{"id":7385,"date":"2018-07-03T11:00:45","date_gmt":"2018-07-03T09:00:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=7385"},"modified":"2024-11-06T16:32:09","modified_gmt":"2024-11-06T15:32:09","slug":"angoli-e-scorci-del-quartiere-san-marone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/07\/angoli-e-scorci-del-quartiere-san-marone\/","title":{"rendered":"Angoli e scorci del quartiere San Marone"},"content":{"rendered":"<h2>Civitanova: chiesa di Maria Ausiliatrice, ciclopedonale, ciminiera, Castellaro<\/h2>\n<p>Un angolo del tutto nuovo del quartiere San Marone \u00e8 quello legato alla nuova chiesa, consacrata a Maria Ausiliatrice dall\u2019arcivescovo di Fermo mons. Luigi Conti, sabato 27 maggio 2017. Dal sagrato della basilica lo sguardo si allarga di cento ottanta gradi e coglie diversi elementi del paesaggio: la pista ciclo pedonale, la ciminiera della vecchia fornace, una valle appena accennata dal percorso del torrente Castellaro, il profilo di Civitanova Alta e parte di Montecosaro. Sulla sinistra si aprono le abitazioni private che insistono su via Seneca, Orazio, Virgilio, Foscolo con la locale Scuola Elementare. Via Seneca, che un tempo terminava poco pi\u00f9 avanti dell\u2019oratorio, si raccorda ora, dopo un\u2019ampia curva e una breve salita, con la via Orazio che scende verso la via D\u2019Annunzio, all\u2019incrocio con la via Giovanni XXIII.<br \/>\nIl tracciato ciclo pedonale inizia all\u2019altezza del vecchio lavatoio comunale e, superato un piccolo ponticello all\u2019incrocio con via Abruzzo, costeggia il Castellaro, lasciandolo sulla propria sinistra, attraversa via Civitanova all\u2019altezza del punto di ristoro \u201cLa Cinciallegra\u201d, sale per quattro chilometri e cinquecento metri dal suo inizio e termina a \u201cFonte Giulia\u201d, poco lontano dalla citt\u00e0 di Annibal Caro. Ai lati della pista, inaugurata nei primi anni del nuovo millennio, si possono ammirare per tutto il suo percorso: il leccio, il pino pinea, l\u2019olmo, l\u2019acero, il platano, l\u2019olivo, il cipresso, il ciliegio selvatico, l\u2019acacia, il gelso, il pioppo bianco, l\u2019acero, l\u2019alloro, il prugnolo e cespi di piante nane. Piazzole di sosta, panchine e staccionate di legno rendono tutto ancora pi\u00f9 bello.<br \/>\nLa pista \u00e8 parte integrante del Parco del Castellaro istituito con legge regionale il 15 marzo del 1978, dopo un lungo cammino iniziato qualche anno prima. Il Parco prende il nome dall\u2019omonimo torrente Castellaro che nasce dalle falde della collina chiamata Monte Fogliano vicino a Civitanova Alta e sfocia in mare all\u2019altezza del Club Vela. Ultimamente \u00e8 stato aperto un allacciamento che collega il prolungamento della via Seneca con la pista ciclo pedonale. L\u2019impresa appaltatrice dei lavori \u00e8 la SMT di Silenzi Federico &amp; C. snc di Torre San Patrizio (FM). \u00c8 una piccola bretella che si snoda per la collina, per un breve tratto, fino a ricongiungersi con la pista ciclo pedonale che costeggia il Castellaro.<br \/>\nLa ciminiera \u00e8 ci\u00f2 che resta della vecchia fornace, che ha conosciuto in tempi diversi molti proprietari. La fornace produceva mattoni, coppi e anche vasellame, ma gi\u00e0 nel primo decennio del Novecento aveva ridotto di molto la propria attivit\u00e0. I resti di una fornace sono segni di una vicenda umana e la loro presenza, ancora oggi parlante, contribuisce a ricostruire, anche nei dettagli, fasi di lavoro, ambiente e condizioni di vita. Il terreno argilloso, materia prima della lavorazione, prima dell\u2019avvento dell\u2019industrializzazione, era liberato manualmente dal manto erboso e squadre di operai, solitamente corrispondenti a nuclei familiari, compresi anche i ragazzi, scavavano l\u2019argilla sottostante per una profondit\u00e0 di due o tre metri. Quest\u2019operazione, chiamata escavazione, avveniva nei mesi autunnali. L\u2019argilla sterrata era ammucchiata in un canto e lasciata all\u2019aperto. In questo modo, la creta, esposta alle intemperie dei fenomeni atmosferici, si liberava di tutto il silicio in eccesso, acquistando cos\u00ec la plasticit\u00e0, condizione fondamentale perch\u00e9 la stessa potesse acquistare pi\u00f9 malleabilit\u00e0.