{"id":7345,"date":"2018-07-02T13:00:48","date_gmt":"2018-07-02T11:00:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=7345"},"modified":"2018-07-02T14:55:11","modified_gmt":"2018-07-02T12:55:11","slug":"rinfrancati-dalle-ricchezze-artistiche-locali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/07\/rinfrancati-dalle-ricchezze-artistiche-locali\/","title":{"rendered":"Rinfrancati dalle ricchezze artistiche locali"},"content":{"rendered":"<h2>Da Ponzano a Montegiorgio, da Santa Vittoria ad Amandola, dall&#8217;Infernaccio alla Madonna dell&#8217;Ambro<\/h2>\n<p>A Montegiorgio, a Ponzano, a Santa Vittoria in Matenano, gli insediamenti monastici nella vallata del Tenna e della vicina e parallela valle dell\u2019Ete sono collocati a scansioni ritmiche, lungo le colline circostanti i fiumi, dai monti Sibillini al mare Adriatico.<br \/>\nDi questi monasteri ed abbazie oggi per lo pi\u00f9 restano i toponimi e le chiese trasformate, lungo i secoli. \u00c8 il caso, ad esempio, di S. Giovanni \u2018in selva\u2019 tra Fermo e Monte Urano, o di Santa Maria Grande a Montegiorgio. Molti insediamenti risalgono ad epoche assai antiche (secoli VI-VII), ma una effettiva fisionomia ed una piena organizzazione l\u2019ebbero nei secoli IX e X, fino all&#8217;avanzato medioevo (secolo XV). Nell\u2019anno 899 avvenne il trasferimento temporaneo, per motivi di sicurezza, dell&#8217;abate di Farfa dalla Sabina, ai monasteri presso Santa Vittoria in Matenano.<br \/>\nQuesta presenza, sempre pi\u00f9 incisiva nel prosieguo degli anni, anche per cospicue donazioni, cre\u00f2 il Presidato Farfense che certamente fu l&#8217;anima dello sviluppo sociale, economico e demografico di molti paesi gravitanti su queste valli, oltre che il polo attrattivo anche per le altre comunit\u00e0 benedettine preesistenti.<br \/>\nIl nostro itinerario punta su alcune costruzioni importanti, procedendo nell&#8217;entroterra verso i monti. La prima abbazia dedicata a Santa Maria Mater Domini (Madre del Signore) detta poi di S. Marco, \u00e8 appena fuori l&#8217;abitato di Ponzano di Fermo. La si coglie in tutta la sua bellezza, adagiata su un piccolo poggio, tra il verde della campagna circostante. I restauri del 1923-1924 e quelli del dopoguerra hanno permesso di storicizzare i successivi momenti di interventi costruttivi: dai resti dei secoli VI e VII, alla ristrutturazione Farfense del 1154 fino ai rimaneggiamenti quattrocenteschi e cinquecenteschi.<br \/>\nLa concezione generale si integra con l&#8217;ambiente: la costruzione non \u00e8 molto alta nelle navate. La facciata \u00e8 tripartita con grande articolazione delle membrature, quasi ad evitare una presenza di massicce strutture per realizzare una compenetrazione ariosa con la natura.<br \/>\nFa eccezione l&#8217;imponente e forte campanile, che oltre ad essere un elemento ricorrente dell&#8217;epoca, aveva una funzione, con ogni probabilit\u00e0, di avvistamento e di difesa. Anche le fiancate e le tre absidi hanno la tendenza ad alleggerirsi nella muratura con lesene, archetti pensili e monofore. L&#8217;interno \u00e8 di una semplicit\u00e0 sconcertante: la pianta \u00e8 a tre navate, scandite da archeggiature insidenti su pilastri e colonne. \u00c8 da ammirare il senso del ritmo degli spazi e la chiarezza della impostazione, in concomitanza con l\u2019ordine interiore a cui il luogo doveva elevare tramite le preghiere, il canto e la contemplazione.<br \/>\nNell&#8217;ambito dell&#8217;itinerario proposto, merita di essere raggiunto l&#8217;abitato di Montegiorgio. Tra i molti edifici ed opere d&#8217;arte da vedere, al sommo del colle su cui sorge la cittadina, si trova la chiesa di San Francesco che risale al Presidato Farfense, con l&#8217;antico titolo di Santa Maria Grande. In un corpo di fabbrica aggiunto a sinistra del presbiterio, con strutture gotiche a costoloni, \u00e8 conservato il pi\u00f9 bel ciclo di affreschi tardo gotici della terra marchigiana, sul tema delle Storie della santa Croce, premessa di qualche decennio per l\u2019opera di Piero della Francesca ad Arezzo (San Francesco). Tra i vari nomi di artisti che gli studiosi hanno detto, il pi\u00f9 attendibile \u00e8 quello del pittore ferrarese Antonio Alberti (prima met\u00e0 del secolo XV).