{"id":738,"date":"2013-07-26T13:31:15","date_gmt":"2013-07-26T13:31:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=738"},"modified":"2024-11-06T16:54:36","modified_gmt":"2024-11-06T15:54:36","slug":"schermi-senza-sapienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2013\/07\/schermi-senza-sapienza\/","title":{"rendered":"Schermi senza sapienza"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/uforobot.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-739\" alt=\"uforobot\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/uforobot-228x300.jpg\" width=\"160\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/uforobot-228x300.jpg 228w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/uforobot.jpg 658w\" sizes=\"auto, (max-width: 160px) 100vw, 160px\" \/><\/a>\u201cDato che il non sapere pu\u00f2 essere combattuto solo con l\u2019aiuto del sapere, tutte le organizzazioni, come tutti i sistemi cognitivi, si orientano a ci\u00f2 che hanno gi\u00e0 prodotto. Una Organizzazione non pu\u00f2 mai sapere che cosa pensa o vuole fino a che non vede ci\u00f2 che fa\u201d. <\/em><\/p>\n<p><em>Niklas Luhmann, Organizzazione e Decisione, Bruno Mondadori, Milano, 2005<\/em><\/p>\n<p>Astrid Lindgren era l\u2019autrice di Pippi Calzelunghe. Ci somigliava molto quella ragazzina svedese.<!--more--> A noi, ragazzini di campagna come lei, non ci era estraneo nulla del suo mondo: animali, giocattoli rimediati, tanta spensieratezza vera (quella del piacere di esserci senza dimostrare per forza di eccellere in qualcosa). Questo \u00e8 un punto delicato perch\u00e9 oggi molti genitori sembrano costretti ad assegnare ai propri figli un compito derivante dalla consapevolezza di non averlo potuto assolvere durante la propria giovinezza. Oppure, caso ancora pi\u00f9 delicato, nella impossibilit\u00e0 di cogliere nella socializzazione delle giovani generazioni, una traccia della propria, essendo dunque costretti ad abitare un mondo nuovo senza nulla condurvi del mondo di un tempo.<\/p>\n<p>Oggi i rapporti genitori-figli contemplano una sorta di appalto inconscio reciproco che il ragazzo deve gestire nel proprio rapporto con l\u2019ambiente familiare ed educativo ed il genitore nella propria missione formativa. Un tempo i rapporti tra le generazioni erano ispirate dalla saggezza; oggi \u00e8 l\u2019esperto che si interpone tra i protagonisti delle vicende umane facendo valere la sua qualifica di \u201cdelegato ad essere e vivere per altri\u201d (in anticipo o per risarcimento) una vita spesso svuotata delle sue simboliche, impoverita nella sua tensione desiderante e vilipesa come attimo fuggente opportunamente dedicato al Bene. La percezione che da ragazzi avevamo di noi era facilmente intercettata dalla scuola e modulata dalla tenuta stagna dei rapporti di parentela e di vicinato. Ma gi\u00e0 la TV dei ragazzi (in bianco e nero ovviamente), insinuava degli elementi di disturbo ad iniziare dalla contesa ripetuta per i posti migliori davanti alla TV, in quelle sale da pranzo in cui i grandi camini cedevano lo scettro di luogo della cultura e della memoria.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019arrivo dei cartoni animati giapponesi si \u00e8 capito che la f\u00ecction di qualit\u00e0 non poteva pi\u00f9 competere con i cartoni nella fascia pomeridiana: perch\u00e9 spendere e impegnarsi a produrre qualit\u00e0, quando per fare la Tv dei ragazzi bastava tradurre prodotti a basso costo? E cos\u00ec, decenni di latitanza dell\u2019Europa dal mercato della f\u00ecction giovanile, ci ha preparato a un\u2019altra invasione, quella dei Disney Channel e dei suoi tanti derivati.<\/p>\n<p>La massiccia produzione di materiale a bassa qualit\u00e0 si coniuga nel mondo giovanile, con la concomitante esplosione del consumo di cibo spazzatura e la crescita esponenziale dei cosiddetti \u201cnon-luoghi\u201d. Il tempo dei media viene costruito spazialmente in una citt\u00e0 che diviene deserto di relazioni perch\u00e9 l\u2019esistenza individuale &#8211; che perde un centro di radicamento dopo la riduzione della Religione a \u201cfunzione culturale\u201d- viene giocata in uno spazio svuotato di simboli e pieno di trasparenze. Probabilmente alla base di questa forte programmazione di materiale diseducativo ci sono degli equivoci dovuti alla superficialit\u00e0 del modo in cui diversi esperti svolgono il loro lavoro, a partire dalla trascuratezza, non solo delle nozioni di media-education, ma anche della funzione che la comunicazione umana ha assunto come ambiente del sistema sociale (o Societ\u00e0-Mondiale). Appare cos\u00ec scontato ed evidente che i cartoni animati, per il solo fatto di essere tali e rivolgendosi ad un pubblico infantile, non necessitano di alcuna mediazione? Se la \u201cmediazione culturale\u201d \u00e8 un dovere educativo ormai messo in latenza perch\u00e9 gli adulti (genitori) sono costretti ad affidare ad altri la cura interpretativa delle comunicazioni nelle quali sono immersi i propri figli, quale potr\u00e0 essere il \u201crapporto di comunicazione\u201d familiare migliore per i piccoli?