<br \/>\nIn primavera, dai cumuli preparati durante l\u2019inverno, gli uomini zappavano di volta in volta la quantit\u00e0 di argilla che serviva durante la giornata di lavoro. Si zappava e si bagnava pi\u00f9 volte il materiale perch\u00e9 riprendesse l\u2019elasticit\u00e0 persa durante la fase d\u2019ibernazione. In seguito, l\u2019argilla prelevata era ammucchiata per essere pestata con degli attrezzi, oppure pi\u00f9 spesso con i piedi, lavoro quasi sempre eseguito dai ragazzi e dalle donne. Se l\u2019argilla era troppo porosa, se ne aggiungeva un quantitativo pi\u00f9 fine allo scopo di renderla pi\u00f9 consistente; se era troppo fine veniva mischiata con altra pi\u00f9 grossa. Il formista, un uomo addetto alla modellatura di mattoni e tegole, riempiva d\u2019argilla alcune cassette di legno fornite di manici sporgenti che servivano, una volta impugnati, per capovolgere la forma e farne mattoni, tegole o coppi. Il lavoro del formista consisteva poi nell\u2019asportare dalla cassetta di legno l\u2019argilla in eccesso, farne uscire la forma richiesta, ripetendo l\u2019operazione per centinaia di volte.<br \/>\nI mattoni crudi erano lasciati a essiccare per una quindicina di giorni su appositi sostegni chiamati \u201cgambette\u201d, riparati dall\u2019azione degli eventi atmosferici con stuoie di paglia. I mattoni ancora crudi, accatastati in pacchi regolari detti \u201ccobbie\u201d erano disposti attorno al forno, protetti dalle falde del tetto, in attesa di essere introdotti per la cottura.<br \/>\nIl fuochista o \u201ccobbiettaro\u201d prelevava i pacchi di mattoni essiccati e li calava all\u2019interno del forno che aveva una struttura piramidale, detta anche \u201ca pignone\u201d. Accatastati uno sopra l\u2019altro, i mattoni assumevano la forma di una grossa piramide. La camera di combustione era posta alla base ed era alimentata dal fuoco a legna. Questo sistema di cottura presentava degli inconvenienti. I mattoni a volte non erano cotti in modo uniforme, per cui si richiedeva una nuova cottura dei pacchi di mattoni. Il forno poi, al termine della cottura delle \u201ccobbie\u201d doveva essere quasi del tutto smantellato per permettere l\u2019estrazione dei materiali cotti: mattoni, tegole o coppi. Queste lunghe soste dovute ai tempi di cottura non permettevano una produzione costante, rilevante e di qualit\u00e0. Una svolta decisiva nella produzione dei laterizi si ebbe con l\u2019avvento del forno Hoffmann dal nome dell\u2019architetto prussiano Frederich Hoffmann che lo mise in funzione per la prima volta nel novembre del 1855.<br \/>\nL\u2019evoluzione tecnologica del settore non si ferm\u00f2 solo al forno Hoffmann. Non vanno dimenticati i progressi fatti nel campo della modellatura vera e propria del mattone; la prima macchina per la trafilatura meccanica dell\u2019argilla fu presentata a Londra nel 1851, ma solo molto pi\u00f9 tardi, naturalmente, fu utilizzata in Italia. Nel secondo dopoguerra il processo di evoluzione tecnologica continu\u00f2 incessantemente, applicato a tutte le fasi della produzione: dagli essiccatori industriali, all\u2019imballaggio, fino all\u2019adozione dei nastri trasportatori per la movimentazione dei materiali. La nuova Chiesa consacrata a Maria Ausiliatrice richiama il sacro nella vita di tutti i giorni.<br \/>\nLa ciminiera della vecchia fornace ricorda il lavoro di una volta.<br \/>\nLa pista ciclo pedonale rimanda al tempo libero. \u2022<\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-7385 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Fig.-1-La-nuova-chiesa-consacrata-a-Maria-Ausiliatrice.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Fig.-1-La-nuova-chiesa-consacrata-a-Maria-Ausiliatrice-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Fig.-2-vista-della-ciminiera-e-della-pista-ciclo-pedonale-dal-sagrato-della-nuova-chiesa.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Fig.-2-vista-della-ciminiera-e-della-pista-ciclo-pedonale-dal-sagrato-della-nuova-chiesa-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Civitanova: chiesa di Maria Ausiliatrice, ciclopedonale, ciminiera, Castellaro Un angolo del tutto nuovo del quartiere San Marone \u00e8 quello legato alla nuova chiesa, consacrata a Maria Ausiliatrice dall\u2019arcivescovo di Fermo mons. 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