<br \/>\nPer conoscere l\u2019opera dei Farfensi da qui ci si muove verso Santa Vittoria in Matenano. Nel punto pi\u00f9 alto del paese, su una collinetta arrotondata, certamente fin dallo sterramento antico, sorgeva la chiesa madre del Presidato Farfense. Ora l&#8217;edificio neoclassico funge da chiesa parrocchiale, conservando la venerazione della martire Santa Vittoria, sepolta in un artistico sarcofago nella cripta. Questa martire \u00e8 stata trasferita da Monteleone Sabino fin qua, per i collegamenti con l\u2019abbazia di Farfa.<br \/>\nQuello che resta ancora dello splendore abbaziale e monastico \u00e8 certamente il cosiddetto Cappellone (chiesa della Resurrezione), avanzo di una costruzione Farfense, demolita nel secolo XVIII. L\u2019aula attuale, adornata da stucchi tardo barocchi, \u00e8 stata conservata per la presenza di uno dei complessi pittorici pi\u00f9 importanti della zona, attribuito a vari pittori, dai diversi studiosi, e datato 1471. Sulla volta sono dipinti Evangelisti e Dottori, alle pareti la Storia della Vergine, dall&#8217;Annunciazione al Transito.<br \/>\nInfine, l&#8217;occhio attento del visitatore deve appuntarsi, all&#8217;esterno dell&#8217;edificio, accogliendo lo spazio circostante. Si possono qui percepire la vastit\u00e0 dell&#8217;area abbracciata dall&#8217;abbazia farfense e l&#8217;articolazione delle strutture, osservando la collocazione degli attuali edifici, deducendone cos\u00ec l&#8217;impressione di una delle pi\u00f9 grandi e imponenti abbazie delle Marche.<br \/>\nAd Amandola, in prossimit\u00e0 dell\u2019abitato urbano si incontra, sulla destra della strada provinciale 239, la chiesa di Santa Maria a pie\u2019 di Agello, edificio rurale, forse di origine gentilizia, secondo la denominazione romana prediale che allude ad una appoderamento privato. \u00c8 di semplice struttura, con un porticato sui fianchi, sorretto da pilastrini. Numerosi affreschi, molti dei quali votivi, decorano i fianchi esterni e l&#8217;interno. Costituiscono una rassegna di vari mani di artisti tra il quattrocento e il cinquecento: pittori locali, maestri marchigiani di passaggio ed epigoni di scuola umbra. Tra tutti si eleva il maestro della Dormitio Virginis, Transito della Vergine Maria.<br \/>\nAll\u2019Infernaccio dell\u2019Ambro si giunge seguendo il sentiero nella valle, risalendo il corso di questo fiume: ambiente aspro e accattivante; le numerose cascatelle; i Balzi Rossi, a strapiombo, di una marna color rosa, interessata da una tettonica molto tormentata; i picchi e gli spuntoni di roccia che si stagliano minacciosi conducono su su fino alle Roccacce; tutto intorno un verde cupo di arbusti ed alberi che nell&#8217;autunno volge verso infiniti toni di giallo e rosso.<br \/>\nL\u2019Infernaccio del fiume Tenna si raggiunge dopo l\u2019incasato di Rubbiano, lungo il tratturo. Qui ci si infila nella stretta e tortuosa gola del Tenna, detta \u201cStretta delle Pisciarelle\u201d e si rimane col fiato sospeso e con un senso di brivido addosso per l&#8217;orrido che si dispiega in scorci sempre diversi.<br \/>\nDopo aver superato la gola, il sentiero risale e si biforca. Proseguendo diritti si pu\u00f2 arrivare fino a Capo Tenna, dove un tempo si potevano ammirare le Cascatelle delle sorgenti del Tenna, ora imbrigliate e incanalate con un muro di cemento per l&#8217;acquedotto. Arrampicandosi invece a destra, per la mulattiera attraverso una splendida faggeta, si raggiunge l&#8217;eremo di San Leonardo al Volubrio: \u201cpietra su pietra\u201d lo ha rimesso su, esattamente sui resti dell&#8217;antico, con infinita pazienza e amore, padre Pietro Lavini, moderno eremita. Il cuore dei Monti Sibillini \u00e8 il santuario dell\u2019Ambro. \u2022<\/p>\n<p>Germano Liberati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Ponzano a Montegiorgio, da Santa Vittoria ad Amandola, dall&#8217;Infernaccio alla Madonna dell&#8217;Ambro A Montegiorgio, a Ponzano, a Santa Vittoria in Matenano, gli insediamenti monastici nella vallata del Tenna e della vicina e parallela valle dell\u2019Ete sono collocati a scansioni ritmiche, lungo le colline circostanti i fiumi, dai monti Sibillini al mare Adriatico. 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