossa da imprenditore.<br \/>\nCon la logica del cuore non \u00e8 un caso che proprio un ex insegnante di quella scuola elementare sia qui a chiedere con forza che sia restituito presto alla collettivit\u00e0 un prezioso bene comune, un significativo tassello della sua storia recente, un compendio del fare umano, dove il lavoro di squadra aveva un ruolo decisivo per portare a termine progetti e operazioni difficili.<br \/>\nDove mestieri e saperi si incontravano, imparando a conoscersi e a rispettarsi l\u2019un l\u2019altro, lontano dalle mode e dai traffici dell\u2019architettura contemporanea, vicini invece alle vicende e alle storie degli uomini nella loro personale, malinconica e talvolta tragica casualit\u00e0. \u2022<\/p>\n<p>Valerio Franconi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Visso: il terremoto cancella anche i segni di una scuola fortemente voluta dalla popolazione \u201cIl cuore ha il suo ordine, la mente il suo\u201d. 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