{"id":7288,"date":"2018-06-07T17:00:34","date_gmt":"2018-06-07T15:00:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=7288"},"modified":"2024-11-06T16:58:39","modified_gmt":"2024-11-06T15:58:39","slug":"ritratti-giovanna-bonaiuti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/06\/ritratti-giovanna-bonaiuti\/","title":{"rendered":"RITRATTI: Giovanna Bonaiuti"},"content":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 si racconta e pi\u00f9 mi convinco che non poteva che diventare poetessa e scrittrice.<br \/>\nParlo di Giovanna Bonaiuti, fermana d\u2019adozione, toscana di nascita. Gavorrano il suo paese d\u2019origine, nella Maremma, a contatto con i siti etruschi.<br \/>\nDa piccola, la sua quasi tata Zelinda, le cantava i versi danteschi riguardanti la triste storia di Pia dei Tolomei. Zelinda le dava la mano e la conduceva quasi sotto Castel di Pietra.<br \/>\nSua nonna materna: Maria Gheis, era di discendenza austro-ungarica; la sorella di sua nonna: Teresina Gheis, era una nota cantante lirica. Dino Bonaiuti, fratello di suo nonno paterno, era stato un grande attore del cinema muto, passato poi al teatro e alla commediografia. Artisti, artista. Ci fermiamo qui, altrimenti girerebbe la testa..<br \/>\nGiovanna ha una sfilza di premi letterari impressionante. Li ha ricevuti da Trieste a Viareggio, da Fucecchio a Prato. Al suo attivo, quattro libri di poesie: Il mio mezzo mandarino. Per amore del sindaco di Bracconigi; Solo per te. Ricordando l\u2019albero del basilico; Il silenzio del giardino segreto. L\u2019uomo silente e il suo melograno; La panchina innamorata. Strellino, insolito amico della mia solitudine.<br \/>\nIn uscita, tra poche settimane, c\u2019\u00e8 il suo primo romanzo, Il sogno di Aimone. Partiamo da questa storia un po\u2019esoterica, forse un po\u2019 mistica. Chi sia Aimone, l\u2019autrice non lo spiega. Sar\u00e0 una sorpresa che si sveler\u00e0 nelle ultime tre pagine. Il luogo della storia per\u00f2 lo rivela senza problemi: \u00abLa Maremma e l\u2019Ungheria, che un po\u2019 si somigliano\u00bb.<br \/>\nResto basito. Come l\u2019Ungheria? E viene fuori un\u2019altra storia. Giovanna s\u2019\u00e8 laureata in Lingue e Letterature straniere a Bologna con una tesi in ungherese; ha preso un\u2019altra laurea sempre con una tesi in ungherese; e un\u2019altra ancora al D.A.M.S. portando un approfondimento sul cinema\u2026 ungherese. Anzi su un regista del cinema muto, Fej\u00e9s Endre. Per studiarlo al meglio, le hanno aperto le porte della cineteca nazionale di Budapest.<br \/>\nI primi anni del dopo laurea li ha passati a Gorizia traducendo testi ungheresi, facendo interpretariato e scuola (insegnante di tedesco). Il terremoto del Friuli l\u2019ha colta a Venezia. Impaurita, \u00e8 tornata a Fermo, dove viveva da anni la sua famiglia. Suo nonno materno: Nanni vi era arrivato nel 1901, per insegnare tecniche di laboratorio all\u2019ITI Montani.<br \/>\nDunque, ritorno a casa, e cambio di professione: bancaria e direttrice di banca. Poi, l\u2019esplosione della scrittura propria, la voglia di tirar fuori tutto quello che c\u2019\u00e8 dentro di lei (\u00abla scrittura \u00e8 meglio di una seduta psicanalitica\u00bb), la passione per la natura e gli animali. Alcuni di questi sono co-protagonisti dei suoi versi: la lucertola Esmeralda, il pipistrello Strellino, il grillo Ippolito, e ancora le farfalle, le lucciole, gli scoiattoli.<br \/>\nPensandoci bene, un segnale della passione letteraria e del talento, Giovanna l\u2019aveva gi\u00e0 ricevuto. Era il 1971. Il comune di Fermo aveva proposto un premio letterario tra gli studenti delle Superiori. Lei, studentessa al liceo scientifico, lo vinse con la poesia La Creazione, pubblicata poi nel suo primo volume poetico.<br \/>\nDa dove l\u2019ispirazione? \u00abCamminando\u00bb. Giovanna ama andare a piedi. Porta con s\u00e9 un blocchetto d\u2019appunti e una serie di penne. Ha una panchina che privilegia. Una panchina con tante scritte in vernice. Si trova nella zona Tirassegno di Fermo, nei pressi di casa. Cammina cammina cammina, alla fine la panchina \u00e8 sempre il suo punto d\u2019approdo. Si siede, apre il blocco e scrive. Poi, nel suo sudio, riporta e sviluppa in computer. Il cuore per\u00f2 le resta nella puszta, che \u00abmolto somiglia alla Maremma toscana\u00bb.<br \/>\n\u00abNon sempre volevo ascoltare il canto di Zelinda riguardo a Pia dei Tolomei, credo per\u00f2 che mi abbia segnato\u00bb. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 si racconta e pi\u00f9 mi convinco che non poteva che diventare poetessa e scrittrice. 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