<\/p>\n<p>Queste ed altre ragioni hanno cos\u00ec fatto dimenticare ai responsabili dei programmi Tv che in Giappone i manga ad esempio e i cartoni animati vengono concepiti anche per un pubblico adulto &#8211; mentre da noi sono destinati solo ai bambini &#8211; con alcune sparute serie a disegni che restano destinate a una fruizione infantile. Altre mirano a un target di et\u00e0 decisamente pi\u00f9 elevata e, per questa ragione, vengono mandate in onda durante la notte. In Italia invece, la scellerata equazione cartoni = bambini ha portato a collocare in fascia pomeridiana anche le serie pi\u00f9 violente. Un altro elemento problematico consiste nel semplicistico accoglimento di un prodotto narrativo che \u00e8 espressione di una cultura profondamente diversa dalla nostra, di una cultura che ha elaborato il tema dello scontro violento in modo differente rispetto a quella occidentale, investendo le arti marziali di una componente filosofico-antropologica che non appartiene a noi europei e che determina una diversa ricezione della forza rappresentata. Cosa dicono gli esperti di queste trasformazioni?<\/p>\n<p>Poco o nulla di interessante perch\u00e9 quelle immagini disegnate, per giunta in modo cos\u00ec apparentemente grossolano, sono talmente distanti dal vero fotografico e cinematografico da non destare preoccupazioni: anche un bambino si accorgerebbe che \u00e8 finzione, e la finzione non \u00e8 n\u00e9 educativa, n\u00e9 diseducativa, perch\u00e9 semplicemente \u00e8 finzione. Non si tratta di un problema di poco conto dato che sulla \u201cfinzione di realt\u00e0\u201d, cio\u00e8 sul fatto che il mondo finto deve essere verosimile e che il verosimile deve restare separato dal vero, si costruisce il senso di realt\u00e0 delle generazioni, in specie di quelle pi\u00f9 giovani, le quali hanno una realt\u00e0 mediatica enormemente dilatata, fatta di sole risposte (a domande che i piccoli non possono porre e che gli adulti non gli insegnano a porre). Cos\u00ec si \u00e8 pensato all\u2019epoca di \u201cActarus\u201d e cos\u00ec si pensa ancora nell\u2019era di Internet.<\/p>\n<p>La globalizzazione dei media iniziava con le insalate di cibernetica e le \u201cAlabarde spaziali!!!\u201d. Sappiamo poi che la TV non recupera dal passato solo la spettacolarit\u00e0 dei circenses, ma anche quella mortificante dei fenomeni da baraccone riproponendo, proprio nell\u2019et\u00e0 dei diritti e della costante sottolineatura costituzionale della \u201cdignit\u00e0 della Persona\u201d, il gusto morboso per il deforme e la sua derelizione. Si assiste cos\u00ec all\u2019esibizione di recordman dalle vocazioni pi\u00f9 disparate (dai mangiatori di polpette ai distruttori di angurie), con dei programmi che possono sottoporre alla gogna delle telecamere persone il cui unico record \u00e8 quello della deformit\u00e0 fisica, nel tentativo di riscattare &#8211; in termini di spettacolarizzazione &#8211; la durezza di una difficolt\u00e0 quotidiana: si va dall\u2019uomo pi\u00f9 piccolo del mondo a quello pi\u00f9 grande; dal ragazzo che, affetto da una rara malattia, riesce ad allungare la sua pelle in modo spaventoso, all\u2019uomo che traina con i denti un Tir.<\/p>\n<p>Un Barnum quotidiano che la televisione propone ai grandi e soprattutto ai piccini. Si tratta di mostri, non perch\u00e9 la deformit\u00e0 sia ancor oggi da omologare alla mostruosit\u00e0 (magari per la difesa culturale di una norma), ma perch\u00e9 gli autori del programma prevedono per loro solo il grottesco di una esibizione capace di mostrare facilmente il lato mortificante della ribalta sperata. Certo, la televisione ripaga in denaro le umiliazioni che infligge a questi protagonisti, ma non si cura del danno procurato alla societ\u00e0 nel suo complesso. I media si possono conformare ad una idea di Saggezza? In una societ\u00e0-mondo come la nostra si sostiene che l\u2019informazione valga pi\u00f9 della cultura proprio perch\u00e9 i media costruiscono un circuito della fiction che toglie di mezzo la sapienza: del cuore, del dolore o della tradizione. Per\u00f2 un esperto ci verr\u00e0 a soccorrere (forse). \u2022<\/p>\n<p>Rossano Buccioni<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cDato che il non sapere pu\u00f2 essere combattuto solo con l\u2019aiuto del sapere, tutte le organizzazioni, come tutti i sistemi cognitivi, si orientano a ci\u00f2 che hanno gi\u00e0 prodotto. Una Organizzazione non pu\u00f2 mai sapere che cosa pensa o vuole fino a che non vede ci\u00f2 che fa\u201d. 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